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Cesare Brandi racconta il suo personale tour in terra di Puglia, un viaggio letterario e artistico lungo le strade assolate di una regione ricca di tesori e di sorprese, tra la luce accecante che lambisce distese chilometriche di uliveti e la penombra delle cripte.
Non uno ma tanti viaggi raccontati con la scrittura avvolgente di Brandi che illumina i vicoli della città vecchia di Bari, le imponenti cattedrali romaniche, la severa maestosità di Castel del Monte.
E che accarezza con la sua schiettezza e musicalità il Salento e la valle dei Trulli, le cripte basiliane di Massafra e il Gargano, il Vulture e il Foggiano.
Le diverse Anime della Puglia affiorano come maschere in tutta la loro umanità, ritratte dalla penna di un pellegrino d'eccezione.
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TERRA DI BARI
La festa di San Nicola
Questo viaggio in Puglia non è un viaggio, ma tanti viaggi.
Eppure è un solo viaggio, per l'amore che io porto a una terra, che non mi ha visto nascere, che non mi ha visto fanciullo e neppure fu teatro di un primo amore. Come la scorsi dall'aereo, non mi entusiasmò.
Dall'alto, la Puglia è ancora più geografica della solita mappa a cui si riducono i vantati e insipidi panorami visti dall'aereo.
Così piatta com’è, con quelle strade dritte e i grossi borghi bianchi, fitti quanto un gregge di pecore nello stazzo, non fa venire il desiderio di percorrerne le strade, di entrare in quei borghi, di trovarsi al rasoterra in tanta pianura, e così uguale.
C'erano i monumenti, e quelli bisognava conoscerli, ma, oltre ai monumenti, non vedevo, non sentivo altra ragione di andare in Puglia.
Luoghi narranti narrati e citati: Bari - Otranto - Catania - Santuario di San Michele (al Gargano)
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Città vecchie
Ma a Bari non è solo la festa di San Nicola, o il lungomare, o i grattacieli: Bari ha la sua Città Vecchia, e quasi a picco sul mare, rimasta fortunatamente in disparte, assiepata intorno ai due monumenti solenni che sono il San Nicola e il Duomo, alla sua soglia il Castello.
E qui si noterà subito il contrasto con la città, pure altrettanto antiche, ma nate nell'entroterra e orgogliose di offrire gli spazi, i più vasti possibile, davanti alla Cattedrale o al Palazzo Comunale.
Bari medioevale, come Molfetta, Giovinazzo, Bisceglie nasce sul mare e alla costa si abbarbica.
Dal mare viene la sua vita e la sua morte, i commerci e le flotte piratesche dei Saraceni.
Da questa apertura che deve essere al tempo stesso una chiusura nasce il carattere asserragliato della Città Vecchia, le strade come cunicoli e le ampie oscure volte che la scavalcano.
Strade strette, ve ne sono anche a Siena o a Perugia, e pure le volte, ma qui il carattere è diverso.
Sembra che, prima delle strade, sia stata fatta una costruzione tutta in massello, e poi forata da strani, industri litofagi.
Luoghi narranti narrati e citati: Bari - Città Vecchia (Bari Vecchia) - San Nicola - Duomo di Bari (Basilica Metropolitana Primaziale) - Castello di Bari - Palazzo Comunale di Bari - Molfetta - Giovinazzo - Bisceglie - Napoli - Trani - Barletta - Cattedrale di Molfetta
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Inno a Trani
Là dove l'Adriatico già promette lo Ionio e perde il verde acidulo sotto le squame di un azzurro tiepido e denso, questa città che nessuno celebra, Trani, eleva un Duomo che è alto come un'Acropoli e una torre che ne misura la distanza dal cielo. Qui non l'attrito delle macchine e dei carri, su un orlo di terra come un lembo ultimo del mondo antico, superstite presso al mare o lentamente messo dal fondo. I gabbiani volano, non i piccioni da cortile, lungo le murate alte dell'Arca, e corvi lucidissimi neri, che impegna nel cielo a farsi azzurro e compatto, quasi uno smalto limosino.
Luoghi narranti narrati e citati: Trani - San Nicola di Bari - Castello Svevo di Trani - Cattedrale di Trani - Porto di Trani - Bari - Barletta - Bisceglie - Porto di Molfetta - Otranto - Chiesa di San Pietro (Otranto) - Campanile di Trani - Piazza del Duomo di Trani - Ponte Vecchio di Verona (Ponte di Castelvecchio) - Ponte Santa Trinita (Firenze)
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Castel del Monte
Il campanile di Trani mi aveva messo di un tale umore che volli ritornare a Castel del Monte, per vedere se il deprecabile zelo che fa rialzare la punta del campanile del Duomo di Bari, smontare e rimontare quello di Trani, per caso si fosse spinto a sopraelevare anche la cima delle torri di Castel del Monte, che, si sa, erano più alte, anche se non si sa né quanto fossero alte né come esattamente finissero.
