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Viaggi, saggi e paesaggi, gente, anche, famosa o comune, usi e costumi, sentimenti e ragionamenti.
Visite in luoghi ancora intatti e superbamente restaurati, o nostalgia per incanti evocati e scomparsi, violati da cementi infami.
Dagli anni ‘50 agli anni ‘80 Cesare Brandi ha annotato in occasioni diverse - per quotidiani, riviste, per la radio, per consulenze per restauri - le sue impressioni e considerazioni sull'arte e sull'ambiente in Italia.
Nessun viaggiatore italiano ha conosciuto così intimamente il suo paese, c'è stato di casa tanto da padrone, ad agio e disagio, amando e soffrendo luoghi e storie, ambienti e monumenti.
Ne è uscito uno straordinario libro, una novità che forse più di ogni altra opera di Brandi ci trasmette un ritratto così vivo e mobile del suo autore.
Ce n'è per ogni lettore: chi troverà in questa eccezionale raccolta il suo paese natale, la contrada, la città, la collina o l'isola dove ancora vive o da dove è stato esiliato.
Chi scoprirà l'angolo dove ha rischiato di non fermarsi mai perché non sapeva o non immaginava fosse tanto bello.
Altri conquisteranno una visione nuova di piazze, statue, facciate mille volte frequentate distrattamente e che l'occhio del grande critico d'arte, la penna del grande scrittore è riuscito a fissare e notare in modo completamente colto: di volta in volta ammirato o civilmente indignato per le strutture di uno sviluppo miope.
C'è anche un prologo: due magistrali saggi sulle piazze d'Italia e sul vecchio e il nuovo delle nostre città; e poi dai castelli piemontesi ai trulli pugliesi, dai pianori del Carso alla Barbagia, dal cuore verde dell'Umbria alle Egadi, dall'amata Etruria alle orme della Magna Grecia, non c'è plaga di Italia che non abbia qui la preziosa testimonianza di Brandi.
ASCOLTA i PODCAST dell’intero libro capitolo per capitolo
Piazze d’Italia
Non è facile stabilire, sia pure grosso modo, quanto dell'antico foro si è entrato a far parte costitutiva della piazza italiana.
Senza riandare al rapporto agorà-foro, che si svolge in un tempo troppo anteriore al costituirsi della piazza italiana, resta il fatto che nessuna delle piazze italiane, di quelle almeno che contano, coincide con l'appezzamento di un antico foro romano. E Roma i segni, dove il foro fu campo vaccino e, in tal senso, non venne qualificato urbanisticamente neppure dalle varie chiese che sorsero ai suoi margini.
Il Campo Vaccino fu luogo quasi foraneo di fiera, non piazza, la quale nasce, in Italia, agli albori del Medioevo, o come sagrato della cattedrale o come largo antistante alla sede dell'autorità civile.
Ascolta "Piazze d’Italia «Terre d'Italia» di Cesare Brandi" su Spreaker.
Il vecchio e il nuovo nelle antiche città italiane
Di tutte le arti la più difficile a comprendersi è l'architettura.
E mi piace subito aggiungere che, questo giudizio, vuole essere assai più che una constatazione di fatto, ma quasi un enunciato di diritto, nel senso che la difficoltà di comprensione dell'architettura può venire in primo luogo desunta dalla incerta collocazione estetica che ha ricevuto finora; a prescindere, dunque, dalla indifferenza che, nei suoi riguardi, professano anche persone che risultano sensibilissime alla pittura e alla scultura.
Chi voglia allora, senza arrestarsi alla constatazione, d'altronde difficilmente ricusabile, di questa difficoltà di comprensione per l'architettura, scandagliare i motivi, dovrà finire per riconoscere, e forse non senza sorpresa che una tale difficoltà deriva soprattutto dalla contraddittorietà con la quale, ai primi assaggi della riflessione, si presenta l'architettura in sé da un lato, la sua dichiarata utensilità: che sia cappella, fabbrica, casa, l'architettura deve servire a qualcosa; può servirla dall'altro, la sua monumentalità, che è insita fin dalle proporzioni che deve assumere, sempre maggiore che per qualsiasi altra arte detta figurativa.
Aosta romana e gli insediamenti preistorici
Che Aosta sia romana risulta subito anche dal nome, Augusta, fondata nel 25 avanti Cristo, colonizzata da tremila pretoriani dedotti da Augusto.
E c'è il suo arco grandioso e rurale come una pagnotta fatta in casa, e poi un ponte ad una sola arcata, la cinta completa della città quadrata, dove ancora si riconoscono il cardo e il decumano, le insule, le grandiose porte, il teatro, l'anfiteatro, e un criptoportico sterminato.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Aosta
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Il complesso monumentale di S. Orso
Un grosso pioppo contorto come una quercia e fronzuto ad un verde intenso che sembra perenne: accanto, un alto è massiccio campanile romanico, quasi lombardo, e poi la facciata della chiesa di Sant'Orso, con le sue cicatrici e l'alta ghimberga, questa guglia piemontese che dall'arco della porta arriva fino al culmine del tetto.
Già questi tre elementi, non dissociati, anzi legati, danno l'idea del nucleo organico che si incentrata su Sant’Orso.
Né basta, perché lì accanto c'è il priorato quattrocentesco d’un gotico fiorentino come una tovaglia ricamata.
Queste sono le cose che si vedono subito, ma ci sono poi quelle che si recuperano a poco a poco.
Intanto, proprio davanti alla chiesa di Sant'Orso sono venuti fuori i fondamenti di una chiesa del V secolo, con la pianta a croce greca e quattro assi di terminali: una rarità per gli studiosi, ma una curiosità per tutti, e, così legata al complesso monumentale, dà lo squillo di una così grande antichità.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Aosta - Complesso monumentale di S. Orso
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Bard
Questo paesino di Bard, ai piedi di un picco veramente alpestre, immerso in un verde prepotente, e anche quasi immerso nella Dora che tumultuosamente scorre alla sua destra, è come il simbolo e lo stemma della Val d'Aosta, della sua natura come della sua storia.
Da questa stretta passarono Cesare ed Augusto e su su tutti i grandi che con le armi o senza vennero in Italia; Napoleone che non riuscì a forzare il passaggio e audacemente lo scavalcò; Stendhal, presenza umana fra tutte, finché Cavour vi fu mandato quasi al confino, ufficiale del genio, per le sue idee troppo liberali.
Si costruiva il forte in vetta al picco, un forte che, inutilizzato come forte, non riesce a passare alla Regione, che ne dovrebbe fare qualcosa, luogo di mostre, un museo etnografico, e chi più ne ha più ne metta, perché l'enorme edificio a tre corpi scalati contiene più di cinquecento stanze.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Bard - Forte di Bard
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Stupinigi
Questo altissimo capolavoro dell'architettura del Settecento fu costruito da Filippo Juvara nel 1729-33 e rappresenta l'apice del grande architetto messinese.
Il quale, siciliano ma di formazione romana, sviluppò in questo straordinario castello un motivo spaziale che gli era congeniale, l'incrocio delle diagonali a croce di Sant'Andrea che avevano avuto la prima audace applicazione da Michelangelo nella Cappella Sforza in Santa Maria Maggiore a Roma.
Lo Juvara era studioso di architettura antica e si fece, nei suoi anni romani, soprattutto al Borromini; ma nello Juvarra c'è un alito di classicità più che di classicismo, che tempera le audacie borrominiane in un codice che talora, come nella Basilica di Superga, sembra quasi anticipare il neoclassico, sebbene nello Juvarra ci sia un’indomita strutturazione dinamica, fonte di contrasti di luce e d'ombra che rifuggono dalla pacatezza e dalla frigidezza propria della futura architettura neoclassica.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Stupinigi (Palazzina di caccia) - Stupinigi (Palazzina di caccia) - Basilica di Superga - S. Ivo alla Sapienza - S. Vitale (Basilica - Ravenna)
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Casale, piccola patria da difendere
Un piccolo museo, che come la piccola opera della Divina Provvidenza, ma per ora è proprio al primo stadio, ed è piccolo come una mano, il museo di Casale Monferrato, che finora non ne aveva alcuno, e con un lascito qui e uno là, è stato organizzato dalla infaticabile dottoressa Noemi Gabrielli, nel palazzo Treville, che è un palazzo di un architetto sconosciuto, fuori che a Casale, e con un nome siciliano, e invece era proprio monferrino; Scapitta, si chiamava, ma davvero un precursore, che anticipa il rococò con una grazia e un'intelligenza senza pari.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Casale Monferrato - Museo di Casale Monferrato - Museo di Casale Monferrato
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Novi Ligure
Novi si chiama Ligure ma è in Piemonte, e del Piemonte ha già il cielo allungato con il latte, anche quando è sereno, i piani larghi con i prati sempre teneri come fossero di insalata, la pulizia delle strade e la cucina.
Ma come centro cittadino, anche se il giornale locale racconta che ha più di tremila abitanti, sembra n’abbia diecimila o giù di lì.
Solo che all'ingresso del paese (proprio non riesco a chiamarlo città) c'è due o tre casermoni inequivocabili, con tanti quartieri, certo assolati, certo con una bella vista sui tetti antichi, ma che rompono irremissibilmente la modesta armonia di un abitato, senza grandi bellezze ma anche senza gravi stonature.
E poi c'è quella strada in curva, nata al posto delle mura, con le sue facciatine lisce e le inferriate aderenti, così piemontesi, che è come una strada fiancheggiata da conventi, silenziosa come col silenziatore, e porta ad una chiesa, quella della Maddalena, dove, sull’altar maggiore, si inerpica un calvario di statuette dorate, una selva di statue, che fa pensare alla Sicilia, e invece no, non è Sicilia, e modesto, quasi locale, frutto transappenninico, non so bene, data l'altezza da terra, se Ligure, Piemontese, o addirittura Lombardo, perché qui siamo a un crocevia.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Novi Ligure - Novi Ligure - Chiesa della Maddalena (Novi Ligure) - Voltaggio - Govi (Gavi) - San Michele al Gargano (Santuario) - San Michele al Gargano (Santuario) - San Michele al Gargano (Santuario) - Abbazia di Rivalta Scrivia - Abbazia di Rivalta Scrivia - Abbazia di S. Martino al Cimino - Abbazia di Casamari - Abbazia di Fossanova - Abbazia di Fossanova
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Genova
Come erano piccole codeste città famose, che nel Duecento hanno avuto una funzione determinante, tale che ora appare quasi ai confini della leggenda: Amalfi e Firenze, Pisa e Venezia e Genova.
L'Arsenale sembra per costruirci scafi da diporto, non galere; la cerchia antica di Firenze era quasi quella di un convento, e proprio al tempo del suo abbrivio internazionale.
Ma Genova ancor più colpisce, stretta come un mazzo di asparagi, con quei palazzoni alti, e fin da allora furono alti, per il poco spazio fra due torrenti, a ridosso dei monti, a ridosso del mare.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Amalfi - Firenze - Pisa - Venezia - Genova - Genova - Porta Soprana a Pré - Albaro (quartiere) - Sampierdarena (quartiere) - Villa Doria - Villa Cambiaso - Quartiere Castello (Castelletto) - S. Maria di Carignano - S. Agostino - S. Maria di Castello - Villa Durazzo (Pallavicini)
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La via Garibaldi a Genova
Una strada è generalmente un allineamento, su due lati, di case o palazzi; questi possono essere o non possono essere delle opere d'arte, e come opere d'arte appartenere a epoche diverse raggiungendo un equilibrio più pittoresco che scientificamente cercato.
