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Molise: Bojano dai Sanniti ai Normanni


Bojano è un comune italiano della provincia di Campobasso in Molise.
Fa parte dell'Unione dei comuni delle Sorgenti del Biferno insieme a Spinete, San Massimo, Campochiaro, Colle d'Anchise, Guardiaregia e San Polo Matese.

Ai piedi del Matese, a ridosso delle sorgenti del fiume Biferno, è una cittadina la cui origine, secondo la leggenda, si deve ad un gruppo di giovani Sanniti, che decisero di edificare la città proprio nel punto in cui si arrestò il cammino del bue sacro.
Importante città dei Sanniti, fu conquistata dai Romani nel III secolo a.C. a seguito della battaglia di Boviano.
Nel VI secolo vi fu fondata la Diocesi, collegata a Campobasso; facente parte del Ducato di Benevento, nel 1200 divenne la capitale del Ducato omonimo, per poi entrare a far parte del Contado di Molise.
Divenuta possesso dei vari signori campani Pandone, Carafa e De Capua, Bojano attraversò duri periodi a seguito del terremoto del 1805 prima, e della Seconda Guerra Mondiale poi. 

BOJANO
Regione: Molise
Provincia: Campobasso CB
Altitudine: 482 m slm
Superficie: 52,63 km²
Abitanti: 8.800
Nome abitanti: Bojanesi
Patrono: San Bartlomeo apostolo (25 agosto)











Genius Loci
(spirito del luogo)

Una cittadina antica ricca di storia ed invasioni; a lungo contesa e dominata, passata di mano tra nobili e feudatari.
Divenne capitale del Ducato di Benevento, vi fu fondata una delle prime Diocesi,
e perfino il nome Molise nacque a Bojano attraverso un nobile immigrato dalla lontana Normandia, il Conte De Moulins.
Nonostante tanto peso storico, ha mantenuto un spirito umile, che si esprime nell'aspetto ordinato, con vicoli di paese tranquilli, tracciati tra edifici semplici, tra palazzi nobiliari e 40 chiese.
Distrutta e ricostruita con pazienza più volte dai terremoti, con il suo centro storico, adagiato in una piana fertile, circondata da monti tranquili, dalle cime arrotondate, accucciato alle pendici del Matese dai fianchi ricoperti da fitti boschi, sormontata da Civita Superiore, la Civita di Bojano, come antica acropoli, ricca di acque sorgive che irrorano un terreno antico dove vive l'albero di castagno più antico d'Italia.
E' città di confine, tra regioni e tra una antica tradizione agropastorale che parte dalla sua fondazione Sannita di cui rimane il bue nello stemma, e l'attraversa con l'antico tratturo che da Pescasseroli in Abruzzo va a Candela in Puglia, e una modernità industriale.


Origine del Nome
(Toponomastica)

Bovianum, ricordato anche da Livio e Plinio, è attestato in testo epicorico su blocco di travertino (trovato a Calcatello, ed ora ala Museo di Napoli) nella forma buva / ianùd ablativo singolare; il toponimo è in rapporto col nome del "bove", dall'indoeuropeo g(w)õus, latino bos, bovis, greco βoûς, volsco bim "bovem".


Lo Stemma

Molti documenti storici hanno tramandato lo stemma della città di Boiano, recante un bue.
La presenza del bue sullo stemma trova una spiegazione mitica, ma senza possibilità di riferimenti cronologici nel testo dello storico greco Strabone, vissuto tra il 67 a.c. e il 20 d.c.
Narrando le vicissitudini della nostra penisola popolata da Umbri, Sabini, Sabelli e Opici, lo storico riferisce, tra le altre cose, anche della guerra tra i Sabini e gli Umbri.
I primi, da tempo impegnati in una guerra contro gli Umbri, desiderosi di avere la meglio sul nemico, fecero voto agli dei di sacrificare tutti i frutti dell'anno in caso di vittoria, ma non tennero la promessa, perché sacrificarono solo parte delle cose nate nell'anno mentre la restante parte fu solo consacrata.
I Sabini però furono travolti da una carestia, e per porvi rimedio, su consiglio dei sacerdoti, consacrarono a Marte i loro figli.
Questi, raggiunta l'età giusta partirono, guidati da un bue, in cerca di nuove terre per una nuova vita.
Presero il nome di Sabelli e secondo la legenda il bue si fermò proprio nei pressi di Boiano.
In seguito a questo insediamento, i seguaci chiamarono il luogo Boiano.
Pur non avendo riferimenti cronologici certi, il testo potrebbe collocarsi intorno al X secolo avanti Cristo. 
Attingendo a fatti e documenti più recenti, più precisamente degli anni 1980, sorsero alcuni dubbi sul tipo di bue raffigurato sullo stemma: non era chiaro se fosse: pascente, passante o rampante.

Dialetto

I dialetti Molisani sono l'insieme delle varietà linguistiche romanze in uso nella regione italiana del Molise, appartenenti al raggruppamento dei dialetti italiani meridionali (gruppo meridionale intermedio).
Sono parlati in un'area non molto estesa e che non presenta una vera e propria omogeneità linguistica, ma che risulta frammentata in una serie di varietà locali per ragioni legate principalmente alla morfologia del territorio e all'assenza di facili vie di comunicazione fra i vari centri.
Quello di Bojano, in particolare, appartenendo alla provincia del Contado di Molise, ha influssi linguistici derivanti da un substrato Osco, Sannitico e pre-Romano.

Santo Patrono

Bartolomeo (Cana ... - Siria, o Armenia, o Azerbaigian, I secolo) è stato uno dei 12 Apostoli che seguirono Gesù.
Bartolomeo (figlio del valoroso, dall'aramaico) l'Apostolo, viene chiamato con questo nome nei sinottici, mentre nel Vangelo secondo Giovanni è indicato con il nome di Natanaele (dono di Dio).

Originario di Cana in Galilea, non vi sono indicazioni sulla data di nascita; incerto anche il luogo di morte (Siria, Armenia o Azerbaigian) e la data (verso il 68 d.C.).
Il nome Bartolomeo (in greco antico: Βαρθολομαῖος, Bartholomaĩos - in ebraico: ברתולומאוס הקדוש - ebraico antico בר-תולמי trasl. bar-Tolmay) è un patronimico che significa "figlio di Talmai"; l'unico utilizzo nella Bibbia avviene in riferimento all'apostolo. 
Secondo il martirologio romano fu condotto da Filippo a Cristo Gesù presso il Giordano e il Signore lo chiamò poi a seguirlo, aggregandolo ai 12 Apostoli.


Nel 264 le reliquie del Santo giunsero a Lipari, e vi rimasero fino a quando vennero parzialmente disperse dagli Arabi.
Nel 507 l'Imperatore Anastasio I le portò a Darae, in Mesopotamia.
Nel 546 ricomparvero a Lipari e nell'838 a Benevento, dove il deposito delle reliquie del Santo fu sempre conservato con devota e gelosa vigilanza anche in situazioni di grande pericolo, come quando l'imperatore Ottone II di Sassonia, nel 983, pretese la consegna delle Sacre Reliquie: gli fu consegnato il corpo di San Paolino, Vescovo di Nola ma, accortosi dell'imbroglio, l'Imperatore cinse la città d'assedio; non riuscendo a espugnarla fece ritorno a Roma, dove peraltro fece edificare una Basilica dedicata a San Bartolomeo sull'Isola Tiberina.

