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Niscemi questa sconosciuta


In questi giorni Niscemi è sulla bocca di tutti e tutte le trasmissioni giornalistiche ne parlano come l'ennesimo problema del Sud Italia; ma chi conosce Niscemi?

Il centro abitato di Niscemi (Nixemi in siciliano) è situato su un altopiano posto a 332 m s.l.m.. Il comune, in provincia di Caltanissetta, ha una superficie di 9.654 ha per una densità abitativa di 285 abitanti per chilometro quadrato. Niscemi è situata su una collina rientrata nella parte dei Monti Erei e alle pendici degli Iblei, con un panorama occidentale sulla vallata del fiume Maroglio e la Piana di Gela.
Il territorio di Niscemi si inserisce in un contesto geologico caratterizzato da colline argillose mioceniche, ricoperte da un ampio mantello di sabbie plioceniche, tufi calcarei e conglomerati.

Il centro storico risale alla seconda metà del 1600. La piazza Vittorio Emanuele III ha forma rettangolare e su di essa si affacciano la Chiesa Santa Maria d'Itria e la Chiesa dell'Addolorata, oltre che il Palazzo di Città.


Il 12 ottobre 1997 si verificò un evento franoso che non causò vittime ma provocò il danneggiamento di decine di edifici e lo sfollamento di 117 famiglie del quartiere Sante Croci della città. Complessivamente rimasero senzatetto circa 500 persone. Risultò particolarmente danneggiata la Chiesa delle Sante Croci, che fu successivamente demolita. Gran parte delle case che furono danneggiate erano state costruite abusivamente nel corso degli anni sessanta. Solo dopo quattordici anni dall'evento, nel 2011, le famiglie colpite vennero risarcite del danno subito. Successivamente, i ruderi delle abitazioni inagibili furono definitivamente abbattuti.

Tra gli anni '80 e gli anni '90, la città fu soggetta ad una escalation di problemi di legalità che causarono, nel 1992 e nel 2003, il commissariamento del comune per condizionamento mafioso.

A partire dal 25 gennaio 2026, la parte più periferica del centro abitato è stato interessato da un nuovo e più ampio fronte franoso, che ha raggiunto i 4 km di lunghezza e i 55 metri di altezza in alcuni punti e che ha portato all'evacuazione di 1.500 abitanti. La frana ha distrutto decine di edifici abusivi e ne ha reso inagibili altrettanti, costringendo le autorità ad istituire una zona rossa di 150 metri a partire dalle aree asfaltate non crollate.

Niscemi agli inizi del 1900

Urbanistica

L'assetto urbanistico del comune di Niscemi, come detto, risale alla seconda metà del 1600 ed è caratterizzato da una maglia ortogonale che sviluppa attorno a piazza Vittorio Emanuele III, dove mancano due isolati e dove si affacciano i monumenti e gli edifici più prestigiosi della città. Gli assi principali della città si dipartivano dalla piazza, nelle direzioni nord-sud ed est-ovest. L'impianto urbanistico originale di Niscemi è a scacchiera regolare con isolati a spina.

La pianta planimetrica fu disegnata originariamente da Giuseppe Branciforte, secondo le linee guida dettate dalle nuove esigenze di pianificazione urbanistica volute da molte baronie siciliane. La scelta di optare per la maglia ortogonale fu anche dettata dalle leggi sull'urbanistica dettate dal governo spagnolo che, all'epoca, controllava l'intera Sicilia. La forma degli isolati è rettangolare, con il lato più lungo esposto a nord. Questa scelta risultò essere anche la più economica e semplice, in quanto ogni cellula abitativa aveva in comune con le altre tre lati su quattro e il suolo urbano risultava sfruttato al massimo. Nonostante l'impostazione di base della planimetria fosse di stampo seicentesco, è possibile tuttavia riscontrare in essa una notevole influenza araba: essa si riconosce principalmente nella gerarchia delle strade che si suddividono tra quelle più ampie, i cosiddetti shari e quelle più piccole o vicoli, i cosiddetti aziqqa.
Dal 1600 fino alla seconda metà del 1900 le dimensioni delle cellule abitative sono state quasi sempre costanti: il nucleo abitativo principale era la casa terrana, costituita tipicamente da un solo vano a piano terra di larghezza di circa sei metri e sette metri di profondità. Molte di queste abitazioni erano caratterizzate anche dalla presenza del solaio a cui tipicamente si accedeva mediante una scala a pioli. L'elemento architettonico tipico del centro storico di Niscemi è il cosiddetto lucali, tipica abitazione contadina caratterizzata da elementi di costruzione comuni, imposti da una serie di obligatio eseguite nella seconda metà del 1600 che definivano vincoli sullo spessore complessivo dei muri e sull'altezza degli edifici stessi.

