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Viaggio in Italia di Theophile Gautier

Partire per il viaggio in Italia nell'agosto del 1850, come fece Théophile Gautier, non era più, a dire il vero, un atto fashionable. 
Dopo tanti pellegrinaggi compiuti sulle orme di Goethe, di Byron o di Stendhal, il turismo di massa era ormai saldamente radicato nella penisola e lo scrittore-turista correva il rischio di incrociarvi più redditieri che veri e propri artisti. 
Perché dunque quel celebre scrittore, critico letterario del quotidiano «La Press», in breve, quel personaggio tanto in vista, aveva potuto rimandare così a lungo la sua visita a Venezia, a Roma o a Firenze? 
Se prestiamo fede alle sue parole, cioè imputabile a una «vita mal condotta» e al tempo che «scorre così maldestramente». 
Comunque il giovane autore che si mostrava tanto incline al quieto vivere, era stato probabilmente proprio poco propenso ad avventurarsi al di là delle Alpi. 
Ben contribuirono un insieme di circostanze, nel contempo congiunturali, professionali e personali. 
Lo scrittore si mise in viaggio nei primissimi giorni d'agosto del 1850, provvisto di un sostanziale viatico accordatogli dal giornale; era stato infatti stipulato come rimborso la stesura in loco di una serie di feuilletons con le impressioni di viaggio, già annunciata ai lettori di «La Press» sin dal 20 luglio. 
Sta di fatto che il viaggio uscirà dapprima in questa forma, verrà quindi ripreso nel 1852 e pubblicato in volume, con il titolo “Italia”. 
Su tale compromesso tra il viaggio di piacere e la missione di inviato speciale, Gautier partirà in compagnia del fedele Luis de Cormenin, l'amico incontrato nel 1845 in Algeria, che gli farà da segretario, ma che, tranne una sola volta, rimarrà caldamente nascosto sotto un «nous», di cui non si sa se si tratti di un plurale o semplicemente di un atto di modestia.
Eccetto due foglietti manoscritti portati da Venezia, nulla è stato conservato delle note prese cammin facendo. 
Il viaggio prese dunque via via forma grazie ai resoconti che vengono trasmessi ai lettori di «La Press», in questo Gautier è un modello esemplare di viaggiatore, come verrà plasmato nell'Ottocento, che lo trasforma da “dilettante stendhaliano" a reporter e che ha trasformato il viaggio in una nuova forma di esercizio giornalistico. 
Solo una settimana per attraversare l'Italia Settentrionale è poca cosa rispetto ai tre mesi che durerà complessivamente il viaggio e all'importanza dei luoghi da visitare. 
Tuttavia, il turismo verteva ancora sostanzialmente intorno alle grandi metropoli, Venezia, Firenze, Roma e Napoli, ed è rilevante che lo scrittore-turista abbia tratto, da ciò che doveva essere solo un mero approccio a Venezia, molto più di una semplice prefazione al suo soggiorno, in quanto vi ha trovato materia per i primi sei capitoli di un volume, che ne annovererà 29. 
Sebbene attraversi la Lombardia e il Veneto frettolosamente poiché è già pronto a «fare in piena coscienza il mestiere di viaggiatore» e a trascrivere le sue impressioni in tanti feuilletons quante sono le tappe.
Da Ginevra a Domodossola, a Milano, a Brescia, a Verona e finalmente a Venezia, i capitoli sposano i ritmi della diligenza o del treno, che diventa qui un nuovo referente letterario, decisamente assai moderno. 
Il tempo della narrazione è visivamente regolato sul tempo del viaggio e sono meno calibrati sulle distanze percorse e sulle fermate intermedie che non sullo spazio delle sei colonne canoniche a piè di pagina del quotidiano. 
Un altro aspetto particolare di feuilletons è lo spazio dedicato agli spettacoli. 
Critico teatrale di «La Press» fin dal 1836, Gautier in Italia è a caccia di ogni forma di vita teatrale e in particolar modo di spettacoli popolari; scopre con piacere il palco dei teatri popolari, che si tratti dell'Ercole acrobata, dei funamboli o di marionettisti ai quali presta ovunque un'attenzione degna di un etnografo. 
In effetti quel viaggio verso l'Italia è innanzitutto, agli occhi di Gautier, un pellegrinaggio alle fonti della bellezza, un ritorno ai sacri sentieri dell'arte. 

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Viaggio in Italia (1852)

DA GINEVRA A VENEZIA

Ginevra, Plein-Palais e l'Ercole acrobata

Temiamo di avere impresso il primo passo sulla terra straniera con un atto pagano - una libagione al sole nascente! 

L'Italia cattolica, che sa così ben accordarsi con gli dei greci e romani, potrà perdonarci; ma l'austera Ginevra ci giudicherà, forse, un po' libertini. 

Una bottiglia di vino da Arbois, acquistata passando per Poligny, graziosa città ai piedi della parete del Giura, che bisognava valicare per uscire dalla Francia, fu da noi bevuta al primo raggio di sole: Phoebo nascenti! 

Quel raggio che ci aveva improvvisamente svelato, sotto le ultime cime tondeggianti della montagna, il lago Lemano, chiazzato di luce scintillante, sotto la nebbia argentea del mattino. 

La strada scende per pareti, da cui si vede, a ogni angolo, una prospettiva sempre nuova e sempre incantevole.

