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Le parrocchie di Regalpetra di Leonardo Sciascia

«Regalpetra, si capisce, non esiste: "ogni riferimento a fatti accaduti e a persone esistenti è puramente casuale". 

Esistono in Sicilia tanti paesi che a Regalpetra somigliano; ma Regalpetra non esiste come la Vigata di Andrea Camilleri

Esistono a Racalmuto, un paese che nella mia immaginazione confina con Regalpetra, i salinari; in tutta la Sicilia ci sono braccianti che campano 365 giorni, un lungo anno di pioggia e di sole, con 60.000 lire; ci sono bambini che vanno a servizio, vecchi che muoiono di fame, persone che lasciano come unico segno del loro passaggio sulla terra una fossatura nella poltrona di un circolo. 

La Sicilia è ancora una terra amara. 

Si fanno strade e case, anche Regalpetra conosce l'asfalto e le nuove case, ma in fondo la situazione dell'uomo non si può dire molto diversa da quella che era nell'anno in cui Filippo II firmava un privilegio che dava titolo di conti ai del Carretto e Regalpetra elevava a contea».

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Prefazione

Nel 1954, sul finire dell'anno scolastico, mentre compilavo quell'atto di ufficio che è, nel registro di classe, la cronaca (appena una colonna per tutto un mese: ed è, come tutti gli atti d'ufficio, un banale resoconto improntato al tutto va bene), mi venne l'idea di scrivere una più vera cronaca dell'anno di scuola che stava per finire. 

E la scrissi in pochi giorni, e qualche pagina a scuola, mentre i ragazzi disegnavano o risolvevano qualche esercizio di aritmetica. 

Avevo una quinta, e di ragazzi che mi portavo dietro fin dalla seconda: molto affezionati, dunque; e io a loro. 

Mi capita, quando vado al mio paese, di incontrarne qualcuno: hanno già fatto il soldato, c'è chi si è sposato; ma i più sono emigrati, vengono soltanto a Natale o nell'estate.

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La Storia di Regalpetra (capitolo completo)

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Storia di Regalpetra: la chiesa del Carmine

Nella chiesa del Carmine c'è un massiccio sarcofago di granito, due pantere rincagnate che lo sostengono. 

Vi riposa «l’illustrissimo Don Girolamo del Carretto, conte di questa terra di Regalpetra, che morì ucciso da un servo a casa sua, il 6 maggio 1622».

Se ne parlava tempo addietro col parroco del Carmine. 

Mi piacerebbe vedere com'è, dicono sia stato imbalsamato - disse il veterinario comunale.

Un'idea folgorò il parroco, disse - farò aprire il sarcofago, chi vuole vedere il conte pagherà cinquanta lire, la mia chiesa ha bisogno di tante cose. 

Invece ha avuto venti milioni dal governo per restaurare la chiesa, buttarla giù e rifarla più brutta; ha dovuto far rimuovere il sarcofago: e in regalo i regalpetresi hanno visto gratis l'illustrissimo Don Girolamo del Carretto.

Non tutti: perché il parroco subito si scocciò del pellegrinaggio tumultuoso, non c'era sugo, chiuse le porte della chiesa.

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Storia di Regalpetra: il Conte del Carretto

Il Conte stava affacciato al balcone alto tra le due torri guardando le povere case ammucchiate ai piedi del castello, quando il servo Antonio di Vita «facendosi da presso, l'assassinò con un colpo d'arma da fuoco». 

Era un sicario, un servo che si vendicava; o il soggetto scaturiva da una più segreta e appena sospettata vicenda? 

Donna Beatrice, vedova del Conte, perdonò al servo di Vita, e lo nascose, affermando con più che cristiano buon senso che «la morte del servo non ritorna in vita il padrone». 

Comunque, la sera di quei 6 maggio 1622, i regalpetresi certo mangiarono con la salvietta, come i contadini dicono per esprimere solenne soddisfazione; appunto in casi come questi lo dicono, quando violenta morte rossa il loro nemico, o l'usuraio, o l'uomo investito di ingiusta autorità.