La prima ricognizione delle reliquie, conservate a Benevento, fu fatta nel 1338 dall'Arcivescovo Arnaldo da Brusacco, durante un Concilio provinciale. 
Le ossa, dopo essere state mostrate ai Vescovi ed al popolo accorso, furono riposte in una pregiata cassa di bronzo dorato che, seppur rovinata dai bombardamenti del II conflitto mondiale, ancora si conserva nel Museo Diocesano.

Oltre che di Bojano, è anche patrono dell'Arcidiocesi di Campobasso-Boiano.

Bartolomeo apostolo è invocato dai fedeli per proteggersi da diverse malattie cutanee: Herpes labiale e Erisipola, Pellagra ecc.

Ed è protettore di diverse attività artigianali che operano con coltelli e arnesi da taglio: Macellai - Cuoiai -  Calzolai - Fabbricanti di guanti - Legatori di libri - Pellicciai - Sarti - Conciatori

Storia

Nel IV secolo a.C. il Sannio era organizzato come una federazione di 5 tribù: Pentri, Cuadini, Irpini, Carricini e Frentani.
La tribù egemone fu quella dei Pentri, che popolavano la zona compresa tra il Matese e le Mainarde e la cui capitale fu dapprima Aquilonia, città di cui ancora oggi non è certa l'ubicazione, poi Bojano.
La Lega Sannitica si trovò presto a contrapporsi con l'espansionismo romano nei confronti dei Campani, tribù italica che condivideva con i Sanniti origine, razza e lingua (la conquista della Campania da parte dei Sanniti avvenne tra il VI e il V secolo a.C.).
Da qui scaturirono le 3 guerre sannitiche di cui la prima, in realtà, si sospetta che si sia limitata ad una serie di scaramucce di poco conto.
Nel 354 a.C. i 2 popoli avevano stipulato un trattato che vedeva nel basso corso del fiume Liri, il confine tra le zone di influenza.
Entrambi i popoli aggredirono le popolazioni che impedivano il raggiungimento del confine; fin quando i Romani contravvennero all'accordo, inviando truppe a Capua per contrastare la conquista Sannita della Campania, scatenando la guerra, che durò poco e si concluse con la cacciata dei Romani nelle loro zone di influenza, e con un nuovo trattato; tanto che, nella guerra latina, fu proprio grazie ai Sanniti che i Romani ebbero la meglio sugli Arunci.

Tito Livio descrive la Bovianum (latino di Bojano) di quel periodo, come di gran lunga la più forte tra le città del Sannio, per uomini e mezzi; secondo Appiano, avrebbe avuto 3 cittadelle fortificate a guardia dell'abitato; in effetti, di 2 di queste, sono state rinvenute testimonianze archeologiche sul Monte Crocella e a Civita.
Roma disattese nuovamente il trattato nel 328 a.C. fondando la colonia di Fregellae, sulla sponda sinistra del Liri e trattando alleanze con Napoli e Taranto, scatenando la Seconda Guerra Sannitica.
Dopo qualche anno di scaramucce non decisive, il Senato Romano decise di sfidare i Sanniti in una battaglia decisiva, inviando i 2 eserciti consolari in territorio nemico per penetrare in terra Pentra.
Il sannita Gavio Ponzio "meddix touticous" (la più alta magistratura italica), considerato uno dei più grandi strateghi dell'antichità, tuttavia, sbaragliò con abile manovra, l'esercito avversario alle Forche Caudine.
Ma l'esercito non fu massacrato, concedendo ai soldati di tornare in patria, dopo aver subito l'umiliazione del giogo, cui seguì un trattato di pace molto favorevole ai Sanniti che prevedeva 5 anni di pace.
Durante tale periodo però, i romani fecero tesoro dalla sconfitta e proprie le tecniche belliche dei sanniti, adottandone la forma degli scudi e l'uso della lancia (il pilum).

Nel 316 a.C. i romani si allearono con gli Apuli, riaprendo le ostilità con i Sanniti, su un fronte molto ampio ma, se prevalsero in Apulia e nella valle del Liri, in Campania dovettero soccombere ai Sanniti che puntarono su Roma; e solo l'arrivo di armate Spartane nella Magna Grecia, impedì l'avanzata, salvando Roma e consentendo ai Latini di riguadagnare il controllo del basso Lazio.
Le successive disfatte romane convinsero gli Etruschi a scendere in armi contro di loro, aprendo un altro fronte a nord, che però i Romani chiusero vittoriosi già nel 310 a.C.
Riorganizzatisi, i Sanniti riuscirono ad avere più volte ragione dei Romani, giungendo fino a Frosinone ed Anagni, sebbene, dopo alcune scaramucce, furono però bloccati e costretti a rientrare a Bojano.
La controffensiva romana si mosse su 2 direzioni: cercarono di penetrare nel Sannio dal Matese e da Isernia.
La minaccia congiunta degli eserciti Romani e dell'ennesimo esercito mercenario proveniente da Sparta, costrinse, alla fine, Bojano ad accettare nel 304 a.C. una pace che obbligava i Sanniti a rinunciare definitivamente, all'influenza sulla valle del Liri e la Campania.

La situazione, ormai, era volta a favore dei Romani, che riuscirono a stabilire trattati con i Marsi, i Lucani, i Marrucini, i Peligni, i Frentani: tutte popolazioni italiche, quindi affini per sangue e lingua ai Sanniti, che passarono però nel fronte latino.
I Sanniti invece instaurarono rapporti amichevoli con i Celti e gli Etruschi, da cui però erano separati da ampie zone d'influenza romana.

Nel 298 a.C. il Console romano Lucio Cornelio Scipione Barbato attaccò i territori meridionali del Sannio, espugnando probabilmente anche Bovianum, mentre un altro console, Gneo Fulvio Massimo, attaccò i territori settentrionali, cercando di chiudere il corridoio di contatti con le popolazioni del Nord.
Impedirono la transumanza e distrussero i raccolti, portando i Sanniti a scendere in guerra al fianco dell'alleato Celtico, riuscendo ad aggirare il blocco romano; così l'esercito romano si ricongiunse a quello Gallo, nei pressi di Perugia nel 296 a.C., unendosi all'alleanza, anche Umbri, Marsi ed Etruschi.
I primi successi arrisero ai Celti, ma non avendoli sfruttati a dovere, l'esito della guerra si decise a Sentinum, dove l'esercito romano riuscì alla fine a ribaltare le sorti di una guerra che sembrava persa per il mancato accorrere delle schiere marsicane ed etrusche.
La battaglia fu conosciuta come Battaglia delle Nazioni e fu la più sanguinosa in suolo italiano dell'età antica; persa la guerra, Bojano cadde nel 293 a.C. subito dopo Aquilonia, perdendo definitivamente la sua guerra con Roma per l'egemonia in Italia.

Nel 290 a.C. fu firmato un nuovo trattato di pace, a seguito del quale il Sannio perde di fatto l'indipendendenza.
La situazione degli alleati Italici resse fino alle Guerre Sociali, in cui i soci Italici si ribellarono alla tirannia Romana per chiedere la cittadinanza, in cambio di quell'indipendenza fittizia di cui godevano.
Così la prima capitale italiana fu la peligna Corfinium e, alla sua capitolazione, seguirono brevemente (93 a.C.) Bojano e Isernia.
Il primo ad assumere il titolo di imperatore (embradur, in osco) in Italia, fu il comandante della Lega Italica, l'allora meddix touticous del Sannio, il bojanese Papio Mutilo.
Così il bos-taurus sannita fu scelto ad emblema dell'alleanza, per contrapporlo come simbolo etnico, insieme all'effigie del fondatore Como Castronio, alla lupa romana nell'iconografia italica riscontrabile nel conio italico.

