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Mare e Sardegna - Fino a Palermo

Capitolo 1 - Fino a Palermo

ITINERARIO E LUOGHI del Capitolo


Sicilia: Giardini Naxos - Messina - Palermo


SINOSSI


L’incipit del capitolo e quindi del libro è una dichiarazione d’intenti:

«Si sente la necessità assoluta di muoversi. ... Una doppia necessità: muoversi e sapere in che direzione.»

È il 1921 e il viaggio di Lawrence che si svolgerà percorrendo la Sardegna da sud a nord, partendo da Cagliari e con un itinerario interno arriverà ad Olbia, comincia con un capitolo dedicato alla Sicilia con un’ode all’Etna “piedistallo del cielo!” da cui è rapito in una notte natalizia.

È il 3 gennaio, Lawrence e la moglie sono a Naxos (Giardini Naxos) e a causa dell’amato odiato Etna che probabilmente dà segni di agitazione, trovano la “scusa” per scegliere come e dove andare per sfuggirgli e la scelta cade appunto sulla Sardegna.

La narrazione di Lawrence è sinestetica, ricchissima di particolari e sensazioni, racconta passo passo, momento per momento, con precisione, ogni personaggio, suono e rumore, momento ed ambiente.

Pensieri e considerazioni espressi con molta poesia.


Audio Lettura di tutto il capitolo pagine 5 a 26 (ascolta il podcast qui sotto)


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PASSI e LOCALITÀ del Capitolo


* I testi colorati di rosso e in corsivo sono mie note e considerazioni, le città sono quelle che vengono poi illustrate anche con podcast


[...] Perché il letto del fiume, e Naxos (Giardini-Naxos) sotto i limoneti, la Naxos greca sprofondata sotto i limoneti dalle foglie scure e carichi di frutti, le falde dell'Etna e i suoi confini, questi sono ancora il nostro mondo, il nostro proprio mondo. 

Persino i paesini in alto tra le querce, sull'Etna. 

Ma l'Etna stesso, l'Etna della neve e dei segreti venti mutevoli [...]



GIARDINI-NAXOS (Giaddina in siciliano) è un comune della città metropolitana di Messina in Sicilia, i cui abitanti sono detti Giardinesi.


Al vecchio nome del comune (Giardini), con legge regionale del 1978 si aggiunse Naxos per ricordare la sede dell'antica colonia greca fondata nell'800 a.C., il cui sito archeologico si estende nei pressi di capo Schisò.

Confinante con il Comune di Taormina da cui dista solo 3 km e bagnata dal mare Jonio si trova in una piccola baia protetta da dolci e verdi colline che scendono verso il mare cristallino e trasparente fiore all’occhiello del posto. (continua ascoltando il podcast qui sotto)


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[...] Ci sono così tante fotografie, c'è un numero infinito di acquerelli e dipinti ad olio che pretendono di raffigurare l'Etna. 

Ma piedistallo del cielo! [...]


[...] E allora, perché si deve andare?

Perché non restare? [...]


[...] Quanti uomini, quante razze l'Etna ha messo in fuga?

Fu lui a spezzare la vivacità dell'animo greco. 

E dopo i greci, diede ai romani, ai Normanni, agli arabi, agli spagnoli, ai francesi, agli italiani, anche agli inglesi, a tutti diede la loro ora d'ispirazione e spezzò l'anima. 

Forse è da lui che bisogna fuggire.

Ad ogni modo, bisogna andare: e subito.

Ascoltare dopo essere ritornati solo alla fine di ottobre, si deve già scappare via. 

Ed è solo il tre di gennaio. 

E non ci si può permettere il lusso di muoversi. 

Eppure è così: ad un cenno dell'Etna si va via. [...]


[...] Dov'è allora? 

Spagna o Sardegna. 

Spagna o sardegna.

La Sardegna, che è conveniente. 

La Sardegna, che non ha storia, date, razza, non offre nulla.

Vada per la Sardegna. 

Si dice che né i romani né i Fenici, i greci o gli arabi abbiano mai sottomesso la Sardegna. 

È fuori; fuori dal circuito della civiltà.

Come Paesi baschi.

È vero, ora è italiana, con le sue ferrovie e i suoi Omnibus. 

Ma c’è ancora una Sardegna indomita. 

Giace nella rete di questa civiltà europea, ma non è ancora acchiappata.

E la rete si sta facendo vecchia e lacera.

Molti pesci stanno scivolando via attraverso la rete della vecchia civiltà europea. Come quella grande balena che la è Russia. 

E probabilmente anche la Sardegna.

Sardegna allora. 

Vada per la Sardegna.

Ogni quindici giorni c’è un battello che salpa da Palermo: mercoledì prossimo, fra tre giorni.

Andiamo, allora.