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Storia di Regalpetra: nell'anno 998

Nell'anno 998 dell'era cristiana il governatore arabo di Regalpetra scriveva all'Emiro di Palermo «Ho numerato tutti ed ho trovato esservi 446 uomini, 655 donne, 492 figliuoli e 502 figliuole». 

Sotto la signoria di Girolamo primo del Carretto il numero degli abitanti era di 4.447. 

Ma sotto il secondo Girolamo, a causa del terraggio e del terraggiolo è di tutti gli altri baselli, la popolazione notevolmente diminuisce - «i regalpetresi lasciavano il paese per affidarsi a un più umano signore». 

Le tasse tirannicamente raddoppiate, tali rimasero sino al 1783; anno in cui i borgesi di Regalpetra avanzarono supplica al Segretario Regio e questi si degnò ad accordare una riduzione.

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Storia di Regalpetra: nel 1645

Nel 1645 della peste restava un ricordo di castigo e di redenzione: Regalpetra contava case 12.236 ed abitanti 5.106. 

Il terzo Girolamo, che era andato a cacciarsi in una congiura contro la sovranità di don Filippo IV, grazie a un servo di nome Mercurio e a gesuita padre Spucces cui il servo svelava la trama, moriva giustiziato a Palermo, in buona compagnia di nobili e di giureconsulti.

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Storia di Regalpetra: nel 1819

Nel 1819, in un Dizionario Geografico, Statistico e Biografico della Sicilia stampato a Palermo, Regalpetra è considerata ex feudo: la riforma dei Sant’Elia era già stata attuata, ma buona parte del territorio era in mano dei preti, il Regio Commissario Venturelli, mandato qualche anno avanti a vedere perché tanto si agitassero i borgesi di Regalpetra con suppliche e ricorsi, non poteva fare a meno di notare che «a chiare note si vede d'essere aggravati borgesi e i bracciali (braccianti) in maggiori somme dei gentiluomini; e i preti e li manimorte affatto non sono compresi della tassa d’ogni anno, perché credono d'essere esenti, quando mi si è rapportato, che la maggior parte dei fondi cospicui del territorio si posseggono dall’anzidette manimorte e da preti, i quali sono quelli che fanno tutto il traffico e il grande negozio dello stato», e tante altre cose scriveva che dubito abbia oggi il coraggio di scrivere, ad esempio, un commissario mandato a investigare sull'applicazione dei contributi unificati, sicché la stima per il governo borbonico in me va crescendo e di tanto in tanto mi capita di leggere i documenti che mi lasciano l'amaro nella considerazione dell'onestà e libertà che funzionari in quel governo possedevano.

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Storia di Regalpetra: il Dizionario Geografico del 1819

Il citato Dizionario Geografico del 1819 dice di Regalpetra - «Popolazione 7.360. distante 16 miglia dal mare africano, e 68 da Palermo. Esporta grano, vino, e zolfo, perché ha delle solfatare nei suoi contorni; abbonda di solfato di calce ossia gesso bellissimo, e vi si rinviene pure del salgemma».

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Storia di Regalpetra: passarono i garibaldini

Passarono i garibaldini da Regalpetra, misero un uomo contro il muro di una chiesa e lo fucilarono, un povero ladro di campagna fucilato contro il muro della chiesa di San Francesco; se ne ricordava il nonno di un mio amico, aveva otto anni quando i garibaldini passarono, i cavalli li avevano lasciati nella piazza del castello, il tempo di fucilare quell'uomo e via, l'ufficiale era biondo come un tedesco.

