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Roma: Tor di Valle, bulimia cementizia

Con i suoi 420.000 m² era uno degli ippodromi più grandi d'Europa. Inaugurato il 26 dicembre del 1959, l'impianto si estende su una superficie di 420.000 m², di cui 120.000 sono riservati al pubblico, 100.000 alla pista da corsa, 100.000 alle scuderie e altri 100.000 a varie destinazioni. Il pubblico aveva a sua disposizione una tribuna e un parterre capaci di ricevere 50.000 spettatori, con 4.000 posti a sedere e un parcheggio con 4.000 posti macchina, esterno all'ippodromo.

«La tribuna – come dal documento firmato da Margherita Eichberg, dirigente del ministero dei Beni Culturali – costituisce un unicum dal punto di vista dimensionale, avendo una copertura costituita da 11 ombrelli a forma di paraboloide iperbolico, il più grande al mondo per questa tipologia strutturale». «L’ippodromo, inoltre, dal punto di vista insediativo, rivela una concezione progettuale fondata sullo studio del contesto territoriale. Le foto dell’epoca illustrano, infatti, le relazioni della struttura con l’Eur, il Casale di Tor di Valle, la Torre Righetti sul monte del Trullo, i manufatti rurali e la campagna circostante il fiume, situazione fruibile grazie al fatto che l’area ha conservato nel tempo le caratteristiche tipologiche di contesto agrario derivanti da operazioni di bonifica otto-novecentesche». Si prescriveva così che fosse «lasciata libera da opere in elevato ad eccezione dei manufatti già esistenti».


«Lo stadio - affermava il 24 marzo 2014 il sindaco Ignazio Marino - porterà crescita a tutta Roma. La costruzione avverrà in una zona urbanizzata. Non occupiamo nuovo terreno agricolo, utilizziamo aree urbane». (vedere per credere)

Potrebbe essere vero e condivisibile se si trattasse di riconvertire l’area edificata occupata dal perimetro che comprende l'attuale ippodromo dismesso di Tor di Valle, tra il Tevere e la via Ostiense.
Ma, purtroppo, la bulimia dei cementificatori, in associazione con gli interessi economici del Comune, non si accontentano e approfittano per aggiungere l’orrida idea di costruire 3 grattacieli inutili e, soprattutto, contrari allo skyline territoriale.
La scarsa cultura estetica degli amministratori, l’assenza di educazione alla percezione visiva della bellezza, li rende incapaci di cogliere l’inquinamento visivo, accettando progetti che prescindono dal luogo e dal contesto.
Esempio indicativo, nella foto sotto, i due mostri che spuntano dietro gli alberi, quinte che oscurano la vista del monte Cavo, incombendo sui graziosi casali.



Ma questa iniziativa rientra e segue pedissequamente quel sacco di Roma, del territorio in nome del mercato e del profitto, la rassegnazione, l’edilizia mostruosa che inghiotte le vite di milioni di cittadini, operato dall'associazione per delinquere tra amministratori e palazzinari dell''8oo, così ben delineato nelle bieche ragioni, dal tedesco Herman Friedrich Grimm (ricordato dallo storico dell'arte Tommaso Montanari in un suo intervento su Altreconomia.it):
“È proprio dei nostri nuovi tempi che quando ci sia realmente da guadagnare milioni, in un batter d’occhio le condizioni mutino, e si passi ogni misura: senza che - e anche questo è un segno del tempo - nessuno ci veda niente di straordinario, o che apparisca anche possibile il porvi riparo. Da poco tempo solamente è venuta la furia, la smania di fabbricare a rotta di collo. Alcune società di capitalisti hanno acquistato in blocco i terreni e intrapreso a coprirli di case. Case smisuratamente alte, fatte in modo da trarre eccessivo profitto dal suolo, addossate le une alle altre, spesso già piene di inquilini ai piani più alti mentre gli inferiori non sono ancora finiti. La più parte senza nessuna architettura”.
In Italia, esiste una biodiversità costruttiva, che armonizzandosi con il paesaggio sensibile esistente, ha reso unica l’Italia del passato, che ha saputo creare identità adeguando il costruito al paesaggio circostante; non violentandolo ma arricchendolo di bellezza i territori.
Non si tratta di negare riconversioni, o di cristallizzare la vita dei territori, ma di operare con una evoluzione rispettosa, evitando la costruzione di non luoghi o cattedrali nel deserto,
Il paesaggio italiano è come un merletto delicato, bisogna smetterla di usarne gli spazi “edificabili” come libere palestre di archiartisti.
Quando si affida una commissione, bisogna dare delle regole e dei parametri precisi alla creatività, non imbrigliarla ma “patti chiari amicizia lunga”: non si può genericamente indicare cubature, ma anche altezze e larghezze, obbligando gli archiartisti a confrontarsi con il paesaggio esistente.
Vi affidereste ad occhi chiusi ad un chirurgo plastico?


Mi sono recato in loco comodamente, prendendo la linea Cotral Piramide/Porta San Paolo-Ostia Lido, scendendo alla stazione Tor Di Valle, infrastruttura costruita nel 1959 assieme all'ippodromo.

Sono andato a realizzare la rilevazione fotografica che segue, che si svolge lungo tutto il perimetro dell’area dell’Ippodromo e zona agricola limitrofa (segnata con i pallini blu sulla mappa di Google); partendo dall’ingresso a sud e arrivando a nord percorrendo la pista ciclabile che segue il perimetro dell’area e l’ansa del Tevere.


Sul sito dell’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Roma si legge che lo studio di fattibilità iniziale, presentato il 29 maggio 2014, è stato oggetto di modifiche e integrazioni come richiesto dal Campidoglio e poi sottoposto al vaglio dell’Assemblea Capitolina, che il 22 dicembre 2014 ha approvato la Delibera n. 132 (f.to Pdf - Mb 7,87) che certifica l’interesse pubblico riguardo all’impianto.


L'intervento complessivo riguarderà un'area di 125 ettari: circa la metà sarà destinata a verde, l'11% alle infrastrutture, il 14% a parcheggi, il 15% a spazi pubblici e il 10% a edifici privati. Complessivamente, l'investimento vale 1,5 miliardi di euro: 400 milioni saranno spesi solo per lo stadio, che avrà una capacità massima di 60.000 spettatori. Il progetto prevede, inoltre, la realizzazione di un Business Park con tre torri, la cui progettazione è stata affidata allo Studio dell’architetto decostruttivista Libeskind.

La norma sugli stadi, in base alla quale è stato presentato il progetto, prevede che essi possano essere costruiti da privati, purché vi siano le condizioni di equilibrio economico. E’ in base a queste ragioni, pubblico interesse ed equilibrio economico, che la delibera ha autorizzato un aumento di cubature pari a 240.000 mq, all’interno dell’area che il PRG destina a “verde attrezzato e impianti sportivi”.

I circa 125 ettari complessivi dell’area di intervento saranno così ripartiti: 50% aree verdi, in gran parte formate dal Parco naturalistico fluviale, 11% infrastrutture, 14% parcheggi a raso, 15% piazze e spazi pubblici, 10% spazi privati.


L'Assessorato alla Trasformazione urbana e i Municipi limitrofi all'area di Tor di Valle hanno promosso inoltre la nascita di un Osservatorio, aperto a tutti coloro che vorranno partecipare, che ha la finalità di esaminare e proporre miglioramenti dal punto di vista di chi vive in quel territorio.












































































































































































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