Così è ad esempio una strada bellissima come via Tornabuoni a Firenze, che non fu progettata da un unico architetto, anche se molti grandi artisti li collaborarono a varie riprese: Benedetto da Maiano, il Cronaca, il Dosio.
Così è via del Capitano a Siena, ti abbraccia costruzioni dal secolo decimoquarto al tardo Cinquecento, bellissimi, col Duomo in fondo.
Così è il corso Vannucci a Perugia, prospettiva variata col fondale della Fonte dei Pisani, di contro alla parete formellata del Duomo.
Ma via Nuova ovvero via Garibaldi a Genova è un'altra cosa: intanto fu ideata da un solo grande artista, l'avessi, realizzata relativamente in poco tempo, armonica, concorde, di proporzione ridotta, di promozione grandissima.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Genova - Genova - Via Nuova (Via Garibaldi a Genova) - Via Giulia (Roma)
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Savona
Quando si riesce a uscire da Genova verso Savona; quando si riesce a rivedere i colli quasi a strapiombo, coperti di una vegetazione fitta e arzilla, la felice espressione del Petrarca per Genova torna in mente, «colles asperitate gratissima».
L'ossimoro è stupendo.
E questa è veramente la Liguria, ancora, a onta dell’eruzione cutanea di case e case, e purtroppo grattacieli.
Ma appena si arresti la colata, ecco tornare questi colli «asperitate gratissime», prepotenti verso il mare che sta buono in fondo come quando si fa freddare la minestra della scodella.
In Liguria protagonista è la terra, non il mare.
In troppi altri posti è più bello: e pochi altri, invece, la terra è più vestita e gradevole, con i suoi densi alberi, i suoi fiori, i suoi rari filari di viti, e gli ulivi nebbiosi.
Così, sotto il sole benevolo, procediamo verso Savona.
Andiamo dunque a Savona: ma è a due passi, si gira a destra e siamo a Savona.
Per chi la conoscesse dalla storia, la sua lotta con Genova la mette in simpatia, come tutti gli oppressi contro i prepotenti.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Genova - Genova - Albisola (Albissola Marina) - Savona - Savona -Museo di Savona (Pinacoteca Civica) - Santuario di Nostra Signora della Misericordia - Santuario di Nostra Signora della Misericordia
Una perla nel golfo della Spezia: Panigaglia
Fino a poco tempo fa, Panigaglia era tanto se la conoscevano gli spezzini, ora sta diventando un affare nazionale; ed è giusto che lo diventi, perché, in un'Italia che si nutre del turismo, ci si deve pure accorgere, che, in fatto di devastazioni, si è arrivati al punto di rottura.
E dopo, sarei inutile piangere sul latte versato, anche per il turismo.
Certo, ci cuoce di invocare In primo luogo il turismo e non il rispetto del paesaggio in sé e per sé: ma purtroppo, in sede di civiltà di massa, bisogna contrapporre argomenti finanziari ad argomenti finanziari.
Ed ora, mentre a Roma si studia magari il consueto compromesso che non salverà nulla e lascerà tutti scontenti, e mentre «a comando» vengono inoltrate petizioni e suppliche perché l'impianto metanifero e pestilenziale sia comunque attuato a Panigaglia, vediamo, se siamo in tempo, che cos'è Panigaglia.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Panigaglia - Golfo della Spezia - Lerici - Portovenere - Rapallo
La Riviera Ligure
Veramente non sembrerebbe che neppure più se ne potesse parlare, della Riviera Ligure, tanto è stata manomessa, dilaniata, congestionata.
Come ci si può occupare ancora di Rapallo o di Santa Margherita, con quei basamenti immondi venuti su uno accanto all'altro, senza un respiro, senza uno sguardo, brutti di forma, utilitari nel senso peggiore, e con disprezzo per una natura che era così bella?
Una natura, tante sono le coste belle d'Italia, o per meglio dire tante erano, che pure aveva un fascino unico, così digradante e così a picco sul mare, e verde come un ninfeo scrosciante di acqua, a specchio di un mare che sembra inerpicarsi all'orizzonte: bello anche quando è grigio, bello se è tranquillo, bello se in burrasca, con quelle spiaggette sassose come il greto di un fiume, poi promontori come chele di aragosta, ma verdi e semmai con le case rosa.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Riviera Ligure (di Ponente) - Riviera Ligure (di Levante) - Rapallo - Santa Margherita (Ligure) - Santa Margherita (Ligure) - Zoagli - Zoagli - Camogli - Albisola [Albissola Marina]
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Il candelabro Trivulzio del Duomo di Milano
Forse non esiste a Milano opera più preziosa e discussa dell'imponente Candelabro a sette braccia detto l'Albero Trivulzio, che sta in Duomo nel transetto sinistro.
La sua storia ha un lato misterioso: compare di colpo alla metà del Cinquecento come dono Trivulzio e viene allora completato nella sua parte alta a partire dal secondo nodo fino a raggiungere l'altezza di sei metri circa.
Agli studiosi è sempre parso strano che un'opera di tanta mole, che, per altra notizia, risulta venuta dalla Francia, non abbia lasciato traccia per tre secoli, quando fusioni del genere erano tutt'altro che frequenti.
Ma nulla si sa della sua primitiva collocazione, anche se persiste la tesi che lo vorrebbe opera Milanese: persiste e con autorevoli nomi per quanto nessuno stretto rapporto lombardo leghi il candelabro all'ambiente milanese.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Candelabro Trivulzio - Duomo di Milano
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Bramante architetto a Milano
La prima formazione di Bramante fu ad Urbino, ma ad Urbino di lui non si conosce nulla di sicuro.
Eccetto che quando si muove da Urbino Bramante è soprattutto pittore, e come pittore appare a Bergamo e poi a Milano.
Ad Urbino, dove si stava costruendo il palazzo Ducale, Bramante accanto a Luciano Laurana e a Francesco di Giorgio Martini poté assorbire la rarefatta atmosfera in cui sorgeva un architettura basata soprattutto sulle proporzioni con un codice geneticamente classico: a Mantova, recandosi a Milano, si incontrò con l'opera dell'Alberti, e del Sant'Andrea in costruzione c'è un eco visibile nella sua attività Milanese.
Ma difficilmente si potrebbe spiegare il primo stile di Bramante architetto con la sola conoscenza del Laurana e dell'Alberti.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Urbino - Palazzo Ducale (Urbino) - Palazzo Ducale (Urbino) - Milano - Chiesa di San Satiro (Milano) - Chiesa di San Satiro (Milano) - Cappella dei Pazzi (Firenze) - Sagrestia Vecchia di San Lorenzo (Firenze) - Basilica di San Lorenzo (Milano) - Palazzo Spada (Roma) - Palazzo Spada (Roma) - Sant’Andrea dell’Alberti (Basilica di Mantova) - Santa Maria delle Grazie (Basilica di Milano) - Sant’Ivo alla Sapienza (Roma) - Sant’Ambrogio (Basilica di Milano)
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La chiesa di S. Simpliciano
La chiesa di San Simpliciano, a Milano, è qualcosa di più che un restauro da condursi finalmente in porto: è un monumento, il cui recupero, nelle sostanziali membrature che ne restano, può rappresentare la più importante testimonianza del tempo di Sant'Ambrogio.
Di una Milano, cioè, capitale dell'Occidente e che, in quel fortunoso e grandioso Quarto secolo, catalizzava, ormai più di Roma, Oriente e Occidente, in una silloge, se non in una sintesi culturale, che che differiva da quella di Costantinopoli come da quella di Roma, e, lo si può anticipare, da quella che sarà un secolo di poi, a Ravenna.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Chiesa di San Simpliciano (Milano) - Porta Venezia (Milano) - Chiesa San Nazaro (Basilica di Milano) - Basilica di Treviri (di Costantino) - Basilica di Massenzio (Roma) - San Marco a Venezia - Curia nel Foro Romano (Curia Iulia)
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Castelseprio
In mezzo ad un bosco di castagni giovani, diritti come spade, c'è una chiesa dall'antica pianta a trifoglio, e in questa chiesa una serie mutila di affreschi sbiaditi: ma questi affreschi sbiaditi costituiscono preziosissimo tesoro.
Sono fra le pitture alto-medievali più antiche e illustri del mondo e rappresentano una testimonianza, che, per collocarla nel tempo, ha messo la febbre addosso agli studiosi.
Infatti a tutt'oggi le teorie più accreditate oscillano dal VII al IX secolo: né uno sbalzo di due secoli è poca cosa, oscillando fra due epoche oscure e germinanti.
Castelseprio era un piccolo centro fortificato che si trova non lontano da Castiglione d’Olona e che ebbe una sua importanza nell'alto medioevo, finché Ottone Visconti, arcivescovo di Milano, se ne impadronì nel 1287, diroccandolo e risparmiando i soli edifici sacri
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Castelseprio - Castiglione Olona - Castiglione Olona -Basilica S. Giovanni evangelista (Castelseprio) - Chiesa di S. Maria foris portas (Castelseprio) - Santa Maria Antiqua (Chiesa di Roma)
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Bergamo Alta
Stare a Bergamo Alta è come trovarsi in quelle città miniaturizzate che tengono in mano i santi protettori come un bel vassoio, e di qua e di là c'è il vuoto.
Così intorno a Bergamo Alta c'è un anello di vuoto, che è aria, cielo, e magari nuvole, vento: questo dà a tutta la città asserragliata nelle sue chiese nei suoi palazzi, una leggerezza, una luce, uno spazio rarefatto, che non si penserebbe, con quelle strade strette, con la penombra che vi si deposita in fondo.
Ma appunto perché Bergamo alta non sta sulla terra, sta nel cielo e il cielo l'avvolge e il sole la penetra e l'aria da percorre veloce e luminosa come un bambino in monopattino.
Le strade sono strette, tortuose, lastricate a ferretti a spina di pesce o acciottolate, e ciò conferma l'aspetto antico della città e gli dona anche un che di rurale, di una campagna che sta alle porte, con tante buone cose fresche, e gli uccellini che volano per poi finire allo spiedo.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Bergamo Alta - Bergamo Alta - Trescore (Balneario) - Cappella Colleoni (Bergamo) - Bergamo Bassa - Parco delle Rimembranze
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Lovere
Per andare a Lovere conviene fermarsi a Bergamo, la quale è come un vino vecchio che si è spogliato e la feccia è andata tutta in fondo.
Codesto fondo è Bergamo Bassa, piena di fabbriche: il vino che si è spogliato, Bergamo Alta.
Con le sue viuzze lastricate a ferretti a spina di pesce, e gli spalti carichi di fronde, come certi carri di fieno che non si vedono le ruote.
E poi la piazza dove, da sotto un arco, appare la Cappella Colleoni una cosa da tenersi dentro una campana di vetro, squisita e assurda nel suo Rinascimento nordico e testardo, così fiorito ma anche così spinoso.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Lovere - Bergamo Alta - Bergamo Alta - Bergamo Bassa - Cappella Colleoni - Lago d’Iseo - Val Camonica - Val Camonica
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I graffiti della Val Camonica
Per andare in Val Camonica si passa da Lovere, e, prima di Lovere si incontra il piccolo lago di Endine, in una valle che pare sia freddissima ed inverno fa un ghiaccio alto un metro.
Lovere è come al fondo di un imbuto e bisogna andarci apposta, ma poi non ci se ne pente, perché in fondo all'imbuto c'è la Val Camonica, con questi straordinari graffiti sulle rocce, i fumetti della preistoria.
I graffiti si trovano su grandi rocce a scivolo, levigate dai ghiacciai del Quaternario che c'erano una volta; e si vedono le strisciate scavate sul sasso vivo, quando, dimoiando, scendevano a valle: è la più antica incisione, questa, e non la meno impressionante.