Luoghi narranti narrati e citati: Ginevra - Poligny - Nyon - Plein-Palais (Ginevra) - Lago Lemàno (di Ginevra)

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Il Lemano - Briga, le Montagne

Ginevra ci aveva procurato tutti i piaceri che può offrire una domenica trascorsa in un paese protestante: una passeggiata sul lago, un meraviglioso tramonto sul Monte Bianco, diventato tutto rosa come la Sierra Nevada di Granada, vista di sera dal salon dell’Alameda, e un incantevole spettacolo forense sotto begli alberi e un cielo stellato. 

Non ci restava altro che partire. 

Dapprima avevamo voluto viaggiare con un vetturino, non fosse altro che per vedere se il vetturino della “Chasse au Chastre” fosse ugualmente scrupoloso; ma fortunatamente ci chiesero dei prezzi così esorbitanti, scambiandoci probabilmente per inglesi o principi russi, che non se ne fece nulla, e avemmo il vantaggio di non essere trascinati al passo di quelle berline antidiluviane da ronzini degni di vecchi fiacres parigini.

La rapidità e la comodità del tragitto ci compensarono ampiamente di tale infrazione al colore locale. 

Una dirigenza doveva condurci a Milano, passando per il Sempione, ma non sempre la stessa, in quanto si cambia quasi in ogni territorio che si attraversa, dato che il governo ha il monopolio dei trasporti e noi non avevamo altra preoccupazione se non quella di lasciarci trasportare da una diligenza ginevrina a una savoiarda, che ci avrebbe ceduto a una vettura svizzera, la quale, a sua volta ci avrebbe trasferito su una carrozza piemontese, che ci avrebbe assegnato a una diligenza austriaca. 

In tutto questo non vi è, credetemi, la minima esagerazione comica; questa valanga di vetture è la pura verità: solo la realtà è incredibile.

Luoghi narranti narrati e citati: Ginevra - Monte Bianco - Passo del Sempione - Milano - Coligny - Losanna - Vevay (Vevey) - Villeneuve - Briga - Lago Lemano - Saint-Gingolph - Saint-Maurice - Martigny - Sion - Torrente Saltina

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Il Sempione, Domo d'Ossola, Luciano Zane

Il villaggio di Simplon è composto da poche case ammassate sul bordo della strada, che trovano una fonte di discreto benessere nei viaggiatori di passaggio. 

Ci fermammo a cenare in una locanda di posta abbastanza pulita. 

La sala da pranzo era rivestita da una carta da parati, dipinta a grisaille, raffigurante la conquista delle Indie da parte degli inglesi, che avrebbe potuto servire da illustrazione alla guerra del Nizam di Màry, per quel suo menage di lords e bramani, di ladies e bajadere, di calessi e palanchini, di cavalli ed elefanti, di peones mezzi gnudi e lacchè in livrea, di cipai e horse-guards, che fa di quella tappezzeria un manuale enciclopedico indiano, ottimo da consultare in attesa della zuppa: diversi artisti faceti si sono permessi di mettere i baffi alla grande bajadera, una pipa a lady Bentinck, un copricapo di cotone al governatore e una coda falansteriana al venerabile capo dei Pandit; tuttavia quei bizzarri ornamenti non dissolvono l'armonia generale. 

La carta in lingua inglese fa anche da registro e vi si notano i nomi dei viaggiatori. Qualche spiritosone ha fatto certi accoppiamenti, che avrebbero stupito gli interessati. 

I pendii si fanno sempre più orribili; la valle, dove scorre la strada, si stringe in una gola; le montagne laterali pendono pericolosamente, le rocce sono scoscese, perpendicolari, talvolta scendono anche a picco; le loro pareti, che fanno vedere a ogni passo tracce di mine, paiono vinte solo dopo lunga resistenza ed evidenziano che è stato necessario bruciare molta polvere per averne ragione.

Luoghi narranti narrati e citati: Simplon - Torrente Diveria - Iselle - Valle di Gondo - Valle Divedro (Val Divedro) - Ponte di Crevola (Ponte napoleonico di Crevoladossola) - Pallanza - Lago Maggiore - Milano

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Il Lago Maggiore, Sesto Calende, Milano

La pioggia seguitava e le luci confuse dell'alba si perdevano nelle nuvole, tanto basse da toccare quasi il suolo, e si confondevano con i vapori che si innalzavano da terra. 

Attraversando due volte, sui traghetti, un fiumiciattolo impetuoso già in piena per via del temporale e, sul fare del giorno, eravamo sulle rive del Lago Maggiore, all'altezza di Baveno; l'acqua, agitata dal brutto tempo della notte, si dava delle arie, quasi fosse un mare. 

Tuttavia, davanti a noi, il cielo si rischiarava, seppure nuvoloni grigi e neri, ancora pieni di pioggia, restavano ammassati sopra i monti, dall'altro capo del lago. 

Quelle montagne, dal tratto rigoglioso dovuto alla vegetazione che le ricopre, valorizzavano le cime vaporose del Monte Rosa, del Sempione e del Gottardo, abbozzate in fondo alla prospettiva; il Lago Maggiore, che ci eravamo immaginati come una coppa d'oro colma d'azzurro, aveva un aspetto impetuoso e maschio. Trovavamo la bellezza dove ci aspettavamo la grazia.

Luoghi narranti narrati e citati: Lago Maggiore - Baveno - Isole Borromee - Isola Madre - Isola Bella - Isola dei Pescatori - Domo d’Ossola (Domodossola) - Belgirate - Arona - Cremona - Sesto Calende - Bellinzona - Statua di San Carlo Borromeo - Somma (Lombardo) - Gallarate - Rho - Milano - vecchio Castello (Sforzesco) - Duomo (di Milano) - Corsia dei Servi (Largo) - Hotel de la Ville (Milano)

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Milano, il Duomo, il Teatro diurno

Il Duomo è la prevedibile ossessione di ogni viaggiatore che giunga a Milano. Domina la città, ne è il centro, l'attrazione, la meraviglia. 

