La bella Italia è in crisi perché è stato scoperto il suo bluff di paese falsamente industrializzato, che dimentica di avere 8.000 comuni, ostinandosi a puntare solo sulle poche grandi città del Centro-Nord e dimenticando di creare infrastrutture e servizi diffusi su tutto il territorio, tradendo perfino l’occasione offerta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Ho sentito dire a un saggista qualcosa di poco saggio: il boom economico è avvenuto grazie al Sud che ha lavorato all'unisono con il Nord, ovvero, traduco, un popolo abbandonò la propria autonomia e le proprietà, emigrando per lasciarsi sfruttare facendo lo schiavo nelle fabbriche del Nord che poi, senza alcun rispetto per l’identità materiali e immateriali dei territori e delle popolazioni autoctone, successivamente fecero la beneficenza pelosa di aprire delle succursali per colonizzare quel Sud che avevano svuotato e impoverito sottraendogli le risorse umane utili a mantenere una sua personalità e identità.
Paradossale, oggi si dice prima gli italiani, bisogna aiutare gli immigrati a casa loro, eppure noi stessi abbiamo costretto e costringiamo ancora oggi a emigrare i nostri conterranei, internamente e all’estero.
Ma un paese che non ha materie prime adatte all'industria, prima o dopo finisce il carburante e si ferma.
Ma le nostre materie sono state e continuano a essere l'agricoltura, la cultura, l'arte e il paesaggio.
Possibile che solo gli stranieri debbano scoprire e apprezzare i nostri tesori e noi non sappiamo esserne fieri?
Citerò due esempi paradigmatici ai quali potrei aggiungere tutti i viaggiatori stranieri del Grand Tour che hanno apprezzato la nostra Italia, prima ancora dell'industrializzazione, che sono venuti per viaggi di formazione imprescindibili per completare la propria cultura, ma anche sociologi, antropologi, narratori e intellettuali italiani che hanno raccontato, soprattutto il Sud.
La Dieta Mediterranea - oggi addirittura riconosciuta dall'UNESCO come bene protetto e inserito nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell'umanità nel 2010 - modello alimentare studiato, per la prima volta in maniera sistematica, dall'epidemiologo e fisiologo statunitense Ancel Keys, che si trasferì in Italia, a Pioppi, un villaggio di pescatori del comune di Pollica (Salerno), dove rimase per 40 anni, studiando accuratamente l'alimentazione della popolazione locale e giungendo alla conclusione che la dieta mediterranea apportava benefici alla salute.
Gerhard Rohlfs, glottologo tedesco, l’archeologo delle parole che amò l’Italia come Goethe, il più calabrese dei figli di Germania che a partire dal 1921 ha percorso in lungo e in largo la Calabria - vi sarebbe tornato per almeno altri 23 volte, visitando 365 località -, e parlava il dialetto come un calabrese.
Salutava tutti con un affettuoso: “ne vidimu”».
Condusse principalmente studi lessicografici sui dialetti dell’ Italia meridionale, sull’onomastica calabrese, sui dialetti italo-greci della Calabria e del Salento.
Una targa commemorativa a lui dedicata nella piazza del borgo medievale di Badolato, in provincia di Catanzaro, da cui ricevette la cittadinanza onoraria, riporta: «il più calabrese dei figli di Germania».
L’amore per l’Italia e la Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti.
Nel 1914 Rohlfs iniziò a viaggiare per studiare e fare ricerca.
Si spostava soprattutto a piedi, munito di uno zaino da viaggio, socializzava con gli avventori delle osterie e delle trattorie e dormiva in alberghi modesti.
Nel frattempo, maturava il suo interesse per la lingua italiana e per la sorprendente varietà dei suoi dialetti.
A essi avrebbe dedicato la sua monumentale opera Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, redatta in tre volumi e pubblicata tra il 1949 e il 1954: il primo dedicato alla fonetica, il secondo alla morfologia e il terzo alla sintassi e alla formazione delle parole.
Il dialetto calabrese.
Durante la prima guerra mondiale, Rohlfs prestò servizio sul fronte occidentale.
Fu durante questa drammatica esperienza che egli ebbe il suo primo approccio al dialetto calabrese.
In un campo di prigionia, infatti, ebbe modo di sentir parlare alcuni giovani. In un primo momento pensò che fossero greci.
Scoprì invece che arrivavano dalla Bovesia, un’area grecofona localizzata attorno ai monti di Bova, in provincia di Reggio Calabria.
Questa zona costituisce la culla ellenofona della Calabria, in cui il greco è ancora lingua viva.
Al tempo di Rohlfs, gli studiosi ritenevano si trattasse di una sopravvivenza del periodo bizantino.
Al contrario, i successivi studi condotti da Rohlfs stesso avrebbero attestato una trasmissione diretta e senza interruzioni con la civiltà della Magna Grecia.
Comunque sia, dopo questo primo contatto con i dialetti italiani meridionali, il linguista tedesco avrebbe fatto della glottologia e della dialettologia d’Italia il proprio interesse di ricerca primario.
Gerhard Rohlfs, un tedesco in Aspromonte (10:40) per vedere il video clicca qui
Gerhard Rohlfs da «Viaggiatori tedeschi in Calabria» se vuoi puoi ascoltare il podcast cliccando qui
Questi sono il Sud, l'Italia e la sua ricchezza che, misconosciute dagli italiani, stanno provocando il suo declino!

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