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Storia di Regalpetra: la mafia entrò nel gioco elettorale

Fu per merito dei Lascuda che a Regalpetra, come in altri paesi della Sicilia, la mafia entrò nel giuoco elettorale; la mafia reclutava gli elettori, il giorno che presiedeva la votazione gli raccoglieva tutti, li chiudeva nei magazzini dei Lascuda, arrosto e vino a volontà, per tutta la notte dentro i magazzini ubriachi marci, l'indomani come un branco venivano ad accompagnati alle urne, la scheda già pronta in tasca.

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Storia di Regalpetra: dopo il declino dei Lascuda

Dopo il declino dei Lascuda si formarono due fazioni guidate da professionisti, dominavano i medici, perché allora diversa era la professione del medico, a Regalpetra dico; questa professione non poteva esercitarla che un benestante, il medico si pagava a Natale col regalo del cappone, dunque sicura anche nel senso letterale era la clientela.

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Breve cronaca del regime (capitolo completo)

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Breve cronaca del regime: il ritratto di Matteotti

Un cugino di mio padre ci portò in casa il ritratto di Matteotti. 

Io abitavo con le zie, erano tre sorelle, due di loro non uscivano mai di casa e spesso ricevevano visite di parenti.

Mio nonno era paralitico: lo ricordo seduto vicino al balcone, il bastone in mano che gli serviva per chiamare, battendolo a terra con impazienza, il decotto di foglie di sena o il caffè latte o soltanto per chiedere chi fosse quel tale che passava. 

Tra i piedi gli stava un gatto rosso che io chiamavo Gesuele perché mi pareva somigliasse a un tale che conoscevo. 

Di tanto in tanto mollavo a Gesuele un furtivo calcio; dal balzo del gatto mio nonno capiva, e mi minacciava col bastone. 

Un giorno venne dunque quel cugino di mio padre e portò il ritratto. 

Raccontò di come l'avevano ammazzato, e dei bambini che lasciava.

Mia zia cuciva a macchina e diceva - ci penserà il Signore - e piangeva. 

Ogni volta che vedo da qualche parte ritratto di Matteotti immagini e sensazioni di quel giorno mi riaffiorano.

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Breve cronaca del regime: finite le elementari andai dal sarto

Finite le elementari, non volevo saperne di continuare le scuole, me ne andai dal sarto. 

Non potevo immaginare si potesse vivere senza il fascismo. 

Sapevo che c'erano dei sovversivi, gente che non lo voleva: sentivo parlare di un muratore e di un sellaio, erano socialisti, li mettevano dentro per due o tre giorni e poi li rilasciavano. 

Passò Farinacci, il muratore e il sellaio se ne stettero un paio di giorni in camera di sicurezza.

Luoghi narranti narrati o citati: Caltanissetta

Breve cronaca del regime: passai un mese alla zolfara

Ero stucco di stare ad apprendere l'arte del sarto. 

Mi venne l'idea che avrei potuto farcela a studiare.

Feci l'esame di ammissione, fui promosso.

E per un mese me ne andai da mio padre, che era impiegato in una zolfara. 

Mi piaceva l'odore dello zolfo, me ne stavo in giro tra gli operai, guardavo lo zolfo scolare come olio dai forni, si rapprendeva dentro le forme, le balate gialle venivano poi caricate nei vagoncini, fino alla piccola stazione tra gli eucalipti. 

Ogni sera guardavo salire il trenino, strideva ingranando nella cremagliera; mi incantavano i suoi terrazzini dove i ferrovieri stavano a discorrere con le donne, la lenta scesa tra gli alberi. 

Il paese era distante dalla zolfara; il paese di Francesco Lanza, ma allora non sapevo di Lanza, leggevo Hugo e Dumas padre.

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Breve cronaca del regime: i convegni del Guf

I convegni del Guf erano un divertimento particolare. 

Il gioco era apparentemente rischioso, in realtà estremamente facile e comodo.

C. aveva poi il gusto della beffa.

Era capace di citare in un convegno un discorso di Dimitrov dicendo che era di Bottai, far dire a Mussolini cose che aveva detto Stalin e a Starace frasi dell'ultimo discorso di Roosevelt. 