E lì che si corre subito, anche nella notte senza luna, per coglierne almeno qualche aspetto.

La piazza del Duomo, di forma abbastanza irregolare, è circondata da case di cui si usa parlar male; non vi è una sola guida del viaggiatore che non chieda che siano rase al suolo, per farne una grande piazza simmetrica nello stile Rivoli. 

Non condividiamo tale asserzione. 

Queste case, dai pilastri massicci e dai tendoni color zafferano, poste di fronte a fabbricati senza ordine e disuguali in altezza, creano un eccellente effetto di contrasto con la cattedrale. 

Gli edifici perdono sovente più di quanto acquistino, una volta resi accessibili alla vista. 

Ce ne siamo convinti osservando certi monumenti gotici; le bottegucce e le stamberghe, che vi erano appiccicate, non nuocevano, come si sarebbe potuto credere.

D'altra parte, non è questo il caso del Duomo che è perfettamente isolato; riteniamo comunque che non vi sia nulla di più favorevole a un palazzo, a una chiesa e a qualsiasi edificio dai profili regolari se non di essere circondato da costruzioni incoerenti, che ne facciano risaltare il nobile ordine. 

Potrebbe essere la fine quando si guarda il Duomo dalla piazza, il primo effetto è abbagliante: sulle prime vi colpisce i biancore del marmo, che spicca sull'azzurro del cielo: sembra un'immensa guipur d'argento su uno sfondo di lapislazzuli. 

È la prima impressione e anche l'ultimo ricordo.

Luoghi narranti narrati e citati: Duomo (di Milano) - Milano - Piazza del Duomo - Chiesa della Morea (Monastero di Peribleptos a Mistra) - Chiesa di Monza (Duomo di Monza) - Monza - Via degli Omenoni n° 1722 (Milano) - Scala (Teatro)

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La "Cena", Brescia, Verona

Il teatro diurno, che deve servire anche da circo, in quanto cavalli ed elementi ippici sono largamente presenti negli addobbi, non ha alcun soffitto: lo sostituisce la volta celeste.

È formato da un parterre, che merita letteralmente questo nome, e di gallerie divise a mo' di loggia, ma prive di pareti e libere nella parte posteriore. 

Erano circa le cinque e trenta e la rappresentazione iniziò sub jove crudo, e presto giunse il crepuscolo e poi la notte.

Fu acceso un cero, dalla luce dapprima discreta, per illuminare l'attore sulla scena, mentre il resto era immerso nell'oscurità, più o meno come le ballerine di Algeri che, poco confidando nella luminosità della sala, dove esibiscono le proprie grazie, hanno accanto un negro con una candela che alza o abbassa opportunamente, illuminando gli occhi, la figura o i piedi, a seconda dell'andamento dei passi. 

Quindi, un fioco bagliore venne ad aggiungersi al primo; finalmente si alzò un pezzo di ribalta, vennero appese alcune lampade e il teatro diurno si trasformò in un teatro notturno mal illuminato. 

Ben inteso che erano le stelle a fare da lampioni a gas alla sala. 

Luoghi narranti narrati e citati: Ippodromo di Parigi (Longchamp) - Guignol (teatro delle marionette parigino) - Champs-Elysées - Santa Maria delle Grazie (Milano) - Santo Domingo (Granada) - Milano - Sedici Colonne antiche di San Lorenzo (Milano) - Ospedale Maggiore (Milano) - Piazza Belgioioso (Milano) - Treviglio - Brescia - Peschiera (del Garda) - Lago di Garda - Verona - Ponte sull’Adige (Ponte di Castelvecchio Verona) - Piazza del Mercato (Verona) - Tomba di Giulietta (Verona) - Tombe degli Scaligeri (Verona) - Arena di Verona - Circo di Arles (arena) - Stazione ferroviaria di Verona (Porta del Vescovo) - Venezia

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Venezia

Accusiamo un po' di vergogna verso il cielo italiano, che tutti immaginano a Parigi di un azzurro inalterabile, nel dire che, partendo da Verona, grossi nubi nere si addensavano all'orizzonte; è spiacevole iniziare un viaggio nel paese del sole con la descrizione di un temporale, ma per amor di verità conviene pur confessare che la pioggia cadeva copiosa, prima in lontananza, poi sui punti più vicini alle contrade che stavamo attraversando in treno.

Montagne coronate da nuvole e colline rallegrate da castelli e da case di villeggiatura facevano da sfondo al quadro che ci appariva davanti. 

In primo piano, distese di colture verdissime, molto varie e assai pittoresche. 

La vite, in Italia, non viene coltivata come in Francia; sale e si arrampica a spalliera, a festone, sostenuta da alberi cimati che essa abbellisce con il fogliame. 

Nulla è più grazioso di quei lunghi filari di alberi che, legati tra loro da bracci di pampini, sembrano tenersi per mano e danzare intorno ai campi una farandola senza fine; sembrano quasi un coro di baccanti vegetali che, in un muto trasporto, celebrano l'antica festa di Lieo: quelle viti folli, correndo da un ramo all'altro, conferiscono al paesaggio un'eleganza incomparabile.

Qua e là case rurali, con porticato antistante, lasciavano intravedere sotto l'arcata i contadini che consumavano in allegria il pasto serale, animando il quadro. 

Luoghi narranti narrati e citati: Verona - Venezia

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VENEZIA

San Marco (1)

Descrivendo la Piazza, abbiamo presentato l'aspetto generale di San Marco, come si può cogliere a prima vista, ma San Marco è un mondo su cui si potrebbe scrivere interi volumi; quindi lasciatemi tornare nuovamente in argomento. 

