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Emilia Romagna: Pieve di Tho


La Pieve di San Giovanni in Ottavo (detta Pieve del Tho) si incontra poco oltre un chilometro da Brisighella. 
È la Pieve più antica sorta nella Valle del Lamone.
Le sue origini sono assai remote e la fanno risalire a Galla Placidia, figlia di Teodosio, che l’avrebbe fatta erigere con i resti di un tempio dedicato a Giove Ammone. 
L’epoca della sua costruzione è ignota, probabilmente sorse tra l’anno 700 e il 900.
È detta “in ottavo” perché collocata all‘ottavo miglio della strada romana (“Via Faventina”, indicata nella Tavola Peutingeriana) che congiungeva Faenza con l’Etruria.
Suggestivo tempio in stile romanico, a pianta basilicale, a 3 navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne di marmo grigio e una di Verona, molto diverse fra loro come spessore e larghezza (forse di materiale di reimpiego di un antico preesistente tempio dedicato - come già accennato - al dio Giove Ammone). 
I muri della navata centrale, all’esterno, presentano pregevoli decorazioni di archetti e di lesene, poste fra le monofore. 
Un miliare romano con iscrizione dedicata ai 4 imperatori della decadenza (anni 376-378), una lastra, ora paliotto dell’altare centrale (700-800) lapide funeraria in ceramica (1600), affreschi dei secoli 1300-1500, capitello corinzio (acquasantiera) del I secolo d.C. testimoniano l’antichità di questa “Chiesa-Madre” della Valle del Lamone.

Ancora qualche centinaio di metri lungo il guard-rail e, finalmente, mi posso rilassare abbandonando la provinciale per la stradina che, tra filari di kiwi, mi porterà alla chiesetta.

Sottopasso la ferrovia e arrivo ad un piccolo piazzale sterrato su cui si prospetta un'area edificata comprendente la facciata della Pieve con alle spalle il Campaniletto, in stile romanico, un cancello dietro al quale è un giardinetto con pozzo, circondato da un piccolo conventino e, sulla destra, un altro cancello dietro il quale è un piccolo Cimitero.

Suggestivo tempio in stile romanico, immerso nel silenzio, rotto solo dal canto di qualche uccellino, e di tanto in tanto, dal passaggio del treno della linea Firenze-Faenza, i cui binari passano su un terrapieno che porta i binari all'altezza della chiesa; si offre alla vista completamente ricoperto da mattoni rossi e, girando fin dietro, bella anche la vista della piccola Abside che armoniosamente si lega al Campaniletto. 


Guarda il video (qui sopra) con gli Acquarelli dedicati alla Pieve di Tho e se ti interessa acquistarne qualcuno(stampe e/o oggettistica), clicca sul logo sottostante

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A pianta basilicale, con 3 navate, divise da archi che poggiano sopra 11 colonne di marmo grigio e una di Verona, molto diverse fra loro come spessore e larghezza (forse di materiale di reimpiego di un antico preesistente tempio dedicato - come già accennato - al dio Giove Ammone). 
I muri della navata centrale, all'esterno, presentano pregevoli decorazioni di archetti e di lesene, poste fra le monofore. 
Un Miliare Romano con iscrizione dedicata ai 4 Imperatori della decadenza (anni 376-378), una lastra, ora paliotto dell'altare centrale (700-800) Lapide Funeraria in ceramica (1600), affreschi degli anni 1300-1500, Capitello Corinzio (acquasantiera) del I secolo d.C., testimoniano l'antichità di questo tempio della Valle del Lamone.

