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Identità del Sud Italia


...... Il discorso sconfinerebbe troppo se volessi parlare dell'infinita varietà dei piccoli commerci che ci diverte ad osservare a Napoli, come in ogni altra città; ma non posso tacere dei venditori ambulanti, dato che provengono soprattutto dagl'infimi strati popolari. 
Alcuni vanno attorno con barilotti d'acqua ghiacciata, bicchieri e limoni, per poter preparare subito ovunque una limonata, bevanda cui non rinunziano neppure i più umili; altri reggono su vassoi bottiglie con vari liquori e bicchieri a calice stretto, tenuti fermi da anelli di legno; altri ancora portano canestri di scotti, leccornie, limoni e altre frutta, e ciascuno sembra voler condividere e ingigantire quella festa del consumo che a Napoli si celebra tutti i giorni. 
Oltre all'attività svolta da questi ambulanti, v'è pure una massa di piccoli rivenduglioli girovaghi, senza tante cerimonie offrono in vendita le loro cosucce disponendole su un asse di legno, dentro un coperchio di scatola, o addirittura sciorinando la loro mercanzia sul nudo terreno delle piazze. 
Non si tratta allora di merci vere e proprie, quali si troverebbero nelle normali botteghe, ma di autentico ciarpame: non c'è pezzettino inutilizzato di ferro, cuoio, tela, feltro ecc. che non sia messo in vendita da questi robivecchi e non sia comprato dall'uno o dall'altro. 
Parecchi uomini delle classi più misere lavorano poi come facchini o manovali presso i commercianti e gli artigiani
È vero, non si fa praticamente un passo senza imbattersi  in gente assai malvestita o addirittura cenciosa; ma non per questo si deve parlare di scioperati, di perdigiorno! 
Sarei quasi tentato d'affermare per paradosso che a Napoli, fatte le debite proporzioni, le classi più basse sono le più industriose
Non si può pensare, beninteso, di mettere a paragone quest'operosità con quella dei paesi del Nord, la quale non ha da preoccuparsi soltanto del giorno e dell'ora immediati, ma nei giorni belli e sereni deve pensare a quelli brutti e grigi e nell'estate deve provvedere all'inverno. 
Posto ché è la natura stessa che al Nord obbliga l'uomo a far scorte e a prendere disposizioni, che induce la massaia a salare e ad affumicare cibi per non lasciare sfornita la cucina nel corso dell'anno, mentre il marito non deve trascurare le riserve di legna, di grano, di foraggio per le bestie e così via, è inevitabile che le giornate e le ore più belle siano sottratte al godimento e vadano spese nel lavoro
Per mesi e mesi si evita di stare all'aperto e ci si ripara in casa dalla bufera, pioggia, dalla neve e dal freddo; le stagioni si succedono inarrestabili, e l'uomo che non vuol finire gaiamente deve per forza diventare casalingo. 
Non si tratta infatti di sapere se vuole fare delle rinunce: non gli è consentito di volerlo, non può materialmente volerlo, dato che non può rinunciare; è la natura che lo costringe ad adoperarsi, a premunirsi. 
Senza dubbio tali influenze naturali, che rimangono immutate per millenni, hanno improntato il carattere, per tanti lati meritevole, delle nazioni nordiche; le quali però applicano troppo rigidamente il loro punto di vista nel giudicare le genti del Sud, verso cui il cielo s'è dimostrato tanto benigno. 
Si attagliano perfettamente all'argomento le considerazioni fatte dal signor von Pauw nel passo delle Recherches sur les Greecs dedicato ai filosofi cinici. 
Secondo lui, l'idea che ci si fa delle penose condizioni di quegli uomini non è del tutto esatta; il loro principio di far a meno di tutto è fortemente facilitato da un clima prodigo ogni sorta di doni. 
In quei paesi un povero, uno a noi sembra miserabile, può non solo soddisfare più urgenti e immediate esigenze, ma godersi il mondo nel modo migliore; e un cosiddetto accattone napoletano potrebbe altrettanto facilmente sdegnare il posto di viceré in Norvegia e declinare l'onore, se l'imperatrice di Russia gliel'offrisse, del governatorato del-Siberia. 
