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Puglia: Otranto la città degli 800 martiri cristiani


Otranto (Uṭṛàntu in dialetto salentino, Δερεντό, traslitterato Derentò in greco salentino) è un comune italiano della provincia di Lecce in Puglia.
Situato sulla costa adriatica della penisola salentina, è il comune più orientale d'Italia: il capo omonimo, chiamato anche Punta Palascìa, a sud del centro abitato, è il punto geografico più a est della penisola italiana.

Dal 16 luglio 2010 il borgo antico è stato riconosciuto come Patrimonio Culturale dell'UNESCO quale Sito Messaggero di Pace.
Fa parte del club de I Borghi più Belli d'Italia

OTRANTO
Regione: Puglia
Provincia: Lecce LE
Altitudine: 15 m slm
Superficie: 77,2 km²
Abitanti: 5.892
Nome abitanti: Otrantini o Idruntini o Derentin
Patroni: Santi Antonio Primaldo e compagni Martiri di Otranto 
Compatroni: San Francesco di Paola, Madonna dell'Altomare
(14 agosto)










Dapprima centro greco-messapico e romano, poi bizantino e più tardi aragonese, si sviluppa attorno all'imponente castello e alla cattedrale normanna. 
Sede arcivescovile e rilevante centro turistico, ha dato il suo nome al Canale d'Otranto, che separa l'Italia dall'Albania, e alla Terra d'Otranto, antica circoscrizione del Regno di Napoli. 


Genius Loci (spirito del luogo)

“Otranto, il punto più a oriente d’Italia, è da millenni una città porto”, dice Predrag Matvejevic. 
L’antica città messapica fu greca, romana, bizantina, gotica, normanna, sveva, angioina, aragonese, sempre dialogando con il mare. 
Attraverso le grandi istituzioni monastiche, gli insediamenti rupestri e gli anacoreti, ha aperto la porta alla Grecia, alla Chiesa d’Oriente, alla luce di Bisanzio. 
Otranto è luogo di luce meridiana che acceca e rapisce, luogo di approdi e di uccisioni di mostri: è l’idra che rinasce nelle lame dei turchi che fan rotolare le teste. 
Dai bastioni dei Pelasgi e dell'imponente castello, il mare oggi appare amichevole: porta turisti di ritorno dalla Grecia, immigrati albanesi, non più l’incubo dei Saraceni, il filo di sangue che corre fra pietra e pietra. 
Nella luce della sera, Otranto è l’Oriente trasfigurato, una Gerusalemme d’acqua, un presepe immobile, pacificato con il suo mare.


Origine del Nome (Toponomastica)

Nella dizione locale u(l)tràtum, otràntu, e nel "grico" del Salento derentò, trentò, il toponimo anticamente era Ὑδροῦς (Ὑδροῦντα) in fonti greche, ed Hydruntum, in latino, connesso col nome del corso d'acqua Idro (dal greco ῦδωρ 'acqua' o δρος 'sorgente d'acqua') che sbocca in mare presso Otranto, e che ora è piuttosto un letto di fiume sen'acqua.
Da una forma Hudrentum (in un'iscrizione d'epoca augustea si legge "Hudrentinor(um)") od anche Hydrentum, e non direttamente dal latino Hydruntum, dipendono le forme "griche" salentine, con accentazopne greca τπς δρεντοal genitivo, attestazione di Costantino Porfirogenito (De admin imperio X secolo).
Ciò dimostrerebbe, secondo Alessio 1952, che questa forma del nome si è creata in epoca bizantina, mentre Rohlfs 1972, sostiene che risale all'età antica e che rappresenta un elemento a sostegno della continuità greca nel Salento.
Quanto al tipo Otranto, dipende dal latino Hydruntum, attraverso Idrunta, cfr. Idrontum nella Tabula Peutingeriana (secolo IV), Ydrontus in Guidone (secolo VII circa)

Dialetto

A Otranto si parla il dialetto salentino (salentinu), dialetto parlato nell'area comprende l'intera provincia di Lecce, parte del territorio della provincia di Brindisi e la porzione sud-orientale della provincia di Taranto. .
Distinto dall'italiano regionale pugliese, appartiene alla famiglia delle lingue romanze ed è classificato fra le varietà di tipo meridionale estremo insieme ai dialetti parlati in Sicilia, nella Calabria centro-meridionale e nel cilentano meridionale.


La storia della lingua salentina è molto complessa ed articolata, carica di influenze linguistiche provenienti dalle popolazioni stabilitesi nel territorio nel corso dei secoli: messapi, spagnoli, francesi, ecc. Di tali popolazioni abbiamo soprattutto testimonianze a livello lessicale e nell'onomastica (molti sono i prestiti dallo spagnolo e dal francese, in particolar modo).

Varie sono le teorie sostenute circa l'origine e lo sviluppo di tale lingua, ma tanti sono anche i disaccordi tra gli studiosi, che ancora non si ha un quadro ben definito della situazione.
Di una cosa, però, si è certi: si tratta di un dialetto derivante da un bilinguismo ben radicato tra lingua romanza (latina) e Lingua greca bizantina. Precisamente, già nel periodo della Magna Grecia, con l'importanza sempre maggiore dell'agricoltura rispetto all'industria, le zone finora rurali acquistano importanza urbana; di conseguenza, si assiste ad una ristrutturazione dei ceti sociali che comporta una ristrutturazione anche a livello linguistico: il greco, lingua volgare parlata solo nelle zone rustiche, entra a far parte della vita urbana, affiancando così il latino (lingua ufficiale) e influenzandolo a livello fonetico, lessicale e morfosintattico.
Tale processo di radicamento linguistico prosegue con l'avvento dell'Impero Bizantino, a partire dal sec. VI. Nascono così il salentino romanzo e il salentino greco-bizantino, frutto di prestiti reciproci dei loro antecedenti (latino e greco) e dirette derivazioni dell'attuale lingua.
Continuano i prestiti e le influenze reciproche tra una lingua e l'altra.