Giunti ad un passo dalla capitolazione di Roma, la Lega Italica si spezzò per il tradimento di alcune componenti dell'alleanza, in cambio della cittadinanza che poi fu estesa a tutta la Penisola, salvo che al Sannio, con il quale Roma volle regolare, una volta per tutte, la questione, facendo ricadere tutto il peso della guerra solo sui Pentri, e che, a differenza degli altri soci, prima di vedersi riconosciuta la cittadinanza dovettero subire la devastazione e il genocidio sistematico dell'intera popolazione.
Con questo atto si concluse la storia sannita e iniziò la latinizzazione del Sannio.
La lingua Osca, che nei suoi vari dialetti era stata per 5 secoli, di gran lunga maggioritaria in Italia, lasciò il posto al latino e venne confinata, ancora per pochi secoli, come dialetto di qualche isolata comunità scampata al genocidio.

Le città, costruite in posizione difendibile sulle alture, furono rase al suolo e ricostruite come colonie latine in pianura.
A Bojano 2 furono le colonie latine: Bovianum Vetus, fondata nel 43-41 a.C. da Ottaviano in base alla Legge Giulia; successivamente, nel 73-75 d.C. fu fondata un'altra colonia da Vespasiano, con donazioni di terre ai veterani dell'XI legione, che fu chiamata Bovianum Undecimanurum per questo motivo.

"... Samnitium quos Sabellos Graeci dixere, colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum, Aufidaenates, Aesemini, Facifulani, Saepinates, Terventinates ..."

Questo passo di Plinio il Vecchio, tratto dalla sua "Naturalis Historia" - Libro III Geografia del Mediterraneo Occidentale - elenca alcune delle colonie latine esistenti nella Regione IV, secondo la divisione augustea.
Quel "...colonia Bovianum Vetus et alterum cognomine Undecumanorum..." è il testo che suscita molte perplessità perché evidenzia l'esistenza di due Bovianum nel Sannio, una "Bovianum Venue" ed una "Bovianum Undecumanorum".
L'ubicazione della capitale dei Pentri di liviana memoria si è sempre conosciuta, identificata nell'attuale Bojano in provincia di Campobasso, e lo scritto di Plinio ha sempre fornito lo spunto alla formulazione di nuove ipotesi sull'assetto territoriale dell'antico Sannio.
Le prime furono enunciate nel 1800, da alcuni eminenti studiosi di storia antica, la cui autorevolezza impose teorie che coinvolsero ben due aree distinte del territorio sannita, abbandonando anche il fatto di identificare in un unico luogo la Bovianum capitale dei Pentri.
Attualmente, l'idea che ci si è fatta, vede le due Bovianum ubicate più o meno nello stesso luogo, infatti è plausibile l'ipotesi che siano state conseguenti nel tempo, quindi l'una fu costruita quando l'altra venne distrutta, cioè che l'attuale Bojano possa essere la continuazione nel tempo di quella originale, la "Bovianum Undecumanorum", edificata in pianura dopo la distruzione, da parte dei Romani, della "Bovianum Vetus", cioè la capitale dei Pentri ubicata sull'altura della Civita. 

Con l'avvento del Cristianesimo, Bovianum divenne sede di Diocesi e notizie su suoi Vescovi sono attestate fin dall'inizio dell'Era Cristiana.

Bovianum seguì le sorti dell'impero di Roma e fu travolta dalla rovina causata dalle guerre gotico-bizantine nell'Italia Centro Meridionale degli anni 400 e 500
Una certa rinascita si ebbe dal 600, quando le terre bojanesi, allora sotto l'influenza longobarda ma praticamente disabitate a causa della devastazione bellica, vennero concesse ai Bulgari (670).
Bojano divenne così sede di un guastaldato col nome di Hovianum, posto sotto la diretta giurisdizione del Ducato di Benevento e ricominciò ad esercitare una certa influenza sulle zone limitrofe.
Tra l'anno 700 e la metà dell'800 però, un nuovo periodo buio fu caratterizzato dalle frequenti incursioni di Saraceni (la cui presenza è documentata anche durante la campagna che portò alla distruzione del Monastero di San Vincenzo al Volturno) e 2 terremoti che distrussero l'area Matesina nell'847 e 853.
A Bojano nel 500 nasce anche la Diocesi, con la diffusione del Cristianesimo, ma notizie certe sulla Cattedrale di San Bartolomeo si avranno solo dal 1073.


A metà dell'anno 1000, anche Bojano fu oggetto della conquista Normanna dell'Italia meridionale da parte degli Altavilla e ne divenne feudatario un compagno d'armi di Roberto il Guiscardo, Rodolfo de Moulins, che italianizzò il proprio nome in Rodolfo de Molisio.
A Rodolfo de Moulins si deve l'edificazione (o riedificazione) dell'attuale Cattedrale di Bojano e la fondazione della Contea.
Fu in questo contesto che Bojano diede origine al nome della regione Molise, allargando i confini della Contea fino a raggiungere quelli, grossomodo, dell'attuale regione Molise, e divenendo la più grossa Contea del Regno Normanno in Italia, tanto da confinare a Nord con il Ducato di Spoleto (in Umbria) e a Sud con la Capitanata (in Puglia).
La Contea in virtù del cognome "Moulins" incominciò a chiamarsi "Molise" e i Conti si chiamarono così sino alla loro estinzione, mentre il titolo di Conti di Bojano fu sostituito da quello di Conti di Molise


Nel 1600 il centro rientrava nei possessi dei Carafa fino agli ultimi titolari che sarebbero stati i Filomarino

Dopo la centralizzazione voluta da Federico II di Svevia, che ereditò dalla madre Costanza d'Altavilla il regno Normanno, il ruolo dei feudatari locali decadde e Bojano seguì la storia del Regno attraverso le dominazioni successive degli Svevi, Angioini, Aragonesi, Borbone, Napoleonica, ancora Borbone, Piemontesi fino a quella Fascista.

La notte del 26 luglio 1805
si verificò un sisma sui monti del Matese, detto anche "terremoto di Sant'Agata", dall'epicentro che fu proprio nei pressi dell'omonimo centro abitato.
La devastazione fu grande, dato che la magnitudo in scala Richter fu valutata del grado 6.7.
Crollarono case, le principali Chiese di Bojano (Duomo, Sant'Erasmo, Santa Maria del Giardino, Sant'Egidio), con gravi danni alla Cattedrale di San Bartolomeo; le mura, che cingevano ancora la cittadina, vennero rase al suolo.
L'abitato Medievale di Civita Superiore perse le mura, distrutte o riutilizzate poi, per la costruzione delle nuove case, e anche il vecchio Castello subì gravi danni.
Oltre questo si ricordano numerosi altri terremoti che più volte hanno raso al suolo l'abitato, in quanto il Matese è zona altamente sismica: in particolare quelli del 1309, 1349, 1456, 1627, 1688, 1794 e 1913.