In quanto ai graffiti, per lo più sono almeno dell'età del bronzo se non del ferro: asce, punte di lancia, l'aratro.
Ma l'interesse maggiore è che ci fanno assistere al trapasso da una prima cultura, ancora paleolitica, fondata sulla caccia, all'agricoltura, dunque stanziale: cervi e daini e poi i bovi con le corna ripiegate.
Ma anche tante altre configurazioni, che gli archeologi preistorici, particolarmente dediti agli esercizi di fantasia, interpretano nei modi più curiosi.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Lovere - Lago di Endine - Lago d’Iseo - Val Camonica - Val Camonica - Capo di Ponte - Grotte dell’Addaura (Palermo) - Santuario di San Michele (Grotta in Puglia)
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La Certosa di Pavia
La Certosa di Pavia non è certo un monumento che abbia bisogno di presentazione, ma di preservazione.
Si dice questo, non perché attualmente sia mal tenuta: anzi l'aspetto interno della chiesa e dei chiostri, è ineccepibile.
La piccola comunità cistercense che vi è stata allocata, è una comunità studiosa, e assai sensibile alla bellezza del monumento: attenta a chiudere con innumerevoli chiavi gli innumerevoli cancelli, tiene i chiostri fioriti come giardini.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Certosa di Pavia
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Riva del Garda
Riva, questo fiordo lacustre dove l'acqua ha il colore del cielo e dell'acciaio, dove l'aria non è aerea, ma vetrina, dove il sole è rossa senza bruciare.
Posta in fondo al Lago di Garda come in fondo al buco della serratura, Riva è come se si vedesse sempre con un occhio solo.
Il percorso è meraviglioso, si faccia, da destra o da sinistra, con l'occhio destro o col sinistro, e via via che il lago si restringe, si rendono sempre più precipiti i monti, ma per quanto precipiti si aggrappano agli ulivi e ai cipressi fitti come aculei.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Riva del Garda - Lago di Garda - Peschiera (del Garda) - Sirmione
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Il centro storico di Trento
Riva, questo fiordo lacustre dove l'acqua ha il colore del cielo e dell'acciaio, dove l'aria non è aerea, ma vetrina, dove il sole è rossa senza bruciare.
Posta in fondo al Lago di Garda come in fondo al buco della serratura, Riva è come se si vedesse sempre con un occhio solo.
Il percorso è meraviglioso, si faccia, da destra o da sinistra, con l'occhio destro o col sinistro, e via via che il lago si restringe, si rendono sempre più precipiti i monti, ma per quanto precipiti si aggrappano agli ulivi e ai cipressi fitti come aculei.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Trento - Trento - Castello del Buon Consiglio - Monumento a Dante - Chiesa di San Francesco Saverio - Via Bellenzani - Via del Suffragio - Via Manci - Piazza Battisti - Piazza del Duomo - Piazza del Duomo - Case Cazuffi (- Rella) - Palazzo Pretorio - Duomo (Cattedrale di S. Vigilio)
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Vino di Udine
Il mio ospite non si capacitava del perché, potendo dormire nel castello di Miramare, volessi per forza andare a finire a Udine.
Ma a parte il fatto che l'interno di Miramare è un incubo asburgico, io avevo una nostalgia segreta, quasi inconfessabile proprio perché ingenua e come infantile di rivedere Udine, di ritrovare la trattoria dove andavo a mangiare allora, se ci fosse stata sempre: ed era l'unico momento di rifiato della giornata.
Non poteva capire queste cose, il mio ospite, perché non c'era, giustappunto, da capire nulla, e la qualità di Udine, la qualità del Friuli restava dentro di me, covava dentro di me, come in quelle bottiglie antiche, che non si riesce più a stappare.
Video Luoghi narranti narrati e citati: Vino di Udine - Castello di Miramare (Trieste) - Udine - Santa Maria La Longa
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Trieste
Per una persona come me, che non può dimenticare il Risorgimento, la cui ultima esplosione fu la guerra del 15-18, Trieste è un tale groppo di sentimenti, di ricordi, di bandiere e di canti, che è impossibile vederla a nudo, ridurla a quel che ora è: una città di frontiera, stretta fra il mare e una linea di confine.
Questa città, che è la città più italiana d'Italia, senza retorica, ma per radicato, ancestrale convincimento, e anche la meno italiana d'aspetto, ma bella di razza, con due o tre monumenti come reliquie in un contesto freddino e dignitoso.
Bagnata dalla migliore letteratura italiana di questo secolo, da Svevo a Saba, sullo sfondo di Joyce e di Rilke, ha tutte le sue credenziali, non solo quelle patriottiche, e dovrebbe, nella vita d'oggi, impersonare un ruolo più vigoroso che non abbia, anche se finalmente sta risorgendo da una derelizione ingrata.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Trieste - Castello di Miramare (Trieste) - San Giusto (Cattedrale) - San Giusto (Cattedrale) - San Giusto (Castello) - Teatro romano - Teatro romano (Giornale Luce 1938 - scoperta) - Istria (costiera) - Istria (interna) - Capo d’Istria [Capodistria] - Pirano
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La Chiesa della Salute
Non so proprio cosa vi da una persona, anche colta, ha pronunziare il nome di Venezia: se San Marco o il palazzo dei Dogi, o la Laguna appannata come dal teatro degli angeli, o le isole che galleggiano come boe, le frotte di turisti che si riversano dalla stazione, i maledetti piccioni di Piazza San Marco che si levano a volo tutti insieme e magari se ne andassero una volta per tutte: per me, io vedo la Salute.
In un certo senso la bellezza innegabile della Salute è quasi secondaria rispetto al valore unico che ha per Venezia, entro la città di Venezia.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Chiesa della Salute - Venezia - Venezia (low cost) - San Marco (Basilica) - San Marco (interno Basilica) - Piazza San Marco - Piazza San Marco - Palazzo dei Dogi - Sant’Ivo alla Sapienza (Roma) - Santi Luca e Martina (Roma) - Riva degli Schiavoni (Venezia) - Isola di San Giorgio (Venezia) - San Giovanni dei Fiorentini (Roma)
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Il S. Giorgio Maggiore del Palladio
Come succede per quasi tutti i monumenti più celebri di Venezia, non si sa mai quando si sono visti per la prima volta, tante le riproduzioni, spesso incantevoli come gli originali, ad esempio del Canaletto e del Guardi.
Ma per il San Giorgio Maggiore del Palladio, questo fatto se è vero per il San Marco o il palazzo dei Dogi, è forse più vero, perché, così come si presenta dalla Riva degli Schiavoni, è quasi a portata di mano, con la sua bella facciata spiegata come una bandiera.
Ma poi l'interno è anche più bello dell'esterno, e, quello, per vederlo, va preso il traghetto, non si vede a distanza.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: San Giorgio Maggiore (Abbazia e Chiesa) - Venezia - Venezia (low cost) - San Marco (Basilica) - San Marco (interno Basilica) - Palazzo dei Dogi - Riva degli Schiavoni
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I Tetrarchi di Venezia
C'è a Venezia, e proprio a portata di mano, ma per fortuna di porfido che è la pietra più dura che esista, un gruppo di quattro persone che si abbracciano, collocato, quasi a caso, sull'angolo della cappella del tesoro di San Marco.
Le quattro persone intente in questo atto di pace sono vestite in modo desueto, hanno un'armatura, un mantello allacciato sulla spalla, e in mano delle splendide spade con l'elsa a testa di aquila, proprio come il re Sassani, ma non sono re Sassani.
Sono, o almeno si crede che siano, i Tetrarchi, ossia quattro imperatori romani secondo un uso instaurato da Diocleziano nel 308, ma a cui Costantino mise presto fine.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Tetrarchi di Venezia
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Marghera
Marghera non è una città, non è un paese, ma un coacervo di fabbriche, di tubi, di ciminiere, davanti a una Venezia sgomenta per il mostro che ha partorito: il quale, appunto come mostro, ora minaccia di divorarla.
Ma le cose hanno un loro fato, e tanto più quelle create dall'insipienza e dal cinismo degli uomini.
Perché poté parere un'idea felice, quella di avere tolto le industrie da Venezia, a cui veniva serbata così la serenità, il silenzio, l'aria pura.
Ma al di fuori del silenzio, null'altro è rimasta a Venezia, e meno di tutto l'aria pura.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Marghera - Marghera [industrie] - Villa Malcontenta - Villa Pisani (Strà VE)
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Chioggia, una città più lontana
Vivere in una città viva ma come defunta, una città dove la gente, il giorno va fuori e, quando la sera rientra, si mette in casa, vicino alla tavola, e la moglie apparecchia e intanto sorveglia il tegame, che non bruci, la pentola che bolle, pesa la pasta e la cala.
Questa città è come morta, allora, ma brulicante di persone vive che ha dentro, come fosse enormemente gravida.
E allora le strade sono vuote, e allora si passeggia senza tempo in una lontananza remota.
Una città così fatta, come una melagrana piena di chicchi, e come vivi, è quasi liquidi insomma un piccolo seme, che invece è duro, legnoso e allega i denti: appunto il frutto dell'amore, perché l'amore è così, dolce al primo assaggio vivido e quasi liquido, ma dentro è duro e sarà d'amaro.
Finché il sapore che rimane è solo quello.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Chioggia - Murano - Burano - Burano
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Le tombe scaligere a Verona
Fra le tante belle cose che possiede Verona nessuno è più singolare del complesso delle tombe scaligere di Cangrande, Mastino II, Cansignorio.
Rappresenta, questo insieme, come un elisir del Gotico, la quintessenza aromatica, in una città che fa da estrema punta verso il settentrione venendo dalla grande pianura padana.
La caratteristica, vorremmo dire quasi pesistica delle tombe scaligere e di essere riunite in un piccolo spazio dietro l'abside di Santa Maria Antica e quasi di fronte al palazzo della Scala così strette in piccola corte con le loro cuspidi aguzze sormontate dai monumenti equestri dei signori defunti, sembrano quasi più una veglia d'arme che un complesso mortuario.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Tombe Scaligere - Verona - Verona - Santa Maria Antica (Verona)
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Il Gattamelata di Donatello a Padova
Questo senza esitazione si può dire il più bel monumento equestre del mondo fu finito da Donatello nel 1453 e rappresenta il messaggio più classico dell'artista, e non perché vagamente si ispiri al Marco Aurelio di Roma e ai cavalli, forse ellenistici, di San Marco a Venezia, perché, anzi, mai forse Donatello è stato più se stesso che in questa impareggiabile scultura, ma perché della classicità ha l'ampio respiro, la solidità senza impaccio, lo stile puro senza stilismi.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Monumento Equestre al Gattamelata - Padova
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Il tessuto urbano di Bologna
Mi ricordo ancora che quando, più di venti anni fa, venni a stare a Bologna, e ce ne passai tre, gradite a meraviglia pur di scoprire, per mio conto, la bellezza di Bologna, e, subito dopo, come questa fosse sottovalutata, sia dentro alla città che fuori.
Naturalmente occorre intendersi: né prima di venirci a stare ignoravo Bologna, né si poteva dire una città poco nota, anzi celebre come è sempre stata.
Ma, anche celebre, o per l'Università o per Jacopo della Quercia, o per i Carracci o per la gastronomia, la celebrità di Bologna non investiva la città vera e propria: i portici, ecco i portici sono famosi, ma come portici, per la struttura particolare che danno alla città.
Io dovevo, con lunghe amorose passeggiate, rovesciare i termini della questione.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Bologna
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La piazza del Duomo a Parma
Non esiste, io credo, per tutto il Medioevo una piazza più armonica è più singolare di quella del Duomo di Parma.