Luoghi narranti narrati e citati: Campanile di Trani - Castel del Monte - Duomo di Bari (Basilica Cattedrale Metropolitana Primaziale) - San Nicola (Basilica Pontificia Bari) - Castello Ursino - Castel Maniace - Lago Pesole (Lagopesole) - Castel Fiorentino - Capua - Porta-Castello (Porta Capua) - Cappella Palatina - Zisa - Bologna
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VERSO IL SALENTO
Il dolmen di Giurdignano
L'autunno in Puglia è una primavera più umile, come una figlia naturale dell'estate: inattesa e dolcissima.
Avanza carponi sotto gli ulivi, fa crescere un'erba tenera come il latte.
Un'erba che non si vede da queste parti, perché, d'estate tutto è secco, e di primavera non fanno a tempo a spuntare due foglioline, che subito son fiore, frutto, fieno.
Ora è diverso: e l'erba, rada come i capelli dei bambini appena nati, è più un vagito che un'erba.
Gli ulivi la guardano, così squadrati onesti e compatti, come se non la vedessero: eppure sanno che là, la figlia ultima di una vecchiaia interminabile.
È quell'erba insolita e puerile che li fa giovani ancora: si scrollano sopra le olive nere, l'erba ditta si rialza.
Le olive si insinuano fino a terra: i fili d'erba puntano, entrano nell'aria, se ne fanno un astuccio, come il dito di un guanto.
Ed è così dolce, quest'aria, ormai il fondiglio dell'estate: se si respira con la bocca, se ne sente il sapore, come di un frutto asciugato all'ombra ma carnoso di sole.
Luoghi narranti narrati e citati: Dolmen di Giurdignano - Muro Leccese - Giurdignano
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Martina Franca
C'è un luogo in Puglia non così famoso quanto Alberobello, ma in quei paraggi, e forse più esotico, la campagna che si estende fra Locorotondo e Martina Franca. Ancora intatta, gremita, quasi un albero piegato di frutti, sfoggia le insegne di una maternità inesauribile, come il simulacro di Diana d'Efeso, o Il ventre di una cagna che allatta.
È il selvaggio scoppio, da un sotterraneo sangue grumoso, quasi di foruncoli di crescenza, ma come gemme di alberi che stanno per diventare foglie e rami: e qui è la terra che fa tutto da sé, miracolosamente androgina e materna, emette gemme, poppe, latte e sangue.
Di sangue sembrano intrise le zolle quasi paonazze, come in Provenza, il latte denso, bianchissimo, accecante, saccaglia sulle cime delle cupolette puntute dei Trulli; mentre il verde più acidulo e accanito delle viti, e quello denso, da tagliarsi a fette, come non sanguinaccio nero, dei carrubi, o la giada opaca di fichi, sbucano ovunque, ha rinzaffo, a contrasto, quasi a sterminio dei trulli.
Luoghi narranti narrati e citati: Locorotondo - Martina Franca - Alberobello - Palazzo Ducale (Martina Franca) - Cattedrale di San Martino (Basilica Martina Franca) - Ostuni - Chiesa di Santa Maria Maddalena (Concattedrale Santa Maria Assunta ? Ostuni)
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Alberobello
Per chi non c'è mai stato, Alberobello è veramente un tuffo nella preistoria: per chi ci arriva dalla parte di Martina Franca, e non ha più la scossa improvvisa di quei ricettacoli piriformi che sono case di abitazione, si accorge subito dei guasti irrimediabili, o almeno difficilmente rimediabili, della nostra malintesa civiltà: la preistoria è scavalcata, la civiltà col segno negativo imperversa.
Alberobello non è molto ricco: la sua attuale struttura, col trullo regio in fondo, l'unico trullo a due piani, deve risalire a quando fu fatta, appunto, città regia, nel 1797. Prima di questa casa data, non sono riuscito a trovare cenno di trulli.
Luoghi narranti narrati e citati: Alberobello - Martina Franca - Ostuni - Turi - Gheremé (Goreme in Cappadocia)
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Lecce gentile
Forse voi saprete che la Firenze del Barocco - come la chiamò il Gregorovius - è una città gentile, d'alfabile parlata, patria di un barocchetto che la fa simile a una città spagnola. E forse non sapete altro.
Né immaginate che Lecce vale San Gimignano o Pienza: a parte che non ha pittura. Questa, della scarsezza della pittura, è l'unica vera lacuna artistica della Puglia.
Ci vorrebbe, in città così timbrate, un pittore volante come il Tiepolo, o quantomeno uno di quei fertili napoletani, un Solimena, un De Mura: e c’è appena Oronzo Tiso, a Lecce, giusto un surrogato del De Mura; e in quanto al Giaquinto, bisogna vederselo a Madrid.
Dunque, niente pittura, se si toglie certi affresconi antichissimi e disugati, di quelli buoni per l'iconografia o poco più; e qualche Vivarini di campagna, rinseccolito come un baciucchio.