Santi Patroni

Santi Antonio Primaldo e compagni Martiri di Otranto conosciuti anche semplicemente come Martiri di Otranto, sono gli 813 abitanti della città salentina di Otranto uccisi il 14 agosto 1480 dai Turchi guidati da Gedik Ahmet Pascià, per aver rifiutato la conversione all'Islam dopo la caduta della loro città.
Sono stati canonizzati il 12 maggio 2013 da Papa Francesco; erano stati dichiarati beati il 14 dicembre 1771 da Papa Clemente XIV (clicca qui per altre notizie)



San Francesco di Paola (Paola, 27 marzo 1416 - Tours, 2 aprile 1507) è stato un religioso italiano, proclamato Santo da Papa Leone X il 1º maggio 1519.
Eremita, fondatotore dell'Ordine dei Minimi.
Francesco nacque a Paola, in Calabria Citeriore (oggi in provincia di Cosenza), il 27 marzo 1416 da una famiglia proveniente da Cosenza, e ancora prima originaria di Messina.
Il nome venne dato al bambino in onore a San Francesco d'Assisi, per l'intercessione del quale i due coniugi chiesero la grazia di un figlio, pur trovandosi già in età avanzata.
Da bambino, Francesco contrasse una forma grave d'infezione ad un occhio, tanto che i genitori si rivolsero nuovamente all'intercessione del santo d'Assisi.
Fecero quindi voto che in caso di guarigione il piccolo avrebbe indossato per un anno intero l'abito dell'Ordine Francescano.
La malattia si risolse senza quasi lasciare traccia.

Papa Urbano VIII il 23 marzo 1630 lo dichiara Patrono del Regno di Sicilia.
Papa Clemente XII il 6 settembre 1738 conferma questo patronato, poi il 12 settembre lo nomina e il 18 marzo 1739 lo conferma quale Patrono principale del Regno di Napoli, e infine, il 15 luglio 1739, conferma questi patronati come privilegi perpetui.Papa Pio XII il 27 marzo, col Breve "Quod Sanctorum Patronatus", lo proclama "Celeste Patrono dei Marittimi d'Italia".
Nel Breve si dice che viene proclamato Confessore e speciale Patrono Celeste presso Dio delle associazioni proposte alla cura della gente di mare, delle società di navigazione e di tutti i marittimi della Nazione Italiana.
Papa Giovanni XXIII il 22 giugno 1962 lo proclama “Celeste Patrono presso Dio della Calabria”.
1990 - L'UNICEF Lo proclama “Ambasciatore dei bambini e dei giovani di tutta la Calabria”.
È stato patrono del Regno delle Due Sicilie (oggi di Sicilia) ed è compatrono della città di Napoli.
È inoltre il patrono principale della Calabria, dov'è venerato in innumerevoli Santuari e Chiese fra i quali, in particolare, quelli di Paola, Cosenza, Castrovillari, Polistena, Paterno Calabro, Tropea, Spezzano della Sila, Pedace, Terranova da Sibari, Corigliano Calabro, Marina Grande di Scilla, Catona di Reggio Calabria e Sambiase di Lamezia Terme (ove è custodita la reliquia del dito indice di San Francesco) mentre a Oriolo (CS) è custodito l'alluce del Santo.
Attualmente, parte delle sue reliquie si trovano presso il Santuario di San Francesco da Paola, meta di pellegrini, provenienti da tutto il mondo (clicca qui per altre notizie)


Madonna dell'Altomare o dell'Alto Mare, è uno degli appellativi utilizzati dalla Chiesa Cattolica nella venerazione di Maria, madre di Gesù.
Il suo culto è venerato nelle seguenti località: Alliste (LE), nella frazione di Felline; Andria (BT), dov'è ubicato un santuario ed una processione; Maruggio (TA); Mola di Bari; Orta Nova (FG); Otranto (LE), con festeggiamenti la prima domenica di settembre; Palmi (RC), nella frazione di Taureana di Palmi, con festeggiamenti l'ultima domenica di luglio.


