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Viaggio in Sardegna del 1834 di Valery

Arrivato in Sardegna nella primavera del 1834, durante il soggiorno tra la fine del mese di aprile e gli inizi di giugno, Valery sperimenta la solida pienezza e il leggendario splendore di un’isola incontaminata e fino ad allora ignorata dagli adepti del Grand Tour.

Una folla di personaggi, un’ampia esposizione di quadri d’ambiente con vivide rappresentazioni di colore locale vivacizzano la trama di quest’opera magistrale, che, ancora oggi, consente un utile approccio all’originalità della storia e degli ancestrali costumi della Sardegna.

Valery scrisse: «Ho cercato di descrivere le premure, la grazia dell’ospitalità sarda che ha tutto un suo carattere: essa è, se si può dirlo, più primitiva, più antica, più semplice, più universale».

Antoine-Claude Pasquin, detto Valery (1789-1847), francese, fu conservatore delle biblioteche reali di Carlo V di Borbone dal 1824 al 1830 e di Luigi di Borbone Orléans dal 1830 al 1848, nonché autore di numerosi saggi.

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Partenza da Bonifacio 1834

E’ da Bonifacio che mi imbarcai per visitare la Sardegna.

Per andare nell’isola della Maddalena, adiacente alla Sardegna e primo punto del territorio sardo che dovevo raggiungere, mi procurarono una lunga e scomoda barca, zavorrata con grosse pietre.

Alla Maddalena dovetti subire i rigori incoerenti della quarantena.

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Isola della Maddalena

La colonia corsa che circa un secolo fa si stabilì alla Maddalena ne occupò dapprima la sommità, nel punto in cui oggi si trova la chiesetta della Trinità.

Questa colonia si estese poi coi rifugiati che fuggivano la coscrizione dell’Impero, e oggi conta circa 1.500 abitanti che hanno conservato la lingua dell’isola originaria.

E’ impossibile non essere colpiti dalla pulizia e dalla buona costruzione delle case, tutte imbiancate all’esterno.

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Porto Pollo

Ho ripreso il mare per andare a Terranova.

In fondo al golfo di Liscia Grande c’è Porto Pollo, eccellente stazione riconosciuta e apprezzata da Nelson il cui nome è rimasto in questi paraggi imponente e popolare.

L’aspetto straordinario dell’isola di Tavolara, alto scoglio dirupato, dentellato, ricorda il picco frastagliato di Gibilterra.

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Terranova

Il villaggio marittimo di Terranova non ha neppure 2.000 abitanti, è insalubre, spopolato, e occupa l’area dell’antica e celebre Olbia.

Le abitazioni hanno l’aspetto di grandi case coloniche allineate, imbiancate.

Vi fui ricevuto meravigliosamente da un sardo pieno di spirito, d’intelligenza e di capacità, il signor Puccio, che, dopo una vita avventurosa e di viaggi, è ritornato per coltivare i suoi campi.

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Antica Olbia

L’epoca romana della fondazione di Olbia resta molto incerta.

I resti che il volere dell’aratro vi scopre sono dello stile più raffinato: anelli romani, ricchi cammei servono d’ornamento alle conradine.

Il caso fece trovare fino a cinquanta gioielli in un anno e una dozzina circa nel 1833.

Un tale suolo meriterebbe proprio d’essere onorato con quegli scavi diventati invece troppo spesso commercio o vanità.

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I Sardi

Mi è impossibile dimenticare l’impressione che ricevetti al mio arrivo sulla spiaggia di Terranova, alla vista dei primi Sardi che incontrai, e nel trovarmi in mezzo a questa popolazione conosciuta meno di certe tribù selvagge dell’America e di cui la barba folta, gli abiti scuri, il viso abbronzato, i capelli al vento, l’armatura teatrale mi erano così nuovi.

L’aspetto feroce dell’uomo di campagna in Sardegna contrasta veramente col suo carattere, con l’estrema dolcezza troppo ignorata e che in seguito ho io stesso avuto modo di osservare.

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Ospitalità sarda

Ho cercato di descrivere le premure, la grazia dell’ospitalità corsa, ma l’ospitalità sarda ha tutto un altro carattere: è, se si può dirlo, più primitiva, più antica, più semplice, più universale.

La Sardegna, che ha mantenuto il nome che aveva fin dai tempi eroici, conserva ancora un gran numero di tratti caratteristici che ricordano le virtù e i consumi degli antichi popoli.