Andava bene. Ci beccavamo dei premi, persino. 

Il federale era fiero della gioventù studiosa che forgiava i nuovi destini della patria immortale.

Luoghi narranti narrati o citati: Caltanissetta

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Breve cronaca del regime: i miei sentivano radio Londra

Spesso andavo al mio paese per rifornirmi di pane. 

Tra Serradifalco e San Cataldo, lungo la ferrovia, era accampata la divisione Goering. 

I ferrovieri ci invitavano ad abbassare le tendine punto.

Dalle fessure i viaggiatori guardavano con odio quegli uomini biondi che si muovevano tra gli alberi a torso nudo.

Ormai senza preoccupazioni si imprecava, si raccontavano le barzellette. 

Anche tra i fascisti, i furbi avevano sentito aria di sgombero: e ammiccavano d'intesa ai vecchi antifascisti. 

Ampie scappellate, di quelle all'antica, salutavano ora il passaggio dell'onorevole Guerrieri-Averna, uno di quelli dell'Aventino. 

Da anni l'onorevole si trovava in casa, a tutte le ore, come sorprese da albero di Natale, carabinieri e questurini; si era abituato all'indifferenza degli altri, alla solitudine; ora gli atti di ossequio lo disorientavano. 

Perché il bello era questo: l'onorevole era rassegnatamente certo della vittoria dell'Asse; avevamo cercato di stabilire dei contatti e ci aveva risposto che la partita era chiusa, la Germania si mangiava tutto il mondo.

Luoghi narranti narrati o citati: Serradifalco - San Cataldo - Caltanissetta - Parma - Castelvetrano

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Breve cronaca del regime: i manifesti che ricordavano i Vespri

Accanto ai manifesti che ricordavano ai siciliani i Vespri e li invitavano a un nuovo Vespro tra la sabbia e il mare, dove secondo Mussolini le truppe di invasione si sarebbero arrestate, altri ne comparvero più piccoli e meno vistosi: e siciliani che vi incollarono gli occhi a leggerli e a rileggerli, tanto parevano incredibili, appresero che gli italiani erano pronti a difendere i siciliani, e che non c'era niente da temere, tutto era saldo lubrificato pronto allo scatto. 

Il programma era firmato dal generale Roatta.

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Il Circolo della Concordia (capitolo completo)

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Il Circolo della Concordia: prima dei nobili

Questo, prima denominato dei Nobili poi della Concordia poi Dopolavoro 3 gennaio, sotto l’AMG sede della Democrazia Sociale (il primo partito apparso in questa zona della Sicilia all'arrivo degli americani e dagli americani protetto) e infine ribattezzato della Concordia, pare sia stato fondato prima del ‘66, se appunto nel '66 la popolazione, infuriata contro le sabaude leve, istintivamente trovando un certo rapporto tra la leva che toglieva i figli e i nobili che se ne stavano al circolo, molto volenterosamente vi appiccò il fuoco; ma pare ne ricevessero danno soltanto i mobili, le persone si erano squagliate al primo avviso, le sale restarono superficialmente sconciate.

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Il Circolo della Concordia: dà sindaci al Comune

Oltre che del decoro in quasi un secolo di vita, il Circolo della Concordia gode della gloriosa tradizione di dare sindaci al comune, una volta sola sembrò pericolante la tradizione, ma la persona chiamata alla carica di sindaco, il secondo sindaco dopo la Liberazione, subito fece domanda di ammissione al Circolo. 

Sindaci podestà e gerarchi di ogni specie. 

Ebbe anche l'onore di annoverare tra i soci un agente retribuito dell'Ovra, che per la verità avrebbe potuto far più danno della grandine, invece non fece mai quello che per i soldi che gli davano avrebbe dovuto fare, non lo fece nel Circolo, forse fuori qualcosa faceva: ed è questa, bisogna riconoscerlo, una bella prova di concordia.