Luoghi narranti narrati e citati: Lecce - San Gimignano - Pienza - Urbino - Orvieto - Convento di Santa Croce (Lecce) - Santi Nicolò e Cataldo (Lecce) - Palazzo del Seminario (Lecce) - Via Nuova a Genova (Corso Italia) - Via Giulia a Roma - Addizione erculea di Ferrara - Piazza del Duomo (Lecce) - Piazza Sant’Oronzo (Lecce) - Anfiteatro (Lecce)
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I tendoni
L'autunno che fuggiva sul litorale pugliese e nel Salento, dovevo ritrovarlo poco dopo, in una punta fino a Gioia del Colle, a Turi, a Conversano.
Dove le viti sono tenute, come si direbbe in Toscana a pergola, e qui invece si chiaman “tendoni”: tappeti di pampani, a non finire, tesi a mezza altezza da fili di zinco coi picchetti a terra, giusto come i tiranti di una tenda da campo, donde il nome.
Luoghi narranti narrati e citati: Gioia del Colle - Turi - Conversano - Castel del Monte - Chiesetta di San Rocco (Turi) - Castello di Conversano - Cattedrale di Conversano - San Cosma (Monastero - Conversano) - Rutigliano - Noicattaro
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Gallipoli
Per chi non lo sapesse, Gallipoli, con la sua fonte a due facce, l'una greca, l'altra rinascimentale, è come una fortezza ridotta a giardino d'infanzia su un mare tenero, basso, trasparente.
Torno torno i bastioni la cingono con falcature varie, e sopra c'è la strada, una bellissima passeggiata pensile.
Taranto vecchia è qualcosa di simile, ma Gallipoli, più grande, più amena, più luminosa, sembra quasi galleggiare sulle acque.
Così la vidi, la prima volta, e mi incantò, e poi tante altre volte, perché sempre, se si viene nel Salento, si finisce per farci una corsa: nostalgia del Sud più spinto, e quasi sentore della costa africana.
Ma, anche meno poeticamente, buone trattorie sul mare - ed è cosa rarissima in Puglia - con quel vino rosè che, stando alla base delle falsificazioni, quelle oneste, dei rossi di Francia e d'Italia, e, almeno qui, un vino non falsificabile con altro vino. Pure non so quanto tempo resterà a Gallipoli in questa pace, ora che improvvisi grandi alberghi sono sorti, né quel che si capisce a volo, per sola ragione balneare.
Luoghi narranti narrati e citati: Gallipoli - Taranto - Ortigia (isola di) - Comacchio - Chioggia - Fonte Greca (fontana - Gallipoli) - Lecce
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Castro inedito
Ora io dirò di Castro, come se Castro fosse un luogo famoso: e invece nessuno lo conosce.
A parte gli abitanti, siamo davvero pochi ad essere arrivati su quel punto quasi estremo della costa, a cavaliere fra Santa Maria di Leuca e Santa Cesarea.
Di qua e di là la falcatura della costa è perfetta: non si scova nella carta geografica, e forse è appena un po' più grande di Piazza San Pietro, ma sembra vastissima e forbita, di poco meno arquata della prima fase della luna.
E alla luna richiama non già perché il paesaggio sia spettrale, ma per la qualità d'argento delle rocce, che sotto questo sole autunnale ma ancora luminoso, convoglia nel giorno il meglio dei placidi candori della notte.
Si arriva a Castro, e tutto il più ci si aspetta delle fortificazioni in rovina.
Ci sono, infatti, è in rovina.
Tutt'al più ci si attende un borgo di pescatori, col pittoresco del borgo di pescatori: barche, reti ad asciugare, calzoni a saltafosso.
E c'è il borgo dei pescatori.
Luoghi narranti narrati e citati: Castro - Santa Maria di Leuca - Santa Cesarea (Terme) - Panarea - Sant’Angelo d’Ischia - Piazza San Pietro - Piazza della Signoria - Zinzulusa (grotta) - Grotta Azzurra di Capri - Grotta Romanelli - Grotta delle Streghe (delle Striare (?) a Santa Cesarea)
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Inverno a Taranto
Se in Puglia l'autunno è una primavera più umile, l'inverno diviene un autunno rinsecchito.
Plana sull'autunno una luce senza corpo, imbeve l'aria come un profumo di erbe secche, un profumo che non si sa di dove viene.
E continua, quella luce, sempre più lieve, nell'inverno: ma allora le nuvole scendono come il fumo di un caminetto che fa fumo: senza divenire nebbia, si abbassano, strisciavano sulle chiome appallottolate degli ulivi come se si grattassero.
Stanno lì, scomode, timide, obese; e ogni tanto scaricano acqua oppure arrivano ventate insonni, temibili, che scattano dall'Epiro, da quei puntuti monti Acrocerauni che Otranto si guarda pacificamente, quasi uscissero, di là dallo stretto, come dalla fossa dell'orchestra, il fondale di un teatro.
E quando queste ventate si riversano qua, senza un frangivento che le smorzi, sembrano impazzite.