Via dall’aborrito Etna, ... da questi esasperanti, impossibili siciliani che fanno impazzire, che non hanno mai saputo cosa sia la verità e da tanto tempo hanno perso ogni nozione di che cosa sia un essere umano.

Una specie di demoni sulfurei.

Andiamo! [...]


[...] Perché mai uno si crea tanti disagi! 

Doversi alzare nel mezzo della notte, l’una e mezza, per andare a guardare l'orologio. [...]


[...] Ah, bene! 

L’una e mezza! 

E un sonno agitato finché alla fine arrivano le cinque.

Poi accendere una candela e alzarsi. [...]


[...] Ah be’, tutte queste cose si fanno per il proprio piacere. 

E allora accendere il fuoco e mettere su il bricco. [...]


[...] Per prima cosa riempire il thermos di tè caldo. 

Poi friggere il bacon, buona partita affumicata inglese proveniente da Malta, un dono del cielo davvero, e preparare panini con il bacon.

Preparare anche panini con uova strapazzate. 

E anche pane e burro. 

Anche pane tostato per colazione, e altro tè.

Ma uh!

Chi ha voglia di mangiare a quest'ora antelucana, specialmente quando si sta scappando dalla stregata Sicilia. 

Riempire la piccola borsa che noi chiamiamo il cucinotto. 

Alcool etilico, un piccolo tegame di alluminio, un fornello a spirito, due cucchiai, due forchette, un coltello, due piatti di alluminio, sale, zucchero, tè. ... 

Che altro?

Il thermos, i panini, quattro mele e un piccolo barattolo di burro. 

Tutto questo nel cucinotto, per me è l'ape regina (così Lawrence chiamava la moglie). [...]


[...] L'alba rossa che si spande per il mare color porpora il cielo inquieto. 

Una luce del Convento dei cappuccini all'altra parte. 

Il canto dei galli e il lungo, lamentoso, singhiozzante, melanconico raglio di un asino. 

«Tutte le femmine sono morte, tutte le femmine, ih! hi! hi!... Ooh! Ahaa!... Ce n'è rimasta una».

Così finisce con un lamentoso grugnito di consolazione. 

Gli arabi si dicono che questo è ciò di cui un asino si lamenta quando raglia. [...]


[...] È l’alba, alba, non mattino, il sole non è ancora sorto. [...]


[...] Non c’è nessuno alla fontana presso il cancello dei Cappuccini: è ancora troppo scuro.

Un uomo che conduce un cavallo oltre l’angolo di palazzo Corvaia.

Uno o due uomini scuri lungo il corso. [...]


[...] Devono essere le sette.

La stazione giù in basso, sul mare.

E rumore di un treno.

Sì un treno.

E noi ancora in alto sul ripido sentiero che si snoda verso il basso.

Ma è il treno da Messina a Catania, mezz’ora prima del nostro che è da Catania a Messina. [...]


[...] L’alba è di un rosso rabbioso, e giallo sopra, il mare assume strani colori.

Detesto la stazione, pigmea, allungata lì accanto al mare. [...]

 

[...] e sbuchiamo sulla strada maestra.

Nulla può essere più deprimente di una strada maestra italiana.

Da Siracusa ad Airolo è la stessa cosa: orribili, desolate, sporche strade maestre appena ci si avvicina ad un paese o ad una qualunque abitazione umana. [...]


[...] Le case si affollano sulla strada, sotto il grande fronte calcareo della collina, aprono le loro porte sudicie e gettano fuori acqua sporca e fondi di caffè.

Muli passano sferragliando coi loro carretti.

Altra gente si sta recando alla stazione.

Superiamo il Dazio e siamo lì.


Esteriormente l’umanità è fin troppo simile.

Nell’intimo ci sono differenze insormontabili.

Così uno sta seduto e pensa, guardando la gente alla stazione [...]


[...] Stamattina cerchereste invano il bruno, felino meridionale dei romanzi.

Per quanto riguarda le fisionomie, potrebbe essere una folla mattutina in attesa del treno in una stazione suburbana di Londra nord.

Per quel che valgono le fisionomie.

Perché alcuni sono biondi, altri incolori e nessuno razzialmente tipico. [...]


[...] Eppure osservano il mio arrivo con uno zaino in spalla con fredda disapprovazione, indecoroso come se fossi arrivato sul dorso di un maiale.

Dovrei essere in una carrozza, e lo zaino dovrebbe essere una valigia nuova.

Lo so, ma sono inflessibile. [...]


[...] Loro sono così, anche.

Così terribilmente l’uno sull’altro fisicamente.

Si versano l’uno sull’altro come il burro fuso sulla pastinaca.

Si afferrano sotto il mento con una tenera carezza della mano, e si sorridono con gioiosa, commovente tenerezza. [...]