L'ospitalità è allo stesso tempo una tradizione, un gusto e quasi un bisogno per il Sardo.

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Castello di Padulazza

Partendo da Terranova scorsi sulla città della montagna le varie rovine del castello di Padulazza, maniero feudale che risale al XIII secolo.

Le rovine degli antichi castelli della Sardegna sono infinitamente più considerevoli e meglio conservate che in Corsica.

La superba dominazione aragonese o spagnola non ambiva affatto, né cercava di cancellare, come l’invidiosa oppressione di Genova, le tracce nazionali del passato della Sardegna.

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Limbara

I monti del Limbara, una delle più alte catene di montagne della Sardegna il cui picco principale, il Giugantino, s’innalza di 1.217 metri sopra il livello del mare, questi monti che dalla pianura presentano con le loro creste frastagliate un così pittoresco aspetto, sono irrorati da abbondanti sorgenti e da numerosi ruscelli che scendono fino al mare.

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Tempio Pausania

Arrivai a Tempio nel giorno e nel momento dell’ingresso del vescovo appena nominato.

Tutti gli abitanti di questo grosso villaggio erano andati per circa mezza lega incontro al prelato nel corteo, una rumorosa cavalcata indipendente dalle autorità civili e militari, c’erano più di trecento uomini, contadini dalla folta barba armati di fucili e di coltellacci, abati e canonici anch’essi a cavallo, col parapioggia sotto il braccio, benché il tempo fosse molto bello.

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Gallura

La salubrità, la leggerezza dell’aria di Tempio hanno prodotto la salute,

la freschezza, la forza, la bellezza, il coraggio e l’intelligenza degli abitanti, come quelli della Gallura, essi sono a ogni riguardo i più famosi dell’isola.

La generosità e l’onore battono nel cuore di questi montanari.

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Aggius

A un’ora da Tempio, il paese di Aggius situato sul pendio di un’alta collina e composto di circa 200 case, è celebre per il senso di rettitudine, il carattere generoso, energico dei suoi abitanti, agricoltori e pastori, e per la piacevolezza delle danze accompagnate da canti o da strumenti.

Tutte le donne filano, non ci sono case senza uno o più telai.

I pastori di Aggius godono d’un certo benessere, possiedono anche fino a un centinaio di vacche, di capre o di pecore e i loro alveari numerosi, ben tenuti, producono l’eccellente e salutare miele amaro della Gallura.

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Castel Doria

Le rovine piramidali di Castel Doria, castello feudale con la cisterna e la torre pentagonale ancora in piedi, s’innalzano pittorescamente in cima a una collina isolata ai piedi della quale scorre il Coghinas, uno dei meno esili corsi d’acqua dell’Isola che, come la Corsica, non ha veri e propri fiumi.

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L'Anglona

Dopo aver lasciato l’insalubre Perfugas, villaggio di 900 abitanti, dormii a Martis, altro paese dell’Anglona, che ne ha 1.100.

L’Anglona fece parte del giudicato del Logudoro, uno de quattro feudi creati e concessi nel 1050 dai Pisani ai capi alleati e alle famiglie genovesi che li aveva aiutati a scacciare i Saraceni e a vendicare i loro saccheggi.

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Sassari

Le vie d’accesso di Sassari sono allo stesso tempo ridenti, graziose e fertili: uliveti e aranceti ornano i suoi campi; ma l’interno non corrisponde affatto a tanto piacevoli esterni.

L’Università, che è la seconda della Sardegna ed è poco differente da quella di Cagliari, fu resa illustre nel passato da professori quali padre Gemelli.

Quest’Università, benché l’insegnamento sia sempre soddisfacente, apprezzabile, non sembra abbia più lo stesso splendore né lo stesso ardore.

La biblioteca non sembra sia molto frequentata; conta solo 5.000 volumi, principalmente di teologia e di giurisprudenza.

Sono custoditi in una piccola borsa nella segreteria dell’Università, dove li ho esaminati.

Il palazzo civico e il teatro, due costruzioni attigue rifatte nello stesso periodo, qualche anno fa, sono abbastanza eleganti.

I palazzi del duca di Vallombrosa e del marchese di San Sebastiano sono i principali, e quasi i soli, della città.

La fontana di Rossello, nella ridente e fertile valle con questo nome, è come il monumento capitale, caratteristico di Sassari, che va fiera del gran numero di fontane limpide, perpetue e gustose che bagnano il suo territorio.

