Post in evidenza

AudioLettura del libro: La lunga strada di sabbia


La lunga strada di sabbia

di Pier Paolo Pasolini


INDICE - ITINERARIO DEL VIAGGIO


Liguria dal Confine al Golfo dei Poeti (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


Dalla Toscana della Versilia al Lazio (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


Da Ostia a Napoli (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


Da Napoli a Vallo Lucano e Maratea (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


Da Villa San Giovanni a Siracusa e Pachino (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


Da Reggio Calabria a Taranto e la costa pugliese fino al Gargano (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


L’Abruzzo e le Marche da Francavilla a Senigallia (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


L’Emilia Romagna da Rimini a Porto Corsini verso Chioggia (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


Da Venezia a Trieste (vai all'articolo a leggere, ascoltare, vedere)


Se vuoi ascoltare i podcast dei capitoli clicca qui sotto (ricorda che l'ordine dei capitoli è quello che trovi qui sopra)


Powered by RedCircle

RECENSIONE DEL LIBRO


È l’estate 1959, per la rivista Successo, Pier Paolo Pasolini percorre nei 3 mesi estivi di giugno, luglio e agosto, gli 8.000 Km di coste italiane al volante di una Fiat 1100 per realizzare «La lunga strada di sabbia» un ampio racconto dell’Italia tra cambiamento e tradizione, vacanza borghese e residui di un dopoguerra difficile.

Un documento unico per tornare a conoscere l’arte di un grande scrittore e intellettuale e riscoprire il forte legame che lo univa al nostro paese.


Parte da Nord da Ventimiglia al confine con la Francia e giù giù verso Sud per tutta la Costa Tirrenica; poi, anche lui, ancora una volta, dopo essere arrivato a Maratea in Basilicata, salta a piè pari la Calabria arrivando a Villa San Giovanni solo come trampolino per raggiungere la Sicilia di cui comunque raggiungerà solo Siracusa e dintorni.

Poi un salto, nuovamente in Calabria lungo la costa Ionica, in coprendo in un giorno l'itinerario della Strada Statale 106 oggi rinominata E 90 come strada di rilevazione nazionale europea (solo a parole in quanto ancora a sole due corsie) da Reggio Calabria a Taranto risalendo poi verso nord su su lungo la costa Adriatica per finire a Trieste sul confine ex Austro Ungarico poi ex Jugoslavo.

Un documento unico per tornare a conoscere l’arte di un grande scrittore e intellettuale, riscoprendo il forte legame che lo univa al nostro paese.

Un diario fatto di appunti sparsi di sguardi immediati e racconti sinestetici, impressioni, pensieri, immagini sinestetiche, simili ad istantanee fotografiche ad una sceneggiatura, a carrellate ed inquadrature di un film.

Un occhio al paesaggio ed uno all'umanità che li vive e l'invade.


Ecco un esempio di scrittura sceneggiatura:

Ischia (Casamicciola) Luglio

[...] Sono felice.

Era tanto che non potevo dirlo:

e cos’è che mi dà questo intimo, preciso senso di gioia, di leggerezza?

Niente.

O quasi.

Un silenzio meraviglioso è intorno a me:

la camera del mio albergo, in cui mi trovo da cinque minuti,

dà su un grosso monte, verde verde, qualche casa modesta e normale.

Piove.

Il rumore della pioggia si mescola con delle voci lontane, fitte, incalcolabili.

La terrazzetta, davanti, è lucida di pioggia, e soffia un’aria fresca. [...]


Un brivido profetico prende il lettore di oggi alla pagina dedicata al litorale romano, dove il poeta venne assassinato:

«Arrivo a Ostia sotto un temporale blu come la morte.

L’acqua svapora, tra tuoni e fulmini. 

I villeggianti sono stretti nei bar, sotto i capanni, con la coda tra le gambe. 

Gli stabilimenti, vuoti, paiono immensi». 


Chiunque voglia aiutami a promuovere il territorio italiano, può supportarmi !

Offrendomi un contributo liberale (donandomi anche solo 1 €) a sostegno del mio lavoro cliccando sul bottone sottostante.



AUTORE


Pier Paolo Pasolini nasce il 5 marzo del 1922 a Bologna

Primogenito di Carlo Alberto Pasolini, tenente di fanteria, e di Susanna Colussi, maestra elementare. 

Il padre, di vecchia famiglia ravennate, di cui ha dissipato il patrimonio, sposa Susanna nel dicembre del 1921 a Casarsa. 

Dopodiché gli sposi si trasferiscono a Bologna.

Lo stesso Pasolini dirà di se stesso: «Sono nato in una famiglia tipicamente rappresentativa della società italiana: un vero prodotto dell'incrocio... 