È una piazza sagrato, ma più per le funzioni che per l'aspetto in quanto è aperta da più di quattro lati, senza peraltro essere di passo.
Questa caratteristica è di chiusura e apertura insieme simula una spazialità particolare che i monumenti nella loro unità sviluppano pur essendo separati l'uno dall'altro.
A dovere scegliere l'opposto e sottolineare le differenze non c'è che da citare la piazza del Duomo di Pienza.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Parma, la Piazza, il Duomo, il Battistero - Piazza Pio II di Pienza - Duomo di Pienza - San Nicola di Bari (Basilica)
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Gli affreschi del Parmigianino a Fontanellato
Per chi andava a Parma, finora, non si poneva come strettamente imperativo recarsi a Fontanellato per vedere il piccolo gabinetto affrescato dal Parmigianino con la favola di Diana e Atteone.
Ed anche uno storico d'arte, portandosi là, veniva preso dall'insoddisfazione di trovare degli affreschi come coperti di cenere e per di più esposti ad infiltrazioni d'acqua piovana.
Era uno stato di cose intollerabili, e maggiormente dopo un intervento maldestro che avrebbe dovuto togliere le infiltrazioni e sembrava quasi avercele convogliate.
Finché, rinnovati il sopralluoghi, gli esami, e i consunti, il restauro, un restauro che in primo luogo togliesse la causa di infiltrazioni, è stato spedito alla radice dal soprintendente Quintavalle.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Gabinetto affrescato dal Parmigianino - Fontanellato
Quella ched è sovrana
Salutami Toscana,
quella ched è sovrana,
in cui regna tutta la cortesia
Con queste parole Re Enzo imprigionato a Bologna salutava la Toscana che dalla prigione si presentava idillica, e tale ha sempre continuato a figurare anche se vi sia un'altra Toscana, rissosa, avara, sempre pronta a fare il Bastian contrario, e partigiana nel senso peggiore.
Ma la prima Toscana ha la prevalenza e come stemma ha la sua campagna severa e incantevole, i dintorni delle città così amene, anche se ora assaltati dalla speculazione edilizia, Fiesole coi suoi cipressi, Siena con i suoi colli, Lucca con le sue ville, e ancora ancora quanti paesini stretti in cima a un colle con un campanile e un viale di cipressi.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Bologna - Fiesole - Siena - Piazza del Campo (Siena) -Lucca - (Monumento Funebre) Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia (Lucca) - L'Apostolo di Jacopo della Quercia (Lucca) - Firenze - Pisa - Piazza del Duomo (Piazza dei Miracoli di Pisa) - Madonna di Monticchiello - Monteaperti - Orvieto - Duomo di Orvieto - San Gimignano - Volterra - Livorno - Monumento dei Quattro Mori (Livorno) - Pistoia - Duomo di Pistoia (Cattedrale di San Zeno) - Prato - Arezzo - Castel del Monte - La Verna (Santuario Francescano) - Casentino - Certaldo - Montelupo (Fiorentino) - Signa - Monteriggioni - Pienza - Montepulciano - Pescia (Toscana) - Settignano - Carmignano - Amiata (Monte) - Abbadia San Salvatore - Maremma - Versilia - Garfagnana - Mugello
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Addio, Toscana
Questa campagna, voi la visualizzate subito, con i suoi cipressi, i suoi ulivi, i suoi filari, ordinata e pulita come una casa povera dove tutto è al suo posto.
Ma non è così o non è solo così.
Si può capire meglio, forse, guardando un cane che dorme, una vacca che, distesa, digruma, e si vede quella pelle spessa che segue il corpo e la ricasca, qui fa una piega o un montarozzo, ma senza stacco: continua al di sotto, perché è un corpo con i suoi muscoli e l’adipe, mentre le ossa sono come un fossile dentro la terra.
Ora la campagna toscana è così, come una grossa bestia che riposa, e la terra segue i muscoli, li rimodella teneramente.
Perché tenera e questa terra grossa e arida, di cui, come l'acqua dalla pietra di Mosè, scaturisce il vino più secco, l'olio più etereo.
Senza gli aspri ed eroici dirupi della campagna laziale - quelle ambe affogate affogate con una capigliatura corvina di lecci, che si vedono fra Orvieto e Orte, ad esempio - i costoni pettinati dall'aratro battono ai piedi di monti modesti, ma verdi, intensamente pelosi come un pube: anch'essi quasi arrotondati da una mano che affettuosamente accarezzasse.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Toscana
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I lungarni a Firenze
Queste placide rive dell'Arno, trasformate in passeggio, anche se ormai vi trascorre un traffico infernale, sono forse della sembianza di Firenze l'immagine più viva e accattivante, il luogo dove ad un tratto dalle sue vie nobili e grigie, la città si apre all'immaginazione lungo un fiume che è più un letto di un fiume che un fiume, ma a che saggi accorgimenti di dire hanno trasformato quasi in un lago, a meno che la furia degli elementi non lo facciano divenire un terribile gorgo alluvionale.
Ma quando è così tranquillo e sereno, azzurro più del cielo, bordato di verde, riesce a comunicare una pace rara, il congedo dei dolori quotidiani, e la nostra vita fruisce appena come la sua pura acqua fra le dighe che lo fanno sembrare tanto largo.
Nessun fiume è simile a questo, anche se sia più grande, più ricco d'acqua, più maestoso.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Lungarni - Firenze - Chiesa di San Miniato al Monte - Campanile di Santa Croce - Campanile di Badia (Fiorentina) - Torre del Bargello - Ponte Vecchio - Crocifisso di Cimabue
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Il convento di S. Marco
Se c'è un luogo in cui si può indicare il cuore della Firenze del Rinascimento, questo è il convento di San Marco.
Qui si trovano riuniti Cosimo il Vecchio e il Savonarola, l'Angelico e Michelozzo: infine fra Bartolomeo.
Ed è un luogo, anche come convento, luminoso e modesto, articolato con calma intorno ad un chiostro di convenienti dimensioni, con quelle colonne ioniche come per la prima volta si vedono nella Trinità di Masaccio.
Ora è stato tutto restaurato, dalle capriate bellissime ai sublimi affreschi dell'Angelico.
È stato restaurato con uno sponsor: ma così discreto che il suo nome non si vede da nessuna parte, e, a domandarlo, non lo sanno dire.
Questa straordinaria descrizione va rispettata e neanche io lo dirò.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Convento di San Marco (Firenze) - Convento di San Marco (Firenze)
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Valdarno
La Valle dell'Arno, di questo fiume che non è un fiume, ma «un fiumicello che nasce in Falterona», nella perifrasi affettuosa di Dante; la Valle dell'Arno è la meno valle di tutte, come l'Arno è il meno fiume di tutti, con quei secchi bianchi di ghiaia e ne fosse d'acqua come uno specchio rotto.
Che differenza c'è, alla fine, dalle fiumare siciliane?
Poca differenza davvero, e solo che la valle è più verde, con i tremuli flabelli dei pioppi, le viti rette dal testucchio, e queste vecchie chianine che pascolano e muovono la coda.
Ma è la Valle dell'Arno, ed è meno la storia che c'è passata, della storia che ha prodotto, degli uomini che ha fatto nascere, della civiltà di cui è stata culla.
E poi, andate a vedere lo Scamandro o l'Eurota? Credete forse che siano più grandi dell'Arno?
Più piccoli sono, e quasi più piccolo è anche il Giordano che ancora fa scorrere tanto sangue, certo più sangue dell'acqua pigra e melmosa che convoglia.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Valdarno - Falterona (monte) - San Giovanni Valdarno - Palazzo Comunale (Palazzo d’Arnolfo di San Giovanni Valdarno) - Santa Maria delle Grazie (San Giovanni Valdarno) - Montemarciano - Cortona
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Il campanile di Pisa
Forse, di tutti i monumenti italiani, la Torre pendente di Pisa è il più famoso.
Perfino il Vasari, che non parlò di tanti monumenti medievali, non poté esimersi dal ricordarla: «Non perché - diceva - abbia in sé disegno o bella maniera, ma solamente per la sua stravaganza, non parendo a chi lo vede che gli possa in minima guisa sostenersi», da allora, c'è una letteratura ricchissima, sul Campanile.
Ma, se l'interrogativo fondamentale è rimasto sempre il solito: «sarà stato o non sarà stato costruito pendente?», par strano che la preoccupazione, riguardo alla pendenza, sta invece di data recente: non sono neanche cinquant’anni che desta tante preoccupazioni.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Campanile di Pisa (Torre pendente) - Pisa - Camposanto di Pisa - Duomo (Pisa)
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Una misura lirica
Non so più scrivere su Siena.
Questa città, in cui sono nato, mi sta dolente nel cuore: dolente e splendente.
Sono passati tanti anni da quando non ci vivo più, e tutti gli anni ci ritorno, ora più volte anche in questo mese: ma non ci vivo.
In città come Siena non si può vivere che nel ricordo, nella nostalgia o nella speranza.
Perché è una città che fu una capitale, o meglio uno Stato-città, un punto di incrocio del Nord che andava a Sud, e quando non fu più città-Stato delle correnti del Nord smisero di attraversarla, Siena rimase come dentro un'urna, in cui seguitarono a vivere i suoi abitanti, seguitarono a parlare, i suoi abitanti, il loro toscano arcaico e campagnolo, seguitarono, i suoi abitanti, ad amare la loro urna piena di ceneri.
E anch'io amo quest'urna, e sebbene non abiti più a Siena, i miei affetti, quasi tutti morti, sono ancora là: e i suoi sogni, quando sogno.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Siena - Siena - Siena - Siena - Salicotto (via di) - Santuario Cateriniano - Palio di Siena - Piazza del Campo (Siena) - Palazzo Sansedoni (1a parte) (Siena) - Palazzo Sansedoni (2a parte) (Siena) - Palazzo Sarasini (Chigi-Saracini a Siena) - Montagnola (Senese) - San Gimignano - San Gimignano - Viterbo - Cattedrale di Pienza - Firenze - Chianti - Maremma (Toscana) - Crete Senesi - Crete Senesi - Rocca di Radicofani - Arezzo - Arezzo - Legnano - Ferrara
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Da Siena all’abbazia di S. Galgano
Questo itinerario, da Siena all'Abbazia di San Galgano, può farsi da due o tre strade, che sempre passano attraverso una campagna collinosa di coltivo e di boschi, una campagna non tipicamente senese, ma molto toscana, come ancora doveva essere la zona nel periodo medievale, che vide sorgere l’insediamento dei monaci di San Galgano, e questo ebbe un'importanza fondamentale per la storia dell'arte senese.
Noi passeremo da prima per l'itinerario che, dalla nuova strada che conduce a Grosseto, porta a Torri, un paesino che si è formato intorno ad un'antica abbazia vallombrosana, di cui resta quasi soltanto la chiesa e un chiostro bellissimo; il resto dell'abitato si svolge con una straduzza che deve seguire l'antico tracciato delle mura.