I dintorni di Sassari, piacevoli, ben coltivati, soprannominati un po’ troppo pomposamente l’Eden sardo, hanno contribuito alla reputazione della città.

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Porto Torres

Porto Torres, un tempo villaggio miserabile citato per la sua insalubrità, ha raggiunto una certa importanza e cresce ogni giorno di più in seguito alla creazione della nuova strada centrale  e l’istituzione della dogana.

La popolazione assomma già a quasi 1.300 abitanti.

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Strada centrale della Sardegna

La nuova strada centrale che attraversa l’isola in tutta la sua lunghezza, da Porto Torres a Cagliari, e che deve comunicare con le città principali per mezzo di nuovi raccordi renderà facile e piacevole il viaggio in Sardegna.

Io la percorsi tranquillamente in sei giorni a bordo di un grosso calesse da vetturino, con le soste d’uso; e salvo per gli alberghi, che non esistono, avrei potuto credermi su una strada d’Italia.

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Codrongianos

A un’ora appena da Sassari la Scala di Giocca offre un piacevolissimo panorama. 

A un’ora e mezza della strada, su un poggio della pianura di Campo Mela, il piccolo villaggio di Cargeghe di soli 400 abitanti.

La vicina fontana di San Martino è celebre per la sua acqua minerale.

Codrongianos conta 1.474 abitanti.

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Borutta

Il Monte Santo deve il nome a due chiesette che stanno lì in cima e che nel passato appartenevano ai Benedettini.

Dopo aver lasciato il piccolo e povero villaggio di Borutta, di 500 abitanti, e scalato rovine e rocce ricoperte di muschio e di fiori, arrivai, sulla cima della montagna Ulari, alla chiesa gotica di San Pietro, cattedrale dell’antica Sorres, una delle fiorenti città sarde del Medioevo ora scomparse per i guasti del tempo o dei Barbareschi.

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Torralba

Torralba, ai piedi del monte Pelao, attraversata dalla strada, è oggi nota solo per le eccellenti anguille che gli abitanti pescano nel fiume vicino.

Questo miserabile villaggio di 1.150 abitanti fu nel passato una fiorente città episcopale, distrutta alla fine del governo nazionale dei giudici, quando la Sardegna divenne preda dei Barbareschi.

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Bonorva

Bonorva, ricco e grosso paese di montagna che ha 4.562 abitanti, si trova a mezza costa, al riparo, a mezzo miglio di distanza dalla strada che, si dice, sarebbe stato più breve farci passare.

Nonostante i mezzi d’istruzione, l’incivilimento del paese non sembra affatto progredire.

Mille rustici pregiudizi contaminano il paese; essi credono agli indovini, ai sogni, alle apparizioni, si regolano in base al suono delle campane, al volo degli uccelli, agli ululati dei cani e ai segni casuali della candela.

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Macomer

Sulla montagna di Monte Muradu sorge il villaggio di Mulargia, l’antica Molaria, citata dell’Itinerario di Antonino. 

Macomer, un grosso borgo di 1.564 abitanti il cui nome in francese sembra così volgare, era l’antica Macopsisa.

La nuova strada sale lungo le rocce scoscese: essa s’incontra con la via romana e attraversa un’enorme rupe, d’una bella pietra vulcanica che la forza del popolo-re non ha potuto perforare.

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Bosa

Bosa, circondata da montagne, in una ridente e fertile valle a un miglio dal mare, è pittoresca, ma l’aria umida, viziata, concentrata, la rende malsana.

Qust’insalubrità è aggravata dalle esalazioni del corso d’acqua, detto fiume Bosa, l’antico Temus, che serve a macerare il lino e dove si gettano le acque delle concerie, delle fabbriche d’olio e le immondizie.

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Bortigali e Abbasanta

Vicino a Macomer, dall’altra parte della strada, c’è il villaggio di Bortigali, circondato da colline sopra le quali domina il monte di Santu Padre, uno dei più alti della catena del Marghine e che presenta l’aspetto di una piramide tronca.

Nei pressi Abbasanta (acqua santa) al cui interno la nuova strada si ricongiunge alla via romana.

Il paese, irregolare e mal costruito, offre un ammasso di piccole case, ognuna col suo giardino.

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Regia Tanca

L’errore della mia guida mi lasciò tutto il tempo d’ammirare la vasta e bella recinzione della Regia Tanca, regia stazione di monta equina.