Storia

Le immediate vicinanze di Otranto erano abitate probabilmente già dal Paleolitico, certamente dal Neolitico 
V sec. a.C. - Otranto in epoca messapica possiede già una cinta muraria, una porta urbica e delle steli funerarie
I Messapi precedetero i Greci, quindi - conquistata da costoro - entrò nella Magna Grecia.
Le fonti antiche ne attribuiscono la fondazione a coloni cretesi.
Successivamente cadde nelle mani dei Romani, diventando presto municipio.
Nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia.
I reperti archeologici testimoniano di commerci ricchi e frequenti con la Grecia, Creta e tutte le civiltà del Mediterraneo
Il lavoro mercantile e di artigianato locale era molto fiorente, soprattutto nella lavorazione della porpora e dei tessuti.
Era presente ad Otranto una comunità ebraica e ciò fa capire l'importanza commerciale che il centro poteva avere e che andava oltre alle isole Ionie.
Prima che Otranto diventasse colonia romana, esisteva già una complessa rete viaria che metteva in comunicazione la cittadina con il resto del Salento e con la Puglia in genere.
162 la città chiese e ottenne di battere moneta e fu così che venne aperta una zecca, rimasta attiva sino al II secolo d.C. 
Pian piano il porto di Otranto divenne sempre più importante, superando anche quello di Brindisi, consolidandosi in epoca paleocristiana.
L'importanza del suo porto le fece assumere il ruolo di ponte fra oriente e occidente.
Otranto fu centro bizantino e gotico, poi normanno, svevo, angioino e aragonese.
IV sec. a.C. - con la scissione dell’Impero Romano, Otranto aderisce alla compagine orientale: Costantinopoli vi insedia i suoi funzionari e il ruolo della città diviene importante, tanto che gran parte della Puglia, la Calabria e la Basilicata prendono il nome comune di Terra d’Otranto
Morto Giustiniano, nel VI sec. a.C. Giustino crea il Ducato di Otranto
Ma è nel IX sec., con la riconquista bizantina d’Italia, che Otranto, base di sbarco per le truppe imperiali, comincia a vivere il suo periodo più florido, diventando l’emporio in cui confluiscono i commerci con l’Oriente.
845, Otranto viene invasa dai turchi per la prima volta e liberata da Ludovico II nell’867; alle successive invasioni del 918, 924 e 928 riesce invece a resistere con successo.
1040 gli abitanti accolgono i normanni, ma nel 1061 ritornano i bizantini.
1068 la città passa definitivamente ai normanni.
1071 Roberto il Guiscardo parte da Otranto diretto in Oriente per combattere l’imperatore Alessio Comneno.
1088 è consacrata la cattedrale
1101 Venezia assedia Otranto.
1219 l'imperatore Federico II confermò al vescovo i diritti sulle decime dei cristiani e degli ebrei residenti a Otranto.
1227 l’imperatore Federico II salpa da Otranto per partecipare alla crociata.
1440 gli aragonesi entrano in Otranto. 
1449 la flotta della Serenissima attacca la città che subisce gravi danni.
1463 ci sono altri contrasti con Venezia che, nel 1480, favorisce, o comunque non contrasta, l’intervento dei turchi che prendono d’assedio la città.
1480 Maometto II incarica dell’operazione contro Otranto Achmet Pascià che l’attacca dal mare, distrugge le fortificazioni e apre una breccia in città, che è conquistata il 12 agosto.
Il comandante turco raduna 800 abitanti, tutti gli uomini validi, e impone loro di scegliere tra la fede musulmana o la morte
Tutti 800 vengono decapitati sul colle della Minerva; si tratta dei Santi Martiri idruntini i cui teschi sono conservati nella Cattedrale. 


I Turchi distrussero anche il Monastero di San Nicola di Casole (poco a sud di Otranto), dove i monaci basiliani avevano costituito la più vasta biblioteca dell'allora Occidente oltre ad avere istituito la prima forma di college nella storia, che ospitava ragazzi provenienti da tutta Europa che si recavano a Otranto per studiare.
Fu uno di questi monaci, Pantaleone, l'autore del monumentale mosaico pavimentale (il più grande in Europa) contenuto nella cattedrale.
I Codici prodotti in questo monastero sono ora custoditi in prestigiose biblioteche d'Italia (a Firenze e Venezia) e d'Europa, da Parigi a Londra, da Berlino a Mosca.
L’anno dopo Ferdinando d’Aragona libera la città e la munisce di nuove fortificazioni.
1496-1508 è occupata dai veneziani
1535 subisce un nuovo assedio dei turchi, ma questa volta resiste, così come nel 1537, nel 1614 e nel 1644. 
A partire dalla seconda metà del 1600 Otranto visse un netto calo della sua importanza.
Il commercio fu soggetto a un arresto e le manifestazioni culturali furono pressoché nulle.
Molti abitanti, ormai esausti e spaventati dalle continue incursioni via mare, decisero di lasciare il proprio paese per trasferirsi in luoghi più sicuri.
Fu così che la città perse quel posto primario che occupava nel Salento
1671 approda ad Otranto la squadra navale dei Cavalieri di Malta e l’anno dopo la città diviene, fino al 1715, residenza dei consoli di Ragusa e Venezia
1744 Carlo III di Borbone fa di Otranto una piazza fortificata
Nel periodo napoleonico la cittadina divenne Ducato del Regno di Napoli e si verificò una netta ripresa.
1801 Joseph Fouché, cognato di Napoleone, diventa duca d’Otranto.
Durante la Prima Guerra Mondiale il Canale di Otranto fu interessato dal Blocco del Canale d'Otranto realizzato dagli alleati (Italia, Inghilterra e Francia) ai danni dell'Impero Austro-Ungarico e teatro dello scontro detto battaglia del Canale d'Otranto, che si concluse con la sconfitta degli alleati e la forzatura del Blocco.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il Canale di Otranto subì un'incursione aeronavale (notte tra 11 e 12 novembre 1940) contemporanea a quella attuata a Taranto (Notte di Taranto) eseguita come diversivo nei confronti dell'attacco principale su Taranto che ospitava la flotta italiana.
Il 1900 fu un secolo di emigrazioni verso la Germania e la Svizzera alla ricerca di un posto di lavoro. 
Alla fine degli anni 1990 la città ha vissuto gli sbarchi in massa sulle sue coste dei profughi albanesi in fuga dalla loro terra