Per arrivarci c'è un bel viale di cipressi, che sale fino all'antica abbazia, di forme architettoniche nobilissime, che riecheggeranno in molti edifici di dugenteschi di Siena.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Siena - Siena - Siena - Siena - Chiesa di S. Francesco (Basilica di Siena) - Chiesa di S. Francesco (Basilica di Siena) - Chiesa di S. Domenico (Basilica di Siena) - Chiesa di S. Agostino (Siena) - Duomo di Siena - Duomo di Siena (pavimento) - Aeroporto di Ampugnano - Abbazia di San Galgano - Reliquiario di San Galgano detto di Frosini - Eremo di Montesiepi - Chiusdino - Grosseto - Torri (Borgo - Siena) - Abbazia di Santa Mustiola di Torri (Pieve) - Montarrenti (Castello) - Ponte della Pia (Montagnola Senese) - Abbazia di Fossanova - Abbazia di Casamari - Abbazia di S. Martino al Cimino - Pieve di San Giovanni Battista (Ponte allo Spino) - Villa Farnesina di Roma - Palazzo Ducale di Urbino - Villa delle Volte Alte
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La piazza di Pienza
Questa piazza modesta, assai più piccola di qualche grande chiostro monastico, ad esempio quello di Santa Maria degli Angeli a Roma o della Certosa di Pavia, è un luogo capitale per l'arte del Rinascimento, e il più antico insieme urbanistico della nuova architettura Fiorentina.
Voluta dal Papa umanista Pio II, che intese esaltare il suo luogo di nascita, l'antico castello di Corsignano, cambiandogli anche il nome; realizzata da un grande artista fiorentino, Bernardo Rossellino, attivo anche a Roma, dove forse, sotto Niccolò V, lo conobbe Enea Silvio Piccolomini; fu realizzata quasi completamente in tre anni, dal 1459 al 1462.
E se alcuni edifici come il palazzo Borgia, ora vescovile, furono riadattati, la Cattedrale e il palazzo Piccolomini vennero costruiti ex novo.
Così nulla meglio di queste memorabili costruzioni si attesta la fisionomia del Rinascimento e l'apertura di mente di un grande umanista.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Piazza di Pienza - Pienza - Palazzo Borgia (Vescovile di Pienza) - Cattedrale di Pienza (Duomo) - Palazzo Piccolomini (Pienza) - Palazzo Pretorio (Comunale di Pienza) - Castello di Corsignano (Pieve) - Chiostro di Santa Maria degli Angeli (Roma) - Chiostro della Certosa di Pavia - Duomo di Siena - Cappella dei Pazzi - Cortile di San Damaso (Città del Vaticano) - Palazzo Rucellai (Firenze)
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A S. Antimo
Sant'Antimo, presso Castelnuovo dell'Abate (Montalcino), si presenta in fondo ad una breve vallata e di contro a colline piuttosto ripide: le colline costituiscono come un grande astuccio, in cui la bellissima chiesa si colloca con l'articolata abside e il campanile, tutto in un grigio luminoso di travertino e di alabastro.
Scomparso il convento benedettino (l'insediamento primo era del IX secolo), ora solo la chiesa, con pochi altri testi del chiostro, sta saldamente come alla fonda di un golfo disseccato.
La campagna d’intorno ha la modestia e la bellezza della campagna toscana di collina, dove piove poco e i prati non si sprecano.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Abbazia S. Antimo - Castelnuovo dell’Abate - Montalcino - Montalcino
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Piombino
PIOMBINO è stata elevata a Principato alla fine del Cinquecento.
Così, per molti secoli, e attraverso tante vicende, Piombino restò come un'altra minuscola San Marino: e questo spiega come, seppure risentisse di Pisa, non appare proprio, anche per quel po' di arte che sia rimasto, terra Pisana.
Due passi da Piombino, FOLLONICA è, si voglia o no, terra Senese e voleva entrare nella provincia di Siena, staccandosi da Grosseto, ma non ce l'ha fatta.
Ma i senesi ci vanno lo stesso a fare i bagni, e Follonica sa industriarsi per rendersi sempre più sgradevole.
Già non possedeva grandi bellezze, ma la spiaggia, il golfo-lunato con Punta Ala da una parte e Piombino dall'altra.
Ed ecco che hanno costruito le case sulla spiaggia, e la passeggiata al mare è una passeggiata di tetti: il mare si vede appena sopra le tegole, come la corda tesa per il salto in alto.
Ecco in che modo si è conciata Follonica, e perfino un grattacielo, provinciale, sgradevole e che si vede da tutte le parti.
Credevo proprio non ci fosse nient'altro da osservare oltre queste edilizia sguaiata invece ecco che scappa fuori un monumento così curioso che è impossibile tacerne.
È la chiesa, diavolo, dedicata a San Leopoldo.
La chiesa ha tutto il pronao in ghisa, con un fregio, colato in ghisa, nel tenero ostile del Bartolini, che non sembra vero, sembra di sognare che sia in quella materia invece che nel marmo gelido e funerario che il tempo predilesse
È stata una bella idea di portarmi a SCARLINO: non ci avrei mai pensato, non ricordavo quanto fosse storico il luogo.
Salirci e come arrampicarsi sul vello di una pecora, tanto son finiti gli ulivi, densi scuri, quest’ulivi leccini della Maremma.
Si arriva ad un paesino tutto rimpastato nell'Ottocento, con le sue finestrine, i suoi portoncini, quel decoro che in Toscana sa sempre di fagioli lessi e di buongiornoalei.
In fondo è bene che il nome di POPULONIA sia rimasto solo a quel minuscolo paesino in alto sul promontorio, col suo cassero, il suo maschio, le sue stradette pulite, e sotto, i boschi e tanti ulivi.
È bene che, sul mare, abbia cambiato nome e si chiami Baratti, un nome qualunque, da tre braccia una lira, e anche un po’ cialtrone, come si addice al tono della Maremma.
Ma quando si arriva là, si resta senza fiato.
A SUVERETO c'è lo stupido grattacelino che sconcia il profilo povero e antico del paese.
Poi, subito all'ingresso, una chiesetta sul genere del San Giovanni di Campiglia, forse più antica, ma meno ornata.
Ma il paese è grazioso.
In alto ha un Palazzo Comunale con una scala esterna assai bella, nel disinvolto uso di archi di vario raggio e di colonne ora più alte ora più basse.
E poi diverse case che rivelano la struttura tipica delle case-torri pisane, con i montanti di pietra e fra mezzo le finestre, polifore a Pisa, modestamente bifore a Suvereto.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Piombino - Elba (isola) - Cavoli (spiaggia) - Porto Azzurro (Portolongone) - Porto Azzurro (Portolongone) - Follonica - Scarlino - Scarlino (Rocca) - Cala Martina - Populonia - Tomba dei Carri (Necropoli di Populonia) - Baratti - Maremma (Toscana) - Campiglia Marittima - Suvereto - Massa (Marittima) - S. Gimignano - S. Gimignano - Certaldo
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Ultimo lembo di Maremma
Un fiume largo immobile come un canale olandese, e l'Olanda occhieggia anche dalla piana livellata, dagli argini rialzati: ma ci sono monti azzurrognoli all'orizzonte e un cielo di un celeste tenero e terso, già simile al Meridione.
Siamo in Maremma, non in Olanda.
L'acqua dell'Ombrone, così devastatrice quando è in piena, ora non è neppure melmosa, e riflette la luce in modo estatico, laminare, anche solenne.
Perché solenne è questo ultimo lembo di Maremma, dove si arriva per una strada di sassi e il mare non si vede finché non si è sulla battima, e un vento fresco di maestrale flagella gentilmente.
Luoghi narranti narrati e citati: Maremma (Toscana) - Padule della Trappola - Abbazia di San Rabano - Punta Ala - Parco del Circeo - Parco del Circeo - Parco Nazionale d’Abruzzo - Parco Nazionale d’Abruzzo - Parco del Gennargentu - Parco dell’Uccellina - Parco dell’Uccellina
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Talamone
Per questa gente il nome di Talamone susciterà tutt'al più un ricordo dantesco, quando Dante, per ironizzare sulla mania di grandezza dei senesi, profetizza - e fu facile profeta - il fallimento del tentativo con cui Siena provava a sostituirsi alla potenza marinara di Pisa, ormai in declino, facendosi un porto a Talamone.
Il porto, a dir vero, c'era già come c'è ora, un porto tondo come quelli nati da un cratere e sprofondato, ed un colore meraviglioso, ancorché Talamone non si trovi molto a sud.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Talamone - Talamone
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La montagna di bronzo
Da lontano è d’un azzurro di pensiero e si vede dal mare, si vede tutto intero per un raggio lunghissimo, perché è il monte più alto della Toscana, e non si eleva da una catena ma si erge come un massiccio centrale in un gregge di colline e collinette che digradano lentamente.
Il suo profilo è quello del Vesuvio, delle Epomeo a Ischia, del Cimino, del Vulture, di tutti i vulcani spenti infine, con la cima arrotondata e il fianco disteso come una figura di sarcofago etrusco.
Probabilmente quando si sollevò la Toscana era un mare, un lago, o una palude, e fu un'isola, come Ischia.
Ma isola è ancora, anche se, invece dell'acqua, è circondato per un arco di cerchio dalla distesa giallognola, come sabbia, delle Crete, con pochi appezzamenti verdi, o più scuri di terra lavorata.
Non si immagina che sia così verde, così folto e ricciuto.
Nessuna montagna è più verde, più vestita, più impenetrabile e intonsa dell’Amiata.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Amiata (monte) - Vesuvio - Epomeo (monte) - Cimino (monte) - Vulture (monte) - Abbadia San Salvatore - Piancastagnaio - Santa Fiora - Santa Fiora - Peschiera di Santa Fiora - Arcidosso - Acquapendente - Saturnia (Terme di)
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Belvedere
Ora si dette che lo scopo del breve viaggio non fosse stata una gita in campagna, ma una chiesetta, un antico romitaggio, decorata di affreschi che da quarant’anni si restaurano, e speriamo che questa sia la volta buona.
Ma il paesaggio balzò in primo piano e la fece da padrone.
Così, prima di arrivare alla chiesetta di Belvedere, i giochi erano fatti.
La strada, a mezza costa, con un filare di querce verso valle, sotto scende abbastanza veloce, ma coltivata, con l'assidua modestia delle viti e degli ulivi.
Si fronteggia Città della Pieve.
Ma la bellezza non è tanto la vastità, la gittata aerea di questo pendio e di questa valle, quanto l'incredibile turchino delle colline, e come questo turchino cominci dove si attenderebbe ancora il verde, e sia intenso, e preparato dai bagliori rossastri della terra, proprio come quei fondi azzurri che, nel Trecento, per rappresentare il cielo, venivano preparati in terra rossa.
Luoghi narranti narrati e citati: Val d’Orcia - Val d’Orcia - Monte Cetona e Monte Amiata - Monte Capanne - Monte Cimino - Città della Pieve - Città della Pieve - Castiglioncello sul Trinoro - Cetona - Cetona - Cetona
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Triangolo magico
Prima che Chianciano prendesse l’abbrivio attuale, la regione depressa fra Siena, Orvieto, Perugia sembrava destinata a stagnare ai margini delle grandi carovaniere del turismo.
Indubbiamente gli eletti si configuravano elettissimi: quelli che si spingevano a Pienza, a Montepulciano, a Monte Oliveto Maggiore, ad Asciano.
O quelli, generalmente di altre estrazioni, ossia archeologica, che si arrestavano a Chiusi, e visitando le tombe ed il museo, incocciavano poi nei coralli travolgenti di Liberale da Verona e di Gerolamo da Cremona: stupore, incredulità, meraviglia.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Chianciano - Pienza - Montepulciano - Montepulciano - Monte Oliveto Maggiore (Abbazia) - Monte Oliveto Maggiore (Abbazia) - Asciano - Asciano - Sant’Anna in Camprena (Monastero) - Montalcino - Montalcino - Monticchiello
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Il Laurana di Urbino
Luciano Laurana è stato un grandissimo architetto che resta quasi un enigma per la sua formazione, apparendo e scomparendo come una meteora.