Come la Moschea di Cordoba, con la quale ha più di un punto in comune, la Basilica di San Marco è più ampia e meno slanciata di quanto lo siano solitamente le chiese gotiche, che si innalzano verso il cielo a forza di ogive, di guglie e di cuspidi. 

La grande cupola centrale misura solo centodieci piedi d'altezza. 

San Marco ha conservato i caratteri del Cristianesimo primitivo che, uscendo dalle catacombe, ha cercato, in mancanza di un'arte ben definita, di costruirsi una chiesa con i resti dei templi antichi e utilizzando i motivi di fondo dell'arte pagana. 

Iniziata nel 979, sotto il Doge Pietro Orseolo, la Basilica di San Marco è stata portata a termine lentamente, arricchendosi nell'arco dei secoli di qualche nuovo tesoro, di qualche nuova bellezza, e fatto singolare che mette in discussione qualsiasi concetto di proporzione, quel groviglio di colonne, capitelli, bassorilievi, smalti, mosaici, quel guazzabuglio di stili, greco, romano, bizantino, arabo e gotico, produce un insieme assai armonico. 

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Piazza San Marco - Basilica di San Marco

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San Marco (2)

Chiunque passeggi sul molo e in Piazzetta può notare due piccole luci che brillano costantemente a fianco di San Marco, all'altezza della balaustrata, dinanzi al mosaico della Madonna, che si trova su quel lato della Cattedrale.

Sulle luci vi sono due diverse leggende. 

Vi narreremo senza infamia né lode entrambe le versioni, della cui autenticità i sagrestani e i gondolieri non dubitano minimamente. 

La prima narra che al tempo della Repubblica, fu assassinato un uomo in piazzetta. 

L'omicida, disturbato da qualche rumore, lasciò cadere nella fuga il fodero dello stiletto. 

Un fornaio, che passava di lì per rientrare a casa, vide luccicare il fodero ornato d'argento e si chinò a raccoglierlo, senza scorgere il corpo caduto nell'oscurità. Sopraggiunsero alcuni sbirri che urtarono con il piede il cadavere e scoprendo un uomo a pochi passi dalla vittima, lo arrestarono e una volta perquisito, gli trovarono addosso la guaina che si adattava perfettamente al pugnale estratto dalla ferita. 

Il povero fornaio, malgrado i suoi dinieghi, fu imprigionato, giudicato, condannato e giustiziato. 

Alcuni anni dopo, un famoso bandito, reo di numerosi crimini e pronto a salire sul patibolo, spinto da un qualche rimorso, fornì la prova che lo sventurato, condannato a morte al suo posto, era innocente e che lui era l'unico colpevole.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Piazza San Marco - Basilica di San Marco

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Il Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale, nella configurazione in cui lo vediamo oggi, risale all'epoca di Marino Faliero e succede a un edificio più antico, iniziato nell'899 sotto Angelo Partizio, continuato da vari Dogi. 

Marino Faliero fece costruire, nel 1355, le due facciate che guardano il Molo e la Piazzetta come sono ora; quest'opera non portò fortuna né al committente né all'architetto. 

Il primo fu decapitato, il secondo impiccato. 

Solo che è spiacevole, per il parallelismo della fatalità nella leggenda, che l'architetto del palazzo non sia Filippo Calendario, così come si è creduto fino a oggi, ma Pietro Bassagio, come stabilisce un documento scoperto dall’abate Cadorin. 

Comunque questa storiella può ancora essere in parte valida. 

Calendario lavorò alle sculture di capitelli del porticato, che sono capolavori d’arabeschi e di ornati: questo filo porta a collegare la sua impiccagione all'influenza sinistra di Palazzo Ducale.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Palazzo Ducale

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Il Canal Grande

Ora, se non siete stanchi della visita al Palazzo Ducale, risaliremo in gondola e faremo una passeggiata lungo il Canal Grande. 

Il Canal Grande è per Venezia quello che è lo Strand per Londra, la rue Saint-Honoré per Parigi, la Calle de Alcalà, la principale arteria cittadina per il traffico, per Madrid. 

La sua forma è quella di una S rovesciata, la cui gobba forma un incavo nella città dalla parte di San Marco, la punta superiore arriva all'isola di Santa Chiara e la punta inferiore alla “Dogana da Mar", vicino al canale della Giudecca. 

L'S è tagliata verso il mezzo dal Ponte di Rialto. 

Il Canal Grande di Venezia è la cosa più incantevole del mondo nessun'altra città può offrire uno spettacolo così bello, così bizzarro e così fiabesco: si possono forse trovare altrove elementi architettonici altrettanto notevoli, ma mai posti in circostanze tanto pittoresche. 

Là, ogni palazzo ha uno specchio per ammirare la propria bellezza, al pari di una coquette.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Canal Grande

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La vita a Venezia

Dietro la Venezia monumentale, sorta di scenografia per un'opera fiabesca, che cattura subito lo sguardo e dinanzi alla quale il viaggiatore, abbagliato, da abitudine si blocca, ve ne è un'altra più familiare, più intima e non meno pittoresca, benché poco conosciuta; e di questa che vi parleremo ora.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia

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Dettagli di vita quotidiana

Sul Ponte vanno e vengono ragazze, operaie, sartine o domestiche in camicione e gonna sotto il lungo scialle; sopra la nuca avvolgono, come cavi, lunghe trecce di capelli biondo fulvo, così cari ai pittori veneziani. 