Nel 1799, Bojano si distinse per le insurrezioni popolari, con l'arrivo dei Francesi che occuparono il Regno di Napoli.
Nella valle tra la città e Roccamandolfi, si ricorda lo scontro del bandito Sanfedista Fra Diavolo contro i Francesi del generale Hugo.

A partire dall'Unità d'Italia, in seguito al peggioramento delle condizioni socio-economiche, Bojano fu soggetta a forte emigrazione, verso il Nord Europa, le Americhe, l'Australia, malgrado fosse stato portato il progresso da parte del Nuovo Regno, con l'inaugurazione della ferrovia.
Durante la Seconda Guerra Mondiale fu colpita da frequenti incursioni aeree alleate, il 17 e il 18 ottobre 1943, venendo gravemente danneggiata, subendo numerose vittime.
A seguito di ciò è stata onorata con Medaglia di bronzo al Merito Civile con la menzione: «Centro strategicamente importante, situato sulla linea 'Viktor', fu sottoposto a devastanti bombardamenti che provocarono vittime civili e danni ingentissimi alle abitazioni, alle infrastrutture ed al patrimonio industriale.
I cittadini, costretti a rifugiarsi nei paesi vicini, seppero resistere con fierissimo contegno agli stenti ed alle dure sofferenze, per intraprendere, poi, la difficile opera di ricostruzione morale e materiale.»
- 1943/'44 - Boiano (CB)

IL TERRITORIO

Bojano sorge ai piedi del Monte La Gallinola (1.923m), seconda cima di questo massiccio che segna il confine tra Campania e Molise.
Dista 25 km dal capoluogo di regione Campobasso e 28 km da Isernia, 85 km da Termoli, sull'Adriatico, mentre l'Autostrada del Sole ne dista circa 70 km.

L'abitato principale si trova a circa 480 metri sul livello del mare, al centro della piana omonima, dominato dalle altura di Civita (850 m) e del Monte Crocella (1.040 m).
Numerose le frazioni, tra cui 3 hanno dimensione notevole: Monteverde, centro prevalentemente agricolo, costruito dagli abitanti di Bojano nella piana, in posizione più discosta dalle pendici del Matese, a Nord di Bojano, a seguito del terremoto che rase al suolo la città nel 1805 (la Chiesa Parrocchiale è dedicata a Sant'Emidio, protettore dai terremoti; nei pressi anche il Monastero di Santa Maria di Monteverde); Civita Superiore (già Rocca Bojano e Civita di Bojano);


Borgonormanno che si trova in montagna in posizione dominante rispetto all'abitato cittadino; Castellone, borgata anch'essa prevalentemente agricola a circa 4 km in direzione Ovest rispetto a Bojano.

Il territorio comunale è ricchissimo di sorgenti, fra cui, in località Pietre Cadute, quelle del fiume Biferno, il più lungo tra quelli con corso interamente in Molise, e di alcuni suoi affluenti, tra cui il Calderari che attraversa per un lungo tratto l'abitato prima di congiungersi appena al di fuori di esso con il Biferno.

In località Alifana sono presenti piccoli laghi artificiali.
Il territorio montuoso è coperto di vasti boschi, prevalentemente di castagno, faggio, quercia, cerro.
È anche presente l'albero di castagno più antico d'Italia, la cui presenza ha permesso di datare come probabile l'introduzione della pianta nella Penisola al periodo delle invasioni barbariche.

Architettura e Urbanistica

Il centro abitato si distingue in 2 aree distinte abbastanza nettamente, ma senza soluzione di continuità: il centro storico, abbarbicato alle pendici del Matese, e la Bojano nuova, costruita nella piana. 
Lungo il tracciato dell'attuale Corso Umberto passa il Tratturo Pescasseroli-Candela.
Nell'architettura attuale sono poche le tracce del suo passato nelle epoche sannita e romana (si possono vedere resti di fortificazioni sannitiche sul Monte Crocella e l'imponente decumano romano di epoca imperiale a lato del corso del Calderari; ma per la quasi totalità l'abitato romano e sannita si trova al di sotto dell'attuale livello della città e non è stato oggetto di scavo), mentre notevoli sono le testimonianze della storia cristiana.
Essendo stata sede una delle prime Diocesi Cristiane, forse addirittura risalente a tempi Apostolici, la cittadina può contare circa 40 Chiese divise in 6 Parrocchie.


Monumenti e luoghi d'interesse

Edifici Storici

La Cattedrale dedicata a San Bartolomeo costruita nell'anno 1000, dal Conte Ugo di Molise su un edificio preesistente distrutto da un terremoto, ma è stata più volte distrutta da eventi naturali (terremoti, alluvioni) o bellici e nella ricostruzione perse l'antico stile Medievale.
Interessante l'abside normanna, nella cripta al di sotto dell'altare attuale, esempio unico di un particolare simbolismo che lo voleva edificato su una sorgente.
Le mura perimetrali usano materiali di recupero di epoca romana e le numerose ricostruzioni sono evidenti quando si osserva il vecchio portale di ingresso, murato in quella che è attualmente una parete laterale. 
Sono presenti a lato dell'Antica Cattedrale nei cosiddetti "giardinetti" misure medievali che servivano per misurare i cereali e i prodotti agroalimentari.

Altri edifici di spicco di Bojano sono la Chiesa di Sant'Erasmo con testimonianze del Medioevo e dei periodi successivi e la Chiesa di Santa Maria del Parco nei pressi della porta medievale di Santa Maria.
In prossimità della porta orientale delle mura di cinta medioevali è situata la Chiesa di San Biagio della Porta o anche San Biagio degli Arbericis, che presenta residualità molto antiche collegabili alla presenza di maestranze legate alla trasformazione della lana. 
Costruita sui ruderi di un tempio romano dedicato a Venere con il reimpiego dei materiali di provenienza da antichissimi edifici, la Chiesa di Santa Maria dei Rivoli è la più antica della città.
Con i materiali provenienti da un mausoleo romano risulta essere costruita la Chesa di San Michele Arcangelo.
Altri luoghi di culto interessanti da vedere sono l'Eremo di Sant'Egidio e le chiese di San Nicola e San Rocco
Interessanti da vedere sono anche Palazzo Colagrosso, che custodisce al suo interno il Museo Civico, e Palazzo Volpe.
Nei pressi di Bojano sono visitabili la Chiesa di Sant'Emidio (frazione di Monteverde), la Chiesa di Santa Maria delle Grazie (località Portella) e la Chiesa di Santa Maria della Libera (località Castellone).
L'abitato principale è dominato dal piccolo borgo antico, molto suggestivo, di Civita Superiore, adagiato su un colle alla cui sommità è ben visibile ciò che resta del castello medievale.
Il borgo di Civita appare attualmente ben conservato; sono presenti angoli suggestivi, con vicoli, altrettanto ricchi di suggestione che si inseriscono tra gli edifici.


Il Castello Pandone, la cui denominazione data all'edificio deriva dal nome di una delle famiglie, i Pandone, che lo detennero per circa 80 anni tra il 1400 e il 1500.
Le origini del castello sono però molto più antiche.

Il Borgo antico. Il recente rinvenimento di un tratto di strada di epoca romana al di sotto del letto del fiume Calderari, nella parte in cui esso attraversa l'abitato, se da un lato ha prodotto una diversa interpretazione sull'organizzazione urbanistica della città individuando il tracciato del decumano romano in un'area considerevolmente più spostata verso la pianura, dall'altro ha confermato concretamente le reali conseguenze della crisi istituzionale del mondo romano a partire dal IV secolo.

