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Partire per il viaggio in Italia nell'agosto del 1850, come fece Théophile Gautier, non era più, a dire il vero, un atto fashionable.
Dopo tanti pellegrinaggi compiuti sulle orme di Goethe, di Byron o di Stendhal, il turismo di massa era ormai saldamente radicato nella penisola e lo scrittore-turista correva il rischio di incrociarvi più redditieri che veri e propri artisti.
Perché dunque quel celebre scrittore, critico letterario del quotidiano «La Press», in breve, quel personaggio tanto in vista, aveva potuto rimandare così a lungo la sua visita a Venezia, a Roma o a Firenze?
Se prestiamo fede alle sue parole, cioè imputabile a una «vita mal condotta» e al tempo che «scorre così maldestramente».
Comunque il giovane autore che si mostrava tanto incline al quieto vivere, era stato probabilmente proprio poco propenso ad avventurarsi al di là delle Alpi.
Ben contribuirono un insieme di circostanze, nel contempo congiunturali, professionali e personali.
Lo scrittore si mise in viaggio nei primissimi giorni d'agosto del 1850, provvisto di un sostanziale viatico accordatogli dal giornale; era stato infatti stipulato come rimborso la stesura in loco di una serie di feuilletons con le impressioni di viaggio, già annunciata ai lettori di «La Press» sin dal 20 luglio.
Sta di fatto che il viaggio uscirà dapprima in questa forma, verrà quindi ripreso nel 1852 e pubblicato in volume, con il titolo “Italia”.
Su tale compromesso tra il viaggio di piacere e la missione di inviato speciale, Gautier partirà in compagnia del fedele Luis de Cormenin, l'amico incontrato nel 1845 in Algeria, che gli farà da segretario, ma che, tranne una sola volta, rimarrà caldamente nascosto sotto un «nous», di cui non si sa se si tratti di un plurale o semplicemente di un atto di modestia.
Eccetto due foglietti manoscritti portati da Venezia, nulla è stato conservato delle note prese cammin facendo.
Il viaggio prese dunque via via forma grazie ai resoconti che vengono trasmessi ai lettori di «La Press», in questo Gautier è un modello esemplare di viaggiatore, come verrà plasmato nell'Ottocento, che lo trasforma da “dilettante stendhaliano" a reporter e che ha trasformato il viaggio in una nuova forma di esercizio giornalistico.
Solo una settimana per attraversare l'Italia Settentrionale è poca cosa rispetto ai tre mesi che durerà complessivamente il viaggio e all'importanza dei luoghi da visitare.
Tuttavia, il turismo verteva ancora sostanzialmente intorno alle grandi metropoli, Venezia, Firenze, Roma e Napoli, ed è rilevante che lo scrittore-turista abbia tratto, da ciò che doveva essere solo un mero approccio a Venezia, molto più di una semplice prefazione al suo soggiorno, in quanto vi ha trovato materia per i primi sei capitoli di un volume, che ne annovererà 29.
Sebbene attraversi la Lombardia e il Veneto frettolosamente poiché è già pronto a «fare in piena coscienza il mestiere di viaggiatore» e a trascrivere le sue impressioni in tanti feuilletons quante sono le tappe.
Da Ginevra a Domodossola, a Milano, a Brescia, a Verona e finalmente a Venezia, i capitoli sposano i ritmi della diligenza o del treno, che diventa qui un nuovo referente letterario, decisamente assai moderno.
Il tempo della narrazione è visivamente regolato sul tempo del viaggio e sono meno calibrati sulle distanze percorse e sulle fermate intermedie che non sullo spazio delle sei colonne canoniche a piè di pagina del quotidiano.
Un altro aspetto particolare di feuilletons è lo spazio dedicato agli spettacoli.
Critico teatrale di «La Press» fin dal 1836, Gautier in Italia è a caccia di ogni forma di vita teatrale e in particolar modo di spettacoli popolari; scopre con piacere il palco dei teatri popolari, che si tratti dell'Ercole acrobata, dei funamboli o di marionettisti ai quali presta ovunque un'attenzione degna di un etnografo.
In effetti quel viaggio verso l'Italia è innanzitutto, agli occhi di Gautier, un pellegrinaggio alle fonti della bellezza, un ritorno ai sacri sentieri dell'arte.
ASCOLTA i PODCAST dell’intero libro capitolo per capitolo
Viaggio in Italia (1852)
Ginevra, Plein-Palais e l'Ercole acrobata
Temiamo di avere impresso il primo passo sulla terra straniera con un atto pagano - una libagione al sole nascente!
L'Italia cattolica, che sa così ben accordarsi con gli dei greci e romani, potrà perdonarci; ma l'austera Ginevra ci giudicherà, forse, un po' libertini.
Una bottiglia di vino da Arbois, acquistata passando per Poligny, graziosa città ai piedi della parete del Giura, che bisognava valicare per uscire dalla Francia, fu da noi bevuta al primo raggio di sole: Phoebo nascenti!
Quel raggio che ci aveva improvvisamente svelato, sotto le ultime cime tondeggianti della montagna, il lago Lemano, chiazzato di luce scintillante, sotto la nebbia argentea del mattino.
La strada scende per pareti, da cui si vede, a ogni angolo, una prospettiva sempre nuova e sempre incantevole.
Luoghi narranti narrati e citati: Ginevra - Poligny - Nyon - Plein-Palais (Ginevra) - Lago Lemàno (di Ginevra)
3 - Il Lemano - Briga, le Montagne
4 - Il Sempione, Domo d'Ossola, Lucino Zane
5 - Il Lago Maggiore, Sesto Calende, Milano
6 - Milano, il Duomo, il Teatro diurno
7 - La "Cena", Brescia, Verona
8 - Venezia
L’AUTORE
Théophile Gautier scrittore e poeta francese (Tarbes 1811 - Neuilly-sur-Seine 1872).
Si dedicò dapprima alla pittura, ma fu ben presto attratto dalla letteratura romantica, partecipando alle polemiche del tempo.
Il suo temperamento di artista innamorato dei colori, delle forme, della voluttà, si affermò nel romanzo Mademoiselle de Maupin (1835-36), cui appose una prefazione che è quasi un manifesto letterario.
Tornò alla poesia e poi pubblicò varî libri di viaggio, estrosi e brillanti: “Tras los montes” (1843), "Italia" (1852; col titolo “Voyage en Italie", 1875), ecc
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Fotografo documentarista geografico dal 1977; 40 anni da viaggiatore resiliente in Italia, oggi Divulgatore Geografico - Storyteller - Travel Blogger - Podcaster; Meridionalista innamorato dell'Italia, narro e faccio conoscere il Bel Paese, il più grande giardino emozionale diffuso.
Nel 2005 apro il blog Penisolabella seguito da Agricoltour e Va dove (ti) Porta il Treno e mi ritrovo ad essere l'unico blogger a raccontare l'Italia minore con la M maiuscola


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