Io trovai la Regia Tanca in piena decadenza.

Questa riserva di stalloni dei re d’Aragona, ornata all’ingresso e i diversi altri punti dai loro stemmi, non presenta ormai che alcune costruzioni poco estese e degradate: duecento cavalli giovani e vecchi erano stati venduti un mese prima a un prezzo bassissimo e una parte dell’azienda doveva essere messa all’asta all'indomani della mia visita.

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Paulilatino e Bonarcado

Paulilatino, in passato uno dei più insalubri paesi dell’Isola, dimostra quali potrebbero essere i felici risultati dei lavori di bonifica in Sardegna.

Questa esemplare bonifica fu opera della popolazione diretta dal parroco Cossu il cui nome e l’esempio meritano d’essere ricordati.

A un quarto d’ora da Paulilatino c’è il pozzo sacro di Santa Cristina, curioso per la forma e la struttura straordinaria.

Bonarcado, un villaggio di circa 1.200 abitanti, è una delle antiche città decadute della Sardegna.

L’ultima peste che infierì nell’Isola affrettò il declino di Bonarcado.

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Milis e la foresta d'aranci

Fu il primo giorno del mese di maggio, con un tempo magnifico, che visitai gli orti, o piuttosto la foresta, d’aranci di Miles, quest’ornamento della Sardegna che conta più di 50.000 alberi e la cui vicinanza mi fu annunciata da una brezza profumata.

Questo bosco, cinto da colline che lo riparano e di cui ho attraversato per parecchie ore l’ombra deliziosa e i folti boschi cedui, era allora animato dal canto degli uccelli e dal mormorio dei mille piccoli ruscelli che bagnano alla radice questi alberi sempre assetati.

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Bauladu e Fordongianus

Bauladu, un villaggio con più di 500 abitanti, ai piedi di un monte vulcanico, trae il nome dal largo guado che attraversa la strada per Milis.

Il suolo è umido, la vegetazione bella e il vino, già buono, potrebbe, se fatto meglio, diventare eccellente.

Fordongianus, l’antico Forum Trajani, costruito ai piedi dei monti della Barbagia allo scopo di sorvegliare la turbolenta indipendenza dei montanari, è celebre per le terme.

Oggi suscita un interesse misto a tristezza.

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Campidano di Oristano

A un miglio da Oristano si varca il Tirso su un ponte che ha il nome della città.

Una leggenda popolare racconta che fu costruito in una notte dal diavolo per ordine dell’ultimo marchese  di Oristano, col quale si intendeva molto bene, ma l’ingegnere infernale, per la troppa fretta, non ebbe il tempo di mettere le due pietre che mancano.

L’arcata centrale è elevata, audace.

Le lunghe pianure coltivate e fertili del Campidano di Oristano, con i loro numerosi palmizi, le alte siepi di fichidindia e il loro cielo di fuoco sono allo stesso tempo la Beauce e l’Africa.

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Oristano

Oristano, grande città decaduta, conta appena 6.000 abitanti.

La sua fondazione risale all’anno 1070, dopo le disastrose invasioni dei Saraceni e l’abbandono dell’antica Tharros.

Essa divenne la capitale del giudicato d’Arborea, il più importante dei quattro giudicati feudali istituiti dai Pisani: sopravvisse agli altri tre e costituì l’epoca brillante degli annali sardi nel Medioevo.

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Cabras

Cabras, grosso paese di 2.430 abitanti, a un miglio dal mare e a tre da Oristano, è celebre per la straordinaria bellezza e longevità degli abitanti, tra i quali non sono per nulla rari i centenari, e soprattutto per pittoreschi costumi delle contadine.

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Mare de Pontis

Il vasto lago di Pontis, detto Mare de Pontis, attiguo al mare, la cui brezza rinfresca l’aria infiammata di Cabras, produce una pesca abbondante di anguille, d’enormi margini, le cui uova insaccate dette bottarghe, sono una pietanza squisita, e soprattutto di quei pesciolini argentati detti oiji, presi al sole d’inverno e in quantità così prodigiosa che anche i più poveri ne mangiano a sazietà.

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Uras e Sardara

Il paese di Uras è celebre per la battaglia che Leonardo d’Alagon, marchese di Oristano, vinse nel 1470 contro il terribile viceré Carroz.

Per la prima volta in Sardegna vi si fece uso dei cannoni.

