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Lettere dalla Calabria del 1812 di Astolphe De Custine

La Calabria del 1812 è una terra sospesa tra crudeltà e miseria, ira incanto e paura, dove gli uomini rifiutano le “illusorie consolazioni del progresso”, felici di riconoscere e di vivere solo la natura. 

Astolphe marchese De Custine traccia nelle sue lettere un affresco della regione, filtrato dalla sua formazione romantica, e dipinge il “vero”. 

E il vero, nella Calabria di quel tempo, erano le incredibili difficoltà del viaggio, la mancanza dei muli, l’assenza di strade carrozzabili. 

Una terra che vomitava “sulla sua superficie una legione di demoni”, esposta ad ogni sopruso e ad ogni dominazione, dove l’uomo viveva nell’anarchia, senza nessun rispetto per le più elementari regole della convivenza civile, con la sua selvatichezza rimasta immutata nei secoli, e che tuttavia assume per De Custine un’aura magica e languidamente malinconica, suggestionata forse dal suo disagio esistenziale, quel male di vivere che lo aveva segnato fin dall’infanzia “…l’aspetto di tutta la zona è selvaggio e triste. In queste campagne ricche di storia si vede un genere di desolazione e di sterilità che non appartiene ad esse. Contemplando l’opera del tempo si può notare anche quella dell’uomo. Col tempo la terra è diventata sterile sotto i passi dei soldati ed è inutile che il contadino pianti le sementi in solchi saturi di sangue”.

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Lagonegro, 20 maggio 1812

Eccoci all'ingresso della Calabria! 

La notte scorsa abbiamo dormito alla Certosa di Padula, in casa di un commissario di guerra. 

Il nostro viaggio attraverso il Cilento si è concluso felicemente. 

Siamo così riposati che a vederci si crederebbe che stiamo lasciando Napoli. 

La mia rassegnazione di viaggiatore è spesso messa alla prova in un paese dove ci si imbatte in ogni genere di ostacoli in grado di fermare anche i curiosi. 

Il guado dei fiumi è un'impresa notevolmente difficile. 

La scelta degli alloggi sta per diventare un altro problema a causa del caldo che si avvicina e che aiuta a diffondersi della malaria; le strade sono spesso pericolose ed è difficilissimo trovare dei muli, o anche degli asini e, come se non bastasse, mancano le guide.

Luoghi narranti narrati e citati: Lagonegro - Certosa di Padula - Bonabitacolo (Buonabitacolo) - Napoli

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2 - Castelluccio, 21 maggio

3 - Castrovillari, 23 maggio

4 - Cassano, 24 maggio

5 - Lungro, 25 maggio

6 - Cosenza, 27 maggio

7 - Cosenza, 28 maggio

8 - Paola, 29 maggio

9 - Monteleone, 3 giugno

10 - Monteleone, 4 giugno

11 - Monteleone, 5 giugno

12 - Mileto, 6 giugno

13 - Nicotera, 8 giugno

14 - Lo stesso giorno, alle dieci di sera

15 - Palmi, 9 giugno

16 - Tra Bagnara e Scilla, 10 giugno

17 - Campo San Giovanni, 12 giugno

18 - Reggio Calabria, 14 giugno

19 - Reggio Calabria, 15 giugno

20 - Reggio Calabria, 18 giugno

21 - Reggio Calabria, 19 giugno

22 - Reggio Calabria, 19 giugno, alle undici di sera

23 - Reggio Calabria, 21 giugno

24 - Reggio Calabria, 21 giugno, a mezzanotte

25 - Palmi, 23 giugno

26 - Stilo, 27 giugno

27 - Castrovillari, 4 luglio

28 - Castrovillari, 5 luglio

L’AUTORE

Astolphe De Custine, marchese, letterato francese, nato a Niederwiller il 18 maggio 1790, morto a Pau il 29 settembre 1847. 

Caduti sotto la ghigliottina il padre Renaud-Philippe e il nonno Adam-Philippe, vittime della Rivoluzione, fu educato dalla madre, per lo più, in provincia; e trascorse poi gran parte della vita in viaggio per l'Europa, soggiornando a lungo anche in Italia, dove soprattutto s'interessò agli aspetti e alle condizioni della Calabria.

Dotato di uno spirito di osservazione non comune, meglio che nei romanzi, trovò nei libri di viaggio e nelle lettere la forma adatta al suo temperamento di scrittore. 

I Mémoires et Voyages ou lettres écrites à diverses epoques des courses en Suisse, en Calabre, en Angleterre et en Écosse (voll. 2, 1830) riferiscono i viaggi della sua giovinezza. 

Il soggiorno in Spagna gli offrì la materia per l'Espagne sous Ferdinand VII (1838).

Ma gli scritti suoi più importanti furono quelli sulla Russia. 

Poco si conosceva sulla Russia, fino alla metà dell'Ottocento, nel mondo occidentale; e quando uscì la sua Russie en 1839 (voll. 4, 1843), con pittoresche descrizioni dell'ambiente e piccanti rivelazioni sulla vita della corte, ne sorsero grandi discussioni; in Russia l'opera sollevò numerose proteste; ma come documento per la storia del costume del tempo il suo interesse resta notevole, e la letteratura posteriore vi ha attinto largamente.

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