[...] Messina dista solo trenta miglia [48 km circa], ma il treno ci mette due ore. [...]


[...] Un gregge di capre si trascina malinconicamente sulla spiaggia vicino al bagnasciuga. [...]


[...] I limoni, come gli italiani, sembrano più felici quando si toccano l’un l’altro, tutt’intorno. [...]


[...] Aspromonte!

Garibaldi! [...]


[...] Povero Garibaldi!

Voleva essere eroe e dittatore della Sicilia libera.

Be’, non si può essere dittatore ed essere umile allo stesso tempo. [...]


[...] Così l’Italia scelse Vittorio Emanuele, e Garibaldi se ne andò con un sacco di grano e una bastonata nel di dietro, come un umile asino. [...]


[...] Piove, piove in modo sempre più deprimente. 

Ed ecco che si avvicina Messina.

Oh orribile Messina, distrutta dal terremoto, che rinnovi la tua giovinezza come un vasto insediamento minerario, con file e strade e migliaia di baracche di calcestruzzo, squallore, e una grande strada con negozi e vuoti e case ancora distrutte, proprio dietro la linea tranviaria, ed un desolato, squallido porto terremotato senza speranza, in una splendida insenatura.

La gente non dimentica, e non si riprende. [...] (siamo nel 1921 e il terremoto di Messina è stato nel 1908)



MESSINA (Missina in siciliano; Μessene o Μessena in greco) è comune capoluogo dell'omonima città metropolitana in Sicilia, i cui abitanti son detti Messinesi.

Sorge nei pressi dell'estrema punta nordorientale della Sicilia (Capo Peloro) sullo stretto che ne porta il nome. 

Il suo porto, scalo dei traghetti per il continente, è il primo in Italia per numero di passeggeri in transito.

Messina è importante e storica sede universitaria, la locale Studiorum Universitas fu fondata nel 1548 da Sant'Ignazio di Loyola.


Fondata dai Siculi con il nome di Zancle, che nella loro lingua significava falce, venne ripopolata da coloni greci venendo rinominata Messana. 

Raggiunse l'apice della sua grandezza fra il tardo Medioevo e la metà del 1600, quando contese a Palermo il ruolo di capitale del Regno di Sicilia. 

Messa a ferro e fuoco nel 1678 dopo una storica rivolta antispagnola che comportò l'annientamento della sua classe dirigente, venne gravemente danneggiata da un terremoto nel 1783. 

Fu assediata durante la rivoluzione siciliana del 1848 contro Ferdinando II di Borbone, subendo gravi danni. 

Nel 1908 un disastroso terremoto con maremoto distrusse la città quasi per intero, provocando la morte di circa metà della popolazione.

Ricostruita a partire dal 1912, spesso in stile Liberty, la città moderna si presenta con una maglia ordinata e regolare di vie ampie e rettilinee in direzione nord-sud. (continua ascoltando il podcast qui sotto)


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Di qui comincia una rappresentazione della stazione di Messina, degna di un film; Lawrence racconta, in maniera puntuale, quasi maniacale, ogni scena e personaggio, talvolta impietoso nei suoi giudizi, ma molto divertente come viene descritta la varia umanità e i lavoratori addetti a treni e stazioni, che si stenta a credere siano nel 1921, perché ad oggi nulla è cambiato.


[...] Molti esseri umani attraversano frettolosamente i binari bagnati, fra i treni bagnati, per entrare nella agghiacciante città che aldilà. [...]


[...] Su e giù, su e giù vanno due ferrovieri.

Quello giovane col berretto nero gallonato d'oro parla al più anziano col berretto scarlatto gallonato d'oro. 

E cammina, quello giovane, con un piccolo saltello pazzo, e le dita ondeggiano come se volesse sparpagliarle ai quattro venti del cielo, e le sue parole esplodono come fuochi d'artificio, ad una velocità superiore a quella siciliana. [...]


[...] Che gran quantità di ferrovieri! 

Si riconoscono dai berretti.

Eleganti piccoli ferrovieri grassocci con stivali in pelle di capretto o verniciata e berretti merlettati d'oro, altri alti con naso lungo con altri berretti gallonati d'oro, come angeli che entrano ed escono dalle porte del Paradiso essi entrano ed escono dalle varie porte. 

Per quanto posso vedere, ci sono tre capistazione scarlatti, cinque vice capistazione neri e dorati, e un numero infinito di capi e altri potentati in stivali e berretti ufficiali più o meno malandati.

Sembrano api intorno al alveare, che ronzano in una importante conversazione, e ogni tanto guardano questo o quel foglio di carta, ed estraggono un po' di miele ufficiale. 

Ma la conversazione è l'avvenimento più importante. 

Ad un ferroviere italiano, la vita sembra essere una lunga e animata conversazione – la parola italiana è migliore – interrotta casualmente da treni e telefoni. 

