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Viaggio in Magna Grecia: Metaponto e le Tavole Palatine


Continua il nostro soggiorno tarantino e con altre 6 pagine iniziamo ancora passeggiando per Taranto tra osservazioni e considerazioni sulla vita quotidiana dei Tarantini, su come passano le loro giornate: popolo meridionale dall’abitudine di desinare in ore tarde, di non leggere e di donne quasi invisibili se non la domenica quando, vestite in nero si recano alla Messa, silenziose, occhi a terra, testa bassa. Poi, per caso ci imbattiamo in 20 metri di un’antica strada che, seppur abbandonata e non percorsa, è ben conservata nel tracciato scavato nella nuda roccia; una strada che dal mare portava a Tarentum, o Taras, e forse all’ancor più antica città fenicia. Giunti alla fine della strada ci godiamo una stupenda veduta della città, del mare e dello sfondo montuoso. Arrivati alle ultime sere godiamo di splendidi tramonti tra i pensieri e domande su cosa ci attende nei paesaggi sconosciuti attraverso i quali dovremo ancora viaggiare: vista la lunghezza della Costa Jonica molte saranno le nostre tappe. Bello sarebbe stato mettersi uno zaino in spalla e proseguire a piedi, ma potevamo solo andare col treno in località dove poter trovare vitto e alloggio, e la prima delle fermate sarà in Basilicata: Metaponto e forse, visto l’orario antelucano [simpatica coincidenza, la Basilicata è detta anche Lucania] del treno l’ipotesi potrebbe essere anche di fare poche ore di sosta e rimetterci in viaggio per sera.

Naturalmente, come avviene spesso anche oggi, l’orario previsto per il treno non è quello reale e come sempre, l’arrivo a Metaponto di prima mattina, impone un fermo di un paio d’ore a far nulla. Si aggiunga a quanto detto, che Metaponto è solo una Stazione Ferroviaria in mezzo al nulla e che quando, passate le due ore, chiediamo un mezzo per girare i dintorni apprendiamo che non esistono né autovetture né quadrupedi con sella, quindi non rimane che fare ciò che avevamo sognato, purtroppo, andare a piedi, attraverso campi arati per la semina del grano per raggiungere alcuni reperti archeologici nei dintorni: un ricordo delle guerre coi Saraceni, la reliquia di Metaponto, la Tavola dei Paladini, un Tempio di cui allora erano ben visibili 2 file di colonne coi capitelli, architrave e basamento [le Tavole Palatine sono i resti di un Tempio Dorico periptero esastilo del 600 a.C. dedicato alla Divinità Greca Hera; il tempio, posto in prossimità del Fiume Bradano, era legato a un Santuario extraurbano, del quale è emerso il muro del Temenos e resti di un altare più antico]. Incontrarlo, mistico, isolato e appartato nell’assoluto silenzio, allora come oggi, con un boschetto di eucalipti vicino, fa l’effetto simile al pathos dei Templi di Paestum. Una magnifica giornata in ozio a goderci la dolce brezza sotto un cielo azzurro sereno, pensando a Pitagora che qui morì e che ci seguirà anche nella nostra tappa seguente: Cotrone, la passata e presente Crotone, il luogo dalla salubrità unica dove nacque una scuola medica che dette gloria alla Magna Grecia.

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