Il villaggio di Sardara conta 2.100 abitanti, ottimi agricoltori.

Una considerevole quantità di pietre vulcaniche ne ricopre il suolo, senza nuocere alla sua fertilità.

Sardara deve la sua reputazione soprattutto alle acque termali che, per quanto siano le più frequentate della Sardegna, mancano di uno stabilimento.

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Sanluri

Sanluri, un grosso paese di 3.460 abitanti, è celebre nella storia del Medioevo.

Il suo vecchio castello fortificato, ben conservato, e le muraglie in rovina ricordano la vittoria di don Martino il giovane, re di Sicilia.

La lunga pianura di Sanluri, occupata ogni tanto di qualche boschetto di palme e da siepi di fichidindia, passa per una delle più feconde e delle meglio coltivate dell'Isola.

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Cagliari

L’entrata di Cagliari, dal bel sobborgo di Stampace, è imponente.

Le strade principali sono larghe, pulite, ben lastricate e se non fosse per la ripidezza della salita sarebbero carrozzabili.

Cagliari, con le sue case ben costruite, i suoi 25.769 abitanti e gli abbellimenti fatti, deve considerarsi oggi al primo posto tra le città d’Italia di secondo ordine.

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Bonaria

L’antico borgo di Bonaria deve la sua fondazione a don Alfonso d’Aragona, mentre stringeva d’assedio, nel 1324, Cagliari difesa dai Pisani; voleva che il suo governatore si stabilisse in questa solida e salubre posizione; la città nascente ottenne il rango e i privilegi della capitale ed egli contava di farne la seconda Barcellona.

In quel punto, ormai, c’è solo lo splendido convento dei padri della Mercede, in riva al mare, in bella vista.

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La torre dei segnali e la Grotta dei Palombi

La torre dei Segnali, una specie di forte munito di cannoni, offre una veduta tra le più estese della costa.

Secondo una canzone popolare, da lì si avvisterebbe l’Africa.

La vasta grotta dei Palombi, una specie di colombaia naturale, è curiosa da visitare, sebbene per la sua posizione non è sia troppo facile da raggiungere.

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Castello di San Michele

Il castello di San Michele, a nord di Cagliari, sulla cima di una montagna, pittoresco per le sue torri in rovina, fu costruito dai Pisani nello stesso posto di una certosa.

Non appena i pisani capitolarono lo occuparono gli Aragonesi e divenne il sinistro maniero della famiglia Carroz.

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Pirri

Pirri, un bel villaggio ben costruito, con 1.259 abitanti, è citato per il suo vino e i bei costumi delle contadine.

Ci sono andato per vedere danzare il famoso ballo tondo, il ballo nazionale, voluttuoso per il modo di unirsi e soprattutto di stringersi la mano, poiché la dama posa il braccio sul braccio destro del cavaliere, tenendosi a lui.

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Selargius

Gli abitanti del villaggio di Selargius sono 2.186, ortolani intelligenti, suppliscono all’aridità del terreno con l’acqua dei pozzi ottenendo frutta e ortaggi non meno saporiti e non meno apprezzati di quelli dei terreni migliori.

Partecipai alla festa della Madonna chiamata Itria o Odigitria, una Madonna molto venerata in Sardegna e che, si dice, venga da Costantinopoli.

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Quartu Sant'Elena

All’indomani della festa di Selargius, cominciava, il 21 maggio, quella di Quartu, un grosso paese di 6.000 anime, bello e pulito.

Il mese di maggio in Sardegna è una festa perpetua.

Sette giorni dopo la festa di Sant’Elena a Quarto si celebrava, con non minore pompa su una collina vicina al mare, una festa con un altro nome omerico: quella di San Priamo, che fu un martire sardo, ma che doveva soffrire meno del Priamo ai piedi di Achille.

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Stagno di Cagliari

Il grande stagno di Cagliari ha una circonferenza di venti miglia ed è poco profondo.

L’isoletta, la principale delle cinque isole, possiede, possiede una chiesa dedicata ai santi Siriaco e Giuda.

Le undici peschiere sistemate nello stagno occupano 42 barche e 46 uomini, senza contare i bambini che setacciano il fondo per cercare le arselle.

Lo stagno abbonda di muggini, di tartarughe e di gamberi.