Luoghi narranti narrati e citati: Otranto - Stazione di Oria - Lecce - Palermo - Benevento - Foggia - Taranto - Mar Piccolo - Monumento a Paisiello - Duomo (Cattedrale di San Cataldo - Taranto) - San Domenico (Taranto) - Colonne Doriche (Taranto) - Manduria
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IN CERCA DELLE CRIPTE BASILIANE
Massafra
Perché poi andasse a Massafra, erano le cripte bizantine.
Uno scopo si vuole, per muoversi, e questo delle cripte era stato inesauribile. Subito si acquistava una vicenda, abbozzava una commedia dell'arte.
Il primo personaggio era la guardia civica.
Il secondo, un ferocissimo cane da pastori.
Il terzo ero io: con una lampadina e un libro, dove si Leggevano tante cose e non se ne ritrovava mai neppure la metà.
Ma, a Massafra, c'era più del doppio.
No certo di pitture, ridotte anzi agli estremi, coi gomiti di fuori, i calcagni corrosi, secchi, quasi sempre, senza bocca, senza testa: più del doppio c'era nel paesaggio, nella postura inaudita.
Quelle gravine sono letti di fiume abbandonati, tombe violate di un'acqua scomparsa; geologiche e preistoriche, da non riuscire mai a combaciare col nostro usuale calendario.
E quando i viadotti le scavalcano, è per fuggirle e non pensarci più.
Ma sono luoghi divinamente spolpati, e quel che vi è ricresciuto, siano erbe o alberi, e muffa, è violazione di domicilio.
Dove anche la pietra è consumata, e sente la fatica ad essere ancora pietra, costì si legge nel passato come fosse il presente, si ascolta, si interroga: in un silenzio di vetro.
Luoghi narranti narrati e citati: Taranto - Massafra - Matera - Aspromonte - Santa Maria di Leuca - Monastero di Casole d’Otranto - Santa Maria della Scala - Caltagirone - Modica - Scala di San Giorgio (Modica) - Villa d’Este - Tivoli - Gravina di San Marco (Massafra) - Cripta di San Marco (Massafra) - Cripta della Candelora (Massafra) - San Gimignano
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Mottola
Nel pomeriggio fu la volta di Mottola.
Ma depositammo la nostra guida, e, tanto ormai la guardia a bordo ci si aveva, subito, appena Mottola, ne cerca un'altra.
Per queste guardie era un'occasione insperata nell'uniformità giornaliera: senza farsi pregare quella subito venne.
E, Mottola, su un'altura che non è un'altura, ma per le puglie lo diventa: e si vede di lassù uno dei paesi più armoniosi che vi siano, con il fondo il mare.
Luoghi narranti narrati e citati: Mottola - Grotta di San Nicola
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Matera
Sembra, a volte, che le divisioni regionali dipendono solo da vicissitudini politiche, e che, insomma, non ci sia nessuna ragione vera perché la Toscana si arresti al Paglia, e la Puglia non comprenda, come una volta anche Matera.
Invece non è illusione che di qua dal Paglia la natura sia diversa, e il ruvido e dorato tufo del Lazio, torreggiante, appaia già a Proceno e più ad Acquapendente. Di là, invece, stanno i calvi ulivi delle creste che circondano l'Amiata appunto.
Ora, andando verso Matera, appena la strada comincia ad alzarsi, cominciano anche dei verdi più uniti, meno punteggiati di alberi, e un certo che di sconsolato e riposto, nelle curve di colline sempre più spopolate.
Finché gli alberi cessano del tutto.
Si era già in Basilicata, né valse riportare il pensiero in Puglia, il fatto che, prima di arrivare a Matera, si spalanchi una di quelle cave di pietra tenera, come nel Salento.
Una cava, dunque, tutta scalini, con strane forme torreggianti, come fossero ossi della terra e spolpati: oppure sembrano simili a rovine di case, e, i cunicoli, e strade e vicoli, a crepacci fra muri diruti.
Paese che non è paese, ma così potentemente vicino a certi paesi di roccia abbandonati in talune isole dell'Egeo: sono la stessa roccia che la roccia su cui sorgono: non se ne distinguono e, in certo senso, se ne distinguono solo quel tanto da restituirci l'allegro memento di cripte e cimiteri: tu sarai come sono io, io già fui quel che tu sei.
Luoghi narranti narrati e citati: Paglia (torrente) - Proceno - Acquapendente - Amiata - Matera - Sassi di Matera - Cattedrale (Matera) - Ruvo (di Puglia) - Bitonto - Sasso Barisano - Siena - Perugia - Sasso Caveoso - Quartiere San Pellegrino (Viterbo) - Firenze - Viterbo - San Gimignano - Assisi
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Gravina
La ricerca delle cripte basiliane doveva avere un secondo turno: mi restava una specie di sciavero della Puglia, a contatto con la Basilicata.
E capitò che era la fine di giugno: dunque l’estate.
In genere preferisco sempre farmi portare più vicino possibile dal treno, se c'è il treno.
Ma qui era il caso di girare in automobile: il viaggio cominciò da Salerno.