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Il Circolo della Concordia: i soci e le donne

Dopo la politica, scelta di cui molti soci del circolo si sentono al vertice, e fanno previsioni che, verificandosi poi fatti esattamente opposti, si possono considerare attendibilissime; dopo la politica, le donne. 

I giovani apposta tirano fuori discorsi sulle donne, fingono malinconia considerando chi per l'età più non le può godere.

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Il Circolo della Concordia: don Ferdinando

Se, nei discorsi che sulle donne si accendono, ogni giorno gli stessi episodi, con restauri ed aggiunte di poca entità, don Ferdinando piglia coscienza, per qualche maldestra frase, che i giovani stanno sfottendolo, subito cambia umore e argomento.

Siete buoni solo a fare questi discorsi - dice - andatevene a fare un concorso, piuttosto, e vi vedrò cadere come le pere marce; sì, al concorso vi voglio, tu e tu e tu - indica quelli che già in qualche concorso sono stati bocciati - una vampata vi fanno fare ai concorsi; a 25 a 30 anni, se vostro padre non vi mette 100 lire in tasca manco le sigarette per la giornata potete comprare.

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Il Circolo della Concordia: don Ferdinando contro la DC

Contro la DC che, ci tiene a dirlo, non gli ha fatto niente di male, Don Ferdinando ha un vocabolario tutt'altro che castigato: e a noi non conviene trascrivere quelle sue espressioni in cui certe parti del corpo umano che meno amiamo nominare entrano a far giuoco assoluto, a momenti addirittura surreale.

Di solito gli argomenti si svolgono e succedono secondo questo oratorio: dalle undici alle tredici, il fascismo la guerra la Germania che risorge; dalle diciassette alle diciannove, le donne; dalle diciannove in poi i contributi unificati la DC il governo.

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Il Circolo della Concordia: nessuno dei don è ricco

Nessuno di questi don è ricco, i ricchi si trovano nel Circolo del Mutuo Soccorso, una società operaia che è venuta trasformandosi, ora ci sono commercianti e industriali del sale; il più ricco dei don non possiede più di dieci salme di terra. 

Ma i soci del circolo della concordia continua ad essere «il sale della terra».

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Il Circolo della Concordia: la fame intellettuale dei galantuomini

Alla fame intellettuale del galantuomo basta «La Domenica del Corriere»; ma in questi ultimi tempi hanno guadagnato terreno «Oggi» e il «Reader's Digest». 

La lettura di due o tre libri restano le fatiche memorabili di tutta una vita: la più recente fatica riguarda “Navi e poltrone” di Trissino. 

Per quanto riguarda l'arte, le esclamazioni - questo sì che è un artista! Altro che Picasso! - lanciate di fronte a una riproduzione di una scultura di Canonica o di un quadro di Annigoni non ci sorprendono; e “La tunica” resta, naturalmente, il più bel film del mondo.

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Sindaci e commissari (capitolo completo)

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Sindaci e commissari: L'Ente Comunale di Assistenza

L'Ente Comunale di Assistenza paga a 925 poveri un assegno mensile di 764 lire. Il presidente, che è un giovane democristiano candidamente convinto che tutto ciò che Fanfani dice contro le cricche e il profittantismo è possibile cominciare ad attuarlo a Regalpetra, mi dice che andrebbero diritto all'assistenza 3.135 persone, un buon quarto della popolazione, ma i soldi mancano, e poi le 764 lire al mese niente risolvono, così pare a noi, ma certo che è diverso per il povero che almeno per un giorno si trova in mano 764 lire, per tutto il mese aspetta quel giorno.

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Sindaci e commissari: Tremilacentotrentacinque poveri sono troppi

L'Ente Comunale di Assistenza paga a 925 poveri un assegno mensile di 764 lire. Il presidente, che è un giovane democristiano candidamente convinto che tutto ciò che Fanfani dice contro le cricche e il profittantismo è possibile cominciare ad attuarlo a Regalpetra, mi dice che andrebbero diritto all'assistenza 3.135 persone, un buon quarto della popolazione, ma i soldi mancano, e poi le 764 lire al mese niente risolvono, così pare a noi, ma certo che è diverso per il povero che almeno per un giorno si trova in mano 764 lire, per tutto il mese aspetta quel giorno.