Architettura e Urbanistica

Si entra nella città murata attraverso la porta Alfonsina, che con le torri della cinta muraria - la Duchesca, la Ippolita e quella di sud-ovest - offre un esempio di architettura militare, frutto della nuova fortificazione della città realizzata dagli aragonesi dopo la devastazione turca del 1480.
Nel centro storico, il calpestio sommesso sulle strade lastricate di pietra viva, i vicoletti che conducono al mare, la luce accecante del Mediterraneo, l’incrocio con le palle di granito delle bombarde saracene e il giro dei bastioni, rendono visibili le parole di Roberto Cotroneo: Otranto è “una stella collassata dove c’è tutto l’universo, dove c’è la vita quotidiana e la storia, dove gli anni non passano e tutto sembra compenetrarsi, dove è facile che i fantasmi ti parlino per le strade, e dove tutti sanno di essere in un posto diverso, dove il tempo curva su se stesso, non è una retta, e curvando si richiude”


Monumenti e luoghi d'interesse
 
Edifici Storici

Iimmersi nel “tempo fermo” della città, eccoci davanti alla piccola basilica bizantina di San Pietro (sec.X-XI), che, con gli sporgenti volumi circolari delle 3 absidi, invita ad essere percorsa all’esterno con un giro completo. 
Dentro è a croce greca e conserva dipinti bizantini. 
Tra le sue 8 colonne sembra di sentire una musica di brezza, e una lunga, contemplativa preghiera. 


Il diario bizantino srotola le sue pagine sul tappeto dei giorni, e ad un drappeggio orientale, assomiglia il magnifico pavimento* musivo della Cattedrale (1088), la “signora di Otranto”, espressione massima del romanico pugliese. 
Nel suo sobrio scrigno di pietra paglierina - dove all’esterno risaltano lo splendido rosone di stile gotico-arabo e il portale secentesco (1674) - racchiude un interno a 3 navate, scandito da 14 colonne in granito sormontate da capitelli romanici. 
Al di sotto dell’abside vi è una suggestiva cripta*, con pitture bizantine alle pareti e 68 colonne dagli splendidi capitelli collegate tra loro da volte a crociera
Nell’abside della navata destra sono custoditi i resti degli 800 abitanti massacrati da Achmet Pascià nel 1480 per non aver voluto rinnegare la fede cristiana. 


Il pavimento della chiesa è ricoperto da un meraviglioso mosaico* (1166) nel quale si distinguono tre grandi aree: l’albero della vita che va dalla navata centrale alle due laterali; il pavimento musivo, dal transetto fin sotto l’altare; le figure disposte intorno all’antico altare circolare.
L’albero della vita è sorretto da due elefanti e termina con Adamo ed Eva. 
Sulla destra degli elefanti vi sono i suonatori d’olifante, sulla sinistra i lottatori. Tutto intorno, le figure sono ispirate dal ciclo bretone del Roman d’Arthur.
Dal transetto all’altare, il mosaico ha la forma di un tappeto orientale e mostra nei tondi i mesi con i segni zodiacali
Tra le figure intorno all’altare maggiore vi è la sequenza (tratta dalla Bibbia) di Giona che predice la distruzione di Ninive, un serpente piumato e alato che stritola un cervo, Sansone che uccide il leone, una scimmia e un babbuino che mangiano una mela mentre un cervo li osserva. 


Ci si può dedicare poi alla visita del Castello Aragonese (1485-89), fatto costruire da Ferdinando d’Aragona, inglobando le fortificazioni sveve e i miglioramenti dei turchi che avevano occupato la città per più di un anno nel fatidico 1480. 
Cinto da un fossato, presenta una pianta pentagonale, 3 torrioni cilindrici e, sul lato mare, un affilato bastione a lancia. 
Sul bastione vi sono gli stemmi di Antonio de Mendoza e Don Pedro da Toledo, sul portale d’ingresso campeggia lo stemma di Carlo V. 


Siti Archeologici

I resti del Monastero di San Nicola di Casole si trovano ad 1 km e mezzo a sud dal centro di Otranto. 
All’antico cenobio basiliano (sec. XII) distrutto dai turchi nel 1480, si arriva percorrendo la litoranea per Santa Maria di Leuca. 
Rappresenta uno dei luoghi più importanti del Salento, a livello storico, artistico e culturale.
Il casale fu fondato nel 1098 da Boemondo I d'Antiochia.


Successivamente l'insediamento venne donato a un gruppo di basiliani guidati da Giuseppe, che fu primo abate della futura Abbazia.
Oggi poco rimane di quello che è stato un grandioso monumento, oltre che un centro di cultura preziosissimo, i cui manoscritti sono conservati nei più importanti musei del mondo.
La presenza monastica in Otranto fu rafforzata dall’arrivo di monaci al seguito dell’esercito di Bellisario (535-553), che s’ispiravano all’insegnamento di San Basilio ed erano dunque la radice di quello che sarebbe diventato il monachesimo italo-greco


Cripta di San Nicola - Situato nella Valle delle Memorie, luogo di importanza storica per la presenza di un antico villaggio rupestre, la cripta di San Nicola è scavata nelle pareti rocciose della vallata e risale probabilmente al X-XII secolo.
La cripta è formata da 3 navate, divise da pilastri, terminanti con piccole absidi semicircolari.
Sono ancora visibili tracce di affreschi bizantini e iscrizioni in lingua greca.