Da quella parte la Campania si intromette a poco a poco nella Lucania: non c'è rarefazione improvvisa, magra e disarmante spelatura, come passare dal tarantino a Matera.
Anzi tutta la campagna restava, anche dopo Eboli, di un verde acceso, nutrito di piogge: e, dato che si sale subito in alto, le coltivazioni apparivano a dietro rispetto alla Valle del Sele coi grani croccanti, in piena segatura.
Qui, il grano era verde ancora, i prati al primo taglio.
Ma soprattutto le ginestre e caprifoglio riempivano la strada: sembrava fosse sempre il primo mattino, sembrava che, per il fatto del traffico quasi nullo, nella strada quel profumo si depositasse a strati come la polvere nelle stanze disabitate.
Luoghi narranti narrati e citati: Salerno - Eboli - Valle del Sele - Valle del Bradano - Gravina (in Puglia) - Massafra - Sassi di Matera - San Michele dei Grotti (delle Grotte Chiesa rupestre) - Duomo (Gravina in Puglia)
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Gravina e Altamura
La mattina dopo toccavamo le cripte più lontane.
Seguì la ricerca della cripta di San Vito Vecchio, e questa era data come rinchiusa in un orto e che vi si accedesse dall'alto.
Un bambino fu messo a farci da guida, e questo consumava la prima colazione, una bella fetta di pane con i semi di pomodoro sopra: e si dice semi, perché non c'era molto di più.
Il bambino si chiamava Michele, aggrediva lentamente la fetta con i suoi denti forti, come, invece di essere pane, fosse un animale.
Era fresco e belluino, Michele, era nero e lampeggiante in quell'angoletto bianco che le pupille scurissime lasciavano libero agli occhi.
A un certo punto si fermò.
E c'era un masso alto, con una voragine accanto, dove era stata tagliata tutta la pietra che avevano trovato utile per entrare.
Risultò che quello era l'orto, ridotto a una latomìa.
E per entrare nella cripta invece di scendere convenne salire: il caso era degno di nota.
Ma salire non fu facile, perché proprio la parete era stata tagliata a piombo e bisognò servirsi di labili tacche nella pietra per arrampicarsi.
Arrivati in cima, ecco, che si scopre l'orifizio, che, quando, invece di esserci un baratro, lì c'era un orto che dava un accesso da soffitto. Era la volta di calarsi.
E sotto i nostri piedi rotolarono le pietre che dovevano servire a scendere.
Io pensavo amaramente a chi si illude di farci del turismo, con codeste cripte, e vorrebbe lasciare i dipinti sul posto.
Questa di San Vito, che da cripta sotto terra era diventato uno spezzone di sasso da arrampicarsi come su una parete di montagna, non si sa a chi potesse essere dedicata, se agli studiosi o ai rocciatori.
Luoghi narranti narrati e citati: Cripta di San Vito Vecchio (Gravina) - Gravina - Altamura - Cattedrale (Altamura) - San Niccolò dei Greci (Lecce) - Campanile di Giotto (Firenze) - Località Jesce - Santeramo (in Colle)
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IL VULTURE
Il Duomo di Acerenza
Vi sono dei luoghi che sono anche più remoti del posto dove si trovano, colpiti, si direbbe, da quello stesso fatto che decretò il sotterramento di città e paesi, che in questo caso non maturò del tutto, rimanendo il luogo come seppellito nella memoria.
Tale è Acerenza, il cui nome è di un essenza antica, la cui postura, e proprio perché costituisce un Acropoli, è più antica della sua antichità.
Il fascino che sprigionava per me, era il fascino, appunto, di un'antichità perduta in se stessa, e così presto perduta, che il busto di Giuliano l'Apostata era diventato San Canio, ricondotto, come bendato, dall’apostasia all'ecumene cattolico.
E codesto busto l'avevano messo in cima alla facciata della cattedrale, qui la stessa che è ragione valida per attraversare uno dei luoghi più sconsolati d'Italia, l'Alta Valle del Bradano.
Luoghi narranti narrati e citati: Acerenza - Cattedrale (Acerenza) - Gravina (in Puglia) - Venosa - Sant’Antimo (Abbazia - Montalcino) - Aversa - Duomo di Acerenza - Trinità di Venosa - Duomo di Aversa - Santa Sofia (chiesa di Beneveno) - Vulture - Valle del Bradano - Palazzo San Gervasio - Amiata (monte) - Vesuvio - Lago di Bolsena - Santa Maria del Fiore (Firenze) - Assisi
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Il campanile di Melfi
Il giro del Vulture è prima di tutto un incantamento di nomi: questo Melfi, posto com'è fra Amalfi e Menfi, ha un periodo di oscillazione che corre dall'Egitto alla costiera Amalfitana.
Niente di tutto questo è Melfi, anche se dovette essere una sede piccola però quasi regale.
Melfi è una minuta città, ora, che i terremoti hanno tante volte falciato, sì che le sue case sono come l'erba di un prato stanco: piccole, modeste, acciaccate.
