Post in evidenza

Il Grand Tour ai tempi di Google


Oggi Google compie 20 anni e il quotidiano "Il Giornale" pubblica un articolo intervista dedicato ad Attilio Brilli, il più grande storico del Grand Tour, intitolato "Google ci fa vedere tutto. Ormai i nostri viaggi sono solo di seconda mano".
L'articolo mi ha stuzzicato, suscitando in me la necessità di fissare sulla carta digitale, alcune considerazioni.
Alla luce della mia esperienza di viaggiatore in Italia di lungo corso pre e post internet, con tutto rispetto per il professore ottantaduenne, alle sue affermazioni per cui "Siamo stati dappertutto e troviamo tutto scodellato, pronto, già visto. Le mappe e le foto di Google ci hanno già mostrato quello che c'è da vedere. Il rischio, poi è che dietro Google rimanga soloi il vuoto" obietto che dietro Google c'è di più.
Innanzi tutto, il vero viaggiatore è un tipo curioso e avventuroso.
Non si accontenta di leggere e vedere ciò che altri gli raccontano.
Google è un meraviglioso strumento che dà accesso a internet, una smisurata biblioteca; ma prima di accedere ad una biblioteca bisogna essere interessati a un tema ed entrarvi con l'intento di conoscere, per trovare i libri che ci interessano. 
Google ci aiuta a trovare le informazioni, ma senza cultura a cosa servono; tutto rimane allo strato epidermico, superficiale
Magari Google potesse sostituirsi a decenni di ignoranza geografica, ma non può.
Dai tempi dell'Unità d'Italia, agli italiani non è stata raccontata l'Italia, se non attraverso stereotipi e disgrazie veicolati dai media. 
Oggi un ottimo servizio viene svolto dalla Rai con Rai Storia, Rai Scuola, Rai 5; chi guarda Linea Verde o Linea Blu, ma chi ne approfitta.
I nostri politici, avveduti quanto ignoranti, hanno abolito anche la geografia come materia scolastica. 
Le mappe di Google non servono a molto, se non si sanno usare, e per saperle usare bisogna conoscere e sapersi orientare sulle mappe cartacee che offrono la visione totale dei territori regionali ed interregionali. Quand'anche si domanda un percorso da un punto ad un altro, affidandosi completamente all'algoritmo, si può incappare in errori di valutazione.


Proprio in questi giorni, mi è capitato di chiedere alla mia nipotina Sara, di otto anni, che si telefonava con l'amichetta in vacanza in Sardegna, dove si trovasse di preciso; risposta, in Sardegna. 
Allora ho aperto sul tavolo la mappa al 400.000 della Sardegna del Touring Club Italiano per mostrarle la grandezza della Sardegna e dimostrarle la necessità di una maggiore precisione.  
Poi, a mia figlia Giovanna, di dover suggerire la strada migliore per andare da Terni a Roseto degli Abruzzi dove, attraverso Google e i portali specializzati, aveva trovato un albergo per una vacanza di una settimana. Lei aveva indicato il punto di partenza e quello di arrivo, ma aveva ottenuto un itinerario non consono alle mie conoscenze. Le ho suggerito un'itinerario che passando per Rieti, attraverso una splendida superstrada, raggiunge la A25, passando per il suggestivo lago del Salto; strade che conosco bene per averle percorse. Google map, aggiungendo una tappa all'altra, fino all'arrivo, ha dato in automatico, tempi di percorrenza e chilometraggio; ma, non essendo convinta, ho preso la solita mappa del TCI e le ho mostrato lo stesso itinerario inserito nel territorio regionale, con le strade colorate in base alla loro grandezza ed importanza.

Viaggiare, in definitiva, significa pianificare, informarsi, vivere con lentezza esperienze con i 5 sensi + il cervello e il cuore, godere del bello e del buono, scandagliare, osservare, ascoltare.
Lasciare le strade del turismo di massa che portano alle città cosiddette d'arte, immergendosi alla scoperta dell'imprevisto; perdendosi per strade secondarie che portano sul resto dell'80/90% del territorio italiano.
Imparare a fotografare le proprie emozioni, abbandonando gli autoritratti (selfie) e puntando l'obiettivo verso architetture, scorci e paesaggi. 
Infine, perché no, lasciarsi guidare buona lettura, magari suggerita dai libri del professor Attilio Brilli.
0