Essendo dalmata di origine è logico supporgli una prima educazione veneziana, dove cioè il Rinascimento preludia fortemente insinuato di Gotico; ma a parte che i più tipici edifici rinascimentali di Venezia sono posteriori o coevi dell'attività del Laurana ad Urbino, in questa sua attività nulla resta di Gotico, neanche uno stilema, e tutto richiama invece il Brunelleschi.
Ma sia stato il Laurana a Firenze, e si debba riconoscere in lui lo Schiavone, dalmata cioè, di cui parla il Vasari fra gli allievi del Brunelleschi, prima di andare a Urbino, quando fu chiamato dal grande Federigo, qualche esempio almeno di architettura aveva dovuto darlo, forse a Napoli verso il 1446, oppure si deve attenersi alla sola notizia certa che lo dà nel 1465 a Mantova, dove potete vedere iniziato il San Sebastiano dell'Alberti ma non ancora il Sant'Andrea?
Certo avrà conosciuto il Tempio Malatestiano di Rimini e forse il campanile del duomo di Ferrara con quella opposizione del pilastro la colonna che si ritroverà nel cortile supremo del Palazzo Ducale di Urbino.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Urbino - Urbino - Palazzo di Urbino - San Sebastiano (Mantova) - Tempio Malatestiano (Rimini) - Duomo di Ferrara (Cattedrale di San Giorgio) - Arco Aragonese del Castelnuovo (Napoli) - Rocca Costanza (Pesaro) - Cortile della Cancelleria (Roma) - Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo (Basilica di Firenze) - Cappella dei Pazzi del Brunelleschi (Firenze)
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La piazza di Ascoli Piceno
Sicuramente Ascoli, non se ne dolga Urbino, è la più bella città delle Marche, una delle più belle d'Italia.
Urbino è splendida, ma è un palazzo, non una città.
Ascoli non ha un palazzo, ma ha cento palazzi di un livello, di una qualità, di una signorilità indubitabile; però non ha un palazzo come quello di Urbino.
A ognuno il suo, e ad Ascoli la sua stupenda Piazza del Popolo.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Piazza del Popolo (Ascoli Piceno) - Piazza del Popolo (Ascoli Piceno) - Ascoli Piceno - Ascoli Piceno - San Francesco (Ascoli Piceno) - Palazzo del Popolo (dei Capitani del Popolo Ascoli Piceno) - Pasticceria Caffè Meletti (Ascoli Piceno)
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Tenera Umbria
È l'Umbria il cuore dell'Italia.
Ancora più territoriale delle marche di confine, come il Piemonte e la Lombardia, che hanno una via d'acqua, come un braccio secolare per giungere al mare.
E il Piemonte sta ad un passo dalla Liguria, Milano avrà i suoi porti fluviali, ma l'Umbria può contare solo su fiumiciattoli come il Tevere ai suoi primi passi, il Tupino, la Nera, il Velino, e un lago come una boccata d'aria, un velo d'acqua su un prato, il Trasimeno.
Con ciò il sangue dell'Umbria è verde, non rosso, verde per pianure tiepide, prode boscose, su cui si è spesa la retorica ma senza riuscire a intaccarlo.
Le sue città sono asserragliate come castelli, in cima ai poggi, come ostensori di edifici nuovi e sgarbati, si apre al visitatore in modo semplice e accogliente.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Umbria - Trasimeno (lago) - Perugia - Fontana Maggiore (Perugia) - Duomo di Perugia (Cattedrale di San Lorenzo) - Orvieto - Orvieto - Duomo di Orvieto - Todi - Todi - Montefalco - Montefalco - Città della Pieve - Città della Pieve - Narni - Terni - Spoleto - Spoleto - Festival dei Due Mondi (Spoleto) - Foligno - Trevi - Spello - Spello - Assisi - Assisi (1912) - Subasio (monte) - Gubbio - Gubbio (1958) - Palazzo dei Priori (Gubbio) - Corsa dei Ceri di Gubbio - Città di Castello - Città di Castello - Alberto Burri (scultore)
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Il palazzo dei Consoli di Gubbio
Questo splendido palazzo dei Consoli di Gubbio per la mole della grandiosità non ha altri rivali che il palazzo Vecchio di Firenze e palazzo Comunale di Siena, e, cosa rarissima, per un palazzo gotico, si pregia anche del nome di almeno due architetti, Angelo da Orvieto che lo condusse fra il 1332 e il 1336 fino alle due bifore che il primo piano e Gattapone da Gubbio a cui sicuramente si deve l’aggiunta della parte sinistra che costituisce una seconda facciata verso la vallata; è probabile però che tutto il progetto del palazzo si debba ad Angelo da Orvieto, architetto di grande finezza, che si conosce per altri due palazzi la Città di Castello, quello del Podestà, ora del governo e l'altro del comune.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Palazzo dei Consoli (Gubbio) - Gubbio - Gubbio (1958) - Palazzo Vecchio (Firenze) - Palazzo Comunale di Siena - Palazzo del Podestà di Città di Castello - Rocca di Spoleto - Consiglio di Spagna (Collegio di Bologna)
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Visita a Burri
Un monte con un vello fitto come una pecora e che ora leggermente cangia sul giallo, e poi altri monti dietro, al lato, davanti: anzi davanti uno dietro l'altro come dipinti su scenari trasparenti.
Ma non un largo, una valle, una fuga aerea: tutto sta denso ed erto davanti agli occhi, e molti sono molti modesti, infatti nel punto dove siamo, c'è come una stella, e la dietro ha cominciato la Toscana, e la sull'altro versante c'è Cortona e prima ancora Borgo San Sepolcro.
Poi ci si gira, e come scoccassero dalle punte della rosa dei venti, Perugia, Città di Castello, le Marche infine a cavallo dell'Appennino.
In basso il Tevere, naturalmente.
Ma solo gli occhi della fantasia vedono tutte queste cose: o quelli di Burri, ma allora non sono gli occhi, è il cuore.
Burri vede col suo cuore radicato a questa terra più dei castagni.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Alberto Burri (scultore) - Città di Castello - Città di Castello - Rocca di Spoleto - Cortona - Cortona - Borgo San Sepolcro - Borgo San Sepolcro - Perugia - Grizzana (Morandi) - Giorgio Morandi (pittore)
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Alla sorgente del Tevere
«Ti porterò dove non sei mai stato - mi disse Burri - ed è un posto bellissimo».
Si era vicino a Città di Castello in cui la specie di Alpe, dove sembra di stare così lontani dal mondo, su un gioco da cui non si vedeva che dorsi selvosi e l'aria è come se avesse sedimentato altrove.
Arriva pulita e quasi filtrata: magari con un vento che fa la barba al prato e piega i castagni.
«Ti porterò in un posto dove non sei mai stato».
Ed io sapevo che non sarebbe stato né una città né un museo e neppure una chiesa.
Ma la strada era lunga.
Lì finiva il turismo ufficiale, con la macchina al piede.
Ora ci si doveva arrampicare.
La rampa era subito ripida ma calcolata: e di colpo, come ad alzare un sipario, un'ombra, un fresco, le rame di faggi, la terra umida.
La luce si fa anche più scura, la terra più fonda, i tronchi come dei giganti africani: ecco la sorgente, ma come una brocca che versi acqua, col beccuccio, su una bocca che ha sete.
È un'acqua limpidissima e fresca, non celata: ha la trasparenza di una pietra preziosa, quello scintillio interno che non è dei vetri ma dei cristalli: come l'acqua di un pozzo, sembra nera, e finisce in silenzio come se la terra si dissanguasse.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Tevere - Sorgenti del Tevere
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Una città d’arte che odora di tartufi
Città di Castello, sulle rive del Tevere che nasce poco più in su, ma più pedemontana che rivierasca, fredda e limpida, che parla un italiano che sta, come pronuncia, fra le Marche e la Romagna e la Toscana; con una bella razza contadina, forte gentile, e produce tartufi, squisiti e bianchi come quelli di Alba, e castagne e miele scuro, di castagno, amarognolo e ricco di tutte le cose che fanno bene; e soprattutto tabacco che ha bisogno di questo clima caldo e leggermente umido d'estate, donde, nella piana del Tevere queste belle prese di foglie verdi tenere come l'insalata e che diventano tanti bei soldoni per i tifernati, come si chiamano, con voce dotta, gli abitanti di Città di Castello.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Città di Castello - Tartufo di Città di Castello - Fiera del Tartufo di Città di Castello - Palazzo Vitelli alla Cannoniera (Città di Castello) - Chiesa di Morra (di Città di Castello) - Palazzo Bufalini (Castello San Giustino) - Alcamo - Perugia - Arezzo - Borgo Sansepolcro - Borgo Sansepolcro - Monterchi
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L’isola Maggiore del Trasimeno
Un'isola che è come un pezzo di bosco che ha rotto gli armi gli ormeggi e si è staccato da riva.
Verde, un verde gentilmente cenereo, con appena qualche cipresso e molti ulivi che accendono quel cinereo d'argento.
Sulle acque del lago che sanno di laguna e delle leggere crespe riflettono un cielo appena cilestrino con un sottofondo di seta, avana, quest'isola, che è preceduta da un'isola minore, più ricca di alberi nobili, con i pini e cipressi, è un approdo come sottovoce, una presenza appena dichiarata, di maggiore non ha che l'estensione rispetto alle altre due.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Isola Maggiore (Trasimeno) - Isola Maggiore (Trasimeno) - Isola Maggiore (Trasimeno) - Lago Trasimeno - Passignano (sul Trasimeno) - Passignano (sul Trasimeno) - Tuoro (sul Trasimeno)
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Perugia
Se Diana era dagli antichi detta triforme, «trivia», come la chiama Dante, Perugia, che è Etrusca, Romana, Medievale, Rinascimentale e Barocca andrebbe messa sotto il segno del cinque, questa bellissima città, dei più vasti orizzonti, con l'aria quasi di montagna e asciutta come una giornata di sole.
E così la sentirono e la rappresentarono i suoi due più grandi pittori, il Perugino e Raffaello, che, va bene era di Urbino, ma che nei suoi dipinti giovanili respira aria di Perugia e l'azzurro montanino dei suoi cieli senza macchia ornati di filatteri quasi danzanti.
Come tutte le città più antiche, alle quali la nostra civiltà attuale ha posto solo un cappello presuntuoso di deleteri edifici, Perugia ha un fondo di civiltà contadina, vera dunque, radicata nel vino e nell'olio e in quell'odore di mosto e di vinaccia che di ottobre espandeva quel gentile afrore nei vicoli della città vecchia ancora rimasti come nelle vecchie fotografie Alinari, appena arginato dalle porte medievali ancora erte all'intorno del nucleo veramente augusto; e di dicembre quel profumo di olio appena scritto nelle oliviere suburbane, che odore dell'infanzia, quando, bambini, si andava col babbo a mangiare il pane unto e ci si beveva il vino nuovo appena svinato, in quell'aria grassa e calda impregnata d'uva, e uscendo ci si portava fuori come un'impronta.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Perugia - Porta San Pietro (Perugia) - Chiesa di Sant’Ercolano (Perugia) - Rocca Paolina (Perugia) - Palazzo dei Priori (Perugia) - Palazzo dei Priori (Pinturicchio a Perugia) - Cattedrale (Perugia) - Corso Vannucci (Perugia) - Fontana Maggiore (Perugia) - Chiesa di San Bernardino (Oratorio - Perugia) - Pinacoteca Nazionale di Perugia - Pinacoteca Nazionale di Perugia
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Miracolo di Assisi
Raramente accade di provare un'emozione così intensa da una visita ad un monumento che si conosce a menadito e che è stato solamente restaurato.