La strada romana in via Calderari, nei pressi del ponte di Corso Amtuzio, scoperta nel 1998 e aperta al pubblico nel 2003. 
Risale al I secolo d.C., la strada posta alla profondita di 3 metri dell'attuale piano di calpestio, presenta una larghezza di 9 metri, 14 inclusi i marciapiedi laterali, il lastricato è costituito da grosse basole di calcare, generalmente irregolari, accostate senza legante; le crepidini che delimitano la strada, con l'allineamento di blocchi parallelepipedi, presentano un'alzata di 18 cm, il marciapiede nell'unico punto in cui è stato riportato alla luce, è largo 2,40 mt, conserva tracce di pavimentazione. 

Sul Monte Crocetta, sono visibili resti di fortificazioni Sannite del V-III secolo a.C., per controllare il territorio e difendersi dai Romani. 
Tali fortificazioni includevano anche la Rocca Pandone, che vi fu costruita sopra nel XII-XIV secolo. 
Della Bojano romana, si conservano solo alcuni toponimi viari, e poco di archeologico.

CULTURA

Luoghi della Cultura

Museo Civico, ospitato da Palazzo Colagrossi, prevede 2 sezioni principali: una archeologica e una di paleontologia.
La prima contiene raccolte di vasellame, monili, monete, armi e altri generi di reperti risalenti al V- IV a.C., tutti rinvenuti nella zona di Bojano che, come si ricorda, nell'antichità è stato un centro molto importante, essendo stata capitale del Sannio Pentro. 
La seconda, invece, consente di ammirare fossili di forme di vita, che un tempo erano presenti nel mare della Tetide africana, di cui faceva parte nella preistoria la zona del Matese.

Arti Artisti Artigianato Antichi Mestieri

L'artigianato molisano poggia sulla bravura dell'opera manuale e si accompagna ad un'attenta e sensibile evoluzione dei tempi, che ha cura di non alterare il senso stesso della tradizione.
Le botteghe che sopravvivono sono concentrate per la maggior parte nei paesi di montagna che, proprio perché isolati e tagliati fuori dai traffici e dai mercati, un tempo dovevano essere autosufficienti, con la produzione di attrezzi da lavoro, utensili da cucina, arnesi ed oggetti di uso quotidiano.
Qui ha avuto origine l'artigianato tipico che, oggi, sopravvive nei settori della ceramica, della terracotta, del ferro battuto o lavorato, dell'acciaio traforato e non, della tessitura, dei merletti a tombolo, del rame lavorato e sbalzato, degli strumenti musicali.

Si trovano a Bojano:

la lavorazione del cuoio, ad opera dei vardai.
Un artigianato entrato, oggi, nell'arredamento; è di moda, infatti, avere nel soggiorno rustico o nell'angolo caratteristico del bar, un basto autentico a far da sgabello o un basto in miniatura ravvivato da fiocchetti di lana variamente colorata;

la lavorazione della canapa per corde e funi vi si ritrova ancora, anche se rarefatta.



Mina Capussi, nasce come scrittrice, giornalista, fotografa, poetessa, sempre curiosa del mondo e della natura.
Solo di recente la svolta nel campo dell’arte e della pittura che la riallaccia ad una ricerca stilistica personale, pur avendo dimostrato, fin da piccola straordinaria sensibilità e tendenza all’introspezione che la rendono particolarmente incline alle arti figurative.
Scrive: racconti, poesie, romanzi, saggi, e si dedica alla fotografia con dedizione quasi ossessiva, decisa a cogliere quel punto e quell’istante dell’osservazione, che fa da tramite tra il mondo che vediamo con i nostri occhi e quello invisibile che si cela dietro le cose e tutto permea, in una visione olistica dell’esistenza.
Tuttavia l’interesse per la pittura rimane latente per molti anni, durante i quali si dedica con successo alla decorazione.


Nel corso degli anni ha pubblicato diversi libri di narrativa, raccolte poetiche, saggi e il primo Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo.
Le sue poesie hanno vinto numerosi premi e sono pubblicate in antologie e riviste.
La fotografia è la sua prima passione con risultati eccellenti e mostre personali.
Oggi coniuga pittura e fotografia e ha dato vita ad un nuovo filone poetico che “fotografa” la realtà, “scrivendo” immagini e frammentando visuali.
E’ la “Fotopoesia”, canto dell’anima.
Direttore e Publisher del quotidiano internazionale UN MONDO D’ITALIANI  e di altre sei testate cartacee. (clicca qui per andare al sito di Mina)

Cinema
(Film girati a Bojano)

Il prezzo dell'onore di Ferdinando Baldi - 1952



Non Ti Muovere di Sergio Castellitto - 2004
Il personaggio di Italia rappresenta una ragazza del sud di origini molisane ma proveniente dall’Albania. Ufficialmente, tra le zone scelte per le riprese del film Non ti muovere, figura quasi solamente Bojano, dove è stata registrata una delle scene più importanti di tutto il film, ovvero il disperato intervento chirurgico durante il quale Timoteo cerca inutilmente di salvare la vita di Italia.


Letteratura

Gaetano Diamente (Bojano, 1821 - Bojano, 17 maggio 1877) - poeta italiano.
Personalità poliedrica di estrazione borghese, fu sacerdote, insegnante, latinista, poeta e patriota risorgimentale.
Lo studioso Angelo Tirabasso nel suo “Breve dizionario biografico del Molise” nel ricordare il Diamente sottolinea la traduzione in versi da lui effettuata del “Centone” virgiliano della poetessa Proba Falconia.
La sua produzione poetica comprende componimenti religiosi e di carattere civile o profano.
Tra i primi è degno di essere menzionato l'inno “Al glorioso Santo Emiddio Vescovo e Martire”, edito a Campobasso nel 1855.
Francesco Tavone, che del Diamente ha analizzato l'opera, dice che questi non circoscrive la propria vita all'esercizio spirituale, all'attività didattica presso il Seminario Diocesano della città bifernina e al “beato ozio” di reminiscenza petrarchesca - fatto di studio, poesia e meditazione contemplativa - ma è anche uomo di azione politica, tanto da collocarsi al fianco di quegli ecclesiastici che nel Regno delle Due Sicilie ruppero con i Borbone e si schierarono con convinzione a favore dell'Unità d'Italia.
Il suo patriottismo lo vede attivo nelle gloriose giornate degli inizi del settembre 1860, allorché l'avvocato Girolamo Pallotta con l'arrivo dei Cacciatori del Vesuvio dà vita a un governo provvisorio che dichiara l'annessione di tutto l'estendimento strategico bojanese alla monarchia costituzionale del Re Vittorio Emanuele. Nella distribuzione delle cariche Gaetano Diamente è nominato segretario aggiunto.
Testimonianza della sua adesione al movimento risorgimentale e, quindi, all'ideale unitario sono le seguenti poesie civili: “All'Italia”;“A Garibaldi” e “Ad un patriota della redenzione”.
D'impegno civile, infine, è pure il componimento “L'arcasino della comunità”, articolato in 38 ottave e pubblicato a Isernia nel 1876.