Un prodotto dell'unità d'Italia. 

Mio padre discendeva da un'antica famiglia nobile della Romagna, mia madre, al contrario, viene da una famiglia di contadini friulani che si sono a poco a poco innalzati, col tempo, alla condizione piccolo-borghese. 

Dalla parte di mio nonno materno erano del ramo della distilleria. 

La madre di mia madre era piemontese, ciò non le impedì affatto di avere egualmente legami con la Sicilia e la regione di Roma».

Nel 1928 è l'esordio poetico: Pier Paolo annota su un quadernetto una serie di poesie accompagnate da disegni. 

Il quadernetto, a cui ne seguirono altri, andrà perduto nel periodo bellico.


Conclude gli studi liceali e, a soli 17 anni si iscrive alla facoltà di lettere dell'Università di Bologna

Collabora a "Il Setaccio", il periodico del GIL bolognese e in questo periodo scrive poesie in friulano e in italiano, che saranno raccolte in un primo volume, "Poesie a Casarsa".


«… vecchio borgo… grigio e immerso nella più sorda penombra di pioggia, popolato a stento da antiquate figure di contadini e intronato dal suono senza tempo della campana»


Partecipa inoltre alla realizzazione di un'altra rivista, "Stroligut", con altri amici letterati friulani, con i quali crea l' "Academiuta di lenga frulana".

Pasolini tenta di portare anche a sinistra un approfondimento, in senso dialettale, della cultura.


Scoppia la seconda guerra mondiale, all'indomani dell'8 settembre la famiglia Pasolini decide di recarsi a Versuta, al di là del Tagliamento, luogo meno esposto ai bombardamenti alleati e agli assedi tedeschi, dove insegna ai ragazzi dei primi anni del ginnasio.

Nel 1945 Pasolini si laurea e si stabilisce definitivamente in Friuli dove trova lavoro come insegnante in una scuola media di Valvassone, in provincia di Udine.


Nel 1947 comincia la sua militanza politica avvicinandosi al PCI (Partito Comunista Italiano), cominciando la collaborazione al settimanale del partito "Lotta e lavoro". 

Diventa segretario della sezione di San Giovanni di Casarsa, ma non viene visto di buon occhio nel partito e, soprattutto, dagli intellettuali comunisti friulani. Le ragioni del contrasto sono linguistiche. 

Gli intellettuali "organici" scrivono servendosi della lingua del 1900, mentre Pasolini scrive con la lingua del popolo senza fra l'altro cimentarsi per forza in soggetti politici. 

Agli occhi di molti tutto ciò risulta inammissibile: molti comunisti vedono in lui un sospetto disinteresse per il realismo socialista, un certo cosmopolitismo, e un'eccessiva attenzione per la cultura borghese.


Questo, di fatto, è l'unico periodo in cui Pasolini si sia impegnato attivamente nella lotta politica, anni in cui scriveva e disegnava manifesti di denuncia contro il costituito potere democristiano.


Il 15 ottobre del 1949 viene segnalato ai Carabinieri di Cordovado per corruzione di minorenne avvenuta, secondo l'accusa nella frazione di Ramuscello: è l'inizio di una delicata ed umiliante trafila giudiziaria che cambierà per sempre la sua vita. 

Dopo questo processo molti altri ne seguirono.


È un periodo di contrapposizioni molto aspre tra la sinistra e la DC, e Pasolini, per la sua posizione di Intellettuale Comunista ed anticlericale rappresenta un bersaglio ideale. 


Espulso dal PCI, perde il posto di insegnante, e si incrina momentaneamente il rapporto con la madre. 

Decide allora di fuggire da Casarsa, dal suo Friuli spesso mitizzato e insieme alla madre si trasferisce a Roma.

I primi anni romani sono difficilissimi, proiettato in una realtà del tutto nuova e inedita quale quella delle Borgate Romane; sono tempi d'insicurezza, di povertà, di solitudine.

Pasolini, piuttosto che chiedere aiuto ai letterati che conosce, cerca di trovarsi un lavoro da solo. 

Tenta la strada del Cinema, ottenendo la parte di generico a Cinecittà, fa il correttore di bozze e vende i suoi libri nelle bancarelle rionali.


Sono gli anni in cui, nelle sue opere letterarie, trasferisce la mitizzazione delle campagne friulane nella cornice disordinata della borgate romane, viste come centro della storia, da cui prende spunto un doloroso processo di crescita. 

Nasce insomma il mito del sottoproletariato romano.


Nel 1954 abbandona l'insegnamento, si stabilisce a Monteverde Vecchio e pubblica il suo primo importante volume di poesie dialettali: "La meglio gioventù".