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Capoterra

A mezza costa, vicino al mare e allo stagno, a due ore e mezza da Cagliari, c’è Capoterra, un villaggio di 800 abitanti, sporco, brutto, scomodo, il quale non merita per niente di essere visitato se non in occasione della festa della Vergine del Rosario, nella prima domenica del mese di maggio.

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Orri

Orri, dominio del marchese di Villahermosa, è stata paragonata a una villa italiana; ma al contrario della solitudine e dell’abbandono della maggior parte di queste ville.

Orri è una fattoria modello e allo stesso tempo una scuola pratica di orticoltura.

Più di 18.000 mandorli e 10.000 ulivi hanno attecchito benissimo a Orri.

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Pula

Pula, luogo affascinante, in riva al mare, conta 1.193 abitanti; possiede orti belli e fertili, con diverse, ridenti specie d’alberi; ci sono gli aranci, i ciliegi, gli Ulivi e i piccoli gruppi di palme.

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Siliqua

Siliqua, grande villaggio di 1.920 abitanti, è citato per la forza e la bella parvenza dei suoi buoi di lavoro; infatti questo bell’aspetto non è comune ad altri buoi da lavoro della Sardegna.

Il castello di Siliqua, costruzione militare dell’epoca dei giudici e celebre nella storia, aveva il felice nome di Gioiosa Guardia; pittoresche sono le sue enormi rovine in cima a una rupe elevata.

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Iglesias

Iglesias conta 4.780 abitanti.

Nonostante l’orribile sporcizia, questa città mi ha lasciato un caro ricordo per il fascino dei dintorni e per l’ospitalità del vicario generale, il canonico Lebiu, un uomo buono, istruito, educato a spese dello Stato come risarcimento della coraggiosa condotta del padre, degno di una migliore sorte.

Molte abbondanti fontane potrebbero servire a rendere meno sporca la città.

Un acquedotto pisano porta ancora quest’acqua eccellente fino al centro della città, fatto raro in Sardegna, dove le sorgenti e le fontane sono ovunque al di fuori delle mura.

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Miniera di piombo di Monteponi

A una lega da Iglesias sono stato a vedere l’antica miniera di piombo di Monteponi.

Questa miniera sfruttata dai Cartaginesi e dai Romani, abilmente ripresa dai Gesuiti nel secolo scorso e dopo trascurata, ceduta in seguito all’industria privata e, screditata, di nuovo sfruttata per conto dello Stato, deve la sua ripresa alle capacità e all’impegno del cavalier Mamelli, direttore delle miniere della Sardegna.

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Isola di San Pietro e Carloforte

L’isola di San Pietro, di circa 16 miglia quadrate, presenta un ammasso di ripidi scogli, di piccole e aspre colline disseminate di cespugli e boschetti di pini.

Questi alberi servono per costruire le barche, e i cespugli al riscaldamento degli abitanti.

I primi abitanti di San Pietro, fino ad allora disabitata e covo dei Barbareschi, furono degli emigrati genovesi, dei pescatori di corallo di Tabarca, isoletta che sta di fronte e vicina alla costa Africana.

Carloforte, così chiamato dal re Carlo Emanuele III, suo fondatore, è un borgo fortificato in riva al mare ed è pulito, costruito bene: ricorda le graziose città della riviera di Genova.

Gli abitanti parlano il genovese e sono in prevalenza marinai dediti come i loro antenati alla pesca del corallo e del tonno.

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Isola Piana

L’isola Piana, chiamata così per la superficie uniforme, è una roccia di due miglia, a est e vicina a San Pietro; ha la magnifica tonnara del marchese di Villamarina, un vero palazzo con una chiesa, i cappellani e gradi e belle costruzioni da cui traspare un certo lusso aristocratico.

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Penisola di Sant'Antioco

L’isoletta di Sant’Antioco, fu certamente una delle numerose colonie fondate in Sardegna dai Cartaginesi.

Nessun altro popolo fu posseduto altrettanto dalla mania di colonizzazione.

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Calasetta

Sono approdato nel villaggio di Calasetta, sulla punta della penisola di Sant’Antioco, in fondo a un piccolo golfo.

Creato nel 1769 da una colonia di Tabarchini e di Piemontesi, questo villaggio ha conservato la stessa lingua e la stessa pulizia degli abitanti dell’isola di San Pietro negli abiti, nei mobili e nelle case.

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Sant'Antioco

A Sant’Antioco vi sono le tracce visibili di una grande città.