Saluto dalla mia finestra queste modelle di Paolo Veronese, che passano senza ricordare di aver posato, trecento anni fa, per le nozze di Cana.

Alcune donne anziane, avvolte nella “baùta” nazionale, si affrettano per arrivare in tempo a messa, annunciata dall'ultimo ritocco delle campane di San Moisè.

Qualche soldato ungherese, i pantaloni blu con stivali neri e casacca di coutin grigio, mentre porta in qualche caserma legna per far cuocere la minestra o i viveri per il rancio.

Alcuni "illustrissimi", vecchi nobili decaduti, che hanno ancora l'aspetto del gran signore sotto gli abiti puliti e lisi, se ne vanno al Florian, luogo di ritrovo dell'aristocrazia, a prendere quell’eccellente caffè, la cui ricetta è stata trasmessa a Venezia da Costantinopoli: in nessun altro luogo si beve un caffè migliore. 

Forse altrove queste apparizioni del passato farebbero sorridere; ma i veneziani amano la vecchia nobiltà, che è stata sempre buona e alla mano con loro. 

Nulla si fa in modo normale in questa fantastica città.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia

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L'ingresso del vicario, gondole, tramonto

Uscendo dai giardini pubblici, ci ritroviamo su un vecchio canale interrato e trasformato in strada. 

Una strada che si presentava molto animata; dalle finestre e dai balconi scendevano panni di damasco, teli di broccatello, tappeti persiani o fatti di pezze multicolori, simili all'abito da Arlecchino, come se ne fabbricavano una volta a Venezia; tovaglie di guipure, drappi di seta color fiamma e sulle case più povere tende o lenzuola; non c'era una sola facciata priva di addobbi. 

Ci pareva di essere in Francia il giorno del Corpus Domini, quando la processione poteva ancora uscire, se la stravaganza di costumi e dei tipi non ci avesse ricordato il contrario; le finestre incorniciavano gruppi di tre o quattro fanciulle o di giovani donne, vestite di blu o di bianco, con lo scialle dai colori vivaci, eccitate gioiose, che tenendosi amichevolmente per la vita, si chinavano verso la strada e si voltavano per rispondere agli uomini che erano alle loro spalle. 

La strada era ingombra di bottiglie di pesce fritto e di venditori di angurie, di zucche e d'uva.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia

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Le veneziane, Guillaume Tell, Girolamo

Se mai vi sia al mondo qualcosa di indolente e di deliziosamente pigro, queste sono le veneziane d'alto rango. 

L'uso della gondola ha tolto loro l'abitudine di camminare. 

È già molto se fanno un passo. 

Perché si azzardino a uscire, deve esserci una congiuntura di circostanze atmosferiche rare, anche in quel clima dolce e mite. 

Lo scirocco, il sole, una nuvola che minaccia la pioggia, una brezza marina troppo fresca sono ragioni e sufficienti per trattenerle in casa; si stancano e si abbattono per un nonno nulla, e il massimo esercizio è quello di spostarsi dal canapè al balcone ad aspirare uno di quei grossi fiori che sbocciano così bene nell'area umile tiepida di Venezia. 

Quell'esistenza apatica e ritirata dona al loro incarnato un bianco opaco e puro, di sorprendente finezza.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia

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L'Arsenale, Fusina

Faceva bel tempo e ci venne improvvisamente voglia, vedendo l'allegra limpidezza del cielo, di andare a pranzare al porto franco dell'isola di San Giorgio Maggiore e, con l'occasione, di visitare la bella chiesa del Palladio, il cui campanile rosso fa un così bell’effetto sulla Laguna. 

La facciata è stata qua e là ritoccata dallo Scamozzi; l'interno contiene, oltre alla solita sfilza gli enormi quadri del Tintoretto, quel robusto operaio che ha dipinto metri e metri di capolavori, colonne di marmo greco, altari dorati, statue di pietra di bronzo e un magnifico coro di legno scolpito, rappresentante diverse scene della vita di San Benedetto, che ci ha portato alla mente le meravigliose sculture su legno di Berruquete nelle cattedrali spagnole.

Questo bel pezzo è stato intagliato con gusto squisito e inaudita pazienza da Albert di Brulle, uno di quei talenti che rimangono sconosciuti nella sovrabbondanza di genialità prodotta dai secoli che ci hanno preceduto, e di cui la memoria umana non può più farsi carico successivo

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Isola di San Giorgio Maggiore - Chiesa del Palladio (Abbazia di San Giorgio Maggiore) - Fusina - Arsenale - Giudecca - Campanile di San Marco - Canal Grande - Piazza San Marco - Campo San Gallo - Palazzo Ducale - Ponte della Paglia - Riva degli Schiavoni - Teatro di San Benedetto o San Gallo - Teatro la Fenice

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Le Belle Arti

All'entrata in Canal Grande, vicino alla bianca Chiesa della Salute e di fronte alle case rosse di Campo San Vidal, veduta illustrata dal capolavoro del Canaletto, si innalza l'Accademia di Belle Arti, in cui, grazie alla cura del defunto Conte Leopoldo Cicognara, sono stati riuniti un gran numero di tesori della scuola veneziana.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Canal Grande - Chiesa della Salute (Basilica Maria della Salute) - Accademia di Belle Arti

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Le calli - La festa dell'Imperatore

Raramente si parla delle calli di Venezia. 

Tuttavia ve ne sono e molte, ma i canali e le gondole occupano le descrizioni per la loro peculiarità. 

L'assenza di carrozze e di cavalli conferisce alle calli veneziane una fisionomia particolare. 

La loro strettezza si avvicina a quelle delle città dell'Oriente. 