Nel corso dei secoli, però, durante le fasi dell'espansione urbanistica di Niscemi, le dimensioni degli isolati cominciarono a variare sensibilmente, modificando radicalmente l'aspetto urbano ed edilizio del centro abitato.
Successivamente all'Unità d'Italia vengono realizzate le prime costruzioni al di fuori del centro abitato, dando vita a nuove strade. Le case delle famiglie più elevate, per ricchezza e censo, vengono ampliate considerevolmente e cominciano ad essere costruiti numerosi palazzi caratterizzati da un'architettura complessa e spesso aventi più di un piano. Nel contempo si ebbe una notevole espansione urbanistica popolare nelle direzioni nord, nord-est ed est. Una successiva evidente espansione urbanistica si ebbe nei primi anni del 1900, poi tra il 1918 ed il 1920 ed infine tra il 1935 ed il 1940. Nel 1955, in coincidenza con la forte immigrazione verso il Nord Italia e con un conseguente maggiore afflusso di rimesse degli emigrati niscemesi, si ebbe un'ulteriore forte espansione urbanistica.

Nel corso della seconda metà del 1900, a causa del dirompente abusivismo edilizio, la città subì un'espansione irregolare e molto spesso incontrollata soprattutto nell'area nord: in particolare, il quartiere periferico Sperlinga, abitato da circa 4.000 persone, ebbe una notevole espansione urbanistica a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90. Il quartiere è contraddistinto da uno stato di degrado: infatti sono presenti numerose discariche abusive a cielo aperto. In gran parte del quartiere le strade non sono asfaltate e sono assenti i marciapiedi, oltre che la segnaletica verticale ed orizzontale.

Fondazione e periodo normanno

A seguito della conquista normanna, con diploma del 1143 fu fondata una nuova città con il nome di Nixenum. Diventato un feudo rustico il territorio subì radicali mutamenti fin quando, nel 1324, un ramo della famiglia Branciforte si trasferì da Piacenza alla Sicilia (nel 1200) e comprò la terra di Nixenum.

Secondo la tradizione popolare, la fondazione di Niscemi risalirebbe al ritrovamento di un quadro della Madonna ad opera di un pastore niscemese di nome Andrea Armao. Il pastore, il 16 maggio del 1599, pascolando il proprio gregge ai limiti di un bosco in contrada Castellana, si addentrò tra la fitta vegetazione nell'intento di ritrovare il proprio bue favorito, di nome Portagioia, sfuggitogli due giorni prima. Lì vi scorse l'animale, inginocchiato e immobile di fronte ad una raffigurazione della Madonna con a destra Gesù bambino benedicente, recante sulla sinistra un globo sormontato da una croce. In prossimità del luogo del ritrovamento era presente una fonte naturale di acqua. Il pastore informò immediatamente la popolazione e gli abitanti raggiunsero il luogo del ritrovamento: stupefatti dallo straordinario evento raccolsero l'icona e la portarono in processione per le vie del borgo fino alla chiesetta di Maria SS. della Grazia. Con il passare del tempo si diffusero nel circondario voci secondo cui l'acqua della fonte, nei pressi del luogo di ritrovamento del quadro, fosse miracolosa: molti devoti decisero quindi di trasferirsi nel borgo, dove fu necessario costruire un santuario in onore della Madonna, che divenne così la patrona della città.