Cripta del Padreterno - Ubicata nei pressi del Colle della Minerva,
risalente al X-XI secolo è interamente scavata nella roccia e si accede mediante una scalinata.
L'ipogeo è costituito da un ambiente principale con altare comunicante con altri ambienti sostenuti da pilastri monolitici.
Lungo le pareti, interamente affrescate, si distribuisce il sedile in pietra. 



Catacombe di San Giovanni - Si tratta di un complesso ipogeo, risalente all'età paleocristiana situato sulla collina di San Giovanni, appartenuto probabilmente alla comunità ebraica o paleocristiana ben rappresentate a Otranto nei primi secoli dopo Cristo.
Le catacombe venivano utilizzate come necropoli.

Chiesa della Madonna della Serra - Nella parte più meridionale del territorio otrantino, al confine con i comuni di Santa Cesarea Terme, Minervino di Lecce e Uggiano la Chiesa, sorge la Chiesa rurale della Madonna della Serra, così chiamata per essere posizionata sulla sommità di un'altura che appartiene alle cosiddette Serre Salentine.
Edificata verso la fine del 1600, la Chiesa è caratterizzata da una volta a botte lunettata e dalla presenza di affreschi parietali fra cui risalta quello della Titolare.
A pochi metri di distanza è possibile notare un'antica strada romana con basolato. 


Ipogeo di Torre Pinta - Situato sotto l'omonima torre nella Valle delle Memorie, fu scoperto nel 1976. L'ipogeo, di cui non si ha una sicura datazione storica, potrebbe risalire al Neolitico e successivamente ampliato e sfruttato in varie epoche per svariate funzioni.


Presenta una pianta a croce latina - dovuta probabilmente ai Basiliani che lo trasformarono in luogo di culto - costituita da un corridoio (dromos), con volta a botte forato da tante piccole cellette, terminante in un vano sferico. 
Le cellette, con molta probabilità, erano destinate ad accogliere le urne cinerarie dei defunti. 
In corrispondenza del vano sferico, dal quale si accede in 3 ambienti absidati, si innalza una torre colombaia edificata nel XVII secolo in sostituzione della volta crollata. 
Nei pressi dell'ingresso si apre un piccolo ambiente circolare ospitante un camino.

Grotta dei Cervi - E' un'importante grotta naturale costiera, sita nella baia di Porto Badisco. 
Scoperta nel 1970, la cavità racchiude un inestimabile patrimonio archeologico: i suoi antichi abitatori hanno lasciato sulle pareti numerose testimonianze pittoriche, immagini di uomini, figure rituali, scene di caccia e animali. 


I graffiti sono realizzati con un impasto di ocra e guano di pipistrello, e l'importanza del sito ha suggerito la chiusura permanente della grotta.
I reperti archeologici e fossili rinvenuti costituiscono il nucleo principale del Museo Paleontologico l'Alca di Maglie


Aree Naturali

Laghi Alimini o laghi di Limini, sono 2 laghi situati a nord della città di Otranto, collegati da un canale, denominato Lu Strittu.
L'appellativo del luogo deriva dal nome greco antico e bizantino λίμνη (traslitterato límnē), che tradotto in italiano significa lago, palude o bacino.




Alimini Grande è stato generato dalla continua erosione del mare, e si estende in lunghezza per circa 2,5 km e ha una profondità di circa 4 metri.
Il bacino di Alimini Grande è circondato quasi completamente da una fascia rocciosa, riccamente ricoperta da folte pinete e macchia mediterranea.
Il tratto settentrionale, chiamato Palude Traguano, è pressoché basso e sabbioso; qui sono presenti numerose sorgenti, fra cui la principale chiamata Zudrea che alimenta il lago insieme con il mare.
La percentuale di salinità del lago è quasi dello stesso valore di quella del mare, perché appunto, il mare confluisce in esso.
I fondali del lago sono ricchi di molluschi e una gran parte del fondale è ricco di Ruppia maritima.

Alimini Piccolo è generato da numerose sorgenti di acqua dolce, ed è chiamato anche Fontanelle.
Si estende in lunghezza per circa 2 km e la profondità non supera il metro e mezzo.
Il lago, che ha sponde basse e pianeggianti, viene alimentato dalla falda freatica del canale Rio Grande che a sua volta è generato dalle numerose sorgenti presenti presso la vicina Serra di Montevergine.
Le acque del lago sono quasi sempre dolci, ma durante la stagione estiva, con il fenomeno di evaporazione delle acque, il lago tende a diventare salino.
 
Baia dei Turchi
sita a pochi chilometri a nord di Otranto, è il luogo dove, secondo la tradizione, sbarcarono i guerrieri turchi nel corso dell'assedio alla città di Otranto del 1400 (battaglia di Otranto).
Sabbiosa e incontaminata, la baia appartiene alla pregiata Oasi protetta dei Laghi Alimini, uno degli ecosistemi più importanti del Salento e della Puglia.
La Baia dei Turchi e la zona dei laghi Alimini sono classificati come Siti di importanza comunitaria (SIC).




Nel gennaio 2007 il Fondo per l'Ambiente Italiano (FAI) ha inserito la baia dei Turchi tra i primi 100 luoghi da salvare in Italia (grazie alle segnalazioni ricevute in occasione della 3^ edizione dell'iniziativa "I luoghi del cuore").
Nel gennaio 2009, in occasione del nuovo censimento, il FAI ha comunicato che le segnalazioni pervenute hanno condotto la Baia dei Turchi al 12º posto nazionale (primo nella regione Puglia) nella classifica dei luoghi del cuore.