Ciò che contrasta con la natura vigorosissima in cui Melfi si asside.
Pensate la costa più bella del Vulture, com’è bella la supina anatomia dell'Epomeo, o quella, un tantino più erta, del Monte Capanne all'Isola d'Elba.
Il monte, verdissimo, sembra tosato a metà, come i cani barboni: e dove il vello è più fitto, si incrina come si incrina il vello delle pecore.
Ma è verde con un’intensità inorganica, verde come una pietra, e vivo come un manto animale.
Luoghi narranti narrati e citati: Vulture - Melfi - Amalfi - Menfi - Epomeo (monte Ischia) - Costiera Amalfitana - Monte Capanne (Isola d’Elba) - Valle del Bradano - Campanile della Cattedrale (Melfi) - Palermo - Trinità di Venosa - Castelfiorentino - Tagliacozzo
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La Trinità di Venosa
Ora mi toccava Venosa.
Di tutti i poeti latini quello che più avevo amato, a scuola e dopo scuola, era stato Orazio: poi lentamente, dalle limpide acque del Lago d'Averno è tornato verso di me Virgilio; e non mi abbandonerà più.
Ma Orazio resta fra i miei genitori, fra i miei lari: è il più grande letterato che sia mai esistito.
E in fondo tutta la prosa francese, la spiritualità francese, la misura francese nascono da Orazio come il pulcino dall'uovo.
In italia ha fruttato meno: ed è stato un peccato.
Un po' più di Ovidio e un po' meno di Cicerone.
Quanto sarebbe più divertente la letteratura italiana.
Così, di andare nella sua patria, mi dava un gusto leggermente acidulo e retroattivo.
Ma che ci ha a che fare Venosa con Orazio?
Giusto quel monumento che sta in una piazza, e sta lì come sarebbe in qualsiasi parte, senza necessità.
Non che Venosa sia un postaccio: anzi il castello nobilissimo - questi castelli Svevi fatti di blocchi squadrati, lucidi, che fanno pregustare Piero della Francesca - e poi alcune chiese, quantunque i terremoti non abbiano trascurato neanche Venosa: e soprattutto la Trinità, questo monumento incomparabile.
Luoghi narranti narrati e citati: Venosa - Lago d’Averno - Trinità di Venosa - Melfi - Canosa (di Puglia) - Acerenza - Gravina (in Puglia) - Palazzo San Gervasio - Rapolla - Eboli
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LA CAPITANATA
Foggia
Potete pure dire che Foggia non ha nulla, se non la cattedrale, e l'arco, unico avanzo del palazzo di Federico II.
È vero, e non ha null'altro, e si trova in mezzo a una piana ondulata, che è verde di primavera e poi gialla quando la primavera, altrove, non è ancora estate, e finalmente rimane arsa, bruciata, accecante fino alla nuova semenza.
Non si sa allora da dove venga, a Foggia, questo senso d'attesa che comunica, come una stazione di frontiera.
O forse il mare che non è lontano, e, pur senza che si veda, si subodora, si presenta, assai più delle montagne.
O forse è qualcosa di meno, il traffico ferroviario che lì si ferma, e ricomincia a piè zoppo, con tutte le fermate sacramentali, anche ai passaggi a livello: e sia rapido o accelerato, fa lo stesso.
A Foggia, più che a Eboli, nostro Signore s'è fermato, allora?
Luoghi narranti narrati e citati: Foggia - Cattedrale (Foggia) - Arco del Palazzo di Federico II (Foggia) - Eboli - San Giovanni Rotondo - Convento di Poggio a Vento (Siena) - San Michele al Gargano (Basilica Santuario di San Michele Arcangelo)
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Federigo a Lucera
Prima che Federico II scoprisse Lucera, non si trattava che di un borgo insignificante.
Ma a Federico non poteva sfuggire il vantaggio strategico che offriva quella propaggine del Gargano, a cui si arrivava pienamente dalla parte di Foggia ma che dagli altri tre lati era inaccessibile.
E di lassù che vista.
Appunto sembra impossibile, arrivando senza salire da Foggia, che vi sia un tale repentino sbalzo, uno scalino: e, sotto, il piano, fino alle montagne del Molise.
Ma chi ci arrivasse senza sapere com'è nata, Lucera, non capirebbe nulla di questa strana fortificazione.
Enormi sono i bastioni dell'ingresso, ma questi quasi tutti angioini: comunque la disposizione è rimasta quella che pensò Federico.
Un ingresso inaccessibile, con un grande fossato e la porta scea difesa dalla torre del leone: e poi la fortezza, le scuderie, il Palazzo: una grande civiltà fortificata di quasi venti torri: e ora, là dentro, erbe a non finire.
Qualcosa di mezzo fra un càssero e un giro di mura, in cui non ci sia più la città.
E la città infatti è scomparsa; ma c'era.
Ora, una passeggiata fra quelle alte erbe, lungo le alte mura e le altre torri, è un riposo dell'anima, un panno di serenità che ti avvolge tutto come un gentile sudario.