Gli studiosi tendono oggi a collocare Sant’Antioco nel sito dell’antica e potente Sulci, città municipale dei Romani, che diede il nome a questa parte dell’Isola, Sulci, e che in quanto sostenitrice di Pompeo, fu distrutta da Cesare, che in questo caso non applicò clemenza alcuna.

Il grande villaggio attuale, che ha più di 1.000 abitanti, si costruisce e si pavimenta con pietre dell’antica città.

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Villasor e Villacidro

Il villaggio di Villasor ha un castello con merlature il cui primo piano serve da prigione.

Ai piedi della collina detta in sardo succura d’acqua cotta, nella pianura, scorre il ruscello bollente, solforoso, dove si feltra il tipico panno che nel paese è chiamato orbai.

Villacidro, un grosso villaggio di 7.000 anime, prende il nome dalla grande quantità di cedri che produce.

La posizione elevata, le valli rinfrescate dai molti ruscelli e coltivate ad alberi da frutta, ne fanno un luogo tra i più piacevoli e salubri dell’isola.

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Ales

Ales, lungo borgo non industrioso, pieno di mendicanti, insalubre, con strade selciate e orribilmente fangose in inverno e polverose in estate, non ha neppure 1.200 abitanti: deve l’onore d’essere un arcivescovado alla sua cattedrale, un tipo di monumento che è sorprendente trovare in un luogo così modesto.

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Aritzo

A 20 miglia da Oristano, Aritzo, grande, salubre e interessante paese montano, con una larga strada centrale lunga più di un miglio, conta 1.900 abitanti.

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Arzana e Baunei

Il borgo di Arzana, di 1.500 abitanti, gode di una certa fama per i suoi formaggi, i migliori dell’Isola grazie al modo in cui sono fatti e agli ottimi pascoli.

L’aria del borgo è salubre.

Vicino al capo e alla montagna del monte Santo c’è Baunei che ha più di 1.400 abitanti, in gran parte segatori di assi o carpentieri.

Si dice che questo villaggio sia stato fondato nel X secolo da un capraio; della sua casa restano tracce che vengono ancora religiosamente mostrate.

Tutto il paese sembra rimasto così come era all’origine, poiché le strade non sono altro che un montuoso labirinto di capanne e di una specie di tane.

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Belvì e Atzara

Belvì, un antico villaggio decaduto che nel medioevo dava il nome alla Barbagia centrale, oggi non conta più di 800 abitanti.

Pare avvolto in una delle ripidi pieghe rocciose della montagna.

Le fornaci di calce, di tegole e mattoni costituiscono l’industria principale di questi montanari.

Atzara, in fondo a un’umida valle, trae il nome dall’aspetto della vicina montagna di Sa Costa, il cui dorso sottile è parso, nell’immaginazione sarda, somigliante al taglio d’una scure, chiamata in lingua locale azza.

In questo villaggio agiato, si produce in quantità considerevole un vinello che basta non solo alle copiose libagioni che si fanno sul posto, ma anche al consumo dei paesi vicini.

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Bolotana

Bolotana, un grande villaggio situato ai piedi e sulle pendici dei Monti del Marghine, conta 3.200 abitanti, artigiani, pastori e agricoltori.

La bella via di San Salvatore, la più frequentata, un vero Corso, diventa spesso teatro dei divertimenti popolari, delle danze, dei canti, delle corse e delle mascherate.

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Burgos

Il villaggio di Burgos ha solo 500 abitanti, allevatori o pastori che qui non hanno la noncuranza e la tendenza distruttrice della vita pastorale moderna, perché quando non sono occupati a sorvegliare il gregge sanno usare molto bene la zappa e coltivare le vigne e gli orti.

Vicino, sulla cima di un’alta collina, s’innalzano le mura e la torre in rovina dell’antico castello del Goceano, fondato verso il 1134 da Gonario il santo, giudice del Logudoro.

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Bottidda e Bono

Una strada difficile porta a Bottidda, in una fertile valenza ai piedi del monte Corona, chiamato così per un nuraghe costruito in cima e che pittorescamente lo cinge come una corona.

Questo villaggio in preda alle vendette non arriva neppure a 600 abitanti; sempre armati, essi commettono frequenti omicidi.

Bono, grande paese, ha un aspetto piacevole e pittoresco.

I suoi 2.600 abitanti, attivi, intelligenti, onesti, sono brave persone, ma poco industriose.