Siccome la superficie degli isolotti è limitata e le case generalmente sono altissime, gli angusti spazi che le separano sembrano colpi di sega in enormi blocchi di pietra. Certe calles di Granada, certi alleys di Londra possono darne un'idea abbastanza conforme alla realtà.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Ponte della Paglia - Riva degli Schiavoni - Frezzaria - Campo San Moisè - Piazza Santa Maria Zobenigo (o del Giglio) - Canal Grande - Piazza San Marco - Calle degli Avvocati - Chiesa degli Scalzi (Santa Maria di Nazareth) - Giudecca - San Giorgio (Maggiore) - Caffè Florian - Teatro Apollonio (oggi Goldoni)

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L'Asilo per Alienati

L'isola di San Servolo si trova al di là di San Giorgio, sulla grande laguna, andando verso il Lido. 

Quest'isola non ha molta espansione come quasi tutte quelle che circondano Venezia, perle staccate dallo scrigno dei mari. 

È quasi interamente coperta dai edifici, e il suo antico convento, dove si sono succeduti parecchi ordini di monaci, è diventato un asilo per alienati, diretto dai frati di San Giovanni di Dio, che si dedica nel particolare modo alla cura degli ammalati. 

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Isola di San Servolo - Isola di San Giorgio (Maggiore) - Lido - Piazza San Marco - Santa Maria della Salute - Campo San Moisè

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San Biagio, i Cappuccini

Non esiste nessuno che, almeno una volta nella vita, non sia stato ossessionato da un motivo musicale, da un frammento di poesia, da un passaggio di conversazione, udito casualmente, che lo perseguita ovunque con l'invisibile ostinazione di uno spettro. 

Una voce monotona vi sussurra all'orecchio quel tema maledetto, un'orchestra muta lo suona in fondo al vostro cervello, il guanciale ve lo ripete, i sogni ve lo sussurrano, una forza invincibile di obbliga a borbottarlo stupidamente dal mattino alla sera, come un bacchettone la sua sonnolenta litania. 

Da otto giorni, una canzonetta di Alfred de Musset, imitata probabilmente da qualche vecchia poesia popolare veneziana, ci volteggiava follemente sulle labbra, pigolando come un uccello, senza che potessimo farla volar via. 

Nostro malgrado, canticchiavamo a mezza voce nei momenti più disparati: 

A San Biagio alla Zuecca stavate così bene a San Biagio. 

A San Biagio alla Zuecca, stavamo così bene.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - (Chiesa di) San Biagio (dei Marinai) - Giudecca (Zuecca) - Chiesa del Redentore - Certosa di Miraflores (Burgos] - Convento di San Giovanni del Re [Toledo] - Certosa di Granada - Traghetto San Moisè (Campo San Moisè) - Montecassino (Abbazia)

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Le Chiese

A eccezione della chiesa di San Marco, meraviglia analoga solo alla moschea di Costantinopoli e a quella di Cordoba le chiese di Venezia non sono, dal punto di vista architettonico, molto degne di nota, o perlomeno non hanno nulla che possa stupire il viaggiatore, che ha visitato le cattedrali di Francia, di Spagna e del Belgio. All'infuori di alcune di scarso interesse, che risalgono a epoche più remote, essi appartengono tutte al Rinascimento e al genere Rococò, che in Italia si è sviluppato subito dopo il ritorno alle tradizioni classiche. 

Le prime sono in stile palladiano, le ultime in un gusto particolare che chiameremo gusto gesuita. 

Quasi tutte le vecchie chiese della città sono state sfortunatamente rifatte sotto questo o quell'influsso.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Chiesa di San Marco (Basilica) - Moschea di Costantinopoli (Santa Sofia) - Moschea di Cordoba - Chiesa degli Scalzi (Santa Maria di Nazareth) - Chiesa di San Sebastiano - Santa Maria dei Frari - Statua equestre del Colleoni - Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo

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Chiese, Scuole e Palazzi

Anche San Francesco della Vigna, con il suo bel campanile bianco e rosso, merita di essere visitata. 

Vi è presso la chiesa un curioso chiostro, chiuso da grate di legno nero, che circonda una specie di cortile interno, infestato da malva selvatica, ortiche, cicuta, asfodeli, bardana e da altre piante che crescono tra le rovine e nei cimiteri, in mezzo alle quali si innalza una grotta a rocaille e a madrepore, abbastanza simile alle pietruzze di conchiglia che vengono vendute a Le Havre e a Dieppe. 

La grotta custodisce un effige di San Francesco in legno o in gesso colorato, un ninnolo devozionale, una cineseria gesuitica. 

Sotto le arcate umide e verdastre del chiostro, in mezzo a tombe lise dallo strofinio e a iscrizioni già illeggibili, abbiamo notato, su una lapide in pietra una gondola scolpita, dal rilievo un po' logoro ma ancora molto visibile. 

Ricopriva una tomba di gondolieri, come quella dei Zorzi di Cataro nella Chiesa di San Sebastiano; ogni traghetto aveva così il suo luogo di sepoltura.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - San Francesco della Vigna - Chiesa di San Sebastiano - San Pantalon - Chiesa di Santa Maria della Salute - Hotel de l’Europe (ex) - Scuola di San Rocco - Canal Grande - Palazzo Vendramin-Calergi - Calle San Paternian - Palazzo Barbarigo

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Il Ghetto, Murano, Vincenza

Un giorno giravamo a caso per gli angoli sperduti di Venezia, perché amiamo conoscere delle città qualcosa che va oltre la loro fisionomia ufficiale, disegnata, descritta e ovunque narrata, e siamo curiosi, una volta pagato il legittimo tributo di ammirazione, di sollevare la maschera monumentale che ogni città fa scendere sul suo volto, per dissimulare le proprie brutture e le proprie miserie. 