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Sindaci e commissari: Il sindaco del '44

Il sindaco del ‘44, l'uomo tirato su dagli americani, lo ammazzarono la sera del 15 novembre di quell'anno; era sera di domenica, la piazza piena di gente, gli appoggiarono la pistola la nuca e tirarono, il sindaco aveva intorno amici, nessuno vide, si fece vuota rosa di paura intorno al corpo che crollava. 

Era un uomo che aveva molti nemici, per tutta la vita trascinò liti dalle Preture alla Cassazione, persino aveva litigato con uno dei capi della mafia siciliana, furono soci in una speculazione mineraria e poi nemici. 

Gli americani, che subito si abbandonarono ai consigli dei vecchi uomini politici sopravvissuti più ai compromessi che alle persecuzioni del fascismo, designarono quest'uomo a sindaco di Regalpetra, gli rovesciarono davanti un mucchio di am-lire, lo investirono di assoluta autorità.

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Sindaci e commissari: Un ex questore del regno

A questa concentrazione di democristiani liberali e qualunquisti si giunse per desiderio della Democrazia Cristiana, che aprì le trattative. 

Un ex questore del regno, pezzo grosso della DC provinciale, condusse a buon porto la difficile impresa; difficile non perché vi fossero, come si può credere, scrupoli di natura politica, questi scrupoli in Sicilia appaiono ridicoli: individui più o meno onesti, e famiglie amicizie vecchie e nuovi rancori, questo fa giuoco in quella che altrove è lotta politica. 

Difficile era l'impresa appunto perché lo schieramento nei partiti avviene per invincibili fatti personali, se uno che non mi è amico prende la decisione di mettersi in un partito io non posso che scegliere il partito opposto, e così via.

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Sindaci e commissari: Il nuovo Consiglio Comunale

Il nuovo Consiglio Comunale veniva ad essere formato da 23 democristiani e da sette fascisti e comunisti. 

Era stabilito, tra i democristiani, che dovesse uscirne sindaco o il locale segretario del partito o il vice, tra loro facevano complimenti, ciascuno meno degno dell'altro si dichiarava, reciprocamente le qualità ad un sindaco adatte si riconoscevano. 

Finì che litigarono, perché appena uno mostrò di cedere ai complimenti e alle preghiere, subito l'altro decisamente pose la propria candidatura. 

Ad evitare il caos, il segretario rinunciò in favore del vice.

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Sindaci e commissari: Solo il regime commissariale

Pare che a Regalpetra il regime commissariale sia il solo capace di risolvere quei problemi che nel Consiglio Comunale si risolvono con la concorde volontà di almeno 16 persone; difficile a Regalpetra mettere 16 persone d'accordo, a meno che non si tratti di operare in danno di qualcuno, e preferibilmente in segreto.

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I parroci e l'arciprete (capitolo completo)

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I parroci e l'arciprete: Pampilonia

Pampilonia, nel dialetto dei regalpetresi, vuol dire confusione infernale chiasso panico smisurata allegria; a chi ha letto “Fiesta” di Hemingway più suggestiva sembrerà l'ipotesi che la parola scaturisca dalla Fiesta di Pamplona invece che dalla Babilonia Civitate infernale dei predicatori; e all'ipotesi si accompagna una pampilonia di festa che nell'ultima settimana di maggio qui esplode insonne e violenta. 

Con questa festa rissosa, che certo piacerebbe a Hemingway, i regalpetresi celebrano un miracolo della Madonna di cui fanno fede antiche cronache. 

Correva l'anno 1503, ed è la signora di Regalpetra Ercole del Carretto, quando in un pomeriggio pieno di sole e polvere fece sosta davanti alla chiesa di Santa Lucia, dove era una fontana, il nobile castronovese Eugenio Gioeni.