Eppure, se mai luogo pieno di luce si pone pieno di ombre, è proprio questo.
Luoghi narranti narrati e citati: Gargano - Foggia - Lucera - Torre del Leone (della Leonessa - Lucera) - Fortezza (Lucera) - Maglie - Jesi - Castelfiorentino - Palermo - Cattedrale (Palermo)
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Verso il Gargano
Al momento della partenza, l'automobile non intese di muoversi.
Non potei non pensare alla iettatura.
Con quanti viaggi ho fatto in Puglia, questa esplorazione del Gargano s’era vista sempre bruciata all'ultimo momento: o non avanzava più tempo, o pioveva.
Questa volta era la benzina che non passava.
L'autista incaponito, punto sul vivo come fosse stata colpa sua, nazzicava febbrilmente all'ingiù.
Io facevo i cento passi col mio collega, fingendo un'indifferenza che mi rendeva anche più nervoso.
I cento passi furono presto mille, duemila: gli argomenti in comune, rivoltati da tutte le parti, non davano più nessun suono: e la macchina era sempre ferma. Sapevo e paventavo il momento che avremmo dovuto spingerla.
Arrivò puntualmente, e puntualmente scaturirono due ragazzini volenterosi - per null'altro si scomoderebbero - con i calzoni alla zuava tirati fino alle caviglie, che li fa apparire piccioni con le calze.
Si correva, ma il motore non si accese.
Fu allora la volta di farsi trainare.
Il tassinaro interpellato chiese mille lire, per rimorchiarci a una rimessa che era a due passi.
Il mio collega dette in escandescenze.
Per buona sorte una macchina di Milano si fermò e surrogò gratuitamente il tassinaro venale.
Evocato dall'ombra, si avanzò verso la preda il ragazzo del meccanico.
Luoghi narranti narrati e citati: Gargano - San Leonardo di Siponto (Abbazia) - Siponto - Mosaico di Otranto (Duomo di Santa Maria Annunziata) - Campanile di Trani - San Francesco di Trani - Cattedrale di Molfetta - Troia - Foggia - Bovino - Favorita a Palermo - Manfredonia - Portofino - Monte Sant'Angelo - Macchia
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Monte Sant'Angelo
Dire che, sulle prime, tanto atteso i desiderato, Monte Sant'Angelo mi entusiasmasse, sarebbe una bugia.
La "celeste" Basilica, così si chiama dal cielo, in cui risiede l'Arcangelo, non dal colore, anche se il terreno rappresentante dell'Arcangelo, il sorprendente Monsignor P., ha fatto di tutto per metterci un grigio che pende al celeste in quell'orrido corpo di fabbrica che ha voluto addossare alla Basilica.
E ce l'ha addossato per amore e per curare gli interessi del Santo, che è ancora molto visitato.
Ma poi la gente non sa dove andare.
Allora il nostro Monsignore gliel'ha tirata su la casa, a questa gente che ha strisciato per terra, ha fatto le croci con la lingua e tante altre scemenze, dopodiché è umano che debba rifocillarsi.
Ci voleva dunque la casa, ma quelle finestracce in finto gotico, Monsignore mio, chi vi ce l’ha fatte fare?
Possibile che tutto il vostro amore e tutto il vostro entusiasmo e tutti i vostri milioncini debbano risolversi in una bruttura senza pari e per il Santo Celeste e per la Basilica che idolatrate?
Io ve lo dico col cuore in mano, come Sant'Antonio, Monsignore mio: perché se superai la delusione di questa Basilica dove si entra come in un cavatappi, e di quella grotta umide e nera, lo dovetti proprio al vostro entusiasmo.
Luoghi narranti narrati e citati: Monte Sant'Angelo - Basilica Santuario di San Michele Arcangelo - Amalfi - Atrani - Salerno - Montecassino (Abbazia) - Tomba di Rotari - Palermo - Palazzo di Ruggero (Palazzo dei Normanni a Palermo) - Santa Maria Maggiore (Monte Sant'Angelo)
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Rodi Garganico
Da quando ero stato a Rodi, l'isola dell'Egeo, la Rodi Garganica aveva rappresentato per me una impuntatura.
Mi infastidiva che, se mi toccasse inviare un telegramma o una raccomandata, la signorina dovesse sempre fare la saccente: "Egeo o Gargano?”.
Pure se c'era scritto a stampatello, non lo vedeva mai alla prima prima.
Andiamoci, dunque, a questa Rodi che sta a sedere dietro il Gargano, su uno scalino come a chiedere l'elemosina.
Così l’immaginavo, appetto allo splendore miceneo e infuocato della vera Rodi, il “verde pascolo cinto dal mare" di Pindaro.
Ma c'era sempre stato di mezzo o la pioggia o la neve o la nebbia.
Melanconicamente, anche da Monte Sant'Angelo, me ne ero dovuto tornare a Foggia.
Questa, dunque, era la volta buona.