Di calle in calle, a forza di sbagliare strada, avevamo superato il Sestiere di Cannaregio, in una Venezia che non assomiglia affatto alla città civettuola degli acquarelli. 

Case mezze colorate con finestre chiuse da assi, campi deserti, spazi vuoti, dove asciugava la biancheria stesa sulle corde, e dove giocavano bambini cenciosi, spiagge aride sulle quali i calafati raddobbavano le barche in dense nuvole di fumo, chiese abbandonate e distrutte dalle bombe austriache, di cui alcune alcune erano venute a scoppiare in quell'estremo limite, canali dall'acqua verde e melmosa, sulla quale galleggiavano pagliericci vuoti e scarti di ortaggi, creavano un quadro di miseria, di solitudine di abbandono che faceva una penosa impressione.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Sestiere di Cannaregio - Canal Grande - Ghetto - Sinagoga - Cimitero Ebraico - (El) Puerto Santa Maria [Spagna] - Cimitero Arabo a Orano [Algeria] - Cimitero Cristiano nell’Isola di San Michele - Murano - Museo Correr - Palazzo Manfrin - Frezzeria

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Dettagli sulle usanze veneziane

La stagione avanzava. 

Il nostro soggiorno a Venezia si era prolungato oltre i limiti prefissati dal nostro itinerario di viaggio. 

Rimandavamo la partenza di settimana in settimana, di giorno in giorno, e trovavamo sempre qualche buona ragione per rimanere. 

Invano, leggere nebbie cominciavano ad apparire al mattino sulla Laguna; invano, un improvviso acquazzone ci obbligava a ripararci sotto le arcate delle Procuratie o sotto il portico di una chiesa; invano, allorché passeggiavamo al chiaro di luna in Canal Grande, l'aria fresca della notte ci obbligava talvolta ad alzare il vetro della gondola e ad abbassare il drappo nero del felze; noi facevamo orecchio da mercante agli avvenimenti dell'autunno. 

Ci veniva sempre in mente un palazzo, una chiesa o un quadro che non avevamo visto.

Luoghi narranti narrati e citati: Venezia - Canal Grande - Chiesa di Santa Maria Formosa - Palazzo di Bianca Capello - Chiesa di San Zaccaria - (isola di) Mazzorbo - (isola di) Torcello - Accademia delle Belle Arti - Piazza San Marco - Palazzo Ducale - Caffè Florian - Gasthoff di San Gallo - Chiesa di San Marco - Campanile (di San Marco) - Loggetta del Sansovino - Torre dell’Orologio - Libreria Vecchia [Biblioteca Marciana o Libreria di San Marco]

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Padova

Ora, seppur la cosa ci costi, è necessario partire. 

Padova, la città di Ezzelino e di Angelo, ci chiama. 

Addio caro campo San Moisè, dove abbiamo trascorso ore così dolci, addio tramonti dietro la Salute, effetti di luna sul Canal Grande, addio belle fanciulle bionde ai giardini pubblici, allegre cene sotto i pampini di Quintavalle; addio belle arti e splendide pitture, palazzi romantici del medioevo e facciate greche del Palladio; addio colombi di San Marco, addio gabbiani della Laguna, bagni di mare sulla spiaggia del Lido; addio Venezia, e se è per sempre, addio! 

Come diceva lord Byron con il labbro sprezzante. 

Il treno ci porta via, e già la Venere dell'Adriatico ha immerso nuovamente il suo corpo bianco e rosa nell'azzurro del mare. 

Scendere dalla gondola per salire in treno è un'azione discordante. 

Sono due parole che non sembrano fatte per intendersi. 

L'una esprime il romanticismo dei ricordi, l'altra la prosaicità del reale.

E Zorzi da Cataro vi consegna bruscamente a Stephenson. 

Eravate a Venezia, ed eccovi in Inghilterra o in America. 

Oh, Tiziano! Oh, Paolo Veronese! 

Chi avrebbe mai detto che il fumo del carbone britannico avrebbe un giorno annerito i vostri cieli turchesi, e che l'azzurro delle vostre lagune avrebbe rispecchiato le arcate di un viadotto!

Così va il mondo, anche se, in questo caso, il contrasto è più visibile in quanto le forme dell'età scomparse sono rimasti intatte e il presente vive nell'ansa del passato.

Luoghi narranti narrati e citati: Padova - Venezia - Verona - Caffè Pedrocchi - Università di Padova - Cattedrale di Sant’Antonio (Basilica) - Santa Giustina (Abbazia) - Chiesa dell’Arena (Cappella degli Scrovegni) - Piazza Salone (Piazza dei Signori) - Palazzo di Giustizia - Rovigo

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Ferrara e Bologna

Un omnibus ci porta in poche ore da Padova a Rovigo, dove si arriva di sera. 

In attesa dell'ora di cena, abbiamo girovagato per le vie della città, illuminate da un argenteo chiaro di luna che lasciava scorgere i profili dei monumenti; portici bassi, simili a quelli della vecchia Place-Royale a Parigi, si impongono lungo le strade, e con quella alternanza di chiaroscuri formano lunghi chiostri che, quella sera, richiamavano l'effetto scenografico dell'atto delle monache di “Robert le Diable”. 