Ma in quella «restauro» può annidarsi un abisso, spalancarsi una voragine.
Solo che si pensi all'infame del restauro (ma perché usare questa parola onesta?) di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila, vandalicamente storpiata, mutilata, avvilita.
Tutto il contrario di quanto avvenuto nella Basilica inferiore ad Assisi, perché di questa si tratta, e che, dopo anni di intralci messi in opera dalla Corte dei Conti, l'Istituto Centrale del Restauro, con la Sovrintendenza alle gallerie dell'Umbria, ha restituito ad un fulgore che nessuno, io credo, poteva pensare che fosse neanche possibile, molto più che non si tratta di un fulgore posticcio, ottenuto con metodi subdoli e ridipinture insidiose, ma davvero è soltanto riportando alla luce le superfici pittoriche, quali, quasi miracolosamente, si erano conservate sotto uno spesso strato di polvere, carbonati, muffe.
Luoghi narranti narrati e citati: Basilica inferiore (di San Francesco d’Assisi) - Assisi - Santa Maria di Collemaggio (Basilica de L'Aquila)
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Quel Pinturicchio sembra appena dipinto
È quasi impossibile chiedere di più ad un restauro, di quanto è stato ottenuto per gli affreschi del Pinturicchio nella cappella Baglioni di Santa Maria Maggiore a Spello.
Lo stato in cui si trovavano era avvilente, perché una brodaglia marroncina era stata stesa sopra per uniformare, nel cospicuo magistero di uno sciagurato restauratore di molti decenni fa, i toni evidentemente troppo brillanti poi le infiltrazioni d'acqua, le muffe avevano fatto il resto.
A vederli in quello stato, nessuno poteva immaginare che sarebbero tornati chiari e squillanti come quelli, di poco posteriore, della Libreria Piccolomini a Siena.
Questi di Spello sono firmati e datati nel 1501, seguono quindi di poco gli affreschi Borgia e in genere quelli romani, eccettuata la Cappella Bufalini all’Ara Coeli, che è anteriore di un bel po' appunto.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Cappella Baglioni di Spello (Affreschi del Pinturicchio) - Spello - Libreria Piccolomini (Siena) - Cappella Bufalini all’Ara Coeli (Roma)
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Immagine di Spoleto
Questo volume sull'immagine e storia urbana di Spoleto segue - a due anni di distanza - quello sulla rocca che illustrò compiutamente, durante il restauro uno dei monumenti più singolari del tardo Medioevo, opera di un architetto umbro che ha lasciato altre e importanti opere e non solo in Umbria: Matteo Gattaponi, come si chiamava per tradizione, o Gattacapponi come la ribattezzato un documento.
È difficile che di una fortezza, com'era rocca di Spoleto, cassero e castello-palazzo insieme, si conosca l'autore e unico autore come in questo caso: non ultima ragione dell'interesse che suscita, non solo per la bella Spoleto, ma per la storia dell'architettura, e in quel volgere di tempo, che già in Italia attenua il Gotico e prelude a un'aurea Rinascimentale.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Spoleto - Spoleto - Rocca di Spoleto - Chiesa di San Salvatore (Spoleto) - Chiesa di San Pietro (Spoleto) - Duomo di Spoleto - Ponte delle Torri (Spoleto) - Festival dei Due Mondi (Spoleto) - Tempietto del Clitunno - Cividale (del Friuli) - Cividale (del Friuli) - Benevento
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Il paliotto di Nicola da Guardiagrele a Teramo
È un curioso destino che i due maggiori artisti del Rinascimento abruzzese, il Delitio e Nicola di Guardiagrele compaiano come degli apporti, sradicati dalla loro terra, anche se, per Nicola di Guardiagrele si possegga una serie di opere sicure e datate che ci permettono di seguirlo quasi passo passo.
Ma non serve lo stesso, perché quando nel 1413 lo troviamo con l'Ostensorio di Francavilla, non è affatto facile collocarlo in una determinata corrente culturale: si può solo dire che ha una generica formazione gotica, ma solo per gli stilemi architettonici dello stesso ostensorio, e una sicura ma sporadica conoscenza dell’oreficeria tedesca.
Luoghi narranti narrati e citati: Paliotto di Nicola da Guardiagrele - Teramo - Ostensorio di Francavilla - Croce astile di Lanciano - Paliotto di Sant’Ambrogio (Milano) - Altare argenteo di Pistoia
La fontana delle 99 cannelle a L’Aquila
Che questa fontana abbia a novantanove cannelle, né una di più né una di meno; che questo numero rispecchi quello dei castelli dalla cui unione, sotto Federigo, sarebbe nata L'Aquila, nel cuore d'Italia; sono tutte notizie che vanno da contorno ad una realtà così diversa da quella delle altre fontane, da rendere, questa, un esemplare unico che sta fra la fontana, i giochi d'acqua, il teatro.
Ma la scena, in realtà, non è di dove si guarda; la scena è questo squadrato e irregolare trapezio datato nel 1272 e finito qualche secolo dopo, con i suoi getti sommessi, i suoi colori focati scambiati come in una scacchiera.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Fontana delle 99 cannelle - L’Aquila - L’Aquila - Fonte Gaia di Jacopo della Quercia (Siena) - Villa d’Este (Tivoli)
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La chiesa di S. Pietro ad Alba Fucense
Non saranno molti a sapere dove si trovi un luogo dal nome così suggestivo come Alba Fucense; e si dice luogo, perché la città antica, a cui il nome corrispondeva, è scomparsa da un pezzo, e di quella medievale ben poche sono le rovine, seppure quanto mai romantiche, sull'alto cucuzzolo.
Ma questa peregrina località che, per gli scavi condotti nel sito della città romana, e soprattutto per restauro felicissimo della chiesa di San Pietro, diverrà perfino una meta turistica, non è neppure di difficile accesso; a pochi chilometri da Avezzano, in due ore si raggiunge da Roma.
Il luogo è di una grandiosità naturale e illimitata: forse da nessun altro posto è possibile vedere vicinissimo un monte così alto e grande come il Velino: parte dal suolo diritto come un muro.
Intorno, la catena del Sirente, a grandi falcate, recinge pianori fitti di mandorle: quasi al centro spicca (e siamo più di mille metri) il colle su cui sorgono la chiesa di San Pietro e le rovine di Alba.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Chiesa di S. Pietro in Alba Fucens - Alba Fucens - Alba Fucens - Ponte di Pavia - Ponte di Santa Trinita (Firenze) - Chiesa di S. Gereone (Basilica di Colonia) - Chiesa di S. Maria in Campidoglio (Basilica di Colonia) - Chiesa dei SS. Apostoli (Basilica di Colonia)
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Termoli
Termoli, questo nome che pare germogli: sul litorale adriatico un promontorio che doveva sorgere dal pianoro molisano con uno scatto improvviso, e ora da lontano neppure ci se ne accorge, separato com'è dalla forte edilizia che lo sviluppo industriale gli ha creato intorno.
Certo, tutto non si può avere e bisogna pur vivere.
Ma il piccolo e aereo nucleo della città vecchia è ancora rimasto abbastanza la sua effige di borgo di pescatori, contenuto dagli altri bastioni su un mare tenue, limpido e di qua e di là a perdita d'occhio.
All'ingresso di questa che è una vera città murata c'è il castello Svevo, che di svevo ha ormai solo il mastio, come un rigido gabinetto bianco sulla cima: che si aspetta ad abbattere quella sconcezza?
Le altre quattro torri del castello sono tonde, invece che quadrate, e affondano nelle fiancate come un imbuto nel collo di una damigiana; due palme alte e svelte agitano i ventagli contro le mura.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Termoli - Siponto - Orvieto - Duomo di Orvieto - Larino - Cattedrale di Larino
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Magia di un tempio nel prato
Nel Molise, questo splendido paese che gli italiani non conoscono - i molisani sono appena trecentomila - c'è un luogo dal nome pittoresco, Pietrabbondante, in cui è stato silenziosamente scavato, restaurato, sistemato, un'antichità Italica rarissima, un tempio con annesso un teatro.
Siamo fra il II e il I secolo a.C., il tempio nasce con tre celle come era il tempio di Giove Capitolino a Roma; gli dei che abitavano le tre celle non si sa quali fossero, l'epoca del culto doveva essere l'estate, perché qui siamo a mille metri d'altezza, e il freddo in questo culmine fra i monti e altopiani non invita certo a venire a spettacoli all'aperto nell'inverno.
Il caso è di Pietrabbondante potrebbe pure rientrare in questo genere, anche se c'è molto di più che rocchi smozzicati e coccetti.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Santuario Italico di Pietrabbondante - Pietrabbondante - Tempio di Giove Capitolino - Pescolanciano
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Sepino
Fascinosa Sepino, piccola città romana annidata in una vigna, e fortunatamente c'è la città e c'è la vigna.
Ma quante altre cose.
Sepino era stata costruita a metà di un tratturo.
Ora quasi non si sa più cosa fosse un tratturo, ma il tratturo è stato per secoli come l'arteria verde delle pecore per passare, nell'inverno o nell'estate, dal monte al piano.
Quelli di Puglia non esistono più, ma di questo molisano ne sussiste un pezzo e questo pezzo oculatamente è stato salvato, prima e dopo l'ingresso a Sepino.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Parco Archeologico di Sepino - Parco Archeologico di Sepino
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Lazio
Il Lazio è la regione più ignota d'Italia: si crede che il Lazio sia Roma e tutti conoscono Roma, ma il Lazio non è Roma, così ingrandito come s’è, usurpa una parte all'Abruzzo, una parte alla Campania e se non ha preso qualcosa la Toscana è forse perché da quel lato lì c'è la parte più povera, l'alta Maremma.
Ma il Lazio così ignoto, al di fuori di Roma è una regione bellissima e misteriosa, antica come l'universo e la razza umana.
Non c'è stato trovato, a Saccopastore, l'uomo di Neanderthal, e fossili insigni come l'Elefans Primigenius?
La sua ricchezza di leggenda, che anch'essa è riprova di antichità, forse non ha paragoni in Italia.
Basta pensare al favoloso Circeo, alla leggenda di Enea, ai primi secoli della Nuova Roma: basti pensare al sottofondo etrusco, e, in epoca più recente, alla macchia d'Orlando, a questa tradizione di un Orlando Laziale.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Lazio - Saccopastore (uomo di Neanderthal) - Circeo (monte) - Circeo (parco) - Albano (Laziale) - Albano (Laziale) - Marino - Marino - Lago di Vico - Lago di Vico - Lago di Bolsena - Viterbo - Viterbo - Palazzo dei Papi (Viterbo) - Palazzo dei Papi (Sala del Conclave - Viterbo) - Macchina di Santa Rosa (Viterbo) - Nepi - [Castel] Sant’Elia - Rocca di Papa - Ostia [Lido] - Ostia Antica - Tarquinia e Cerveteri (Necropoli) - Tarquinia - Palazzo Vitelleschi (Tarquinia) - Tuscania - Chiesa di S. Pietro (Tuscania) - Chiesa di S. Maria Maggiore (Tuscania) - Montefiascone - Chiesa di S. Margherita (Cattedrale di Montefiascone) - Chiesa di S. Flaviano (Montefiascone) - Bullicame (Viterbo) - Abbazia di S. Martino al Cimino - Abbazia di Fossanova - Abbazia di Fossanova - Abbazia di Fossanova - Abbazia di Fossanova - Abbazia di Casamari - Abbazia di Casamari - Ciociaria - Alatri - Alatri - Veroli - Veroli - Anagni - Anagni - Cattedrale di Anagni - Museo della Cattedrale di Anagni - Palestrina - Palestrina - Tempio della Fortuna Primigenia (Palestrina) - Tivoli - Tempio della Sibilla (Tivoli) - Villa d’Este (Tivoli) - Villa d’Este (Tivoli) - Frascati - Villa Aldobrandini (Frascati) - Villa Aldobrandini (Frascati) - Villa Falconieri (Frascati) - Villa Mondragone (Frascati) - Villa Mondragone (Frascati) - Via Pontina - Ninfa - Ninfa - Ninfa - Ninfa - Ninfa - Ninfa
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La notte a piazza Navona
Piazza Navona, ieri sera ed ora lunedì, come un lago d'ombra, come quando, nei secoli passati, la facevano divenire un lago; ma ora non c'erano navi, c'era gente, e tanta, gente seduta, gente in piedi.