A Bojano gli scrittori della propria città non sono pochi come in città similari dell’altro versante del comune massiccio montuoso del Matese.
Uno dei primi autori di libri su Bojano fu l’ex Presidente della locale Pro Loco, Modestino Zoccaro, a cui seguì, Michele Campanella (che ha pubblicato tanti saggi bojanesi), poi Oreste Gentile, Francesco Tavone e Nicola Romano tra gli ultimi.
Più punti di vista diversi nella lettura di un Ambiente Sociale, fanno bene al lettore che in tal modo può confrontare e farsi una propria opinione.
Nicola Romano ha quasi 80 anni e scrive, lui ex costruttore di Bojano che ha realizzato un intero Villaggio Romano, dove abita, ed è un personaggio sempre più pubblico da quando ha pubblicato il secondo saggio sulla sua cittadina nativa.
Nicola, detto anche da molti bojanesi, il Cavaliere, passeggia spesso con la moglie in Piazza Roma oppure lo trovi nel circolo ricreativo degli anziani, che osserva la moglie impegnata a giocare anche a burraco con altri anziani che frequentano il centro abbellito di molte fotografie ricordo e storiche di Bojano.
Il carattere dello scrittore-costruttore e pensionato è gioviale e generoso.
Nei suoi primi 2 saggi su Bojano, vede la sua città con un punto di vista che è sensibilmente diverso da altri scriptorum loci; il suo ultimo libro, più del precedente, dà informazioni utili ed inedite come la precisazione delle antiche misure di capacità poste di lato al monumento ai caduti e dietro la cattedrale, datate 1300.
Alcuni tratti del saggio originale ”Bojano prima e dopo. Fatti e misfatti. Storia e personaggi” (Tipolito Matese, Bojano 2018) li ha regalati soprattutto agli emigrati in Canada e Brasile, che cita poiché fu emigrato i quei Paesi.
Nell’altro suo saggio parla più diffusamente del suo periodo duro da emigrato a Toronto.
Come imprenditore, è riconoscente verso chi gli ha dato fiducia e credito nel comprare gli appartamenti realizzati, e si scaglia contro il Sindacato, causa di molti mali italiani; come ex imprenditore è quasi fisiologico, soprattutto nel Mezzogiorno, dove lo statuto dei Lavoratori, legge del 1970, non veniva applicata da molti Magistrati “filopadronali”, in un sistema sociale rimasto più tradizionale del più sindacalzzato settentrione.
Nel libro di Nicola Romano, ci sono anche belle ed originali fotografie di Bojano e dettagliati cenni sulle sorgenti del Biferno e sulla captazione delle acque per dissetare parte della Campania e dell’alta Puglia.
Forse Nicola applica il monito roccolano ”quando sta bene Rocco, sta bene tutta la Rocca”!
Una delle critiche, più frequenti che i suoi paesani gli fanno, come scriptorum loci, è che non possiede una forma scevra di errori grammaticali e storici, ma gli si può riconosce valore storico anche per i riferimenti ad altri paesi limitrofi, che con Bojano hanno sempre avuto scambi commerciali e relazioni culturali varie.
Si spera che l’ex costruttore Romano visiti il lavatoio pubblico di Bojano, abbandonato e in malo stato igienico e strutturale, ed aiuti i Soci del Club “Ragno” ad adottarlo per riportarlo a nuovo splendore tra i moltissimi gioielli bojanesi, che sono molto trascurati dagli Amministratori (da "Bojano nel cuore, nel secondo libro di Nicola Romano" di Paolo Mesolella www.caserta24ore.it).

Libreria del Viaggiatore
(citazioni da libri)

Quelle che seguono sono le parole dello storico locale Oreste Gentile, contenute all’interno della prefazione al suo Il Sannio Pentro. Dalla civitas di Bojano alla contea di Molise (Editoriale Rufus, Campobasso, 1991).

“Quale storia raccontiamo ai nostri figli?
È l’interrogativo che mi pongo tutte le volte che ho l’opportunità di leggere un libro o un articolo, pubblicato dai periodici o dagli almanacchi regionali, riferito alla storia medievale del Molise”.


Lo storico molisano da sempre indaga sull’origine e le tradizioni del suo paese natale, Bojano, confutando, postulando e avanzando tesi.
Una ricerca approfondita, dettagliata, minuziosa disegnata  mediante una ricerca archivistica, ma anche da fedelissime testimonianza che spiegano la singolare origine etimologica del nome “Molise”.

“ricorda la migrazione dei popoli di origine Safina/Sabina/Sabella/Sannita tra XII-X secolo a. C. dalla Sabina verso i territori centro meridionali della penisola italica (non ancora chiamata Italia) per dare origine ai: Piceni, Vestini, Marrucini, Equi, Marsi, Peligni, Frentani, Carecini, Pentri, Caudini, Irpini e Lucani.
 I giovani seguirono un animale sacro o un simbolo totemico: picchio, bue, lupo che diede il nome ai Piceni e agli Irpini. Fecero eccezione i Pentri: la loro capitale, BOVAIANOM prese il nome del BUE, NON il popolo il cui nome derivò dal celtico pen- che significa sommità, quelle delle colline e delle montagne ove stabilirono i loro insediamenti.”


Gentile, infatti, ne Il Sannio Pentro, offre anche precise e puntuali delucidazioni sull’utilizzo di alcuni sostantivi di provenienza.

“Oggi, per la vana gloria di legare il proprio territorio, la propria città all’antica civiltà italica dei Samnites si usa e si abusa indiscriminatamente dei termini Sannio, Pentri, e degli aggettivi di derivazione: sannita, sannitico, pentro, pentrico.
Chi oggi abita la nostra Regione o quelle limitrofe, facenti parte dell’antico territorio dell’Irpini, dei Caudini, dei Frantani, e delle tribù già citate è sannita-pentro, sannita-irpino, sannita-caudino, sannita-frentano.” (
Oreste Gentile)

"... Altilia, come ho detto, è attraversata da un tratturo.
Gli antichi abitanti di essa taglieggiavano i pastori in transito, e si legge ancora scolpito nella pietra un editto che vietava il sopruso.
Nella pianurain cui sorse la capitale dei Sanniti, Boiano, le rovine di Altilia sono così legate al ricordo e alla fantasia di quell'Italia pastorale che sta sparendo; e certo le greggi in transito non sono oggi numerose come quelle di un tempo non ancora lontano...." (da "Viaggio in Italia" di Guido Piovene - pag. 578 - anno 1950)

Michele Campanella, nato a Bojano, precisamente nella frazione di Monteverde dove, dopo 87 anni ancora vive e dove è storico della città matesina e considerato il saggio del paese.
Ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e ha deciso di raccogliere alcuni significativi aneddoti nel libro "Storie bojanesi" (Tipolito Matese Editrice, Bojano, 2004).
“Il passaggio della Seconda Guerra Mondiale a Bojano ha lasciato anche ricordi belli” dice.
Perché negli istanti di paura e terrore si è spinti a vivere tutto in maniera più intensa.
Questo è il senso che il professore di lettere Campanella ha voluto imprimere nel suo racconto Confessione.
“Durante lo sfollamento i Bojanesi si trasferirono a Civita”, (antico borgo medievale posto a 717 metri sul livello del mare), dove i tedeschi avevano organizzato un osservatorio.
Quando gli americani bombardarono la piccola rocca i Bojanesi si trasferirono tra Guardiaregia e Sepino. 
Anche la mia famiglia fece questo calvario”, continua Michele.