Nel 1955 viene pubblicato da Garzanti il romanzo "Ragazzi di vita", che ottiene un vasto successo, sia di critica che di lettori. 

Il giudizio della cultura ufficiale della sinistra, e in particolare del PCI, è però in gran parte negativo. 

Il libro viene definito intriso di "gusto morboso, dello sporco, dell'abbietto, dello scomposto, del torbido.."


La passione per il Cinema lo tiene comunque molto impegnato. 

Nel 1957, insieme a Sergio Citti, collabora al film di Fellini, "Le notti di Cabiria", stendendone i dialoghi nella parlata romana, poi firma sceneggiature insieme a Bolognini, Rosi, Vancini e Lizzani, col quale esordisce come attore nel film "Il gobbo" del 1960.

In quegli anni collabora anche alla rivista "Officina".

Nel 1957 pubblica i poemetti "Le ceneri di Gramsci" per Garzanti e, l'anno successivo, per Longanesi, "L'usignolo della Chiesa Cattolica". 

Nel 1960 Garzanti pubblica i saggi "Passione e ideologia", e nel 1961 un altro volume in versi "La religione del mio tempo".


Nel 1961 realizza il suo primo film da regista e soggettista, "Accattone" che viene vietato ai minori di anni 18 e suscita non poche polemiche alla XXII Mostra del Cinema di Venezia. 

Nel 1962 dirige "Mamma Roma". 

Nel 1963 l'episodio "La ricotta" (inserito nel film a più mani "RoGoPaG"), viene sequestrato e Pasolini è imputato per reato di vilipendio alla Religione dello Stato. Nel 1964 dirige "Il vangelo secondo Matteo"; nel 1965 "Uccellacci e Uccellini"; nel 1967 "Edipo re"; nel 1968 "Teorema"; nel 1969 "Porcile"; nel 1970 "Medea"; tra il 1970 e il 1974 la triologia della vita, o del sesso, ovvero "Il Decameron", "I racconti di Canterbury" e "Il fiore delle mille e una notte"; per concludere col suo ultimo "Salò o le 120 giornate di Sodoma" nel 1975.


Il Cinema lo porta a intraprendere numerosi viaggi all'estero: nel 1961 è, con Elsa Morante e Moravia, in India; nel 1962 in Sudan e Kenia; nel 1963 in Ghana, Nigeria, Guinea, Israele e Giordania (da cui trarrà un documentario dal titolo "Sopralluoghi in Palestina").


Nel 1968 è di nuovo in India per girare un documentario. 


Il clima che si respirava in quegli anni, quello della contestazione studentesca, vede Pasolini assumere anche in questo caso una posizione originale rispetto al resto della cultura di sinistra. 

Pur accettando e appoggiando le motivazioni ideologiche degli studenti, ritiene in fondo che questi siano antropologicamente dei borghesi destinati, in quanto tali, a fallire nelle loro aspirazioni rivoluzionarie.


Tornando ai fatti riguardanti la produzione artistica, nel 1968 ritira dalla competizione del Premio Strega il suo romanzo "Teorema" e accetta di partecipare alla XXIX Mostra del Cinema di Venezia solo dopo che gli viene garantito non ci saranno votazioni e premiazioni. 

Pasolini è tra i maggiori sostenitori dell'Associazione Autori Cinematografici che si batte per ottenere l'autogestione della mostra

Il 4 settembre il film "Teorema" viene proiettato per la critica in un clima arroventato in cui l'autore interviene per ribadire che il film è presente alla Mostra solo per volontà del produttore ma, in quanto autore, prega i critici di abbandonare la sala, richiesta che, per altro, non viene minimamente rispettata; la conseguenza è che Pasolini si rifiuta di partecipare alla tradizionale conferenza stampa, invitando i giornalisti nel giardino di un albergo per parlare non del film, ma della situazione della Biennale.


Nel 1970 torna in Africa: in Uganda e Tanzania, da cui trarrà il documentario "Appunti per un'Orestiade africana".


Nel 1972, presso Garzanti, pubblica i suoi interventi critici, soprattutto di critica cinematografica, nel volume "Empirismo eretico".


Nel 1972 decide di collaborare con i giovani di Lotta Continua, ed insieme ad alcuni di loro firma il documentario 12 dicembre. 


Nel 1973 comincia la sua collaborazione al "Corriere della sera", con interventi critici sui problemi del paese che pubblicherà come raccolta in "Scritti corsari".


La mattina del 2 novembre 1975, sul litorale romano ad Ostia, in un campo incolto in via dell'idroscalo, una donna, Maria Teresa Lollobrigida, scopre il suo cadavere che Ninetto Davoli riconoscerà come il corpo di Pier Paolo Pasolini.

Commenti