E conversavano.
Le luci erano modeste, la luna illuminava anche la parte alta.
La gente conversava.
Non un rumore più forte, l'acqua silenziosa del lago d'ombra sfiorava la suola delle scarpe, le luci sfioravano la testa, come quell'area leggera che veniva dal mare.
La gente conversava, sedeva, camminava; per un momento ebbi uno strizzo al cuore: non era forse la Piazza Navona delle notti di oscuramento, durante l'ultima guerra?
Ma ora c'erano le luci, anche se discrete, e non solo il lume delle stelle e della luna. E non c'era l'angoscia della guerra, degli allarmi.
Ma ecco cosa c'era, il silenzio di quelle notti senza consolazione e senza automobili, in cui si camminava e si riscopriva la Roma del Piranesi e del Pannini.
Ci si poteva fermare, guardare, discorrere: ecco Sant'Agnese, così sfalsata rispetto alla Fontana di Fiumi, si vedeva arrivare fino in fondo alla scalinata, senza quella barriera d'auto automobili.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Piazza Navona (Roma) - S. Agnese (in Agone - Roma) - Fontana dei Fiumi (Roma) - Piranesi (Giovanni Battista) - Pannini (Giovanni Paolo) - Piazza del Campo (Siena)
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Un museo ad Ardea
Dunque ad Ardea è sorto un museo - e tale è, seppure si celi sotto il nome più modesto di raccolta - unico nel suo genere, in Italia, né per una sola ragione, e basterebbe, ma pure non per una sola ragione la quale è che si tratta di un museo che raccoglie le opere di un artista vivente e operante, una specie di studio aperto al pubblico o, dunque qualcosa che non fa solo rimemorare ma spinge verso il futuro, è aperto nel futuro.
In secondo luogo, questo museo, è un atto di affetto, che da vivi ben pochi hanno potuto fruire, in quanto che è stato suscitato, sotto l'egida, e direi lo pseudonimo, di un gruppo di amici, dalla compagna e ispiratrice dell'artista, che, diciamolo francamente, aveva tutto l'interesse di tenere le opere per sé e per i propri figli.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Museo Manzù - Manzù (Giacomo) - Ardea
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La Tuscia romana, quasi un’Atlantide
Un paese che non ha neanche più nome: un pezzo di Lazio, un pezzo di Toscana; ma fu Etruria, fino a oltre le porte di Roma, e poi Tuscia Romana, di contro la Tuscia dei Longobardi.
Finché nella parte costiera divenne Maremma.
Grandi strade consolari l’attraversavano, la Cassia, la Clodia, l'Aurelia.
Divenuta insicura, l’Aurelia, e per i corsari e per le e per la malaria, le due strade fondamentali rimasero la Clodia e la Cassia, di cui una, la Clodia, è quasi scomparsa, mentre la Cassia è stata ridotta, per così dire, allo stato laicale, dall'autostrada del sole.
Strada tortuosa e bellissima, con squarci di paesaggio unici, vedute a perdita d'occhio.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Tuscia - Etruria - Maremma (Laziale) - Via Clodia - Via Clodia - Via Clodia - Via Clodia - Via Cassia - Bolsena - Lago di Bolsena - Lago di Bolsena - Lago di Vico - Lago di Vico - Lago di Vico - Radicofani - Monte Amiata - Acquapendente - Sutri - Sutri - Capranica - Vetralla - Viterbo - Viterbo - Norchia - Blera - Tuscania - Chiesa di S. Pietro (Tuscania) - Chiesa di S. Maria Maggiore (Tuscania) - Tarquinia - Chiesa di S. Maria di Castello (Tarquinia) - Chiesa di S. Maria di Castello (Tarquinia) - S. Martino al Cimino - Abbazia di S. Galgano - Orte - Orvieto - Sovana - Duomo di Siena - Palazzo dei Papi (Viterbo)
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Norchia etrusca
Norchia non è Norcia; non è neppure un paese, mentre codesta è quasi una città. Norchia è un luogo, e un luogo sperduto: una forza improvvisa come una frana, a mezzo di un altopiano liscio, brucato dal vento come dalle pecore.
Questa è Norchia, ora, dopo essere stata una città etrusca, una città romana, una città dell'alto medioevo.
Un fiumastro serpeggia in fondo alla forra, con quelle acque inutilmente precipiti che hanno i corsi d'acqua alpestri.
Ma scorre in piano, e non si sa perché corra a quel modo: dovrebbe essere limpido, almeno: e invece ha uno sguardo offuscato e strabico, né trova modo di allargarsi in uno specchio tranquillo.
D'altronde è l'unica cosa viva, laggiù nel fondo, e non si può far finta di non accorgersene, costretti a costeggiarlo, a occhieggiarlo dai cespugli.
Perché, quando si scende nella forra, sulle prime non si vede niente; bisogna farci l'occhio, e interrogare le pareti rocciose con lo sguardo, come si prova l'eco con la voce.
Il torrentello acquista allora una protervia e l'insindacabilità di un unico testimone. È lui è solo lui che conosce la storia di quelle pareti decrepite; è lui che ha assunto ponti e passerelle, e non si lascia attraversare tanto facilmente.
La natura sopprime l'uomo, rifiuta la civiltà.
Quando le ultime tracce sono cancellate, le reliquie disperse, e solo le erbacce, gli arbusti inferiori restano da padroni, allora sembra che la natura goda, e infatti trionfa e si espande.
Norchia non è una meravigliosa serie di tombe ma la tomba segreta di una città segreta.
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Norchia
La Madonna di Farfa
Farfa, Abbazia Imperiale, distrutta e rifatta, e ancora distrutta e rifatta, produce, appena nominata, un tale rimbombo da antichità, da lasciare sconcertato chi si accinge a recarvisi, come da quei parenti troppo vecchi che non si sa mai se ti riconosceranno o no.
Ma qui le parti si invertono, e dobbiamo essere noi a riconoscere il lontanissimo avo.
Così succedeva a me, che c'ero stato più di venti anni fa, e n’avevo un ricordo nebulosissimo, che seguitava ad associarsi, senza ragione ma per efficacemente, al nome di una pianta, comune da noi in Toscana, il fàrfaro, che non c'entra nulla ed è pianta che cresce nei fondi umidi e sulle sponde di borri, con certe foglie larghe, un ombrose, che quasi sembrano covare i ciottoli brasichi di quelle modeste vene.
Fàrfaro non ce n’è, nè ci può essere a Farfa, che sta in alto, all'asciutto, seppure alle falde di uno scosceso o monticello coperto di un ceduo così basso che sembrano cespiti insalata.
È la Sabina, ne sono certo, una delle regioni meno note dell'Italia e dal famoso ratto in poi, sebbene vicino a Roma, quasi evitata dai turisti.
MAPPA: Abbazia di Farfa
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Abbazia di Farfa - Fàrfaro - Sabina
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Il mirabile tempio di Ninfa
Mi spiaceva che a Ninfa, da tanto che dovevo recarmici, lo facessi solo ora, quasi a vederla per la prima e l'ultima volta insieme, e cioè sotto la minaccia di installazione di una di quelle perentorie opere industriali, che il moderno vandalismo verso l'arte e l'antico sviluppa con predilezione crescente vicina ai monumenti o alle soglie della città.
Per chi non lo sapesse, è Ninfa un luogo che porta il suo nome come un angelo si chiama angelo.
Era un lago con isolette vaganti, così lo ricorda Plinio: divenne una città medioevale, regalata da Costantino Copronimo a Papa Zaccaria.
Alle soglie delle Paludi Pontine, sotto l’altissimo e stupendo costone di roccia, risalito dagli ulivi, ma non fino alla cornice da cui si affaccia Norma, o Norba come si chiamava in etrusco: là sotto vi è un laghetto e là sotto la città in rovina, ma quale rovina.
L'acqua corre su un letto verde un verde smagliante, corre con la frescura tratta dai precordi di pietra da cui sgorga: corre e si dirama e si riunisce.
Una vegetazione impensata, per cui la rarità s’allea alla sorpresa: boschi di bambù dal tronco grosso come alberi di navigli si stringono ai pini rari dalle frange lunghe e diverse come il pelo delle scimmie.
I prati li diresti minati di fiori, sgorgano dappertutto con una naturalità così sapiente che non può essere che artificiale, e quale solo una donna poteva produrre, sì che, sebbene pittrice, quelli sono i suoi veri e inalterabili i colori.
MAPPA: Ninfa
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78 - La Cattedrale di Anagni
79 - Forse, l’isola dell’Odissea
80 - Difendere la solitudine della via Flacca
81 - L’Ulisse di Sperlonga
82 - Così andai a Sud
84 - Napoli
85 - Napoli laureata
86 - Antiche vedute di una Napoli scomparsa
87 - Villa Pignatelli, il dono della principessa
88 - I grandi bronzi ercolanesi e pompeiani
89 - L’antico incanto di Palinuro
90 - La tomba greca di Paestum
91 - Il miele sotto terra
92 - Procida
93 - Ischia
94 - I Sassi di Matera
95 - Metaponto
96 - Puglia
97 - Dentro un trullo di campagna
98 - La masseria
99 - Le Chianelle
100 - Primavera a Martina
101 - La Foresta umbra del Gargano
102 - La cattedrale di Elia a Bari
103 - Lecce gentile
104 - Taranto
105 - Il sepolcro di Isabella d’Aragona nel Duomo di Cosenza
106 - Sibari
107 - Tre ruderi calabresi
108 - Il monastero certosino di Serra San Bruno
109 - Derelizione di Palermo
110 - Erice: come una fantasia
111 - Le Egadi
112 - Motya
113 - Pantelleria
113 - Carlofonte
114 - Alghero
115 - Tharros
116 - Il pozzo sacro di Paulilatino
117 - Il maestro di Castelsardo
118 - Ogliastra
119 - La Barbagia
L’AUTORE
Cesare Brandi (Siena, 8 aprile 1906 - Vignano, 19 gennaio 1988) è stato uno storico dell'arte e critico d'arte italiano, specialista nella teoria del restauro.
Storico d'arte di formazione, si è contraddistinto per una poliedrica attività che lo ha visto scrivere nell'ambito sia della estetica contemporanea (di formazione crociana) sia della teoria del restauro, senza considerare il lungo elenco di libri nati come diari di viaggio.
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Fotografo documentarista geografico dal 1977; 40 anni da viaggiatore resiliente in Italia, oggi Divulgatore Geografico - Storyteller - Travel Blogger - Podcaster; Meridionalista innamorato dell'Italia, narro e faccio conoscere il Bel Paese, il più grande giardino emozionale diffuso.
Nel 2005 apro il blog Penisolabella seguito da Agricoltour e Va dove (ti) Porta il Treno e mi ritrovo ad essere l'unico blogger a raccontare l'Italia minore con la M maiuscola

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