I vari passanti scivolavano via, silenziosi come ombre; qualche cane abbaiava in tono lamentevole alla luna, e la città pareva già addormentata: tutte le finestre erano spente, a eccezione di qualche caffè ancora illuminato, dove gli abituali avventori, dall'aria infastidita e assonnata, consumavano un gelato, una tazzina di caffè o un bicchiere d'acqua a piccole cucchiaiate, a lenti sorsi, tranquillamente, metodicamente, riprendendo, di tanto in tanto, la lettura di un insignificante articolo censurato del «Diario», come gente che ha molto tempo da perdere nell'attesa di far arrivare l'ora di coricarsi.

Luoghi narranti narrati e citati: Padova - Rovigo - Ferrara - Cattedrale - Castello dei duchi di Ferrara - Piazza Nuova (Ariostea) - Cento - Bologna - Rue de Rivoli - Via delle Gallerie (Via Farini) - Torri degli Asinelli e Garisenda

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Firenze [capitolo completo]

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Firenze [parte 1a]

L'armida dell'Adriatico ci aveva trattenuto tra i suoi canali incantati oltre il termine previsto, e sebbene non fosse venuto alcun cavaliere Ubaldo a farci arrossire della nostra pigrizia, rivelando ai nostri occhi lo scudo di diamanti fatato, alla fine fummo costretti a rimetterci in viaggio dopo un breve soggiorno a Padova, la cui cupezza ci parve ancor più profonda uscendo dalla magica città del Canaletto, ci dirigemmo, attraverso la via più diretta, alla volta di Firenze, l'Atene d'Italia. 

Passando per Bologna, fummo alquanto rattristati di non poter visitare la Chiesa della Madonna di San Luca, edificio singolare, posto sul monte chiamato La Guardia, qui si accede attraverso un corridoio formato, da un lato, da un muro lungo tre miglia e, dall'altro, da seicentonovanta arcate che incorniciano un paesaggio straordinario.

Luoghi narranti narrati e citati: Padova - Bologna - Chiesa della Madonna di San Luca (Santuario) - Firenze - Porta San Gallo - Hotel de New-York - Ponte alla Carraia - Ponte Santa Trinita - Caffè Doni - Cascine - Chiesa di San Miniato (al Monte)

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Firenze [parte 2a]

I Greci avevano un'espressione particolare per rendere con una sola parola il punto centrale e importante di un paese e di una città: ophtalmos (l'occhio). 

Non è infatti l'occhio che dà vita, intelligenza e significato alla fisionomia umana, che ne esprime il pensiero e seduce, con il suo luminoso magnetismo?

Trasferendo quest'idea dalla natura viva alla natura morta, con una metafora a vita eppure giusta, non vi è forse in ogni città un luogo che la riassume, in cui si snodano il movimento e la vita, dove i tratti distintivi del suo speciale carattere si precisano e si distinguono in maggiore nitidezza, in cui i ricordi storici si sono materializzati in una forma monumentale, in modo da produrre un insieme sorprendente unico, un occhio sul volto della città?

Luoghi narranti narrati e citati: Campo Vaccino (ex Mattatoio di Roma) - Boulevard de Gand (oggi Boulevard des Italiens a Parigi) - Piazza San Marco (Venezia) - Strand (Londra) - Via Toledo (Napoli) - Piazza del Granduca (della Signoria a Firenze) - San Pietroburgo (Russia) - Carrousel (du Loevre di Parigi) - Place de la Concorde (Parigi) - Palazzo della Signoria (Firenze) - Palazzo Vecchio (Firenze) - Quartiere di Santo Spirito (Firenze) - Quartiere di Santa Croce (Firenze) - Santa Maria Novella (Quartiere e Chiesa di Firenze) - Quartiere di San Giovanni (Firenze) - Via Larga (oggi Via Cavour di Firenze) - Galleria degli Uffizi (Firenze) - Portico dell’Orcagna (Loggia dei Lanzi o Loggia della Signoria di Firenze) - Rue de Rivoli (Parigi) - Loggia dei Lanzi (Firenze) - Lonja de Seda (Valencia) - Arsenale di Venezia - Palazzo delle Tuileries (Parigi) - Cascine (Firenze)

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Firenze [parte 3a]

Il tipo fiorentino è sostanzialmente diverso dal lombardo e dal veneziano. 

Non si vedono più quei lineamenti puri e regolari, l'ovale un po' spesso, l'abbondante attaccatura del collo, la felice serenità della forma, la perfetta salute della bellezza, che vi colpiscono lungo le strade di Milano, dove - come acutamente nota Balzac - le figlie della portiera sembrano figlie della regina. 

A Firenze non sarebbe capito quel magnifico epitaffio pagano, di non sappiamo più quale conte, che aveva sulla tomba solo queste parole: «fu bello e milanese». 

La grazia voluttuosa e la gaiezza spiritosa dei veneziani sono assenti da qui. 

I volti, a Firenze, non hanno quel carattere antico che sussiste ancora nel resto d'Italia, dopo il trascorrere di tanti secoli, il succedersi di tante invasione, un mutamento così radicale di usanze e religioni: sono visibilmente più moderni.

Luoghi narranti narrati e citati: Cascine

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L’AUTORE

Théophile Gautier scrittore e poeta francese (Tarbes 1811 - Neuilly-sur-Seine 1872). 

Si dedicò dapprima alla pittura, ma fu ben presto attratto dalla letteratura romantica, partecipando alle polemiche del tempo. 

Il suo temperamento di artista innamorato dei colori, delle forme, della voluttà, si affermò nel romanzo Mademoiselle de Maupin (1835-36), cui appose una prefazione che è quasi un manifesto letterario. 

Tornò alla poesia e poi pubblicò varî libri di viaggio, estrosi e brillanti: “Tras los montes” (1843), "Italia" (1852; col titolo “Voyage en Italie", 1875), ecc

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