"Con cugini, genitori, zii, nonni, mia nonna era addirittura legata perché non riusciva a camminare, ci avviammo verso Guardiaregia.
Appena giunti si cercò qualche alloggio e mio padre si recò presso alcuni amici ottenendo solo un piccolo fondaco utilizzato per produrre i manufatti di creta.
Poi mio padre chiese anche qualcosa da mangiare, ma l’amico rispose che non avevano la quantità di risorse necessarie per sfamare le più di 4000 persone di Bojano, anche se data l’amicizia gli avrebbe dato un dono di patate che poi avrebbe dovuto restituire.
A casa le mie zie e mia madre avevano il compito di dividere le patate per il numero dei presenti e secondo i calcoli ne toccavano cinque ciascuno.
Iniziò la distribuzione.
Quando si arrivò a me, che avevo 13 anni e mezzo, una patata mi cadde per terra.
Allora iniziai a cercarla, ma non la trovai, così inizia a gridare - Mi hanno rubato la patata, mi hanno rubato la patata -, mia madre si avvicinò a me, mi diede una patata delle sue e mi disse: - Eccoti la patata e non gridare più, mangia e stai zitto -.
Un mesetto dopo, quando tornammo a casa, mio padre mi disse che una mia zia che si era rifugiata con noi era malata e aveva voglia di vedermi e salutarmi.
Il giorno dopo ci andai e appena arrivai mi fece un grande sorriso e mi disse: - Tu te la ricordi quella patata quella sera?
Quella patata te la rubai io e lo feci perché tu avevi mangiato una fetta di pane la mattina, io non avevo mangiato nulla.
Ne avevo proprio bisogno, ora io sto per morire, ti devo chiedere perdono, ma tu mi perdoni? - E mi toccò la mano, io la strinsi forte, si commosse e finì lì".
(dal libro "Storie bojanesi" di Michele Campanella)
 
Musica

Antonio De Donato (Bojano, 1 luglio 1962) - chitarrista jazz italiano (clicca per leggere la biografia)

Flavio Sala (Bojano, 9 maggio 1983) - chitarrista classico italiano.
È fratello del pianista Simone Sala
(clicca per leggere la biografia)


Simone Sala (Bojano, 21 marzo 1982) - pianista italiano.
È fratello del chitarrista Flavio Sala (clicca per leggere la biografia



Teatro

A seguito di un accordo fra Comune di Bojano e Compagnia Stabile del Molise, è stato riaperto e ristrutturato il Teatro Comunale, per anni rimasto chiuso, restituendo così alla città un importante luogo di incontro e socializzazione della comunità locale.
La Compagnia Stabile del Molise, fondata da Edoardo Siravo, Paola Cerimele, Raffaele Lombardi e Silvia Siravo, nasce nel maggio del 2010 e ha sede presso il Teatro Comunale di Bojano.

Nati a Bojano

Bonifacio Chiovitti (Bojano, giugno 1810 - Bojano, 25 ottobre 1881) - archeologo e politico italiano.
Consegue due lauree, in matematica e medicina, presso l'Università di Napoli.
Esercita la professione medica dedicandosi contemporaneamente agli studi archeologici. Approfondisce le sue conoscenze sulla storia degli Oschi, dei Sanniti e degli antichi Romani.
Nel 1860 partecipa con Girolamo Pallotta ai moti risorgimentali della sua regione.
Nel 1861 è membro del "Consiglio Provinciale del Molise"

Alfonso Desiata (Bojano, 1933 - Trieste, 2006) - dirigente d'azienda italiano, amministratore delegato e presidente della società Generali Assicurazioni. (clicca per leggere la biografia)

Luigi Di Marzio (Bojano, 11 maggio 1951) - medico e politico italiano
Si è laureato in Medicina all'Università di Bologna, specializzandosi in Igiene e medicina preventiva all'Università di Parma.
Ispettore sanitario nel 1986 a Campobasso, dal 1995 è direttore dell'ospedale regionale "A.Cardarelli" di Campobasso e dal luglio 2010 contemporaneamente direttore dell'ospedale "G.Vietri" di Larino.
Alle elezioni politiche del 2018 è eletto senatore per la XVIII legislatura nel collegio uninominale di Campobasso con il sostegno del Movimento 5 Stelle.

Emilio Gentile (Bojano, 1946) - storico e accademico italiano, studioso di storia contemporanea, in particolare del fascismo. (clicca per leggere la biografia)

Girolamo Pallotta (Bojano, 11 settembre 1804 - Morcone, 13 agosto 1866) - politico italiano. (clicca per leggere la biografia)

PRODOTTI DEL BORGO

I prodotti tipici molisani raccontano i segreti di una terra antica e misteriosa. Il Molise è una delle regioni italiane più piccole dal punto di vista dell’estensione, ma offre eccellenze gastronomiche tutte da scoprire. 
Sul territorio regionale, in gran parte aspro e montuoso, si tramandano da secoli tradizioni contadine. 
Il risultato sono piatti antichi, rustici e genuini, che trovi nella nostra sezione dedicata alle ricette regionali.
Il prodotto che forse più di tutti meglio rappresenta la produzione agroalimentare della regione Molise è l'olio di oliva: grazie alla sua natura ancora incontaminata ed alla particolare conformazione orografica del territorio, il Molise, con monti non altissimi, colline sempre verdi e fresche pianure, permette la coltivazione di prodotti naturali nei suoi campi curati secondo metodi antichi.
Allo stesso modo il farro, legume dalle origini sannitiche e dal chicco molto piccolo e duro.
Molti dei prodotti tipici molisani da non perdere derivano dalla lavorazione del maiale.
Gli allevamenti suini hanno, infatti, rappresentato una risorsa insostituibile nella storia regionale, e ricalcano metodi antichi risalenti alla civiltà sannita.
È il caso della Ventricina di Montenero, un salume nobile prodotto nell’omonimo comune in provincia di Campobasso.
Tra le delizie del comparto caseario troviamo invece il caciocavallo molisano a marchio PAT, un formaggio a pasta filata inserito anche nell’Arca del Gusto Slow Food e usato in moltissime ricette regionali. 

Bojano nel settore lattiero-caseario è famosa in Italia per le produzioni del settore e in particolare per quella delle mozzarelle di latte vaccino, sebbene il nome sia abusato per l'assenza di una denominazione protetta.
Nelle zone montuose ancora sopravvivono piccoli gruppi che si dedicano all'allevamento e alla pastorizia.


La mozzarella di Bojano è una bontà casearia della provincia di Campobasso e uno dei più famosi prodotti tipici molisani.
Il comune di Bojano, situato nell’area matesina del Molise, è conosciuto in tutta Italia per la sua mozzarella di qualità, soprattutto per la produzione di un ottimo fior di latte artigianale.
Formaggio fresco a pasta filata, la mozzarella di Bojano è lavorata in pezzature di forma ovale che possono andare da 10 grammi a un chilo di peso.
La pasta, elastica e senza occhiature, rilascia al taglio siero biancastro e vanta caratteristiche uniche legate al territorio e ai particolari processi di lavorazione.

Quella della mozzarella è una tradizione antica in questa zona del Molise, una produzione di eccellenza che si rinnova da secoli sulle colline della dorsale appenninica. 
L’incontro tra le correnti d’aria calda, i venti montani e il vapore che sale dal fiume Biferno è all’origine di un ambiente molto umido, un habitat naturale perfetto per la lavorazione della mozzarella.