Laghetto di bauxite - si trova a sud di Otranto (posizione geografica 40°07′54″N 18°30′02″E), nei pressi della baia delle Orte. 
Si tratta di una cava di estrazione della bauxite, minerale dal quale si ricava l'alluminio. 


La bauxite, estratta per circa un ventennio negli anni '60-'70, veniva imbarcata nel porto cittadino in direzione di Marghera dove veniva lavorata. 
La cava venne definitivamente abbandonata nel 1976 a causa del costoso processo estrattivo. 


La presenza di una falda freatica, incontrata durante la fase dello scavo, ha determinato la formazione di un piccolo laghetto. 
La zona circostante si è quindi arricchita di piante acquatiche e paludose come la cannuccia di palude.  


CULTURA

Lingue e Dialetti

Il dialetto parlato a Otranto è il dialetto salentino nella sua variante meridionale.
Il dialetto salentino, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.

Luoghi della Cultura

Museo Diocesano - Palazzo Lopez - piazza Basilica, aperto tutti i giorni ora solare 10-12 / 15-18, ore legale 10-12 / 16-20

Castello di Otranto - tel. 080 5286260, ore 9-13 / 6-19 tutti i giorni escluso lunedì

Museo di ecologia degli ecosistemi mediterranei (nel faro di Punta Palascia) - Il museo nasce con il duplice intento di diffondere la cultura ecologica e di promuovere la consapevolezza del nostro ruolo biologico come specie in grado di modificare, nel bene e nel male, gli equilibri, i beni e i servizi degli ecosistemi. (clicca qui per altre notizie)

Cinema - Film girati a Otranto

Il film “Otranto 1480” è stato girato nel Salento nel 1980, con comparse locali, da Adriano Barbano (1926-1985), considerato un pioniere della cinematografia pugliese.
Il film racconta le drammatiche vicissitudini degli Ottocento Martiri d'Otranto trucidati per mano dei turchi nell'agosto del 1480.


La conquista di Otranto del 1480 e la fine tragica degli ottocento martiri hanno ispirato "Nostra Signora dei Turchi", capolavoro di Carmelo Bene, figlio celebre di questa terra (era nato a Campi Salentini nel 1937).


Il regista alla sua prima prova dietro la macchina da presa, debutta nel 1968 mettendo in scena le sue ossessioni: intanto la città di Otranto, il suo mare e la suggestiva Cattedrale incantano lo spettatore non meno dell’arte di Carmelo Bene. (clicca per andarea alla scheda del film)


Per la ricostruzione storica dei meravigliosi scenari medievali che caratterizzano i suggestivi paesaggi che vediamo nel film "I cavalieri che fecero l’impresa", il regista Ermanno Olmi ha scelto Otranto e la sua straordinaria cattedrale (vai alla scheda del film)


Letteratura

Otranto era sede di un'importante comunità ebraica che espresse raffinati poeti nel IX secolo, tra i quali Meiuchas e Shabbatai da Otranto.
La comunità era nota in tutto il Mediterraneo e in riferimento al suo prestigio venne coniato il detto «da Bari uscirà la Legge e la parola del signore da Otranto».
Nella seconda metà del XII secolo risiedevano in città 500 famiglie ebree sotto la guida di Meir, Mali, Menachem e Caleb, come testimoniato dal diario di viaggio di Beniamino di Tudela.
All'inizio del XIII secolo visse a Otranto il poeta ebreo Anatoli, che ivi compose uno splendido dialogo tra il corpo e la mente dopo la morte. 

«Affondare la propria origine - non necessariamente connessa alla nascita - in terra d’Otranto è destinarsi un reale-immaginario.
E lì, appunto, nel primo dì di un settembre io fui nato. Otranto.
Da sempre magnifico, religiosissimo bordello, casa di cultura tollerante confluenze islamiche, ebraiche, arabe, turche, cattoliche.
Ne è testimone la stupenda cattedrale. Il suo favoloso mosaico figurante l’"albero della vita", dell’anno 1100.»

(Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna)


Libreria del viaggiatore (libri dedicati a)

Il romanzo di Maria Corti "L'ora di tutti" narra le vicende della Battaglia di Otranto del 1480 (invasione dei Turchi).

A Otranto è ambientato il famoso romanzo "The Castle of Otranto" di Horace Walpole, che è generalmente considerato il primo esempio di romanzo gotico.

Nel romanzo "Otranto", Roberto Cotroneo, sullo sfondo dell'antica Cattedrale dell'Annunziata, colma di segni, narra (in un gioco di incastri vertiginosi) la storia di una giovane restauratrice olandese, Helena, alle prese con il famoso mosaico del 1100.

Nel romanzo "Il nome della rosa" di Umberto Eco, Adelmo, il primo monaco ritrovato morto (da cui ha origine la storia) proviene da Otranto.

"Il combattimento spirituale", uno dei classici della spiritualità cattolica, scritto da Lorenzo Scrupoli, presbitero, religioso e scrittore italiano, appartenente all'ordine dei Chierici Regolari Teatini, come afferma V. Gambi nell'introduzione all'opera delle ed. Paoline del 1960, è un trattato di strategia spirituale che come altre opere e vicino alla spiritualità ignaziana conduce l'anima a una perfezione tutta interiore.
L'opera indica 5 mezzi per raggiungere la perfezione spirituale: 1. Sfiducia in sé 2. pienissima confidenza in Dio 3. combattimento e uso metodico delle facoltà per correggere i propri difetti, quindi per trionfare sul demonio e per conquistare le virtù 4. preghiera e meditazione 5. comunione. 