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I parroci e l'arciprete: Nei giorni di festa

Nei giorni della festa tutte le promissioni che durante l'anno si fanno alla Madonna, in denaro o in frumento o in capi di bestiame, vengono solennemente assolte: chi deve adempiere alla promissione si muove dalla soglia di casa alla testa di un piccolo corteo; per la via più lunga, perché è d'obbligo attraversare il corso, porta l'offerta in chiesa. 

Le donne vanno a piedi scalzi, il sacco del grano, bianco e legato da un fiocco azzurro, in bilico sulla testa; gli uomini cavalcano muli bardati a colori vivaci e tintinnanti di giornaliere, il grano nelle bisacce nuove.

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I parroci e l'arciprete: I preti nuovi sono la croce di monsignore

I preti nuovi sono la croce di monsignore: attivi e trafelati come se gestissero imprese commerciali, pipistrelli che svolazzano negli uffici regionali e nelle anticamere degli uomini politici, le tasche piene di lettere intestate «Camera dei Deputati» «Senato della Repubblica» «Assemblea Regionale»; e quando, oltre a essere così attivi, sono belli come il Don Gastone di Parise, i guai si fanno grossi, e l'arciprete ci perde il sonno.

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I parroci e l'arciprete: Monsignore ha vasta parentela

Monsignore ha vasta parentela, ha mobilitato tutti i suoi parenti nella DC e lui si è tirato in disparte, al di fuori di quel che gli compete per i decreti del Santo Offizio e per le lettere pastorali del vescovo, non mostra di essere in preda a quel ballo di san vito della politica coi tanti preti si abbandonano; del resto la miglior politica che può fare a vantaggio della DC è quella di non mostrarsi, perché farebbe deserta la piazza; e poi i parenti si sanno fare, fanno un così compatto e attivo clan che nessuno riuscirebbe a scalfire.

Luoghi narranti narrati e citati: Caltanissetta - Trapani

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I parroci e l'arciprete: Le chiese del paese

Le chiese del paese non hanno quel «sovraccarico di anime» o super affollamento cui le provvidenze governative per l'edificazione di nuove chiese si ispirano. 

Nel giro di pochi anni sono state chiuse quattro chiese di cui una, la più bella ed antica, va miseramente in rovina; altre due stanno sempre chiuse, si aprono in occasione dei funerali. 

Attive restano le quattro parrocchie in cui il paese è diviso, e la chiesa della Matrice.

Venti anni addietro c'erano nel paese non meno di una dozzina di preti; oggi siamo a cinque preti e mezzo, perché uno, coadiuvatore dell'arciprete e tanto docile e remissivo quanto l'arciprete è formalisticamente autoritario e pedante, non si può considerarlo come unità.

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Cronache scolastiche

Si avvicina l'estate. 

A scuola mi aggiro tra i banchi per vincere il sonno. 

I ragazzi scribacchiano stracchi i loro esercizi. 

Cammino per vincere la colata di sonno che, se siedo, sento mi riempie come uno stampo vuoto. 

Nel turno pomeridiano, in questo mese di maggio, il sonno è una greve insidia. 

A casa non dormirei di certo, sarei a leggere qualche libro, a scrivere un articolo o lettere agli amici. 

A scuola è diverso. 

Legato al remo della scuola; battere, battere come in un sogno in cui è l'incubo di una disperata immobilità, della impossibile fuga.

Non amo la scuola; e mi disgustano coloro che, standone fuori, esaltano le gioie e i meriti di un simile lavoro. 

Non nego però che in altri luoghi e in diverse condizioni un po' di soddisfazione potrei cavarla da questo mestiere di insegnare. 

Qui, in un remoto paese della Sicilia, entro nell'aula scolastica con lo stesso animo dello zolfataro che scende nelle oscure gallerie.