La Pieve sorse in corrispondenza di una villa urbano-rustica di età romana, documentata dalla presenza di numerosi frammenti ceramici e laterizi e di numerosi dolia [Il dolium è un contenitore di terracotta di forma sferica, una grossa anfora, con altezza compresa fra 1,50 e 1,60 metri e larghezza superiore a 1,50 metri nel punto di massima espansione; la sua capacità era di circa 1500-2000 litri ed era adibito prevalentemente al trasporto di vino], alcuni dei quali conservati in situ e inglobati all’interno delle murature visibili all’interno della cripta. 
A un sepolcreto prediale di epoca tardo-antica, probabilmente connesso alla villa, possiamo invece mettere in relazione le tombe alla cappuccina rinvenute sotto la Chiesa.
La Pieve è menzionata per la prima volta in una pergamena del 12 febbraio 909, conservata nell’archivio capitolare di Ravenna «plebs Sancti Johannis qui vocatur in Octavo». 
L’impianto attuale sembra tuttavia potersi riferire all'inizio del 1100 sulla base delle caratteristiche architettoniche, della decorazione architettonica e scultorea e di un’iscrizione oggi non più visibile.
La Pieve Romanica si presentava come un edificio suddiviso in 3 navate da 2 file di 5 colonne sormontate da archi; per la sua costruzione si è fatto largo uso di elementi romani e tardo-antichi di reimpiego (colonne in granito grigio, capitelli corinzi asiatici e capitelli a lira, basi attiche, un miliario).
L’edificio ha subito profonde trasformazioni nel corso del 1500, quando fu ampliato sul lato occidentale con l’aggiunta di 2 campate e fu innalzato di circa 1 metro il piano di calpestio rispetto al livello precedente.
Fu probabilmente proprio in occasione del restauro cinquecentesco che la cripta venne messa definitivamente fuori uso e riempita di macerie: tale rimase fino agli anni 1950, quando il Pievano Don Pio Lega iniziò un’attività di sterro sistematico funzionale alla realizzazione di una serie di interventi di consolidamento strutturale delle murature soprastanti. 
Nel corso di questo sterro furono recuperati moltissimi reperti, databili tra l’epoca romana e l’età rinascimentale, che forniscono un’eccezionale testimonianza sulla storia insediativa del sito e sulle fasi costruttive dell’edificio.


Tra i materiali recuperati, il gruppo più antico è costituito dai reperti di età romana (I secolo a.C.-300 d.C.), tra cui si segnalano diverse anfore da trasporto, una lucerna, vasellame da mensa in ceramica a vernice nera, ceramica comune da fuoco, da mensa e da dispensa, numerosissimi frammenti di dolia (alcuni dei quali conservano lettere o numerali iscritti e grappe in piombo) e materiale edilizio riferibili all’edificio urbano-rustico che doveva sorgere nel sito (esagonette, losanghe, mattoni, tegole). 
All’epoca romana sono riferibili anche alcuni elementi lapidei, almeno in parte riferibili a contesti funerari, come 2 frammenti di colonna scanalata in calcare, una transenna della stessa tipologia di quelle utilizzate nel monumento sarsinate di Obulacco, un capitello di piccolo modulo di tipo corinzio-asiatico e un cippo funerario iscritto con le lettere B M.
Un gruppo di reperti altrettanto consistente è riferibile all'epoca medievale o alla prima età rinascimentale. 
I materiali più interessanti sono quelli riferibili all’arredo liturgico della fase alto-medievale della pieve, tra cui emergono alcuni frammenti in arenaria pertinenti all’ambone e a plutei decorati con motivi geometrici e vegetali o con motivi figurati che componevano l’originaria recinzione presbiteriale e un capitello-imposta in calcare. 
Tra gli altri materiali lapidei, si segnalano la base troncopiramidale di una croce astile, un frammento di transenna da finestra, una formella raffigurante un cavaliere, un frammento di uno stemma in calcare raffigurante una torre su un monte, di età post-medievale, oltre a numerosi lacerti di intonaco dipinto e a frammenti di manufatti in vetro (calici, bicchieri, bottiglie, lampade a sospensione).

Info

Orari di apertura: domenica e festivi dalle 15 alle 17
Mesi di giugno, luglio e agosto dal martedì al sabato dalle 15,30 alle 17,30
(In caso di cerimonie l'apertura viene sospesa, si invita a contattare l'Ufficio Informazioni Turistiche per informazioni in tal senso - Tel. 0546 81166)

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