La mozzarella di Bojano è spesso realizzata a mano, seguendo particolari accorgimenti tramandati da generazioni.
Questo prodotto molisano nasce esclusivamente da latte vaccino, addizionato con acqua degli acquedotti locali.
Il processo di salatura avviene tramite salamoia con acqua e sale marino, e il prodotto finale è immerso in acqua di Bojano per facilitarne la conservazione.

PIATTI DEL BORGO

Secondo l’usanza tipica molisana, la mozzarella di Bojano va servita al naturale, come antipasto o secondo piatto.
L’unico condimento ammesso è un filo di olio molisano extravergine.
Saporito, filante e ricco di gusto, il fiordilatte molisano è buonissimo anche in cottura, per portare in tavola timballi, paste al forno, pizze e tante altre preparazioni sfiziose.
I vini più indicati per apprezzare a pieno la fragranza della mozzarella di Bojano originale, sono bianchi leggeri e poco alcolici.

Tra i piatti tipici molisani, gli Gnummareddi, ideali per chi ama lo street food, ma anche la cucina di recupero di una volta; si tratta di gustosi involtini di interiora di agnello che raccontano la maestria delle popolazioni locali, e la loro capacità di trasformare gli scarti di macellazione in un piatto prelibato.
Lo dimostra il fatto che, ancora oggi, gli gnummareddi sono serviti con successo da ristoranti e trattorie in tutto il Molise.
Se preferisci i primi piatti non puoi perdere i Cavatelli, la pasta simbolo della cucina molisana, il pranzo domenicale del Molise.
Il nome deriva probabilmente da “incavo”, dunque dall’operazione necessaria per realizzarli a mano.
I Cavatelli sono un formato di pasta corta, preparati con ingredienti semplici (farina di semola, acqua e sale); sono caratterizzati da una forma allungata con un incavo verso l’interno, che viene impresso nell’impasto attraverso la pressione di un dito.
Saporiti, e dalla storia antichissima, fanno parte dell’elenco dei prodotti italiani agroalimentari tradizionali (PAT) e vengono celebrati in estate da numerose sagre, soprattutto nei comuni della provincia di Campobasso.

Storia dei cavatelli e condimenti tipici

Narra la leggenda, che Federico II adorasse i cavatelli, che probabilmente nacquero proprio sotto il suo regno intorno al 1200.
Piatto tipico delle grandi occasioni, erano allora serviti nei banchetti più prestigiosi con un sugo a base di pancetta, piselli e fave.
Oggi l’accompagnamento più comune è un ricco ragù di maiale (cavatiell e carn e puorc, in dialetto), preparato con salsicce, costolette e ventricina.
Non è raro tuttavia trovarli conditi anche con una semplice salsa al pomodoro, ricotta salata o con sughi a base di verdure, come broccoli o funghi cardoncelli.

Il farro, legume dalle origini sannitiche e dal chicco molto piccolo e duro, cucinato a fuoco lento, aromatizzato con erbe di campagna ed olio extra-vergine, rappresenta un modello di valorizzazione del prodotto tipico e tradizionale. 

TRADIZIONI - EVENTI

Rievocazione del Ver Sacrum: festa riesumata in ricordo della fondazione sannita di Bovianum in occasione delle "primavere sacre" dei Sanniti, per allontanare il pericolo o vincere la battaglia i Sabelli o Sanniti, sacrificavano a Mamerte (in romano Marte) tutto ciò che nasceva in primavera, i Sanniti prediligevano il toro, che è il simbolo di Bojano. 


La cerimonia ripropone dei quadri scenici rappresentati da attori professionisti in costume d'epoca, le cui scene sono:
la prima è l'abbandono dei giovani soldati delle terre patrie, alla ricerca di nuovi itinerari di conquista.
Il sacerdote benedice i giovani che si allontanano, guidati da Comio Castronio seguendo un bue, fermandosi presso il passo del Tifernus (il fiume molisano), dando vita alla città di Bovianum.
La seconda mostra il matrimonio, inteso come rito comunitario, in cui la donna è la ricompensa per il valido guerriero. 


La terza mostra il vecchio saggio che incita i giovani guerrieri a non perdere mai la virtù.
la quarta ed ultima scena mostra il giuramento dei giovani guerrieri presso la tavola del Santuario di Pietrabbondante, invocando la maledizione sulla stirpe, portata a termine con coraggio la guerra; chi rifiutava, secondo la tradizione, di giurare fedeltà alla causa sannita contro Roma, veniva ucciso.



Itinerario storico, artistico e gastronomico "RODOLFO DE MOULINS, Conte di Bojano" (21-22 agosto Civita Superiore)
Dopo aver perso la titolarità del suo feudo in Normandia per essersi ribellato contro il duca Guglielmo detto il Bastardo, Rodolfo de Moulins fu privato dei feudi di Moulins per sé e tutti i suoi discendenti.


Per questa ragione, nel 1045, scese in Italia con la moglie Alferada, i figli e i 3 fratelli, sperando di poter riabbracciare il suo migliore amico di infanzia, Roberto il Guiscardo, noto in Italia come il Guiscardo di Altavilla.
Partecipò alla Battaglia di Civitate voluta da Papa Leone IX, nell’anno 1053 e divenne Conte di Bojano.
Il figlio di Rodolfo de Moulins, Conte Ugo I, accorpò moltissimi territori alla Contea di Bojano.
Fra questi, la Contea di Trivento, parte della contea di Larino, il feudo di Castel Volturno e la Contea di Venafro. 


Con l’acquisizione del feudo di Castelli Maris, la Contea di Bojano arrivò fino al mar Tirreno, dove Ugo I donò, la Chiesa di San Benedetto, all’Abate Saxo del Monastero di Sant’Angelo in Formis (di questa donazione, esiste una miniatura). (Clicca qui per tutti gli approfondimenti sulla storia di Rodolfo de Moulins)

Festa patronale di San Bartolomeo (25 agosto): a carattere religioso, si celebra nel Duomo e per le strade della cittadina.

Festa di Sant'Egidio e della Montagna (31 agosto e 1 settembre): si festeggia presso l'eremo di Sant'Egidio. Gruppi di ragazzi, giovani, adulti, si ritrovano all'alba presso l'eremo, pronti a risalire la montagna, raggiunta la meta, presso l'eremo issano le tende e accendono dei falò, rievocando la leggenda di Sant'Egidio e della lotta contro il Diavolo, che cercò di afferrarlo e portarlo nell'Inferno, ma l'avrebbe mancato, colpendo una pietra a poca distanza dall'eremo, i cui segni alludono proprio al segno di una gigantesca mano.

COME RAGGIUNGERE BOJANO

Con i Trasporti Pubblici

In Treno

Stazione ferroviaria, corso Amatuzio sulla linea Campobasso-Isernia una delle due località da raggiungere prima di prendere il treno per Bojano (vai al sito Trenitalia.com)

Via Campobasso





Via Isernia




In Autobus

Le principali aziende di trasporto pubblico che operano nel territorio molisano sono le seguenti:

Autolinee C.L.P. SpA ☎ +39 081 5311707, +39 081 5312424, info@clpbus.it Collegamento diretto da Napoli per Campomarino e Termoli
Autolinee Lariviera
Autolinee SATI
Autolinee Molise Trasporti

In Automobile


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