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I Salinari (capitolo completo)

I Salinari: Dopo il messaggio radio del presidente Gronchi

La sera del 12 maggio di quest'anno, dopo aver ascoltato dalla radio il messaggio del presidente Gronchi, un po' sconvolto dal fatto che tutti fossero improvvisamente d'accordo, anche i monarchici, anche i democristiani che qualche ora prima mostravano diversa faccia, lasciai il circolo. 

L'unica via difesa, qui, è il non essere d'accordo. 

Mesi addietro, parlando con La Cava, vive in un paese della Calabria, un paese che molto somiglia al mio, sempre sogna di evaderne, gli dicevo - finché ti considerano un poveruomo, al tuo paese, sta’ sereno; ma quando cominceranno a considerarti un uomo intelligente, allora scappa.

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I Salinari: Sensazioni entrando in una cava di sale

I francesi Gerville e Mathieu, entrando in una cava di sale dell'Africa equatoriale, si sentono precipitare in un «centro di orrore» nel «luogo geometrico della solitudine» nella «capitale del nulla»; ma io nelle saline queste sensazioni e pensieri non ho avuto, e non credo siano diverse da quelle dell'Africa equatoriale, forse Gerville e Mathieu ci mettono un po' di letteratura.

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I Salinari: Illuminazione nelle cave di sale

Se qui ci fossero lampade come in chiesa - mi diceva un salinaro - saremmo come in una sala fatata, tutto il paese ci potrebbe ballare.

Con le rare lampadine che pendono dei fili come arance dai pruni del presepe, una luce d'arancia che assonnata dondola allo scoppio delle mine, la salina suggerisce l'idea di una clandestina fucina, come se gli uomini che vi si muovono cospirassero a far saltare il mondo dalle sue viscere.

Ma se una torcia si accende, l'abbagliante candore delle pareti e della volta, il gioco degli sprazzi e delle rifrazione, davvero creano una grotta d'incanti.

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I Salinari: Una volta scrissi un articolo sui salinari

Una volta scrissi per «Il Popolo» democristiano un articolo sui Salinari; fu pubblicato, ma un redattore mi scrisse che era stato ardimento grande il pubblicarlo. 

L'anno scorso venne un inviato di un giornale romano, gli proposi i Salinari, ma il suo giornale pretendeva festosi fatti, volle sapere tutto su una caratteristica festa del paese, niente sui Salinari. 

Un amico, buon giornalista e poeta, mi chiese invece delle saline; andammo insieme, l'amico prese appunti, disse che avrebbe scritto, forse i suoi giornali pensarono che non era giusto far cadere sui lettori così deprimenti i servizi

Luoghi narranti narrati o citati: Porto Empedocle

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9 - Diario elettorale

10 - La neve, il Natale

L’AUTORE

Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 - Palermo, 20 novembre 1989) è stato uno scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, poeta, politico e critico d'arte italiano.

Sciascia è considerato una delle più grandi figure letterarie del Novecento italiano ed europeo. 

All'ansia di conoscere le contraddizioni della sua terra e dell'umanità, unì un senso di giustizia pessimistico e sempre deluso, ma che non rinuncia mai all'uso della ragione umana di matrice illuminista, per attuare questo suo progetto. 

All'influenza del relativismo conoscitivo di Luigi Pirandello si possono ricondurre invece l'umorismo e la difficoltà di pervenire a una conclusione che i suoi protagonisti incontrano: la realtà non sempre è osservabile in maniera obiettiva, e spesso è un insieme inestricabile di verità e menzogna.

Ebbe anche un'attività politica importante, attestato inizialmente su posizioni di socialismo democratico e marxismo moderato, poi di radicalismo liberale, garantismo e socialdemocrazia.

Dapprima fu consigliere comunale a Palermo (1975-1977) per il Partito Comunista Italiano, ed in seguito (dal 1979 al 1983) deputato in Parlamento per il Partito Radicale, infine fu simpatizzante del Partito Socialista.

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