Musica

Il filosofo francese Voltaire ambientò nel castello di Otranto il libretto di un'opera buffa intitolata "Le Baron d'Otrante" (1769) affidato al musicista belga Gretry per essere musicato.

Pizzica (detta anche pizzica pizzica) antico ballo popolare accompagnato dalla musica dei tamburelli la cui origine ha le sue radici in una specie di rituale “terapeutico” che aveva luogo quando qualcuno veniva morso dalla tarantola.
Il modo per far star meglio queste persone era quello di suonare e farle danzare fino alla guarigione.
Questo ballo popolare era un mezzo per esprimersi e liberare energia, un ballo che rilassava e rilassa corpo e mente.
Fa parte della grande famiglia delle danze di tradizione denominate tarantelle, come si usa chiamare quel variegato gruppo di danze diffuse dall'Età moderna nell'Italia meridionale. (clicca qui per altre notizie)
 
Nati a Otranto

Ennio Capasa (Otranto, 1960) è uno stilista e designer italiano.
È il creatore di CoSTUME NATIONAL, casa di moda italiana nata nel 1986. (clicca per biografia)


Ettore D'Amore (Otranto, 17 giugno 1909 - Orgosolo, 11 settembre 1959) è stato un carabiniere italiano, Maresciallo Capo dell'Arma dei Carabinieri, insignito di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria

Giovanni da Otranto, detto anche Giovanni Grasso (Otranto, 1100 - 1200), è stato un notaio e poeta italiano del 1200.
Di origine bizantina, proveniente dalla Terra d'Otranto, fu attivo durante il regno di Federico II di Svevia, di cui fu notaio imperiale.
Allievo, presso il Monastero di San Nicola di Casole del monaco Nicola di Otranto - detto Nettario - conosceva il greco e il latino di cui fu professore, e scrisse numerosi versi in onore dell'imperatore germanico.
Fu amico e corrispondente epistolare di importanti figure di frequentatori di quell'ultimo centro di cultura greca che era rimasto il cenobio casulano: oltre al maestro Nettario, si contano il Vescovo metropolita di Corfù, Giorgio Bardanes, e il Cartofilace Giorgio di Gallipoli. Fu padre del poeta Nicola.

Nicola di Otranto, chiamato Nettario dopo essere diventato monaco (Otranto, 1155/1160 circa - Casole, 9 febbraio 1235) è stato un monaco cristiano, filosofo e teologo italiano. (clicca per biografia)

Antonio Milo detto Uccio, l’ultimo pescatore di Porto Badisco che sembra uscito da un romanzo di Hemingway. Nella splendida baia di Porto Badisco, capita spesso di vedere un pescatore solitario, che pazientemente sistema la sua rete nella sua piccola barca per sfidare ancora una volta il mare, o seduto a intrecciare nasse. Uccio, classe 1933, fa il pescatore da quando è nato, e non può permettersi (e forse non ci riuscirebbe nemmeno) di smettere.
Una vita passata nel mare, da quando aveva i calzoni corti, a pescare con suo padre, quando si passavano intere giornate, pazientemente, sugli scomodi pescherecci, a dormirci e a viverci dentro.
Erano altri tempi, era un altro mondo.
Ma Uccio quel mondo non lo ha abbandonato.
I suoi 2 figli hanno scelto altri mestieri e lui, da solo, continua a cercare ancora un grande colpo, magari quella cernia di 16 chili che molti anni fa riuscì a pescare.
“Si combatte con il mare e con il Padreterno”, ripete Uccio, l’ultimo pescatore di Porto Badisco, che in zona tutti conoscono.
La sua è una sfida, come quella del protagonista del romanzo di Hemingway, “Il vecchio e il mare”, perché ormai si pesca poco: a volte si perdono intere giornate per portare a casa solo 10 € e, al contrario di quello che succedeva nel libro, non c’è più nessun giovane che voglia fare questa vita.
Uccio, però, pazientemente continua a venire da Uggiano la Chiesa, dove abita, per affrontare il mare di Porto Badisco, estate e inverno, mentre gli anni passano e “non si pesca più come una volta”.
Le sue circa 500 € di pensione, dopo 70 anni di vita durissima sul mare, non bastano: bisogna continuare a lavorare.
Il pesce che pescherà sarà venduto nelle pescherie limitrofe: tanto lavoro e pochi soldi.
Allora si è inventato anche il lavoro di costruttore di nasse che, successivamente, è diventato anche una scuola per tramandare ai giovani quest'arte antica.
Se vi capita di incontrarlo, saprà dirvi tutto sul mare, mentre verso il tramonto prende il largo per una nuova battaglia con chissà quale pesce.

Lorenzo Scupoli (Otranto, 1530 circa - Napoli, 28 novembre 1610) è stato un presbitero, religioso e scrittore italiano, appartenente all'ordine dei Chierici Regolari Teatini, e autore de "Il combattimento spirituale", uno dei classici della spiritualità cattolica. (clicca per biografia)


I PRODOTTI DEL BORGO

L’olio extravergine di oliva del Salento è tra i migliori d’Italia.
Tra i numerosi vini Doc, si segnalano l’Alezio, il Copertino e il Salice Salentino.