Certamente nei nostri paesi un filosofo cinico se la passerebbe male, mentre nel Sud è la natura stessa che invita a ciò
Laggiù lo straccione non può dirsi un uomo nudo; chi non ha casa propria o in affitto, d'estate passa le notti sotto una tettoia, sulla soglia d'un palazzo o d'una chiesa, o nei porticati pubblici. se fa cattivo tempo si rifugia in qualche luogo pagando una piccola mercede, non perciò è un reietto e misero; né un uomo si può dire povero perché non provveduto all'indomani
Se si pensa alla quantità alimenti che offre questo mare pescoso, dei cui prodotti la gente è obbligata per legge a nutrirsi in alcuni giorni della settimana; a tutti i generi di frutta e d'ortaggi offerti a profusione in ogni tempo dell'anno; al fatto che la contrada circostante Napoli ha meritato il nome di Terra di Lavoro (dove lavoro significa lavoro agricolo) e l'intera sua provincia porta da secoli il titolo onorifico di Campania felix, campagna felice, ben si comprende come là sia facile vivere
Fra l'altro, il paradosso che ho azzardato poco fa si presterebbe a varie riflessioni per chi volesse tentar di dare un quadro esauriente di Napoli; impresa che comunque richiederebbe notevoli capacità e alcuni anni d'indagine. 
Si giungerebbe forse allora a concludere che il cosiddetto lazzarone non è per nulla più infingardo delle altre classi, ma altresì a constatare che tutti, in un certo senso, non lavorano semplicemente per vivere ma piuttosto per godere, e anche quando lavorano vogliono vivere in allegria
Questo spiega molte cose: il fatto che il lavoro manuale nel Sud sia quasi sempre assai più arretrato in confronto al Nord; che le fabbriche scarseggino; che, se si eccettuano avvocati e medici, si trovi poca istruzione in rapporto al gran numero d'abitanti, malgrado gli sforzi compiuti in singoli campi da uomini benemeriti; che nessun pittore napoletano sia mai diventato un capo-scuola né sia salito a grandezza; che gli ecclesiastici si adagino con sommo piacere nell'ozio e anche i nobili amino profondere i loro averi soprattutto nei piaceri, nello sfarzo e nella dissipazione. 
So bene che il mio discorso è un po' troppo generico, e che non è possibile tracciare nitidamente le caratteristiche di ciascuna classe, se non dopo precisa cognizione ed osservazione; ma a grandi linee sarebbero questi, credo, i risultati a cui si approderebbe. 
Per riprendere l'argomento del popolino napoletano, si nota in esso il medesimo tratto che nei ragazzi vivaci: ossia, se gli si dà da fare un lavoro non si tirano indietro, ma trovano ogni volta il modo di scherzare su cíò che fanno
Questa specie umana è permeata di uno spirito sempre sveglio e sa guardare alle cose con occhio libero e giusto
Il suo linguaggio dev'essere figurato, il suo umorismo arguto e mordace. 
L'antica Atella sorgeva nei dintorni di Napoli e, come l'amatissimo Pulcinella non ristà dal dare spettacolo, cosi la massa dei più umili continua ad esser partecipe di quella gaiezza. 

Nel quinto capitolo della sua Storia Naturale Plinio concede soltanto alla Campania una descrizione diffusa «Quelle terre» egli dice, «sono così felici, amene e beate che vi si riconosce evidente l'opera prediletta della natura
Si pensi a quest'aria così vivificante, al clima così costantemente mite e salubre, campi tanto fertili, colline solatie, selve inoffensive, ombrosi boschi, utili foreste, monti ventilati, biade a perdita d'occhio, e una tale abbondanza di viti e d'ulivi, di pecore dall'ottima lana, di tori dalla carnosa collottola; tanti laghi, tanta dovizia d'acque irrigue e di fonti, tanti mari, tanti porti! 
E la terra stessa, che ovunque schiude il suo seno ai traffici e, quasi bramosa di dare una mano all'uomo, avanza le sue braccia nel mare.»
«Non parlerò delle capacità degli abitanti, delle loro usanze, delle loro energie, né di quant'altre stirpi essi hanno sottomesso con la lingua e con la mano.»
«Su questo paese i Greci, popolo che aveva una smisurata opinione di sé, hanno espresso il più lusinghiero giudizio dando a una sua parte il nome di Magna Grecia.» ...... (tratto da "Viaggio in Italia" di Wolfgang Goethe - Napoli, 28 maggio 1787)
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