E oltre agli angeli delle porte del Paradiso, ci sono semplici assistenti, facchini, pulitori di lampade ecc. [...]


[...] Un addetto alle luci si fa spazio, dondolando un paio di lampade. 

Ne fa sbattere una contro un carretto.

Il vetro va in frantumi.

Guarda a terra come per dire: cosa volevi fare? 

Da un'occhiata alle sue spalle per vedere se qualcuno delle gerarchie più alte sta guardando. 

Sette membri delle gerarchie più alte diligentemente non guardano. 

Lui continua per la sua strada, allegramente, con la lampada. [...]


[...] A Termini (Imerese) è già ora di lampade accese.

Uomini di affari si affollano sul treno. [...]



TÈRMINI IMERESE è un comune della città metropolitana di Palermo in Sicilia, i cui abitanti sono detti Termitesi.


È uno tra i più importanti comuni della città metropolitana di Palermo, da cui dista 33 Km.

È un importante snodo ferroviario e marittimo grazie alla presenza di una stazione ferroviaria ben collegata con il territorio e di un ampio porto mercantile. 

Culturalmente interessante per via delle vicine rovine di Himera e dell'antiquarium ad esse connesso, per la presenza di numerose e interessanti chiese, di ruderi di periodo romano e di reperti preistorici, nonché per l'annuale festività del Carnevale termitano, uno dei più antichi d’Italia, ed erede diretto dell'antico Carnevale di Palermo. 

Nella parte bassa della città, nel cuore del centro storico termitano, si trova lo stabilimento termale del Grand Hotel delle Terme, dove sgorgano pregiate acque di derivazione vulcanica note sin dall’antichità. (continua ascoltando il podcast qui sotto)


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[...] Ma sono le sei e mezzo.

Siamo a Palermo, capitale della Sicilia.

Il cacciatore si mette il fucile a tracolla, io il mio zaino, e nella calca scompariamo tutti, in via Maqueda.

Palermo ha due grandi vie, via Maqueda e il Corso, che si intersecano ad angolo retto.

Via Marqueda è stretta, con marciapiedi piccoli e stretti, e sempre intasata di carrozze e passeggeri a piedi. [...]


[...] Perciò via Maqueda era un’impresa.

Comunque, una volta che ci si riusciva, era fatta. [...]


[...] c’erano negozi di verdura.

Verdura in abbondanza [...]


[...] Attraversiamo il Corso all’altezza di quel vortice decorato e trappola mortale dei Quattro Canti.

Io naturalmente, sono quasi travolto e ucciso.

Qualcuno viene quasi travolto e ucciso ogni due minuti. [...]


[...] La seconda parte di via Maqueda è quella elegante sete e piume, e un numero infinito di camicie e cravatte e gemelli e sciarpe e novità per uomo.

Qui si realizza che i tessuti e la biancheria da uomo sono altrettanto importanti di quelli da donna, se non di più. [...]


[...] Io, naturalmente, sono infuriato.

L’ape regina (la moglie) sgrana gli occhi davanti a qualunque straccio cucito [...]


[...] E sono stufo di negozi.

È vero, non visitiamo una città da tre mesi.

Ma posso interessarmi alle innumerevoli fantasie nel ramo stoffe? [...]


[...] Chiedo ad un uomo dov’è l’Hotel Pantechnico.

E trattandomi in quel modo gentile, stranamente tenero del meridionale, mi prende e me lo mostra.

Mi fa sentire come una povera, fragile foglia indifesa.

Uno straniero, sapete.

Un mezzo imbecille, povero caro.

Prendilo per mano e mostragli la via. [...]


(Continua col capitolo Il Mare)



PALERMO (Palermu in siciliano, Palièmmu, Palèimu, Palèrmu o Palìaimmu in dialetto palermitano) capoluogo dell'omonima città metropolitana della Regione Siciliana, i cui abitanti sono detti Palermitani.


La città sorge all'interno di una pianura di circa 100 km² (la Conca d'Oro) stretta tra il golfo e i monti calcarei, che prendono nome dalla città.



Il sito è abitato sin dalla preistoria e la sua lunga storia e il succedersi di numerose civiltà e popoli hanno regalato alla città un notevole patrimonio artistico e architettonico.

Il sito seriale Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale, di cui fanno parte più beni monumentali è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 2015 e numerosi edifici, tra chiese e palazzi, sono riconosciuti monumenti nazionali.


A Palermo ha sede l'Assemblea regionale siciliana, la più antica assise parlamentare in attività del mondo.

La città ha mantenuto il ruolo di capitale del Regno di Sicilia dal 1130 al 1816 ed è stata protagonista delle rivoluzioni del Vespro nel 1282 e delle rivolte risorgimentali del 1848. (continua ascoltando il podcast qui sotto)

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