I PIATTI DEL BORGO

Nella cucina otrantina s’incontrano la tradizione contadina e quella marinara.
Le ricette sono semplici e poco elaborate.
Per i primi, le orecchiette e i chitarrocci (sorta di spaghetti) che vanno fatte al sugo con pesce oppure condite con ricotta forte.
Le sagne che nel Salento si chiamano anche, sagne 'ncannulate, cioè attorcigliate, o sagne torte ovvero ritorte (come se fossero attorcigliate attorno ad un supporto cilindrico) e sono lunghe lagane arrotolate su se stesse; vengono servite con sugo di pomodori freschi, basilico e cacio-ricotta (qualcuno aggiunge un po’ di pangrattato per asciugare eventuali residui di acqua di scolatura), altri usano la ricotta-scante (una crema di ricotta piccante, da uscante, cioè che brucia), oppure con sugo di carne (maiale o agnello) con aggiunta di peperoncino, a piacere. 


Nei secondi, anche il pesce esige di essere cucinato senza tanti fronzoli: vanno bene il polipo lesso, fritto o alla pignata (nel tipico recipiente di terracotta), la zuppa di pesce caratterizzata dall'uso anche delle spine e dall'abbondanza di scorfano, gli spaghetti con le cozze.
Purea di fave e ceci.
Per il dolce, il pasticciotto, un simpatico e delizioso dolce che appartiene alla tradizione culinaria pugliese, e del Salento in particolare. 
Le sue origini sono molto antiche, si fa risalire al 1700 circa. 
L'aspetto paffuto ed invitante del Pasticciotto, è confermato dal suo squisito sapore. Si tratta di un dolce di pasta frolla, ripieno di deliziosa crema pasticciera, che va servito caldo.
Sembra che il Pasticciotto sia nato nel paese di Galatina (LE), dalle mani di un maestro pasticciere che mentre si lambiccava per inventare un dolce nuovo ed insolito che stuzzicasse la curiosità degli avventori, usò ciò che gli era rimasto da un impasto precedente, per dar vita ad una torta piccola piccola.

EVENTI


In occasione della Festa di San Giuseppe (19 marzo) si allestiscono le Tavole di San Giuseppe


Fiera Mediterre (22-25 aprile)
esposizione delle aree naturali protette del Mediterraneo

Festa patronale di San Francesco di Paola (ultima settimana di maggio)

Otranto in scena Festival (1-15 luglio)
teatro ed opera.

Otranto Festival (16-30 luglio)
concerti, rassegna cinematografica, incontri tematici con artisti, mostre d’arte (scultura e pittura)

Festeggiamenti in onore dei Beati Martiri di Otranto (13-14 agosto)



Festeggiamenti in onore della Madonna dell’Altomare (1^ domenica di settembre)
con processione a mare




Capodanno Otranto (22 dicembre - 1 gennaio)
festa e concerto in piazza, nelle sagre che mantengono vivo il folclore del Salento, tra la folla e le bancarelle si può ancora vedere qualcuno che balla la pizzica, antico ballo popolare accompagnato dalla musica dei tamburelli


Alba dei Popoli (31 dicembre - 1º gennaio)
E' una rassegna di arte, cultura, ambiente, musica e spettacoli.
Attraverso questa manifestazione, Otranto, luogo simbolo del Mediterraneo, crocevia di culture, intreccio di civiltà, celebra il legame della Puglia con la civiltà mediterranea, prendendo spunto dalla forza simbolica esercitata dal "primo sorriso del sole" del nuovo anno all'Italia.
La storia antica e recente di Otranto, fondata sul dialogo tra le culture e sulla solidarietà, ha ispirato a partire dal 2000 questa iniziativa condotta congiuntamente dalla Provincia di Lecce e dal Comune di Otranto


Premio Grinzane Terra d'Otranto
Il Premio è un riconoscimento internazionale sul tema del confronto interculturale.
Presenta 2 sezioni: la 1^ per un'opera letteraria che tratta il tema della tolleranza e dell'integrazione e la 2^ per una particolare attività nel campo della solidarietà e del dialogo


Quando andare a Otranto

Dal punto di vista meteorologico Otranto rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide.
In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +17,1 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +26,1 °C.
Le precipitazioni, frequenti in autunno e in inverno, mentre la primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.


COME RAGGIUNGERE OTRANTO

Con i Trasporti Pubblici

In Treno



La Stazione di Lecce è la più vicina (a circa 45 km) fra quelle che fanno servizio nazionale con Trenitalia


da questa si può arrivare a Otranto in treno con le Ferrovie del Sud Est (FSE) oppure in autobus


In Autobus

L'indirizzo di Otranto è Via Orte 1 Localizza questa fermata di autobus a Otranto su una mappa e trova la posizione e le direzioni.


Compra biglietti di autobus e guarda gli orari per il servizio di trasporto autobus a Otranto, Otranto da una delle compagnie di autobus partner presenti nella zona.

Se hai bisogno di più di informazioni sull'accessibilità della stazione di autobus (clicca qui)

Salento in bus, Servizio bus extra urbano attivo solo nel periodo estivo (clicca qui per corse e orari)

In Automobile

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Strada Statale 16 Adriatica Lecce-Maglie-Otranto.
A Otranto ha termine la SS 16 che, congiungendo la città con Padova per mezzo di un percorso di 1.000,7 km, costituisce la più lunga strada statale italiana.

Il centro è anche raggiungibile dalle Strade Provinciali: SP 48 Martano-Carpignano Salentino-Otranto, SP 87 litoranea Otranto-Porto Badisco-Santa Cesarea Terme, SP 277 Otranto-Giurdignano, SP 358 Uggiano la Chiesa-Otranto, SP 366 Otranto-San Foca-San Cataldo. 


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