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Benetutti

Benetutti, villaggio di 1.500 abitanti, insalubre, infelicemente situato ai piedi di una rupe che, quando d’estate è colpita dai raggi del sole, ne fa una fornace, deve il suo bel nome alla virtù delle sue acque sulfuree.

Queste acque, dette di San Saturnino, efficaci contro le malattie polmonari ed epatiche, sgorgano da un gran numero di sorgenti e variano dai 15 ai 40 gradi.

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Bitti

Bitti, uno dei punti più elevati dell’Isola, in mezzo ai boschi, su un picco che taglia una larga vallata, molto salubre, è costruito ad anfiteatro e a forma di triangolo.

Malgrado questa bella apparenza le strade sono strette, tortuose, quasi impraticabili, e le case di granito piccole.

Si vuole che Bitti, che in sardo significa cerbiatto, debba il suo nome al fatto che uno di questi animali sarebbe stato ucciso vicino alla fonte da un contadino dell’antico villaggio.

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Pattada e Buddusò

Pattada, un villaggio di 3.050 abitanti, ha lo stesso aspetto, la stessa singolarità di costumi, di ubicazione e di linguaggio di Bitti.

Buddusò, un villaggio che sorge su un altopiano elevato, orlato a mezzogiorno da rocce di granito ed esposto a tutti i venti, conta 2.200 abitanti.

Questo paese deve la sua principale ricchezza alle api che danno un eccellente ed energetico miele amaro, prodotto dai fiori dei corbezzoli, dei mirti, dei tassi, dei pini e dei ginepri del Montenero.

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Ozieri

Ozieri è costruito ad anfiteatro in seno alla catena del monte Acuto e appare come il cratere dei monti che lo circondano e che abbondano di marmo.

Sorge su otto colline e ha una pittoresca, straordinaria posizione.

Questo vasto paese di pastori, molto salubre, che dopo Cagliari e Sassari era il luogo più popolato della Sardegna, ha le case grandi, solide, che per la maggior parte appartengono a opulenti pastori, una classe media rustica, vestita secondo la maniera e i tessuti del paese dove è più influente degli stessi cavalieri.

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Bisarcio

Ai confini del campo d’Ozieri, sui fianchi di una lunga collina, c’è Bisarcio, città episcopale fiorente nel Medioevo e completamente abbandonata verso la metà del secolo scorso, senza dubbio a causa dell’insalubrità.

Oggi a Bisarcio rimane in piedi solo l’antica cattedrale di Sant’Antioco salvata dalla devozione popolare e sempre molto venerata.

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Ardara

Il piccolo e povero villaggio di Àrdara, diventato malsano per l’acqua stagnante, per i cumuli d’immondizie e di concime esposti all’ardore del sole, che ha una sola strada praticabile, settanta case e 230 abitanti, fu nel passato la capitale del Logudoro e la residenza dei giudici.

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Thiesi e Bonnanaro

Thiesi, un bel villaggio di 2.754 abitanti, mi ha lasciato dei piacevoli ricordi per la cortesia della nobile famiglia Grondona che mi ospitò e per la bellezza della vicina grotta di Monte Maggiore, una delle più notevoli della Sardegna.

Bonnanaro, un villaggio di 1.000 abitanti, si estende ai piedi del monte Pelao le cui pendici e le colline sono cariche di vigne capaci di produrre dodici qualità d’uva eccellente.

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Bessude

Nonostante le difficoltà e i pericoli, quasi, della strada, andai da Thiesi al piccolo e antico villaggio di Bessude, situato in una valle in seno al monte Pelao e che ha un po’ più di 600 abitanti.

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Alghero

La prima fondazione di Alghero da parte dei Doria risale al 1102.

Dopo, nel 1354, fu occupata da una colonia catalana.

Questa graziosa città pulita, comoda, ben costruita, ha conservato l'operosità, l’attivismo, l’allegria e la lingua della madrepatria.

Il porto di Alghero è oggi molto meno frequentato che nel passato e il commercio sembra decadere a vantaggio di quello di Porto Torres e dei suoi rapporti con Genova.

Il porto non è più visitato neppure dai Catalani e annualmente riceve appena una cinquantina di navi sarde, francesi, napoletane e toscane.

La pesca del corallo ad Alghero è cominciato prima del 1372, ma fu interrotta dagli Algheresi, non si sa per quale ragione, poiché il corallo di Alghero è abbondante ed è uno dei migliori del Mediterraneo.

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