Così pensavo, con sarcasmo mentre si stava lì, in mezzo alla strada, affidati a un passante di buon cuore.
Perché ci avevano rubato la benzina - il manometro della macchina non funzionava - e s’era a secco, su quel rettifilo che sfondava nel cielo: da una parte e dall'altra. "Vedrai" mi aveva confidato un amico "è il luogo più verde del mondo".
Luoghi narranti narrati e citati: Rodi (isola dell’Egeo) - Rodi Garganica (Garganico) - Monte Sant'Angelo - Foggia - San Severo - Gargano - Lucera - Lago di Lésina - Lago di Varano
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La Foresta Umbra
Fu Elisa a pretendere la gita a dorso di somaro.
A me, quelle colline impenetrabili di verde come una pelliccia d'inverno, bastava guardarle anche dalla riva, che, in quanto a spettacolo, sembravano a momenti una sponda del Bosforo.
Ma Elisa aveva voglia del sole che scende come il semolino dal fogliame fitto degli alberi, dell'odore dell'umido che esala dalla Terra in ombra, come se raccontasse un segreto, ed il puzzo della pelle dell'asino.
Fu categorica soprattutto sull'ultimo.
In realtà gli asini si rivelarono muli, anzi due muli e un cavallo, avevano dei conducenti giovani e allegri, ancorché fossero stati a lavorare tutto il giorno; ma il piccolo guadagno insperato - non c'era un solo turista a Rodi - li aveva come rigenerati.
Eccoci allora, con quel basto durissimo fra le gambe e su pendii subito vertiginosi. Presto si lasciò il viottolo sassoso, per entrare nel groviglio stesso della proda. Evidentemente c'era un'altezza che andava rispettata: questa altezza prevedeva l'uomo a piedi e un carico di legna sul somaro.
Se al posto della legna c'era un uomo, tutti i rami bassi, tutti i roghi, i tralci erano per la sua faccia.
Non si faceva pari a scostarli.
Di dolce, suadente, vespertino, restava l'odore dell'erba, della terra pasticciata e come in perenne gestazione: il sole non veniva giù come semolino, ma in lunghi sottili dardi, aghi più fini dei pinuglioli.
Luoghi narranti narrati e citati: Rodi (Garganico) - Spiaggia di Rodi (Garganico) - Picco di Péschici - Foresta Umbra - San Menaio - Vico (del Gargano) - Gargano
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Saluto a Boemondo
Come si arriva là davanti, e sembra un cofanetto d'avorio, si penserebbe piuttosto alla cappella privata o alla tomba di una possente gentildonna sul tipo di Galla Placidia o a un marabutto arabo, mai ricettacolo del più straordinario o personaggio della Prima Crociata, a quel colosso di nome e di fatto che fu Boemondo, il figlio di Roberto Guiscardo.
Orlando fra i Paladini, e, nella Prima Crociata, Goffredo di Buglione e Tancredi, sono riusciti a sopravvivere per merito della poesia.
A Boemondo che, al suo tempo, fu di tutti il più famoso, non è toccata ugual sorte: e bisogna andarsela a ricercare nelle pagine inamidate di una donna ambiziosa e focosa sotto i paludamenti imperiali e quasi ieratici, la figlia di Alessio Commeno, Anna, che forse ne fu innamorata, e che si vedeva comunque un uomo alla sua taglia, anche se ancora rozzo, ma così bello, anche se rapace, ma così prode, anche se fedifrago, ma così astuto.
Certo, per descriverlo, aspetta di poterne raccontare l’umiliazione finale, quando, battuto da Alessio a Durazzo, è costretto a chiedere pace e a giurarsi uomo ligio di lui, pur di conservare il Principato d'Antiochia.
Ma, proprio in quel momento, ella non può fare a meno di svelare il suo intimo, vergando una descrizione per cui chiama a raccolta tutta la sua cultura greca, nonché il canone di Policleto.
Luoghi narranti narrati e citati: Durazzo - Canosa (di Puglia) - Roncisvalle
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L’AUTORE
Cesare Brandi (Siena, 8 aprile 1906 - Vignano, 19 gennaio 1988) è stato uno storico dell'arte e critico d'arte italiano, specialista nella teoria del restauro.
Storico d'arte di formazione, si è contraddistinto per una poliedrica attività che lo ha visto scrivere nell'ambito sia della estetica contemporanea (di formazione crociana) sia della teoria del restauro, senza considerare il lungo elenco di libri nati come diari di viaggio.
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Fotografo documentarista geografico dal 1977; 40 anni da viaggiatore resiliente in Italia, oggi Divulgatore Geografico - Storyteller - Travel Blogger - Podcaster; Meridionalista innamorato dell'Italia, narro e faccio conoscere il Bel Paese, il più grande giardino emozionale diffuso.
Nel 2005 apro il blog Penisolabella seguito da Agricoltour e Va dove (ti) Porta il Treno e mi ritrovo ad essere l'unico blogger a raccontare l'Italia minore con la M maiuscola

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