Nel 1624, la nobildonna Giovanna Branciforte, vedova di Giovanni Branciforte Barrese, principe di Butera, a nome del figlio Giuseppe (1619-1675), prese possesso della baronia di Niscemi. Due anni dopo, per far conferire i titoli nobiliari al figlio, chiese ed ottenne dal cardinale Giovanni Doria la licentia populandi del feudo di Niscemi. La neonata baronia di Niscemi era costituita da quattro feudi, anche se taluna documentazione ne riporta l'esistenza di quattordici. Il centro del borgo fu scelto vicino al bosco di Castellana, ove la leggenda narrava del ritrovamento del quadro della Madonna. Le strutture preesistenti, a causa delle precarie condizioni economiche, non furono distrutte, ma riutilizzate. Non fu costruito un castello, ma si scelse di adoperare, come avamposto di difesa, una torretta sita in contrada Castellana.

Il principe Branciforte, per privilegio dato dal re Filippo IV di Spagna il 25 marzo 1627, esecutoriato il 18 maggio dell'anno medesimo, ottenne il titolo di I principe di Niscemi. Nel 1640, lo stesso feudatario decise di dare un nuovo assetto urbanistico al borgo, disegnando una nuova planimetria secondo le pratiche urbanistiche del tempo, che prevedevano la presenza di una piazza centrale in cui emergeva la Chiesa Madre. Il Principato di Niscemi durò fino al 1661, quando il Branciforte vendette il relativo titolo a Vitale Valguarnera Lanza, duca dell'Arenella, e perciò venne ridotto a rango di semplice terra baronale.

Nel 1693 il terremoto del Val di Noto, che distrusse buona parte della Sicilia orientale, danneggiò buona parte del borgo di Niscemi, pur non provocando vittime. Si rese necessaria la ricostruzione di gran parte dell'abitato, tuttavia la planimetria non mutò e le principali chiese furono ricostruite nel luogo originale di edificazione.

Età contemporanea

Il 19 marzo 1790 le terre a sud del centro abitato furono sconvolte da un rivolgimento tellurico di proporzioni paurose, caratterizzato da aperture della terra e dall'emissione di calore ed emissioni nauseabonde. Sorse, inoltre, un piccolo cono vulcanico che emetteva vapore e calore. Lo sconvolgimento, tra lo spavento della popolazione, durò per otto giorni consecutivi.
Il 10 ottobre 1838, Re Ferdinando II, con tutto il suo seguito, passò da Niscemi, lamentandosi con l'amministrazione della città per il pessimo stato delle strade. 

Il 12 gennaio 1848 la città prese parte all'insurrezione popolare contro il governatore borbonico: in quest'occasione Salvatore Masaracchio fu insignito del ruolo di comandante della Guardia nazionale. 
Il 24 maggio 1860 la città aderì alla rivoluzione garibaldina. La sera del 26 luglio 1860 i soldati garibaldini furono ospitati presso la Chiesa di Sant'Antonio da Padova e, nella stessa chiesa, si votò, il 21 ottobre dello stesso anno il plebiscito che sancì l'annessione della Sicilia all'Italia.

Tra le due guerre mondiali, Niscemi fu caratterizzata da un nuovo periodo turbolento caratterizzato da rapine, scassinamenti e violenze varie, causate principalmente dalla miseria e dalla disoccupazione. Molti lavoratori si organizzarono in associazioni e lottarono per la concessione delle terre incolte. Durante lo sbarco in Sicilia, la suora Angela Basarocco, infermiera e unica presente nell'ospedale civico, salvò alcuni soldati tedeschi dalla fucilazione con un atto eroico
Gli stessi fenomeni avvenuti tra le due guerre mondiali si verificarono anche dopo la seconda guerra mondiale: nel 1947 una manifestazione popolare, a cui parteciparono più di quattromila lavoratori, degenerò in violenze e saccheggiamenti. Le proteste dei lavoratori si conclusero nel 1951, quando gran parte dei lavoratori preferirono emigrare in cerca di lavoro.

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